"Dio odia il Giappone" è una storia narrata in prima persona da Hiro Tanaka,ragazzo sballato ma forse più profondo di quanto egli stesso immagini. Attraverso i suoi racconti (a volte interrotti dalle lettere indirizzate al proprio "Clone" futuro e dalle illustrazioni pop di Michael Howatson), ho vissuto le esperienze di Hiro, le sue paranoie,la follie inspiegabili e le mancanze di punti di riferimento.
Le vicende sono bizzarre e,nell'immediato,suscitano un'ilarità benevola. Tuttavia,tra una riga e l'altra o nascosta tra i capitoli stile "Caro clone", ho percepito amarezza,tristezza,rassegnazione. Hiro non riesce a comunicare coi suoi genitori e questo dato di fatto,negli ultimi capitoli, viene portato a conseguenze estreme. Hiro scappa ma cerca anche (persone,attenzione,risposte..), come se avesse bisogno di qualcosa. Hiro,tra tutte le pazzie e insensatezze che compie,a tratti lucidamente si scopre stanco e desideroso di cambiamento. Tutto questo e molto altro dà vita a un protagonista problematico,contraddittorio e interessante. Intorno a lui gravitano altri personaggi (Tetsu,Reiko,Kimiko,Naomi,i genitori..),meno approfonditi ma molto densi e lapidari nelle loro apparizioni più o meno saltuarie. Inoltre,in diverse situazioni,emerge la figura del "gaijin" e si torna spesso sulla questione dell'integrazione dello straniero in Giappone,cosa vista con grande scetticismo e che meriterebbe senz'altro un ulteriore approfondimento.
A livello di forma, il libro è decisamente piacevole,sia per lo stile colloquiale sia per la struttura (capitoli brevi,a volte anche di una pagina o poco più). Buona anche la scelta della lunghezza globale: il racconto è abbastanza essenziale e non si dilunga eccessivamente. Come accennato prima,varrebbe la pena informarsi su molte altre tematiche giusto accennate,quali la religione e il contesto sociale giapponese.