Le tre stelle sono dovute alle due conferenze finali, che sono state un’interessante lettura. Il resto proprio non fa per me, in particolare i primi tre racconti, tra i quali quello che dà il titolo al libro. Incomprensibili, veri e propri oggetti misteriosi. Invece le conferenze mi sono piaciute: la prima ha come argomento le ninnenanne spagnole, che vengono citate da Garcia Lorca a seconda delle regioni d’origine, e che sono “diverse” da quelle nordeuropee o da quelle russe, per la particolarità dell’anima spagnola su cui grava l’ombra della morte fin dalla nascita. Così le nenie che pensiamo siano le più dolci per addormentare un bambino parlano di abbandoni e di solitudine, così da iniziare il bimbo, “cavaliere indifeso, solo e disarmato” nella dura lotta per la vita. La seconda conferenza parla del “duende”, il demone, che abita in tutte le arti, soprattutto nella musica, nella danza e nella poesia. Il demone agisce sul corpo della ballerina di flamenco, sulla voce della cantante di flamenco, sul torero che combatte nella corrida; basta andare a svegliarlo “nelle più remote stanze del sangue”.