Credo di aver già raccontato questa storia anni fa su un altro social, ma mi fa sempre piacere evocarla.
Nei primi anni della mia lunga storia d’amore con la lettura (ero alle medie), i libri li prendevo pressoché tutti in prestito nella biblioteca comunale della mia città. Eccezionalmente, ogni tanto facevo una gita in libreria con qualche soldo in tasca e passavo ore a setacciare gli scaffali alla ricerca dell’acquisto perfetto, reso possibile dalle mie 10.000 Lire.
Per qualche ragione, i libri che guardavo con maggiore cupidigia erano quelli di Lustbader, che all’epoca (almeno credo, a giudicare dalla loro collocazione in bella vista) tiravano abbastanza [per inciso, anche i suoi attuali romanzi vendono bene, mi risulta, ma avendo lui raccolto l’eredità di Ludlum ora il suo nome è solo in seconda riga sulle copertine, quindi meno visibile].
Negli anni ottanta e primi anni novanta Lustbader ha scritto un cospicuo numero di voluminosi thriller ambientati in estremo Oriente, dai nomi molto esotici e dalle copertine ancora più esotiche e lucide lucide. Io li tenevo in mano, li rigiravo, leggevo e rileggevo le quarte di copertina, immaginando intrecci internazionali, arti marziali ed erotismo (capirai, a quell’età camminavo avvolto in una nuvola di feromoni come Pigpen…). Poi li mollavo lì e tipicamente uscivo dalla libreria con un tascabile di Calvino o Simenon.
Sono passati tanti anni e – approfittando del fatto che questi volumoni (ormai fuori catalogo) si trovano su Ebay a prezzi molto popolari – in un accesso notturno di nostalgia due o tre anni fa li ho comprati tutti e poco alla volta li sto leggendo (questo è il mio terzo).
Ci ho trovato dentro esattamente quello che mi aspettavo, e sono anche contento di leggerli oggi e non allora, visto che hanno intrecci molto complicati e decine di personaggi; rimane intatto il fatto che mentre li leggo mi sento ancora un tredicenne, anche se adesso ho il triplo dell’età di allora.
Tre stelle al romanzo (che non è poi chissà che capolavoro, come potete immaginare), la quarta è un omaggio a questa storia e ad uno dei periodi migliori della mia vita.