Era da tanti anni che non prendevo in mano un libro di Cronin e adesso, complice la combinazione di aver trovato questo libro all'usato, mi sono nuovamente avvicinata a questo autore scozzese.
Pubblicato nel 1933 e dopo pochi anni già tradotto in italiano, Gran Canaria racconta la vicenda del dottor Harvey Leith, medico caduto in disgrazia a causa della morte di suoi tre pazienti per un farmaco da lui studiato e creato ma ancora in via sperimentale. La notizia di questo infelice avvenimento appare sul giornale e travolge la vita del dottore. Il dottor Leith, che ha da sempre un'infinita e cieca fiducia nella scienza, si ritrova così senza nessuna meta nel futuro e con i suoi sogni infranti: viene licenziato dall'ospedale, tutti gli amici gli voltano le spalle, si ritrova senza soldi e ha un crollo nervoso. Dopo questi avvenimenti cade nel vizio del bere con l'intento di punire e denigrare se stesso. L'unico amico che gli sta ancora vicino è un suo collega, Ismay che lo convince a compiere un viaggio di andata e ritorno alle Canarie per ritrovare la fiducia in se stesso e la voglia di ricominciare a vivere.
Il viaggio verso le Canarie si svolge sulla nave “Aurora”, un mercantile che fa la spola tra il Regno Unito e l'arcipelago spagnolo, qui il dottor Leith si ritrova in compagnia di altre persone. Nelle sue cabine, infatti, la nave ospita otto persone: il predicatore americano Robert Trantner, missionario che viaggia con lo scopo di evangelizzare le isole Canarie; accompagnato dalla bigotta sorella Susan, infermiera rigida ma altruista; Monna Lisa, una donna imponente di facili costumi e proprietaria di un bordello nell'isola più grande dell'arcipelago; Corcoran, un ex pugile irlandese, avventuriero un po' filosofo, bonaccione e fanfarone, che diverrà amico del dottor Leith; e poi ancora Lady Mary, la bella e giovane moglie di un ricco magnate inglese, che non ha mai conosciuto l'amore; la sua inseparabile amica Elsa Baynham, donna snob e annoiata, ma anche falsa e sarcastica; e infine Dibdin, detto Dibs, “cavalier servente” che farebbe di tutto per Elsa.
I vari passeggeri, diversi gli uni dagli altri, fanno fatica a legare tra di loro; in quanto costretti condividere il viaggio con altre persone e ad instaurare rapporti che si fanno via via sempre più complicati.
Gran Canaria è forse uno dei romanzi più conosciuti di Cronin, dopo quelli più famosi da cui sono stati tratti più volte film e anche sceneggiati TV. Volevo leggerlo anni fa ma in biblioteca non l'ho trovato e così questo titolo mi è passato di mente senza sapere bene il perché.
Gran Canaria racconta un viaggio in cui si incontrano e si scontrano una variegata ed eterogenea rappresentazione dell'umanità. È un romanzo di avventura, d'amore, di speranza e di riscatto; con una bella trama, ottime descrizioni e dialoghi, e uno stile – come ricordavo – incisivo, brillante, impeccabile; una bella narrazione in cui non manca una buona dose di humor, ironia bonaria che a tratti diviene sarcasmo graffiante.
Un libro ben scritto in cui l'autore trasmette con trasporto e fervore i suoi ideali di medico; che stupisce il lettore con parole semplici e mai banali o scontate e ancora una volta si rivela una grande conoscitore dell'animo umano grazie alla bella raffigurazione dei personaggi, anche se non tutti sono approfonditi a livello psicologico, ma sono molto simili alla realtà di oggi; personaggi in fuga da un vuoto nelle loro vite, in cui ognuno convive con i propri interessi, desideri e demoni. Quelli delineati meglio e che mi sono piaciuti di più sono il dottor Leyth e Susan Trantner, una donna a prima acchito antipatica, rigida e fredda ma che si rivela sinceramente innamorata del dottore; cerca di aiutarlo a non smarrire la retta via, si dona indefessamente agli altri ed è disposta a sacrificare anche la sua stessa vita per il bene altrui.
Gran Canaria è stata una lettura gradevole e intrigante in cui le pagine volano via senza problemi, (nonostante la traduzione antiquata degli anni trenta del secolo scorso con la maggior parte dei nomi italianizzati e tempi verbali scorretti), sino ad un finale un po' troppo aperto per i miei gusti.
La vita bisogna prenderla com'è, e non disprezzarla.