Senza dubbio è il migliore dei tre che compongono la serie.
Con i due precedenti ha purtroppo in comune parecchi difetti: linguaggio abbastanza povero da causare continue ripetizioni (e paradossalmente poi trovi in bocca a personaggi ragazzini parole desuete o troppo colte: salta molto all’occhio come i protagonisti più giovani parlino non rispecchiando né la loro età né la loro nazionalità, facendo inoltre uso di riferimenti pop culture lontani da loro non sono nel tempo, ma anche nello *spazio geografico*), periodi ridondanti che raccontano fatti che già si sanno (e che vengono ripetuti pure più volte a distanza di pochi capitoli), parti di storia importanti in cui avvengono cambiamenti essenziali che vengono riassuntate con "passarono tot giorni" e parti inutili allungante in cui la lettura rischia di arenarsi, dialoghi fatti di frasi fatte o di monologhi, mancanza di pathos in scene che dovrebbero essere sentimentali o di battaglia… e tutta una serie di difetti che ho già detto in precedenza nelle altre recensioni.
Quello che però cambia sono le descrizioni e soprattutto finalmente gli eventi si succedono con un buon ritmo e non sono prevedibili.
Mi ha dato MOLTO la sensazione che tutto fosse così dettagliato e ben preciso (snodi di trama, scenari e nuovi personaggi) perché in realtà l’autrice fin dall’inizio aveva bene in mente solo la fine della trilogia, e per raggiungerla ha proceduto a braccio e magari con troppa foga, rendendo fumoso e impersonale tutto ciò che è successo prima di arrivare a questo libro (stessa cosa che ho percepito con la fine del secondo libro).
L’atmosfera e l’ambientazione non è tratteggiata in modo vago ma finalmente è ben percepibile: Pekaran è MOLTO ben visibile e respirabile, tanto da esercitare il suo fascino durante la lettura, così come si sente l’atmosfera sospesa fra l’era dei vichinghi e quella dei pirati che c’è per una buona parte del romanzo. L’ho molto apprezzato.
Ci sono plot twist oggettivamente fichi, spiegati però oggettivamente male XD Alcuni paragrafi ho dovuto rileggerli più volte per comprenderli, e visto che lo stile della Monticelli non è arzigogolato ma colloquiale, direi che se non si capisce subito quello che c’è scritto, la cosa è preoccupante XD (aggiungi poi il fatto che l’uso della punteggiatura resta molto *artistico*). Resta però che come detto certi plot twist sono davvero fichi e che da soli già valgono l’intero libro.
Di Milla e Morten si continua a non sapere il NULLA e si arriva alla fine senza conoscergli come persone: restano dei personaggi che dovrebbero essere centrali, ma che in realtà risultano solo a malapena tratteggiati. In più, pagano pegno del fatto che la narrazione si svolga dal punto di vista di Ryan, e visto che nel terzo libro lui è altrove e lontano da loro, qui quasi non compaiano, e fa riflettere il fatto che non si senta per niente la loro mancanza: ci sono dei personaggi nuovi dalla caratterizzazione molto più incisiva della loro (Arborea, i kraken di Ryan) che adombrano del tutto loro due che invece dovrebbero avere un ruolo di rilievo. È strano che dei personaggi inseriti per ultimo siano così ben fatti e carismatici rispetto ai protagonisti comparsi fin dalle prime righe: non dovrebbe nemmeno succedere.
Tutti i nuovi personaggi, sia buoni che cattivi, mi piacciono perché una volta tanto non sono impersonali e portano con sé la loro storia: riesco proprio a capirli come persone, a differenza di Milla e Morten.
Ryan resta insopportabile da morire e con comportamenti che non hanno alcun senso, o meglio: con reazioni che non hanno alcun senso logico. Si ripete di continuo che la Scacchiera l’ha cambiato e maturato, però davanti a un abbraccio fra Milla e Morten si comporta come un emerito imbecille o un bambino di 4 anni (dipende dai punti di vista), tanto da azzardarsi a non controllare come stanno i suoi amici PER MESI. Quelle sono le persone che ama, e lui per mesi non si degna di vedere se sono ancora vivi: non ha senso, posso capire che sia un comune adolescente immaturo, però in una situazione simile e visto che si ripete che è cresciuto, non è un comportamento normale. Altra cosa che non capisco è la più totale mancanza di ripercussioni che mostra alla fine del libro, anzi si dice contento XD È rimasto dentro la Scacchiera per quasi un anno, è invecchiato contro la sua volontà, ha avuto una pianta che gli cresceva in un braccio e che l’ha costretto a cambiare fazione e voleva spingerlo a uccidere i suoi amici, ha combattuto e visto orrori di ogni genere e ora… non c’è alcuna traccia di trauma XD è felice e contento! Si dice che ha perso l’uso della mano, ma nelle scene finali manco si nota XD (si fa la valigia DA SOLO! Non viene neanche detto che ha difficoltà a farlo o nella vita di tutti i giorni).
Ci sono alcuni elementi che purtroppo restano poco chiari, tipo la Vite d’Oro non si capisce bene se esisteva prima che l’Ingannatore diventasse tutt’uno con lei, se magari fosse uno spirito-pianta o una pianta-pedina e di conseguenza com’è che dato tutto questo potere all’Ingannatore: il meccanismo in sé della creazione Vite/Ingannatore risulta poco chiaro ed è un peccato.
L’epilogo è molto buono, sa di cerchio che chiude in modo completo, anche se sarebbe bastato un misero paragrafo in più per conoscere le sorti di altri personaggi che sembrano scomparsi nel nulla dopo che il lettore ne ha seguite le imprese in battaglia per pagine intere.
In sostanza: il terzo libro vale avere proceduto a tentoni e con noia attraverso gli altri due – che restano nettamente inferiori a questo – ma considerando gli errori e i WTF che persistono non saprei se consigliarlo o meno XD
Adesso che però ho finito sono "un elfo libero" dalla mia curiosità, via XD