Nella campagna gelida viene trovato il corpo senza vita di Ines, dodici anni: nessuna violenza, un dito unto di olio rituale, un aborto subito da poco. E altre tre ragazzine sono scomparse. Cosa lega queste sparizioni? La verità è molto più complessa di quanto si possa immaginare. Una verità che mescola storie di cattiva amministrazione e appalti truccati, tragedie e vendette familiari, tradizioni e misteri isolani. La soluzione del mistero intreccia antichi e a volte macabri rituali con la moderna avidità umana che, senza scrupoli, sta modificando i caratteri di un popolo.
Ho scoperto questo libro per caso, mentre curiosavo nella biblioteca del liceo in cui ho lavorato come supplente. Dal titolo avevo già capito che si trattava di un noir, ma ho comunque voluto provare a leggere un autore italiano che ancora non conoscevo.
Siamo in Sardegna: viene ritrovato, in una campagna, il corpo di una bambina senza vita, Ines, di soli dodici anni. Il problema è che, dopo le indagini, si scopre che questa bambina aveva subito un aborto. Intanto ci sono altre bambine scomparse nel nulla, e la vicenda sembra complicarsi sempre di più.
La storia è ben congegnata, forse il problema sono i troppi personaggi che popolano l'intera ed intricata vicenda. Per il resto ho trovato un autore interessante che ha costruito una buona trama dalle tinte che dal giallo passano al noir.
Mi viene consigliata la lettura del suo primo romanzo, Ferro rovente, chissà che un giorno non lo recupererò.
No, non mi è piaciuto tanto: dall'autore di "Sempre caro" mi aspettavo di più: sia in termini di stile, che là era accurato, sorvegliatissimo ed efficacissimo, sia in termini di contenuto, che qui si aggroviglia, si aggroviglia come una collana a più fili che a un certo punto non sai più come toglierla e come metterla, e soprattutto da che parte. I dialoghi sono portati avanti spesso in modo sciatto, distratto. Ed è un vero peccato, perché Fois ha capacità magistrali nel rendere un dramma collettivo con l'uso di un narratore onnisciente che sembra quasi la voce di Dio, un Dio protestante più che cattolico si ha qua e là l'impressione; o un Dio pagano. La sensazione del lettore, dopo un po', è di esasperazione.
Troppi personaggi, ho letto in altre recensioni. Sì, ma non sono i personaggi in sé ad essere costruiti male, è la gestione dei rapporti tra i personaggi e tra i tempi del complicatissimo intreccio che da un certo punto in poi sembra superiore alle forze del narratore-burattinaio.
Il colpevole, poi, e lo dico senza troppo spoilerare ma nel dubbio il flag lo metto lo stesso, non va. Appare dapprima come grande vecchio coperto dietro manovre politico-finanziarie; poi prende una piega dark; infine, nientemeno, squilibrato, fratricida e pedofilo. Non che un personaggio non possa essere una sentina di vizi, un concentrato di nefandezze bibliche, ma non so, psicologicamente, ho sempre pensato che ognuno abbia un punto debole, un segno di Caino. Tutti in un corpo solo è un po' troppo, anche in un giallo.
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Fermo restando che il caso (anzi i quattro casi) delle bambine scomparse o ritrovate morte nella cittadina sarda è avvincente, come quasi sempre nei romanzi che trattano di giovani vittime, non l'ho apprezzato molto. Decisamente esagerato il numero di personaggi che vi ruotano attorno, per la maggior parte per niente approfonditi, che formano un insieme caotico e poco coinvolgente.
il libro è bello, ma si fa fatica a entrare nelle corde giuste. un pezzo lo capisci subito, ma poi l'autore ti svia e tu non sai più da che parte voltarti. alcuni personaggi ti scappano dalle mani, non li sai più ritrovare e poi riaffiorano nella narrazione: dove siete stati finora? forse è che sei tu confusa quando lo leggi, forse è che lo porti al mare e al mare bisognerebbe leggere solo grishman. forse non lo so spiegare io. ma il libro è bello, è che io l'ho letto male. ma il libro è veramente molto bello.
E' un vero e proprio giallo; la trama è decisamente ben congeniata e solo alla fine tutti i fili si riannodano. D'altra parte, dato che i personaggi sono veramente tanti e due capitoli consecutivi non hanno mai gli stessi, non bisogna mai abbassare il livello di concentrazione o si rischia di perdere il filo della narrazione.