Verdi
E’ il primo libro sulla Resistenza, pubblicato nel giugno del 1945. Il titolo va all’osso e suggerisce un’essenzialità che non corrisponde al contenuto.
Al contrario, lo sguardo è ampio e si posa sulla città di Milano, bombardata, cinerea, polverosa, si sposta sui senzatetto che nei parchi si scaldano ai fuochi accesi con rami e rottami. Il primo incontro è con Enne2 e la sua innamorata, si incontrano per caso nella città diroccata e si scambiano frasi che esprimono una pienezza di sentimenti di amore e impossibilità da melodramma, gli unici che si permetta Vittorini su quel palcoscenico tragico, degno di Verdi. Dopo, si sviluppa meglio il contorno, una città occupata dai nazifascisti, capannelli che si raccolgono davanti a un gruppo di corpi; gente trascurabile, la cui morte non farà sensazione, uccisa per vendicare tedeschi uccisi dalla Resistenza, 10 a 1: bambina, vecchio seminudo, due adolescenti. Davanti a questa scena, i giovani soldati tedeschi scherzano fra loro, come fossero davanti a sacchi di cenci; i soldati repubblichini mangiano un bel panino ed enumerano i pasti quotidiani forniti dall'esercito, un venditore ambulante capitato per caso viene aggredito dai cani nazisti e tutto precipita in una spirale di violenza. E’ un racconto nitido, in cui si compiono i destini dei partigiani più anziani, bruciati dentro dalle brutture, vengono sostituiti dalle nuove leve, che hanno ancora fiducia nel genere umano. Ci sono anche le donne, Lorena la portatrice d’arma, Linda, le gambe più belle di Milano, solo evocata dal nazista per una festa privata. Fra le righe, forse anche il dilemma fra azioni della Resistenza e decimazioni della popolazione. Non è una lettura perfetta ma difficilmente dimenticabile.