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Cruciverba

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Utilizzando la Storia come un gigantesco cruciverba in cui orizzontali e verticali sortiscano contatti e cortocircuiti tra eventi e personaggi distantissimi, Sciascia ci ha consegnato con questa raccolta di saggi uno dei suoi libri insieme più articolati e conversativi. Ogni saggio è connotato da una figura, un tema o un tempo dominanti: ma, attraverso una rete disposta con un’erudizione pari solo alla naturalezza che la dissimula, ecco che decine di altre figure, altri temi, altri tempi vengono a materializzarsi sulla scena. Così, muovendo dalle idee di Luciano sulla religione cristiana Sciascia riesce a parlare di Leopardi, Voltaire, Monti e Settembrini; riesumando la Storia del Vespro associa il nome del suo autore, il grande storico siciliano Michele Amari, a quelli di Verdi e De Sanctis, in una triade che è la più rappresentativa di tutto il secondo Ottocento italiano; rievocando la drammatica avventura dell’Invincibile Armata si appoggia a un formidabile libro del misconosciuto Franz Zeise; e così via, in una fantasmagoria dove, ora sullo sfondo ora in primo piano, possiamo scoprire i segreti psicologici e iconologici del Ritratto d’ignoto di Antonello da Messina, i pensieri incestuosi di un Casanova che danza una furlana a un ballo in maschera, le analogie tra il Principe di Palagonia e il Benito Cereno di Melville. E altro ancora... Scritto con la dottrina di un enciclopedista e in una prosa duttile e trasparente, Cruciverba conferma l’affinità di Sciascia con la forma mentis di un Bayle; ma conferma anche la sua innata vocazione alla fabula, giacché questi saggi sono sotterraneamente mossi da un ritmo, da un montaggio, da una sapienza architetturale che soli appartengono all’arte del raccontare. Cruciverba è stato pubblicato per la prima volta nel 1983.

358 pages, Paperback

First published January 1, 1983

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Leonardo Sciascia

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Asclepiade.
139 reviews80 followers
March 2, 2022
Avevo già letto un paio di scritti raccolti da Sciascia in questo florilegio, entrambi nella forma di prefazioni a libri della Sellerio: la Storia della colonna infame e quello comprendente il Clisson ed Eugénie ed altre opere letterarie di Napoleone; qui forse appaiono in fogge lievemente diverse: ma essendo pigro non mi sono messo a collazionare le due versioni. Scriveva George Steiner che “se esiste oggi un «immaginatore politico» degno di Stendhal e di Conrad, si tratta di Leonardo Sciascia”: giudizio esatto nel 1997 quando fu espresso, ma (credo) validissimo ancora. Deprecava che Sciascia in terre anglosassoni non fosse noto e tradotto; se la nescienza si protragga tuttora non saprei dire: ma lo scrittore siciliano, che a Stendhal fu sempre affezionato e devoto, avrebbe gioito dell’accostamento; e naturalmente anche qui le pagine dedicate al grande francese sono tra le più vivaci e gustose. Come non ci si stancherebbe mai di leggere Stendhal, non ci si stancherebbe nemmeno di leggere Sciascia quando scrive di lui; anzi, non ci si stancherebbe di leggerlo qualunque soggetto affronti, perché la sua scrittura, sempre pensosa, meditata, penetrante, rifugge tuttavia dall’aridità analitica come dalle facili lusinghe retoriche: nella dolente considerazione di mali che affliggono la Sicilia e, di riflesso, anche l’intera Italia, egli per esempio non si lascia mai andare all’indignazione facile che sommuove le passioni ma, di fatto, non serve a nulla; con perfetta civiltà letteraria, li addita, ne scevera le cause, ne traccia l’impietoso ritratto, ma li va illuminando al contempo con guizzi repentini di sarcasmo che rendono la denuncia viepiù tagliente, precisa e memorabile. Lo storico poi potrà benissimo ritenere unilaterali certe conclusioni di Sciascia, mitigando, ad esempio, il peso che poté avere il dominio spagnolo nel determinare certe forme di malcostume o criminalità diffusesi nell’isola, le quali forse dipesero e dipendono anche da circostanze diverse: ma la prosa dello Sciascia saggista, come quella del narratore, rimane sempre persuasiva, essendo prosa legata sempre ai fatti, allo studio, alla conoscenza meditata degli eventi e delle idee. La difficoltà nello stile del Nostro, che qualche lettore superficiale gli rimprovera, viene tutta dalla sua intima esigenza d’illuminare, di percorrere, di scandagliare il passato, sia storico sia poetico, la quale non può che concretarsi negli andirivieni sintattici, nelle frasi spezzate e riprese che si accendono d’incisi ironici: e mi accorgo che sto parlando dello Sciascia scrittore in generale, non dell’autore di questa raccolta in particolare; ma è il carattere stesso di raccolta che invita qui a non calarsi troppo nei particolari, perché ognuno di questi piccoli saggi sarebbe un mondo a sé su cui discorrere chissà quanto a lungo. Infatti che c’è qua dentro? Di tutto. A volte, come nelle spigolature stendhaliane o nell’esaminare un passo delle memorie di Casanova, viene a galla lo Sciascia gustoso indagatore delle Cronachette; altre volte un puntiglio di storia lessicale, ad esempio nelle pagine sui Vespri Siciliani, la discussione su d’una tavola di Antonello da Messina, o una recensione, come parlando dell’Armada di Zeise, diventano punto di partenza per considerazioni storiche di vasta portata; altre volte ancora, i particolari della vita privata dei grandi scrittori veristi o di Pirandello gettano luce sulle loro opere; ma poi c’è anche tutta la serie di pagine sulla Sicilia, sul suo paesaggio, sul rapporto tra natura, storia e civiltà. C’è insomma di tutto in questi scritti a volte curiosi, a volte addolorati, a volte divaganti. Sono pagine da leggere e rileggere, pagine che, appunto, non annoiano mai.
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 8, 2017
"La tortura c'è ancora. E il fascismo c'è sempre." (p. 122)
12 reviews1 follower
April 11, 2020
Il piacere pieno e vitale di una lettura densa, ricca, minuziosa. Chiara, limpida, ma non semplice. Il piacere di rileggere una frase per capirla fino in fondo e poi la gioia di possederla. E il piacere di una conoscenza enciclopedica nei campi della storia, dei libri, dell'arte. Tutto questo è Leonardo Sciascia. E quando chiudi il libro la sua parola ti manca.
"Il moralismo - termine oggi in disgrazia, che come una goccia d'acqua si vaporizza se cade sulle roventi ingiustizie dei nostri anni, e quel breve vapore si dice qualunquismo".
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