Jump to ratings and reviews
Rate this book

Arvo Pärt

Rate this book
Cet ouvrage, le premier à paraître en France sur le sujet, traite de la vie et de l’oeuvre du compositeur estonien Arvo Pärt – le plus joué aujourd’hui dans le monde. Publié avec la participation active de l’artiste, il est essentiellement constitué d’une conversation entre Arvo Pärt et le musicologue italien Enzo Restagno. Pour la première fois, l’auteur de Tabula Rasa revient sur son parcours et son esthétique.

304 pages, Paperback

First published August 1, 2004

2 people are currently reading
40 people want to read

About the author

Enzo Restagno

21 books3 followers

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
9 (34%)
4 stars
14 (53%)
3 stars
3 (11%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
Profile Image for Barbaraw - su anobii aussi.
247 reviews34 followers
February 4, 2018
E' sufficiente suonare bene una sola nota

Non sono musicista, non sono specialista, finora non conoscevo Arvo Pärt ed anche se volessi non saprei recensire questo libro. Ma, al suo interno, il breve saggio di Armin Brunner è di tale chiarezza che ne riproduco alcune parti, per poterle rileggere una volta che avrò reso il libro a chi me lo ha prestato e perché voi, se capita, lo leggiate.
Parlando di musica, introduce una limpida riflessione sulla modernità, sulla sordità del nostro ascolto nella modernità, sul piccolo snobismo che ci fa passare accanto ad una grande opera, i passi falsi che i pregiudizi causano, fino al precipitare tutti in una dittatura, sul nostro corpo nello spazio, sullo spazio circostante che risuona nelle note, sul nostro corpo che è spirito, tale quale il pezzo di vetro che, attraversato dalla luce, si sublima in iridescenza.
“Il grosso problema della musica dei nostri giorni è che essa sia percepita dapprima come sound. Il sound è fascino superficiale, quasi la polvere magica dell’udito. Ma esso è anche il primo sistema di allarme. A ogni prericonoscimento del suono, l’ascoltatore può selezionare, in modo generalmente istintivo, ciò che per lui è inutilizzabile.
http://youtu.be/0zrD9JiA_i4
La musica di Part è una vittima prominente di questo atteggiamento uditivo(…). L’udito sintonizzato esclusivamente sul sound, segnala banalità, relitto culturale, inutilità, insensatezza. L’atteggiamento di rifiuto non concede nessun ripensamento; le antenne vengono ritratte, i pregiudizi costituiti, la condanna è segnata.
Il rifiuto della musica di Part ci spinge a interrogarci retrospettivamente sulle leggi dei circoli della nuova musica, leggi che agiscono ancora sempre in modo latente, mai esplicitamente formulate. Lo storcere indignati il naso, che si manifesta ancora in tali circoli all’apparire di una triade, è basato su un meccanismo collettivo, su uno spirito di corpo che si poteva incontrare poco tempo fa sotto le dittature occidentali: nessuno sa chi ha posto le regole e perché, ma nessuno osa violarle. La paura della perdita dell’appartenenza a quei circoli è sedimentata in profondità. Queste conventicole, con i loro gesti e il loro ermetismo, richiamano alla memoria l’angelo sterminatore di Bunuel: una società pietrificata nell’intimo, incapace di uscire da se stessa ed andare incontro al mondo.
Nel caso in cui fossimo capaci di credere ancora in un progresso della musica, Part è a suo modo il più progressista. Part è forse il più vicino ai bisogni e ai desideri del nostro tempo. Egli ha colto il bisogno profondo e fondamentale della nostra epoca presente. Il bisogno della riduzione, del rallentamento e…della verità senza tempo. “Il concetto di verità è stato formulato già da molto tempo. Le nostre orecchie e i nostri occhi, insensibili e irrigiditi, hanno semplicemente bisogno di una moderna esplosione” (Arvo Part).
Con il suo comportamento e il suo volgersi completamente verso l’essenzialità, egli fornisce punti di riferimento per “le persone smarrite fra gli infiniti possibili concessi da una società che moltiplica gli avvenimenti a dismisura”(G. Schulze). Egli è spiritualmente affine a quelle figure del mondo dell’arte che hanno “raffreddato” le correnti più oltranziste: Andy Warhol, John Cage, Thomas Bernhard, Joseph Beuys; figure insomma che hanno messo in discussione le idee dello sviluppo lineare, che si sono distanziate dalla superficialità e dagli eccessi. Con i suoi mezzi infinitamente semplici egli chiede impercettibilmente e costantemente un’inversione di marcia. […]
Part indica una strada, la sua strada. Egli compone una “musica che non persuade, non sconvolge, che non insorge contro nessuno, che consiste soltanto nel suo essere diversa, nel suo distacco dall’azione e dall’attualità ostentata. Essa parla di ciò che in gran parte à andato perso, ma ancor più di ciò che è ancora nascosto, e che quindi non è ancora perso.” (Peter Hamm). […]
“È sufficiente suonare bene una sola nota” dice Arvo Pärt, e da subito incominciano anche i problemi. Tutti suonano bene le note, o perlomeno suonano quelle giuste. Arvo Pärt però non è né Sarasate, né Tartini, né Brahms. Arcate, corde e posizioni costituiscono nel suo caso, non diversamente dal vibrato, un problema esistenziale dell’interpretazione. […] Non per niente Part chiede ai musicisti di non appoggiare semplicemente l’archetto sulle corde, bensì di regolarne il movimento costante dapprima nell’aria, per poi avvicinare delicatamente il violino all’archetto. […]
“Attraverso le sue opere, che si servono di pratiche compositive antiche senza restaurarle, viene insufflata nel mondo sonoro moderno un’aria proveniente, per così dire, da altri pianeti, che tutti ritenevano estinta” (Wolfgang Sandner).
Mi viene in mente ancora un’altra immagine, che non riesco a ricordare quando e dove ho incontrato per la prima volta, e che lego intimamente ad Arvo Pärt. Un uomo raccoglie dal ciglio della strada un pezzo di vetro gettato via e lo orienta verso il sole, dando vita all’intero spettro dell’iride nella sua massima forza illuminante.”

Infine, userò un’ultima metafora di Arvo Pärt per misurare quel piccolo mezzo passo che forse avrò fatto, se l’ho fatto, verso l’ascolto della sua musica: “A volte è necessario stare su un’ unica gamba per poter fare i più piccoli passi”.
Profile Image for anetiitiitetete.
56 reviews2 followers
September 13, 2025
Joyeux anniversaire, monsieur Arvo Pärt!

Conversation avec Arvo Pärt, par Enzo Restagno avec des belles remarques de la part de Nora Pärt pp. 31-182

A. P. - ...une brève pièce du répertoire grégorien, que j'ai entendue tout à fait par hasard, l'espace de quelques secondes, dans un magasin de disques. Je découvris alors un monde qui m'était inconnu : sans harmonie, sans mètre, sans couleur sonore, sans orchestration, sans rien. À cet instant, la direction que je devais suivre m'est apparue clairement, et ce fut le point de départ d'un long cheminement de mon inconscient.

N. P. - Dans une musique "sans rien", la question centrale est celle du trajet que peut accomplir une simple note pour pouvoir se fondre dans la suivante : c'est la quintessence de tout le travail.

A. P. - Oui, mais le fait qu'avec une seule ligne mélodique, on peut arriver à exprimer davantage de choses qu'avec plusieurs, je ne l'ai compris que plus tard. À l'époque, et dans la situation où je me trouvais, je n'étais pas en mesure d'écrire une ligne mélodique sans chiffres, et pourtant, même les chiffres de la musique dodécaphonique étaient définitivement morts à mes yeux. Avec le choral grégorien, c'était différent : les lignes avaient une âme.


©Arvo Pärt Centre
Displaying 1 - 3 of 3 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.