"Io, Katja Rohde, sono nata il 1° novembre 1971. La mancanza di qualsiasi aiuto mi fu messa nella culla da una fata di quelle cattive: ero autistica. Un'infanzia demolita senza alcuna possibilità di ricostruirla, potenzialità incomparabili ma sprecate. Profondamente umiliata, portatrice di dispiacere invece che di prove d'amore, ho distrutto la gioia di mia madre e di mio padre. Mi tormenta l'impossibilità di sapere perché questa sensazione che sondava il terreno nel mio cervello penetrava in me con tanta rapidità, perché compiva un'incursione violenta come un uragano sulla povera testa di Esaù, la mia povera testa. Sono cresciuta senza alcuna sensazione positiva, verde, fertile. Per causa mia, i miei genitori soffrivano la mancanza di certezze e di stabilità. Erano molto infelici. Non sono capace di parlare della mia infanzia, ricca di colori, piena di terapie, vissuta senza alcuna facoltà di agire. Io, porcospino, animale utile dell'autentico Dio - "Propagatelo perché gli esseri umani devono imparare!" - , strappavo, dileguandomi, il mio cervello di pietra calcarea rammollita e bucata alla speranza nascosta. Vorrei raccontarvi che cos'ha fatto di me il destino. Ho trascorso i miei primi anni della mia infanzia a Kempen, nell'estrema regione occidentale della Germania. Definire la mia infanzia avvelenata sarebbe una menzogna. Mi riesce impossibile raccontare tutto ciò che so di quand'ero bambina, perché i miei ricordi sono indistinti. Tuttavia rammento nitidamente la felicità che vivevo con mia sorella Paméla, una felicità che assomigliava a uno zoccolo di ferro, a una festa. Lei aveva un anno più di me. Riscaldò il mio nido, mi installò la speranza di riuscire a liberarmi dalle mie manie di bambina distrutta, dal mio fastidioso comportamento da porcospino, affinché la mia condotta terribile, rovinosa e detestabile non si trasformasse in un tormento per i miei genitori. Questa speranza era verde come una riva."
"L’autismo deriva dalla volontà di Dio, oppure è un’aberrazione della natura? Io, la creatura autistica, che conosce solo poche vittorie, che ama la vita, ma che dipende da chi, avendo la forza di vivere, si volta verso di lei per sostenerla, io do gioia al mondo con la mia esistenza. Che cosa sarebbe la terra senza i miei sogni, che sono urgenti, esigenti, che domandano a chi mi circonda tutto il possibile, e anche l’impossibile, ma che regalano a loro volta a chi mi circonda un altro mondo, un mondo in cui i sogni sviliscono i successi della vita reale?"
È difficile trovare libri scritti in prima persona da persone autistiche. Per questo lo sforzo di Katja è ammirevole, anche se probabilmente dall'esterno risulta difficile comprendere i meccanismi della sua mente.
Opera breve ma di lettura difficoltosa, ripetitiva e poco scorrevole. Ho sicuramente apprezzato di più l'ultima parte, scritta dalla madre Ulla. Tuttavia, è ammirevole la vasta conoscenza di Katja, così come il suo sforzo nella scrittura di questo libro in prima persona. Un'opera dal grande potenziale, ma i numerosissimi riferimenti al mondo greco e latino (e non solo) distraggono dal nucleo del discorso e rendono la lettura e la comprensione più difficili.
Questo libro l'ho abbandonato dopo una decina di pagine. Secondo me, un libro che tratta di una malattia, o comunque testimonia qualcosa, dovrebbe essere più schietto e realistico. Questo libro è molto allegorico e io capivo poche delle allusioni presenti.