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Mimì

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Jean-Pierre ha cinque anni, cinque fratelli e un padre violento. Vive in uno squallido palazzo nella più difficile periferia parigina. Vitale e timido, apprende in famiglia, e anche per le strade di La Courneuve, che l’unica legge è quella del più forte e che bisogna sempre far parte del gruppo. Ma a scuola incontra la diversità, nella figura di un compagno di classe, Barthélémy, che tutti prendono in giro con il nome femminile di Mimì. Studente modello, delicato e biondo, Barthélémy non guarda la televisione, non gioca a calcio e insieme ai genitori viaggia spesso all’estero. Nel contesto della periferia parigina appare subito come il diverso e il privilegiato, scatenando il senso di rivalsa nei compagni e in particolare in Jean-Pierre, che regolarmente picchia e umilia Barthélémy. Dopo un’adolescenza e una giovinezza segnate da insuccessi scolastici e dalla difficoltà di rapporti con le ragazze, Jean-Pierre decide di lasciare la periferia parigina per trasferirsi a Lione, dove svolge il lavoro di pizzaiolo. Appassionato di film porno, è convinto che tutte le donne vogliano andare a letto con lui, così come gli uomini, che insulta, dando loro dei “froci e dei pervertiti”. La vita gli fa schifo e si sente allo stesso tempo disprezzato e minacciato. Dentro di sé monta un’aggressività che aspetta solo il momento giusto per esplodere. Poi, per caso, incontra di nuovo Mimì (Barthélémy) che è diventato un politico di successo, sposato con una donna bellissima. Per lui è troppo. Mimì si trasforma in un’autentica ossessione, che lo porterà a elaborare un piano folle e criminale.
L’esordio di Sébastien Marnier è un thriller psicologico che segue le “gesta” di Jean-Pierre, bambino e poi adulto, segnato dalla periferia parigina più degradata. La cronaca delle ossessioni erotiche di un ragazzo senza speranza, del suo bisogno di rivalsa, aizzato dalla convinzione di non avere nulla mentre gli altri hanno tutto.

366 pages, Paperback

First published January 1, 2011

14 people want to read

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Sébastien Marnier

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
708 reviews186 followers
January 14, 2013
A dispetto del nome, Mimì, che evoca fiocchetti e nastrini, questo è un romanzo di violenza allo stato puro. Un romanzo sulle forme della violenza contemporanea, sulla sua trasmissione, sull'educazione alla violenza che la sacra famiglia e la santa società sono in grado di imporre a un bambino con effetti devastanti sulla sua vita adulta e su chi lo circonda.
J.P. all'inizio è solo un bambino di cinque anni della più disastrata periferia parigina. Ha cinque fratelli, due più grandi che lo pestano continuamente, due più piccoli che sono una rottura continua, ma per lui è normale. Il padre è il suo idolo, un gran lavoratore, sa tutto di calcio. A volte picchia sua madre. Ma anche questo è normale. A modo suo è felice; felicità è, una sera, vedere la finale dei mondiali di calcio con la sua squadra nazionale a un passo dalla vittoria. Ma quando la Francia incassa la sconfitta, il padre diventa una furia, sfogando la sua ira contro la famiglia e la casa. Così la sua normalità comincia a creparsi.
La storia di Jean-Pierre è innanzittutto la storia di una infanzia mutilata, che ancora (e invano) cerca un proprio spazio e una propria espressione in un mondo ristretto che minaccia di soffocarlo una volta per tutte: la casa troppo piccola, troppo rumorosa, in cui non è possibile trovare rifugio e nascondiglio quando al padre viene uno dei suoi attacchi d'ira; la strada, in cui vige la legge del più forte; la scuola, in cui l'indifferenza generale schiaccia e annienta qualunque volontà di espressione. Emerge già chiaramente, a questo punto, la grande abilità dell'autore, che tratteggia vividamente un mondo ai margini, in cui maschilismo, autoritarismo, calcio, delinquenza e segregazione di classe e anticomunismo si fondono in una vera e propria educazione alla violenza, che il piccolo protagonista riceve sotto i colpi del padre. C'è solo un modo per scalfire un simile sistema di vita: il contatto con il diverso. E il diverso si presenta sotto forma di Barthélémy, in tutto e per tutto il suo opposto: uno povero, l'altro altoborghese, uno anticomunista, l'altro comunista dichiarato, a J.P. piace il calcio, a Barthélémy fa schifo. Barthélémy è strano, troppo strano, anche se alle scuole elementari non sarebbe ancora possibile essere strani. Ma la crudeltà pura che solo i bambini possono conoscere trasforma e distorce la realtà, sulla base di nessi associativi forniti quasi con orgoglio da adulti educatori alla violenza: a Barthélémy non piace il calcio, alle femmine non piace il calcio, Barthélémy è una femmina. Da questo sillogismo a un altro il passo è breve: è una femmina, è un mezzo maschio, è omosessuale. Qualcuno lo appella con il soprannome di Mimì e a quel punto è la fine.
J.P. e Mimì continueranno sfortunatamente a incrociare le loro strade: compagni durante l'intero percorso scolastico, per poi reincontrarsi nell'età adulta. J.P. gli si lega in modo ossessivo, morboso, rendendolo lo specchio rovesciato in confronto al quale ridefinisce la sua identità e sul quale proietta le sue frustrazioni, i suoi impulsi soffocati, i suoi desideri negati, il suo odio verso tutto quel mondo che in segreto desidera e che gli viene negato. Sono queste pagine di una forza assoluta, i monologhi del protagonista restituiscono una introspezione curatissima, fin troppo vivida, tangibile, feroce e spietata. L'autore riesce a suscitare emozioni violentemente contrastanti: lo sdegno e il distacco rispetto a un protagonista violento, ma anche una feroce compassione, per un aguzzino che è allo stesso tempo vittima di se stesso e del mondo che l'ha forgiato. I suoi tentativi maldestri di costruirsi una vita normale, di riscattarsi, i successi personali ottenuti (un buon lavoro, l'acquisto di una casa, cosa che non è mai riuscita ai suoi genitori) non possono che suscitare commozione e compassione e, chissà, forse anche immedesimazione. Ma la vicinanza di Barthélémy si traduce in una costanza tentazione a ricadere nell'inferno, e così come nell'adolescenza era stato lo specchio rispetto al quale aveva forgiato la propria individualità, adesso si presenta come un bivio, abbandonare il passato, creare un nuovo sé e vivere una vita normale oppure andare fino in fondo e prendere di petto tutte le conseguenze più devastanti. Una scelta che avrà luogo in un finale di forte impatto, punto di approdo forse inevitabile di un destino già scritto.
7 reviews
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February 2, 2018
très intéressant !
l'histoire d'un jeune de banlieue non issu de l'immigration, de milieu modeste et fils de parents : papa violent et mère battantes et courageuse.

il fréquente les jeunes du quartier, à l'école, en leurs compagnie il martyrise les élèves brillants, privilégiés.

il fait une fixation sur une fixation sur un élève très studieux, brillant et lui reproche tous les problème de sa vie.

en grandissant il développe un penchant pour les jeux érotiques controversés (viol, ...), il mène une vie professionnelle et sentimentale en échec, .. jusqu'au jour il décide de prendre ça vie ne main.

sa mère lui offre un cadeau, qui changera ça vie.

le hasard fait qu'il recroise le petit jeune martyriser, qui ne le reconnaitrait pas. Parano ! il monte un plan pour se venger, ......

...

Profile Image for Andrea Liuzzo.
151 reviews5 followers
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August 28, 2018
Non riesco a dare una valutazione a questo romanzo. Violento, forte, istiga e ti fa riflettere. Un finale d’impatto che lascia senza fiato.
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