Un racconto estremamente realista della vita di una donna nella campagna piemontese tra gli anni '30 e '60. Dal racconto emergono molteplici nuclei tematici interessanti: la dura condizione di vita dei contadini, il peso oppressivo del patriarcato sulla vita delle donne e il brutale conflitto tra classi sociali diverse. Degna di nota è la scelta dell'autrice di adottare un punto di vista di una contadina, assumendone pienamente l'inevitabile parzialità narrativa.
Una piccola critica mi sento tuttavia di muoverla, forse per una personale sensibilità sul tema: nel racconto degli anni della guerra e della Resistenza, ho avuto la sensazione che l'autrice calchi eccessivamente la mano sul distacco e sui contrasti tra le formazioni partigiane e la popolazione civile. Manca, nello svolgimento della trama, uno spazio bilanciato per rappresentare anche quei momenti in cui il rapporto tra i due gruppi fu di cooperazione o di reciproca empatia. Pur senza scivolare nell'idealizzazione, una rappresentazione più sfaccettata, riconducibile a quella reale "zona grigia" fatta di difetti e solidarietà, avrebbe restituito un quadro storico ancora più fedele e complesso.
Mi rendo tuttavia conto che il centro nevralgico a cui è dedicato il romanzo è la vita della protagonista, che viene raccontata in modo emozionante e spesso commovente.