Continua il mio recupero di questa serie che entra di diritto tra le migliori letture del 2023 (non sono brava a fare le classifiche, ma quest'anno la J-Pop ha fatto furore). Il quinto volume ci mostra un interessante flashback di Hayato quando era ancora figlio unico. E soprattutto quando le condizioni economiche della sua famiglia erano molto diverse da quelle attuali. Ai suoi occhi di bambino delle elementari, la situazione era strana, diversa da quella dei suoi amichetti, con una mamma che si sfiniva di lavoro per i portare i soldi in casa e un padre apparentemente meno impegnato. Infatti, prima del successo, le storie del padre venivano sempre scartate senza essere pubblicate. Questo genera nel bambino una certa sofferenza - l'idea che il padre non sia in grado di comportarsi da adulto -, ma gli insegnerà anche il vero significato della parola "famiglia", la necessità di parlarsi, di confrontarsi tutti insieme. Mikoto, Minato e Gakuto non hanno mai vissuto in condizioni economiche precarie, nati dopo la pubblicazione del primo grande successo editoriale del padre; tuttavia, vista la prematura scomparsa dei genitori, hanno potuto passare molto meno tempo con loro. Tutto sommato direi che ad Hayato è andata bene, almeno da quel punto di vista.
Questo flashback mi ha emozionato parecchio, il piccolo Hayato mi ha fatto molta tenerezza (penso che la gentilezza di quel maestro abbia contribuito alla scelta della sua carriera professionale). È stato interessante anche vedere i suoi defunti genitori dalla sua prospettiva di bambino, prima della nascita dei fratelli minori e prima del benessere economico.
Ah, a proposito di genitori, compare quel cascamorto del padre di Uta, un uomo che sicuramente, a modo suo, ama i figli (e forse pure la ex moglie), ma che è completamente inaffidabile e irresponsabile. Tuttavia gli va di lusso, perché Hayato ha un po' la sindrome della crocerossina e non può fare a meno di prendersi cura di tutti.