“Il controllo di noi stessi è ciò che ci rende dei bravi cittadini ed essere una brava cittadina è ciò che desidero di più.”
I Regolatori inibiscono le pulsioni e questo garantisce l’Ordine. Non assumerli è un reato. A Opima, molte cose lo sono. Anche guardarsi negli occhi. Ogni tanto, però, Evie si è concessa di trasgredire la regola. È per questo che si sente sbagliata, per tutte le volte in cui si è trovata costretta a farsi del male pur di nascondere la parte peggiore di sé.
Respira lenta, cammina piano, non oltrepassare la linea del collo con lo sguardo, cambia strada se si avvicina un uomo, notifica ogni spostamento. L’Ordine esige il controllo; eppure, un messaggio non autorizzato riesce a introdursi nelle case dei cittadini: c’è qualcosa oltre Opima, un luogo in cui le persone sono libere di scegliere, un luogo adesso in pericolo. Evie deve controllare le sue emozioni; a breve le verrà comunicato il suo punteggio e poi sarà assegnata alla sua Compagna, per formare un nuovo Nucleo. Ma il tarlo della curiosità è troppo insistente: cosa c’è lì fuori? Da dove arriva quel messaggio? Per quanto ci provi, non riesce a non notare alcuni comportamenti anomali dei cittadini: simboli, segnali, sguardi.
La guerra per la libertà non tollera l’indecisione, ma Evie è costretta a domandarsi se tutto ciò che ha conosciuto fino a quel giorno sia l’unica strada percorribile. Essere una brava cittadina può valere l’annientamento della propria umanità? O c’è qualcosa di più importante?
Lumien Edizioni colpisce ancora e fa tripletta! Dopo Gordius e Protocollo Uchronia, Detriti di Giuliana Leone conferma la qualità degli scritti di questa casa editrice. Detriti è un romanzo distopico, un genere abbastanza lontano dalla mia comfort zone, tuttavia questo libro mi ha sorpreso positivamente.
Giuliana disegna una società talmente perfetta e immacolata da privare uomini e donne di qualsiasi libertà. Provare emozioni, amare, soffrire, scegliere, guardarsi...è tutto vietato, tutto rigorosamente tenuto sotto controllo dall’Ordine, l’organo governativo che dirige la vita di Opima, città gerarchicamente divisa in Zone. Una supervisione ferrea e ossessiva che impedisce alle persone di essere tali, schiacciando qualsiasi diversità esistente. Un mondo spento e grigio dove i colori vengono cancellati.
In questo incubo utopico si muove Evie, giovane ragazza che segue i dettami dell’ordine, ligia al dovere e alle regole. Evie, però, non è come tutti gli altri, una scintilla di curiosità la spinge a trasgredire e questo dà inizio a un viaggio che porterà la protagonista a scoprire un mondo nuovo e totalmente diverso da quello che conosce. Un percorso intenso ed emozionante, un percorso di crescita personale magistralmente costruito dall’autrice. Evie proverà la forza dei sentimenti, capirà quanto sia importante il diritto di scelta, comprenderà cosa significa vivere. Una cascata, una frana, una valanga travolgente che vale più di qualsiasi comodità materiale.
Con uno stile immersivo e scorrevole, Giuliana descrive un futuro potente, dove essere umani è una condanna ed esistere veramente non ha prezzo. Detriti è un libro profondo e toccante che ci porta a riflettere su concetti quali la libertà, la società di oggi, il coraggio di cambiare, l’importanza di sbagliare ed essere imperfetti.
Noi siamo spezzati e frantumati, siamo detriti di ricordi, emozioni, scelte ed errori, noi siamo vivi e unici.
Se cercate un libro con un narratore in prima persona immersivo e se volete leggere un arco del personaggio gestito con maestria, Detriti fa per voi.
Detriti è stata una lettura sconvolgente. Non pensavo potesse rapirmi, ma l'ha fatto. Pensavo che il narratore immersivo sarebbe stato un ostacolo (come spesso accade), ma Giuliana Leone mi ha rapita con la sua storia, con la sua Evie, con i detriti di una società che vuole riappropriarsi delle proprie scelte, delle proprie vite, delle proprie emozioni.
Detriti è un gioco di sguardi in una società dove gli occhi delle persone non si possono incontrare, è un tremito alle mani in una società dove ogni emozione deve essere repressa. Anzi, non un gioco. È una guerra. Perché quando Evie si rende conto che in ballo non c'è solo la sua vita, ma tutta se stessa, dovrà scegliere. Combattere oppure arrendersi?
Cos'è una vita, se si è incapaci di provare emozioni? Cos'è la vita, senza la possibilità di fare le proprie scelte, di commettere i propri errori?
Evie capirà che il controllo, la soppressione delle emozioni non sono la soluzione. Capirà il significato di parole proibite come famiglia, fratelli, amore, speranza. Capirà che non è obbligata a guardare sempre in basso, ma che il suo sguardo può sollevarsi, a guardare le stelle, quelle costellazioni che tanto ama.
Alla fine sarà obbligata a vivere, a soffrire, a provare tutta quella gamma di emozioni proibite, in quel mondo al contrario, dove il mare piove sulle nuvole.
L'unico rimpianto? L'impossibilità di conoscere ed esplorare con più cura ambientazione e personaggi secondari. Ma mi rendo conto che, con un narratore immersivo in prima persona e con sole 325 pagine, non si potesse fare assolutamente di meglio. Detriti è un gioiello che non potete assolutamente perdervi.
3.75 Se non mi sento di dare a questo libro le 5 stelle piene è per due principali motivi, che vi (de)scrivo già adesso così mi tolgo il pensiero e poi passiamo a quello che è davvero stato (soprattutto da un punto di vista emotivo) questo libro per me
1. Il pacing Mi rendo conto che essendo uno standalone sicuramente l'autrice si ritrovava con un limite di caratteri da poter utilizzare, e questo avrà indubbiamente compresso una storia (e una mente) che invece aveva tutte le carte in regola e il potenziale per poter esplodere per bene Purtroppo durante la lettura non ho sempre avuto la sensazione che l'andamento della storia procedesse in maniera regolare e ben dosata- soprattutto in due punti, ovvero l'inizio e lo scoppio della guerra. L'inizio della storia mi è parso un po' troppo veloce - non dico "improvviso" perché realisticamente tutto quello che è diverso e nuovo attira la nostra attenzione e curiosità, e quindi era perfettamente normale per Evie cercare (quasi) subito risposte alle sue domande, ma è avvenuto comunque forse troppo presto nella storia perché potesse avere un impatto (maggiore) sul lettore. Forse avere anche solo qualche scena quotidiana in più sulla protagonista e sulla città di Opima in generale avrebbe reso ancora più d'effetto quei vari piccoli pezzi del puzzle che Evie ha iniziato a notare man mano e che l'hanno aiutata ad aprire gli occhi. Lei SA come vive e quanto certe cose siano inusuali nel suo mondo, il lettore no (o, almeno, non ancora) Stessa sensazione poi per lo scoppio della guerra: molte scene di impatto nel romanzo sono state "improvvise" ma sensate, perché appunto dovevano essere di impatto e sconvolgere il lettore, coglierlo alla sprovvista come è successo con gli altri personaggi, e ciò ha avuto senso (un po' alla Hunger Games, soprattutto per quanto riguarda le moti di certi personaggi. Così improvvise e inaspettate che tu neanche sai da dove siano "saltate fuori" e fanno male due volte, soprattutto quando ti prendi il tempo per metabolizzarle davvero). Lo scoppio della guerra, però, l'ho trovato un po' troppo ravvicinato "all'esilio" di Evie, al suo arrivo nel ghetto, e personalmente mi è parso un tempismo, una coincidenza troppo forzata invece che il sensato outburst della trama circostante
2. Lo sfondo Legandoci un po' al punto precedente, ho avuto qualche perplessità anche sul "contorno" alla vicenda di Evie, al mondo che la circonda e soprattutto come è strutturato. Ad esempio, Opima stessa: penso che avere approfondimenti maggiori su come si è formata, cos'era prima e cos'altro c'è oltre Opima e il ghetto (dubito che tutto il mondo possa ritrovarsi concentrato in un'unica città e i suoi "scarti"), avrebbe reso la storia più "completa". Vedere di più dell'Ordine e capirne le motivazioni più profonde e magari avere qualche info in più anche su come si era arrivati fino a quel punto, avrebbero evitato quell'alone di incompletezza che a volte si sentiva. Non è stato superficiale, ma a volte le spiegazioni sembravano "a metà", quello è e quello restava - ma io volevo altro (e onestamente, se non fosse stato interessante io questa necessità di altre informazioni non l'avrei sentita. Quindi bene per la base, ma mi dispiace non essermi sentita soddisfatta al 100%)
Nonostante questi due aspetti però, che comunque non possono venire ignorati, non si può negare quanto questo libro ti lascia. Il "risveglio" di Evie l'ho sentito sin da subito molto vivo, realistico e soprattutto vicino. Quella presa di coscienza del mondo attorno a te che ad un certo punto della tua vita ti colpisce in pieno petto e segna da quel momento in poi quello che sei e quello che diventerai fino a magari radicalizzarti, che porre le prime basi per la bussola morale che ti accompagnerà nelle varie forme e versioni nelle quali la tua vita si evolverà - questo libro me l'ha fatta sentire tutta Lo stile della Leone è lineare, apparentemente semplice, a volte quasi "ovattato" come se anche il lettore sentisse addosso l'effetto (che pian piano svanisce) dei Regolatori, ma riesce comunque a tenerti in pugno, costellato a volte (e poi sempre più frequentemente) di frasi che ti colpiscono nel profondo e rimbombano nella tua gabbia toracica, in ogni fibra del tuo essere e ti fanno provare qualsiasi tipo di emozione quando magari neanche te l'aspetti. E non solo le emozioni e l'evoluzione di Evie come personaggio (e persona) ma anche delle relazioni che inizia ad intessere con gli altri personaggi - come iniziano, come si evolvono, l'impatto che hanno su di lei e come la aiutano a crescere e ad uscire dal bozzolo, e che il lettore capisce che continueranno anche dopo Mi sono commossa nei momenti più improbabili proprio per la semplicità di alcune scene, che in un contesto oscuro e pericoloso sono riuscire a stringermi l'anima e far sentire comunque luce e calore - e mi sono commossa anche in quelle scene scritte apposta per dilaniarmi l'anima. Grazie, eh (quel bróðir me lo sogno la notte)
È un libro davvero bellissimo, ma quei suoi piccoli difetti mi trattengono troppo dall'amarlo quanto effettivamente merita Però davvero, magari la cornice della storia è perfezionabile, non ero completamente d'accordo e soddisfatta con il finale della storia (anche se lo capisco abbastanza) e forse un pacing e una struttura più studiata l'avrebbero reso perfetto sotto qualsiasi aspetto e meno "dispersivo" - ma l'impatto emotivo che questo libro riesce a darti e a lasciarti vale assolutamente tutto il viaggio
Detriti è un libro scritto con molta passione e tanto cuore. Si percepisce quanto l'autrice ami la sua protagonista e abbia incentrato il racconto proprio sullo sviluppo emotivo di Evie, di cui ci vengono descritti sia le fragilità che i punti di forza di cui, almeno all'inizio, probabilmente non è nemmeno consapevole. Non è consapevole che proprio nella sua fragilità e nell'empatia che le viene negata si cela poi la forza che troverà nell'affrontare la morte, la privazione, il dolore ed anche l'amore. La capacità di Evie di riacquistare le parole per esprimere la sua maggior capacità di provare sentimenti - portando alla luce il concetto fondamentale che la censura delle parole equivale alla censura delle idee e quindi all'impossibilità di esprimere il dissenso - è resa molto bene stilisticamente.
Detriti è un libro scorrevole, che si legge in pochissimo tempo, con uno stile veramente piacevole che mi ha portato a seguire il percorso di Evie fino alla fine. Nonostante ciò, mi è mancato davvero sentire in profondità l'origine del conflitto. Mi spiego meglio: il nemico, Opima, viene presentato più per contrasto alla ribellione piuttosto che per definizione. Durante la narrazione, mi sono chiesta più volte da che cosa fosse nato questo particolare tipo di dittatura, come Opima avesse convinto i cittadini che assumere i Regolatori e vivere in questo stato di deprivazione emotiva fosse "il migliore dei mondi possibile" ed anche dove fossero i ferventi sostenitori del regime che di fatto non mi sono mai stati presentati durante la narrazione.
Opima compie atti inaccettabili, ciò è indiscutibile, ma non ne comprendo la dimensione ideologica. Il motivo per cui a volte sembra concedere ed altre reprimere totalmente, come riesce a sostentarti e tante altre cose ancora. Comprendo che sia difficile sviluppare un worldbuilding complesso in un solo libro di poco più di trecento pagine, ma la contestualizzazione socio-politica del sistema mi avrebbe aiutato davvero molto a comprendere delle dinamiche che mi sono sembrate a volte improvvise.
Comprendo che in questa mia recensione ci sia anche molto del mio gusto personale, e che l'autrice abbia messo il focus sull'interiorità di Evie piuttosto che sull'ambiente. Dal momento però che nei distopici cerco fortemente una dimensione se vogliamo critica del contesto sociale, la mancanza di una più specifica caratterizzazione del regime insieme all'apparente "bontà" del Ghetto in cui non ci sono conflitti e tutti vanno d'amore e d'accordo, mi trovo a dare una valutazione non eccellente come le molte altre che ho letto.
Questo libro è uno dei motivi per cui continuerò a lottare per i miei diritti e ciò in cui credo. Giuliana è stata in grado di descrivere molto bene una realtà distopica che ci potrebbe distruggere del tutto: quella del non provare più sentimenti di alcun tipo. E quando Evie incontra Sam, nasce quella scintilla di curiosità che -innata- la porta al ghetto, il luogo dove i sentimenti non se ne sono mai andati. Voglio dire a Giuliana in primis che deve continuare a scrivere, perché si vede che la sua penna merita di essere letta. Lascia delle frasi che, in certi casi, dopo averle lette ti devi fermare un attimo perché racchiudono molto di più nella realtà che viviamo oggi e in quello che può essere il domani. L’unica pecca? Avrei preferito sapere più di Opima, cosa l’ha portata a questa modalità repressiva. Un ottimo esordio, Giuliana non smettere di scrivere mai perché puoi solo migliorare ed entrare ancora di più nei nostri cuori!
E se un giorno tutte le emozioni dell'uomo venissero represse, così da creare una società perfetta dedita solo alla conservazione della propria specie? “Il controllo di noi stessi è ciò che ci rende dei bravi cittadini ed essere una brava cittadina è ciò che desidero di più.”
Questo è quello che nasce dalla mente di Giualiana per dare vita ad un fantasy distopico e autoconclusivo davvero particolare e avvincente! 🩵
Di fronte a questa trama e man mano che leggevo mi sono ritrovata sempre più rapita e piena di curiosità. Ho adorato tantissimo questa idea e l'ho trovata super originale, ma soprattutto sviluppata egregiamente! 😍 Infatti in questo modo ha toccato diverse tematiche aprendo la strada a tantissime strade interpretative delle conseguenze che potrebbe implicare una situazione del genere! Già di mio sono molto affascinata dai futuri distopici e dalle bizzarrie/controversie a cui possono sfociare, quindi in questo libro mi sono proprio crogiolata.🥹😁
Per non parlare di quanto mi sono affezionata ai personaggi principali! I quali hanno avuto ruoli ben precisi e sono stati caratterizzati benissimo. Mi ha colpito soprattutto Evie, perché possiede diversi traumi e privazioni nel proprio passato da non renderla una persona dal carattere aperto e di facile lettura, ma io l'ho trovata perfettamente in grado di esprimere le emozioni anche nella sua grande difficoltà.
Per non parlare di quanto mi sono emozionata leggendo, perché vi assicuro che non si va sul leggero in alcune scene e ho sofferto tantissimo insieme alla famiglia allargata che si crea intorno ad Evie. Infatti, devono affrontare situazioni molto difficili e dolorose. In alcuni momenti mi sembrava di essere lì con loro ed ho empatizzato tantissimo! 😭❤️🩹
In generale io non avrei cambiato neanche una virgola di questo libro, (e non è cosa da poco!) perché l'autrice ha fatto un lavoro meraviglioso e la sua scrittura pur rimanendo semplice è di grande impatto, scorrevole e super godibile! 🩵
Posso solo consigliarvelo e assicurare questo libro alla più ampia fascia di lettori! 🥰
Al Salone del Libro avevo un solo obiettivo, arrivare allo stand Lumien e prendere due libri. Uno era proprio questo, in super anteprima, e non posso che essere felice di averlo comprato.
Mi aspettavo un buon libro, certo. Ma mai avrei creduto che questo entrasse a far parte dei miei preferiti in assoluto. La potenza della scrittura di Giuliana si è fatta strada in me come pochi hanno saputo fare, è stata in grado di scavare, di farmi riflettere, di mettermi in dubbio e di aiutarmi a capire. E l'ha fatto nell'arco di 320 pagine circa. La narrazione immersiva in prima persona è gestita in modo sublime, e ci aiuta ad entrare, inizialmente, nello stato di semi-apatia (sarà vero?) ed abitudinarietá in cui si trova la protagonista. Sentiamo le emozioni ovattate, così come le sente lei. Ma a furia di scavare nella carne, piano piano, arriviamo alla conclusione appagati dal suo- e dal nostro- sentire di nuovo. È vero che questo tipo di narrazione lascia poco spazio di affezionarsi ad altri personaggi? Ni, perché il capitolo 13.4 l'ho sentito tutto, l'ho sentito nelle ossa, l'ho vissuto come io fossi al posto di Evie. E questo è stato possibile solo grazie alla capacità di scrittura dell'autrice, cosa che non mi stancherò mai di ripetere.
E quindi grazie a Giuliana per aver scritto questo libro, e grazie a Lumien per averlo fatto arrivare fino a noi. Mi aspetto solo grandi cose da tutti voi.
Ah, una menzione va fatta anche al progetto grafico realizzato per questo libro che non fa che affermare l'ottima qualità del lavoro svolto da tutti voi.
Detriti fa parte di quei libri che ci hanno convinti fin dalla prima pagina, letture stimolanti e ben scritte che devono essere trasformate in libri stampati, per il loro grande valore. Giuliana ha una penna davvero precisa e affilata e scrive consapevole di dove vuole andare a colpire con le sue parole. La storia è lineare, ma non per questo meno apprezzabile o intrigante: anzi, l'attenzione del lettore è sempre elevata, anche per merito dell'ottima costruzione psicologica della protagonista, voce narrante di questa storia. Il libro ci ha davvero emozionati e ci siamo innamorati dei suoi personaggi, che Giuliana ci ha permesso di conoscere in modo davvero profondo. È un libro che non si perde in descrizioni e che arriva dritto al cuore. Un distopico a metà strada fra 1984 e Divergent.
Insomma, noi abbiamo creduto tanto a questa splendida storia da volerla pubblicare, quindi speriamo piaccia anche a voi ❤️
Detriti è una distopia molto diversa da quella a cui siamo abituati. La narrazione inizia con una protagonista intorpidita, che ha una percezione ovattata del mondo intorno a sé e delle proprie emozioni. Ciò all'inizio potrà sembrare straniante, ma di capitolo in capitolo, man mano che veniamo introdotti all'ambiente in cui vive Evie, questa percezione assume tutto un altro significato e l'ho trovata una rappresentazione molto ben fatta di disturbi come la depressione e l'autolesionismo. Dalla seconda metà del romanzo in poi, invece, le emozioni riemergono con prepotenza man mano che la protagonista smette di prendere le pillole che regolano le emozioni e inizia a costruire una vera rete sociale con le persone del ghetto. L'opera di Giuliana Leone è molto introspettiva che tratta temi ancora non del tutto accettati nella nostra società, primo tra tutti l'espressione delle emozioni ma anche i problemi psicologici che sono "tollerati" finché rimangono nascosti. Ci sono forti richiami ad altre distopie come "The giver - Il Mondo di Jonas" e alcuni episodi di Black Mirror, ma secondo me il libro risente un po' del fatto di essere autoconclusivo.
Una cosa che non ho capito del tutto è il finale in cui si dice che tutti devono essere liberi se vivere a Opima o meno, senza che ci sia il vero obiettivo di rovesciare il regime. Da una parte capisco che finché non sono i cittadini a volere la libertà, non li si può costringere con la forza a ottenerla altrimenti ci sarà presto una nuova rivoluzione per restaurare Opima; dall'altra però non mi torna tanto il fatto che sia sfumato l'obiettivo di abbattere un sistema che tortura dei bambini per condizionarne il comportamento (ammazzandoli qualche volta), distrugge la cultura scomoda e la vita dei suoi cittadini. Avrei preferito un discorso del tipo "Costruiremo una nuova società prima di distruggere il vecchio sistema" quindi che questo fosse l'inizio di un percorso (non per forza raccontato in altri libri).
Rimane comunque una lettura molto bella e interessante. Sono curiosa di quali altre cose scriverà l'autrice.
Non mi capita quasi mai di dare un voto così alto, anche perché lo do a quei libri che (secondo me) andrebbero letti almeno una volta nella vita, quelli che per me sono degli immancabili. E sono i casi in cui scrivere le opinioni mi risulta più complicato perché mi toccano talmente profondamente da bloccarmi, da temere di non riuscire a dare anche solo minimamente giustizia a quell'opera.
Cosa che invece, purtroppo, mi capita spesso è di trovare libri che contengono talmente tante tematiche "trendy" da apparire come un'operazione di mercato anziché una storia coesa.
Non è il caso di questo libro, anzi, è la prima fantastica scoperta: tantissime tematiche, una più importante e incisiva dell'altra, che vanno a creare perfettamente l'ordito della trama.
L'inizio sarà amato da chi adora le Hunger Games vibes, e via via che andrete avanti nel percorso scoprirete la verità su tutto. In un mondo in cui si è controllati in tutto (e con ogni mezzo) le persone non sanno di essere stati anche privati della loro coscienza, della loro umanità. La libertà di scelta è un mero ricordo del passato, tutto è calcolato, tutto è deciso dall'Ordine. E già con queste poche informazioni possiamo comprendere alcune tematiche su cui verterà il romanzo. Non aggiungo molto di più perché rischierei di rovinarvi la trama, e sarebbe un peccato.
Vediamo, però, alcune cose che mi hanno colpito particolarmente:
- La scrittura è estremamente scorrevole e particolarmente visiva;
- Hunger Games vibes; Contrappasso (della Delogu) vibes; George Orwell Vibes;
- è estremamente attuale vengono trattati temi come la disuguaglianza sociale, il controllo sociale, la sessualità (in questo caso è l'eterosessualità ad essere la cosa desueta), l'aborto, la paternità, l'uso di regolatori psichici, la tecnologia e molto molto altro;
- la protagonista fa un percorso di crescita non istantaneo ma in evoluzione. E' estremamente umana e come tale mette in dubbio tutto e si chiede tutto; non sarà semplice accettare sé stessa, comprendere l'autodeterminazione, imparare che con le paure può nascere il coraggio. I personaggi secondari? Vi affezionerete a tutti loro, anche a quelli di cui sapete meno cose. E comprenderete che, a volte, Famiglia e Casa sono le persone che ti sceglie. Che esistono tanti tipi di amore e tutti possono riempirti il cuore.
- il mettere in risalto quanto gli agi e le piccole cose possano essere date per scontate (dall'elettricità ad un'abbraccio);
- la guerra con tutte le sue sfaccettature, con l'importanza delle masse e il sacrificio di alcuni per il bene di molti;
- The power of love, freedom and choise. 3 elementi alla base di questo romanzo e alla base di ciò in cui credo e che a volte si minimizzano. Non viene, oltretutto, tralasciato nemmeno la difficoltà nell'accettare le scelte altrui.
- e molto molto altro ancora...
Ritengo che questo sia uno degli immancabili perché al di là della trama (che io trovo interessantissima) è scritto bene, ti lascia riflessioni da fare, ti fa sentire compresa, non sola, ti motiva a migliorare e a desidera un mondo migliore. Ti riempie il cuore di speranza.
Uno di quei libri che sai già che ti mancherà e che non vorresti che finissime mai. Che guarderai sempre con amore e ogni tanto lo riprenderai nostalgicamente dalla libreria e lo amerai come se fosse la prima volta, come se fosse un amore passato ma mai dimenticato.
Oltretutto faccio una piccola parentesi: Solitamente, prima leggo in ebook e se il libro mi convince lo compro anche in fisico magari cercando l'edizione particolare, salvo offerte particolari. Con questo libro sono andata direttamente sul cartaceo ed era tantissimo tempo che non leggevo in questa modalità. Questo libro mi ha fatto tornare la voglia di leggere più libri in cartaceo.
P.S. Questo libro l'ho letto in cartaceo e un plauso va alla qualità che la casa editrice ha fornito: sia per quanto riguarda la copertina (su, ammettiamolo che noi lettori ci facciamo attrarre anche da quella) sia proprio alla struttura fisica del libro. Vi consiglio anche di dare un'occhiata alla suddetta CE perché ha una mission davvero interessante (io me ne sono innamorata).
4,5 Inizialmente ho pensato fosse un pò semplice ma andando avanti mi sono resa conto che mi sbagliavo. Oltre alla storia di per se che mi è piaciuta moltissimo, tratta diversi parecchi importanti ed anche attuali in maniera delicata e spontanea, non artificiosa, non inserita a forza. consigliatissimo
Siamo veramente vivi se non possiamo provare emozioni? Siamo veramente vivi se non abbiamo la possibilità di scegliere? Fino a che punto può spingersi il controllo di una società che vuole proteggere sé stessa? Queste e molte altre sono le domande che si pone Detriti, l’esordio veramente ottimo di Giuliana Leone edito da Lumien. Ci troviamo a Opima, città nata dalle ceneri di un conflitto mondiale e fondata da persone fuggite dai cambiamenti climatici. Per evitare che le pulsioni umane portino di nuovo al quasi annientamento della razza umana, sono state stabilite regole atte a sopprimere sentimenti ed emozioni, di fatto creando una società di persone che non possono sentire che assumono regolarmente droghe dette “regolatori”. In questa città addirittura è proibito guardarsi negli occhi, e non si ha la libertà di scegliere il proprio compagno, tutto è subordinato ad un presunto “bene comune”. Ma Evie, la nostra protagonista, scoprirà che non tutti vivono così, e che è possibile ed è esistito un mondo diverso, sepolto tra le pagine di libri anch’essi banditi dal sistema. Seguire Evie nella sua scoperta delle emozioni umane, e nella sua maturazione come persona è stato un bel viaggio. Giuliana ha una scrittura limpida e senza sbavature, e si vede che ha infuso tantissima passione in questo libro, passione che letteralmente trasuda dalle pagine. Temevo molto una storia d’amore melensa, e invece l’autrice è riuscita a renderla dolce e delicata, senza mai scadere nello stucchevole. Le scene di guerriglia urbana sono intense e a volte spietate. Il finale dolceamaro ma pieno di speranza per un futuro migliore. Insomma un esordio promosso a pieni voti. Le uniche cose che posso dire sono che la transizione di Evie è un po’ troppo rapida e avrei voluto entrare di più nella sua testa per esplorare il passaggio da una vita senza emozioni a una vita vera. Cosa sicuramente non facile da descrivere, e infatti per un romanzo d’esordio va benissimo così. Per quanto riguarda la scrittura invece è un mio gusto personale ma non mi piace particolarmente il tempo presente, che paradossalmente mi fa immedesimare di meno nelle situazioni. Infine ho trovato i periodi e le frasi un po’ troppo brevi, mentre per i temi importanti toccati mi sarebbero piaciuti discorsi più articolati. Ma questa è sicuramente una scelta precisa dell’autrice che ha voluto dare un senso di urgenza agli eventi del libro, se mi sbaglio Giuliana dimmelo! Insomma un libro che consiglio, anche per la splendida edizione di Lumien con altrettanto splendida copertina
Prima lettura dei libri acquistati al Salone del Libro di quest'anno, è stata una vera scoperta e ampiamente mantenuto le aspettative. "Detriti" è un distopico, ma non solo. E' molto di più: introspettivo, formativo, pieno di quesiti etici incredibilmente attuali, ti costringe a riflettere sulla società e quello che davvero è importante per la tenuta di un mondo fragile. Ambientato in un futuro che non sembra troppo lontano, dopo una terza guerra mondiale e la devastazione delle risorse naturali della Terra, il libro racconta di una società che si è votata all'Ordine: rigidi controlli, una vita totalmente normata, un'autarchia sceglie per i cittadini ciò che è meglio per loro. Ma forse tutta questa perfezione non è abbastanza perché gli uomini possano vivere davvero in pace. Seguiamo Evie, la protagonista, in un percorso di crescita personale e corale, circondata da personaggi diversissimi tra loro, ognuno con la propria storia, i propri dolori, la propria lotta. La vedremo cercare di capire cosa vuol dire essere se stessa e come trovare il giusto confine tra giusto e sbagliato, tra bene e male. Ho letto questo libro in poco più di 7 ore, risucchiata dalla storia e dal bisogno di sapere come si evolveva la storia. Ci sono richiami a 1984, Hunger Games, V per Vendetta, Minority Report, ma è una storia nuova, totalmente originale. Ed è realistica, credibile, non si fatica affatto ad immaginare un mondo in quelle condizioni, visti i tristemente noti fatti degli ultimi anni e la fatica di gestire un cambiamento climatico sempre più rapido e spaventoso. Vediamo e conosciamo la storia dalla voce di Evie (unico POV, ma in questo caso secondo me molto efficace). Il worldbuilding è curatissimo e ben studiato, con un sistema sociale, politico ed economico coerente e assolutamente credibile. I personaggi sono ben delineati, ognuno con delle caratteristiche specifiche e sfumature caratteriali inconfondibili, umani oltre il possibile anche quando non dovrebbero esserlo (e quando leggerete, capirete il senso di questa frase). Evie è l'esempio di come una protagonista forte non debba per forza essere dura e sfidante per poter essere classificata in questo modo. Lei e Sam, il coprotagonista maschile, ti entrano nel cuore, completamente diversi eppure complementari; con storie agli antipodi eppure con un obiettivo comune. Impossibile non amare i personaggi che Giuliana tratteggia con la sua penna. Joseph avrà sempre un posto nel mio cuore, così come Yara, nonostante la sua apparente durezza. Lo stile dell'autrice è talmente intenso e fluido che le scene si "vedono": la perfezione di Opima e l'abbandono del ghetto restano impressi in mente vividissimi. Si sentono il profumo del grano e l'olezzo dei rifiuti; si percepiscono i brividi d'emozione e quelli di paura e tutte le spaventose sfumature che agitano la vita dei personaggi. Ben ideato e poi ben scritto, rivolto a un'ampia fetta di pubblico (mi sento di suggerire dai 16-17 anni in su, se già avviati a letture profonde). Questa storia entra sottopelle e si fa strada fino al cuore. Intenso, emozionante, realistico e spaventoso, delicato e crudele. Ha tutte le carte in regola per fare concorrenza alla letteratura già conosciuta di questo genere che in tanti snobbano. Date una possibilità a questo libro, vi lascerà con un finale dolce-amaro e la speranza che qualcosa, anche nella nostra vita, possa ancora cambiare.
Detriti è il primo titolo che leggo della casa editrice Lumien di cui ho solo sentito pareri positivi e, dopo aver letto questo romanzo, non posso che essere più d'accordo!
Detriti è un romanzo distopico dal worldbuilding interessante, l'ho trovato un po' un mix di The Giver, Divergent e Hunger Games ma con degli aspetti che lo rendono unico. È un libro scritto bene, che non disdegna avventura e azione, ma si sofferma anche tanto sulla psicologia e introspezione dei personaggi, in particolare sull'evoluzione della protagonista, sul concetto di found family, sull'elaborazione del lutto, sul sapersi accettare e, ancor più in grande, su cosa significa davvero essere 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪.
Come autoconclusivo funziona a mio avviso, non mi è sembrato troppo frettoloso o superficiale, è stato fatto bene. Ovviamente non essendo una saga per rigor di logica si sono dovuti un po' condensare gli avvenimenti (ma neanche troppo perché ho trovato tutto spalmato bene nell'arco narrativo) quindi sono soddisfatta. Proprio come piacere personale mi sarebbe piaciuto saperne ancor di più sui co-protagonisti e sul loro passato, in particolare su Yara e Alec, due personaggi molto ben riusciti.
La storia d'amore era la cosa che più temevo perché avevo paura risultasse forzata, affrettata o addirittura che fosse stata inserita tanto perché è un tema apprezzato, però mi sono ricreduta. Al di là del risvolto romantico (marginale per me e in generale nella storia) lo sviluppo della relazione tra i due protagonisti e stato cruciale per la crescita personale di lei; senza di lui avrebbe fatto molta più fatica a diventare quella che è alla fine del libro. È stata quindi una scelta molto intelligente usare la loro relazione come binario per la crescita personale di Evie, senza di lui (e senza anche gli altri personaggi) non poteva essere giustificabile un'evoluzione così.
Per finire mi hanno molto colpita i pensieri di Genevieve sul riuscire ad accettarsi. Purtoppo anche io per problemi di autostima sto cercando di affrontare questo tema nella mia vita e come Giuliana ne parlato mi è piaciuto molto.
In generale è un libro che consiglio di recuperare, si divora in pochissimo ed è stata, per me, una bellissima scoperta.
⭐Detriti è ambientato in una società opprimente, che controlla i suoi cittadini fin dal concepimento e ha ridotto al minimo ogni forma di contatto, emozione o libera espressione di sé per mantenere un’illusione di pace. Dopotutto, se non riesci neanche a concepire il conflitto o la rabbia non puoi creare problemi, no?
⭐Evie è una ragazza che, pur prendendo i regolatori di emozioni, sente che “qualcosa” non va e ne trova conferma quando decide di seguire la propria curiosità e arrivare fino alla zona più povera della città e poi al ghetto, dove vengono esiliati i cittadini che hanno fatto qualcosa di sbagliato. Qui comincerà tutto il percorso di accettazione di sé che porterà Evie a dover decidere se restare una brava e tranquilla cittadina di Opima o diventare una ribelle in grado di provare qualcosa.
⭐Ho adorato ogni momento della sua trasformazione! Evie è un personaggio umano e ha tutti i legittimi dubbi che avrebbe chiunque fosse costretto a rivedere tutto il suo sistema di pensiero da un giorno all’altro. Dalla paura del contatto fisico, all’uso di un linguaggio più libero, fino a una vera e propria disintossicazione che mette la volontà a dura prova. Quando la guerra arriva, Evie non è ancora pronta e attraverso i suoi occhi vediamo tutti gli orrori che comporta, oltre alla forza che la nostra protagonista tira fuori.
⭐Complimenti a @giulianaleone_creautrice per l’ottimo lavoro, anche per uno stile maturo e consapevole, che mi ha permesso di immedesimarmi in Evie grazie a un’ottima tecnica del mostrato. Non nego che riprenderò in mano il libro per studiarmi l’incipit e altri momenti che mi hanno presa particolarmente per l’ottima resa.
⭐Insomma: brava Giuliana e spero di leggere presto altro. (Anche perché Detriti è autoconclusivo, altro punto a favore!)
È stato un bellissimo viaggio, la storia raccontata è troppo attuale, troppo nostra, appartiene al nostro tempo più di quanto avrei potuto immaginare… e siamo veramente circondati dai detriti della nostra umanità ❤️ Spero di poter vedere, anche per poco, ancora un piccolo scorcio del Ghetto e di vedere la Famiglia ancora insieme
Una lettura carina e scorrevole. La parte iniziale mi ha presa tantissimo, ma già dalla metà ho perso un po' l'interesse. Della società non ci viene detto molto altro rispetto alla parte iniziale del libro, e in generale alcune cose della storia le ho trovate un po' forzate. Tipo il fatto che la protagonista, dopo appena qualche mese nel nuovo contesto dice di conoscere a fondo, totalmente, le persone che l'hanno accolta, come se li conoscesse da anni e non solo da pochi mesi. O la facilità con cui, dopo un solo messaggio entrato nel sistema, addirittura moltissimi cittadini si riversino nelle strade per sapere la verità (quando fino a cinque minuti prima erano totalmente assoggettati al sistema). Da quel che ho capito, inoltre, i ribelli del ghetto sono un migliaio, e la protagonista non fa che ripetere (durante la "guerra" di tipo una settimana) che i "loro" stanno cadendo come mosche. Però alla fine riescono comunque ad avere una sorta di potere di contrattazione (che anche qui, alla fine ciò che riescono ad avere è poco e niente, a livello di sovversione generale del sistema di Opima).
Un libro quindi che mi è piaciuto, ma che poteva dare di più. Il potenziale c'era davvero tutto, peccato.
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✨ A Opima si vive sotto controllo: le emozioni sono represse, le pulsioni sono condannate. Non ci si guarda negli occhi e ogni mossa è registrata. A Opima ci sono tante regole, ma è per il bene della specie umana.
🕊️ Evie è una cittadina eccellente, non ha mai messo in dubbio la bontà del sistema. Un giorno, però, infrange le norme: incrocia lo sguardo di una guardia. Lui se ne accorge, ha fatto lo stesso. Perché? E quel messaggio strano che è apparso sugli schermi? Esiste davvero un’alternativa nascosta nella periferia di Opima?
✨ Leone illumina le piccole cose: i dettagli diventano enormi, si fanno ricchi di tensione, ed è vivido ogni particolare. È un libro con una melodia costante, che ti traghetta nella storia con voce capace. E c’è un punto eccelso: lo sguardo di Evie, la sua curiosità, coerente e intatto per tutto il racconto.
🕊️ Ho sofferto la forte enfasi posta sul conflitto, ma la prima parte, incentrata sulla città di Opima, è stata una calamita. Perfetto se cercate una found family di tutto rispetto, personaggi che non sono eroi, una protagonista imperfetta, che ci prova, e un mondo distopico avanzato con grande controllo.
Le mie prime cinque stelle per Lumien! Evviva! Posterò la recensione completa sul mio profilo Instagram @macarlottascrive, ma qui anticipo che il punto fortissimo di questo libro è la scrittura di Giuliana. Appropriata, scorrevole, piacevolissima, priva di arzigogoli inutili, è riuscita persino a farmi piacere la prima persona (cosa rarissima per me!). Brava Giuliana, bravi ragazzi di Lumien. Un colpo pazzesco 💙
Se, come me, ami il genere distopico, non puoi lasciarti sfuggire questo romanzo, perché è uno dei più belli che abbia mai letto. Se invece non hai mai letto nulla di questo genere, è il titolo perfetto per conoscerlo, perché tratta tematiche molto importanti (in primis il valore della libertà, ma anche l'accettazione di sé, l'amicizia, l'amore in mille sfaccettature e molto altro) trattate con sensibilità e delicatezza, in una storia bellissima e travolgente, ricca di significato.
Mi ha conquistata dalla prima pagina, mi ha rapita e trasportata ad Opima con il suo stile ben studiato e intenso, capace di far sentire al lettore tutte le emozioni che prova la protagonista. E Evie di emozioni ne proverà moltissime, quando la sua vita fatta di sguardi bassi, programmata, controllata, ingabbiata da una miriade di regole, sarà sconvolta, sbattendole in faccia una verità molto più grande di lei e dovrà adattarsi. Non c’è solo Evie, però, i personaggi sono uno dei punti forti del romanzo: reali, tridimensionali, imperfetti, umani. È impossibile per il lettore non empatizzare con loro.
Infine, altro punto a favore, è un romanzo scorrevolissimo: le pagine scivolano via senza riuscire a staccarsi dalla lettura, perché divorati dal desiderio di scoprire cosa succederà poi.
Quando ho terminato la lettura di “Detriti”, ho sentito un grande vuoto. Ho sempre amato il genere distopico, ma non riuscivo a trovare qualcosa che superasse gli standard dei romanzi più famosi del genere. Mi sono allontanato da queste storie, perché temevo non potessero più darmi ciò di cui avevo bisogno durante la lettura: la speranza. La storia di Evie e dei ribelli, che si oppongono a un regime che sfrutta l’apatia come strumento di controllo, è riuscita pienamente nell’intento di appassionarmi nuovamente a un genere letterario che ha ancora tanto da dire (soprattutto di questi tempi). In “Detriti” è l’umanità tutta a insorgere, per ritrovare se stessa, le proprie emozioni, gli istinti che ci rendono capaci di ascoltare noi e l’altrə. Attraverso Evie, viviamo il lento sgretolarsi dell’illusione di un mondo senza sentimenti scomodi, governato da un ordine fallace, che rivela se stesso attraverso una violenza inaudita. Perché chi si ribella allo status quo deve essere annientato. Evie si lascia alle spalle il suo nucleo familiare, la sua vita agiata e un futuro già scritto per alzare finalmente lo sguardo e vedere un mondo dove si è liberə di essere tristə, di provare gioia, un dolore sano, persino ambizione. Questo romanzo è come un lento risveglio da un torpore che svuota l’anima, rendendola troppo fragile. È la verità di un mondo senza schemi, senza dr*ghe che spengono le emozioni, senza percorsi prestabiliti che finalmente fornisce una nuova forza alla protagonista. Ma ogni ribellione richiede sacrifici estremi, e “Detriti” ci racconta anche la tragedia di una guerra intestina che non risparmia nessuno. Evie, Sam e lə altrə combattono con la consapevolezza che moltə di loro non vedranno mai il cambiamento che sperano di portare nella loro realtà. Questo è il grande dolore di questo romanzo, unito alla consapevolezza che il desiderio di libertà, di autonomia sul proprio corpo e la propria mente, non può essere estirpato. Unica pecca di questo romanzo è, a mio parere, la caratterizzazione dei singoli personaggi. Evie mi è sembrata più un tramite per noi lettorə che una persona inserita nel contesto narrativo del romanzo. Solo negli ultimi capitoli mi sono riuscito finalmente a “vederla”, ma avrei voluto legare di più con lei. Anche Sam, Yara e il resto dei ribelli mi sono sembrati delineati fino a un certo punto, le loro storie a tratti accennate, in alcune parti erano decisamente più sviluppate, ma troppo poco per i miei gusti. Joseph, dal canto suo, ha tantissimo da dire. Lui è, secondo il mio modesto parere, il vero volto della ribellione, il più alto esempio dell’umanità per la quale i ribelli lottano strenuamente. Ho amato questo personaggio con ogni fibra del mio essere. Il modo in cui l’autrice parla di salute mentale, identità di genere, sessualità e affettività è perfettamente in linea con il mondo che ha costruito e offre una serie di spunti di riflessione che rendono questa storia tremendamente attuale. Assolutamente consigliato, soprattutto se si vuole avere un assaggio di una distopia che può offrire qualcosa anche a chi non è amante del genere.
“Il guardarsi reciprocamente è cedere le chiavi di un ingresso privato per il proprio io interiore.”
“Detriti” non è il romanzo distopico che potreste immaginare. Non c’entra niente con storie come “Hunger Games”. Ho trovato, anzi, molte similitudini con “1984” e “Fahrenheit 451”, ma questa storia va oltre.
Evie desidera soltanto diventare una cittadina perfetta e tutto nella sua vita sembra sicuro, persino la Compagna che l’Ordine sceglierà per lei, finché non incrocia per caso lo sguardo di un ragazzo. Da qui inizia tutto: la sua curiosità e il suo desiderio di conoscere la verità sul ghetto e sull’Ordine stesso. Da qui inizierà il suo viaggio in cui metterà in dubbio tutto ciò che sa e in cui scoprirà molto su sé stessa, ma soprattutto in cui imparerà il significato di umanità, amore e libertà di scelta.
“«E non hai idea di cosa si può essere disposti a fare per amore»”
Lo stile è molto immersivo, ti permette di entrare nella testa di Evie e di sentire ogni sua emozione. Rispecchia lo stato mentale della protagonista, prima una cittadina e poi una ragazza che piano piano si riprende tutto ciò che le è stato portato via, a cominciare dalle parole. Lo stile, infatti, cambia nel corso del romanzo: diventa sempre più profondo, non si limita più a descrivere ma scava sempre di più nell’anima di Evie. E nella nostra, fino a commuoverci.
“«Non è il numero di pagine che conta ma il significato delle parole»” E credo che per “Detriti” questa frase sia davvero azzeccata.
I personaggi sono caratterizzati benissimo e sono tutti memorabili: è impossibile non affezionarsi a loro. Ho amato Kevin con i suoi “uh” e “uhm”; Sam e la sua gentilezza; Joseph e le sue parole di supporto e conforto, un’àncora per tutti, l’unico che non è mai stato influenzato dall’Ordine, un prima e un dopo la ribellione come chiusura del passato e modello da seguire per il futuro del ghetto, il ragazzo dal cuore più puro del gruppo; Yara con la sua speranza di ricevere la lettera e la sua passione per il macramé anche se indossa abiti maschili (perché l’uno non esclude l’altro!); Alec con la sua ossessione per la tecnologia e le parolacce di cui si è riappropriato nel ghetto; e naturalmente Evie, che riesce a cambiare prospettiva e modo di vedere il mondo oltre tutto ciò in cui ha sempre creduto. Quello che li tiene legati al loro obiettivo risiede nell’inno stesso di cui il romanzo si fa portavoce: la speranza, una visione positiva per un futuro che può ancora essere cambiato per essere migliore e più libero.
“Ho sempre dato per scontato l'acqua calda e la luce eppure, per qualcuno che viene da una realtà così distante dalla mia, hanno dell'incredibile. Risultano assurde, magari, tanto quanto sembrano assurde a me cose che per loro non lo sono. E se il segreto di tutto fosse che l'unico nostro metro di giudizio sono i nostri stessi occhi?”
È una storia bellissima, toccante, che fa riflettere sul mondo attuale. Fa riflettere sulla vita, sull’amore ma soprattutto sulla libertà. Fa riflettere su ciò che abbiamo e su quanto dobbiamo essere grati per poterlo avere. Fa riflettere sulla ribellione che ognuno di noi può attuare contro ciò che è ingiusto e che vuole combattere, ogni piccola rivoluzione che possiamo mettere in atto per cambiare i lati più oscuri della società. Perché, anche se questa è fantascienza, qualcosa di vero in fondo c’è, e trasparisce chiaramente attraverso le pagine. È vero che dobbiamo trovare di più il coraggio per guardarci negli occhi e capirci tutti quanti per davvero. È vero che dobbiamo ricordare la Storia, perché è questa che ci permette di non farci manipolare. Perché ognuno di noi ha una propria verità, e ognuno è libero di decidere a quale credere, e bisogna accettare di avere tutti idee diverse.
“«Finché il nostro desiderio sarà quello di rendere il mondo un posto migliore, allora non avremo perso la nostra umanità»”
Dobbiamo tenerci stretta la nostra umanità (che non è debolezza, come Evie credeva fosse il pianto, lo stesso che Yara non ha paura di mostrare agli altri), dobbiamo accogliere tutto il bello della vita e degli amici, della famiglia.
“«Perché ci sono cose che valgono più della vita»”
La narrazione è progressiva, niente è lasciato al caso, nessun elemento o scena è inutile. “Detriti” si accosta, sì, ai grandi di questo genere come “1984” o “Fahrenheit 451” ma aggiunge qualcosa, anche solo dettagli, anche una protagonista insicura e ancora dubbiosa sulla verità di cui fatica a convincersi. Aggiunge una rivoluzione che coinvolga tutti coloro che vogliano cambiare il mondo terribile che conoscono, molto più di una ribellione segreta. Il worldbuilding così curato è un altro punto a favore!
Ho amato la metafora degli occhi, della vista, del risveglio, dell’alba, il significato del Dæg.
Mi sono divertita tantissimo a trovare tutti i più piccoli elementi e oggetti che l’autrice mi ha regalato in un pacchettino, così come sono felice di averle potuto regalare l’illustrazione di Evie che ho disegnato.
“«Non permettere mai a nessuno di decidere dove tu debba guardare»”
“Detriti” lo consiglio a chiunque desideri una lettura che lo faccia riflettere, a chi ama il distopico ma vuole qualcosa di più immersivo di “1984”. Lo consiglio a chi almeno per una volta abbia pensato che valga la pena lottare e ribellarsi per un’ingiustizia della società, a chiunque pensi di volersi liberare dai preconcetti creati da un mondo che normalizza alcune cose e ne discrimina altre. Lo consiglio a chi voglia approcciarsi per la prima volta al genere distopico.
“«Perché non siamo tutti uguali. Forse è difficile rendersene conto per chi è ingabbiato in una società che cerca di appiattire a ogni costo. Ma siamo pieni di diversità. Nessuno di noi è uguale all'altro, né qui nel ghetto e nemmeno in città, a dispetto degli sforzi dell'Ordine. E sai una cosa? Va bene così.»”
Essere bravi cittadini, controllare le emozioni, obbedire all'Ordine. Eppure, fuori da Opima, racchiusa nel Ghetto che si nutre dei rifiuti della città, c'è la speranza di recuperare un'umanità perduta.
Dolorosa, frantumante e ricca di un ottimismo concreto e non utopico, la storia di @giulianaleone_creautrice trasporta il lettore nella perfetta città di Opima, sulle tracce di Genevieve, detta Evie, e la sua evoluzione da perfetta cittadina a ribelle.
Con parole delicate e una gestione della trama leggera, emozionante ricca precisa, Giuliana evidenzia il valore delle emozioni, il modo in cui influiscono - negativamente e positivamente - sulla nostra umanità, e cosa ci rende davvero vivi: la libertà di scegliere, i legami interpersonali, la capacità di accogliere e non rifiutare il dolore.
Ad accompagnarci, Dagaz, o Daeg, la runa simbolo della ribellione. Una runa dal significato di "giorno", come la nuova alba che si alza sui detriti di un ghetto distrutto, ma anche l'espressione di chiusura di un'era ormai satura, di cambiamento repentino, assoluto; di risveglio delle coscienze. E Risveglio è, appunto, il nome della ribellione, la fine di un'epoca che preannuncia una rivoluzione in itinere. Una spada che si conficca nel corpo e nel cuore dell'iniziato e si accompagna a notti percorse su strade dai nomi di stelle, di percorsi tracciati prima in cielo, poi sulla terra.
#Detriti è un romanzo dalla ricchezza disarmante, con riferimenti culturali, psicologici ed emotivi di grande spessore, nonostante la semplicità con cui viene presentato. Un'opera accessibile e gradevole per tutte le età: dalla fascia young adult, a chi "young" non è più, ma si ricorda ancora cosa vuol dire sentir scorrere quella voglia di vita, di cambiamento... Di speranza per un mondo migliore che, forse, migliore non sarà. Ma sarà diverso. E tanto basta.
Un ottimo romanzo distopico, ben strutturato e con una trama avvolgente. Un messaggio profondo che emerge da una storia toccante, un inno alla libertà individuale.
La scrittura di Giuliana è qualcosa di magico, ti prende e ti fa entrare nella storia in modo totalizzante: arrivi a gioire, aver paura, piangere con i personaggi. Se vi piacciono le distopie non potete privarvene. Un plus: Evie e Sam, e non dico di più.
Lessi questo libro l'anno scorso come beta-reader e me ne innamorai perdutamente. La penna di Giuliana è tra le più taglienti e incisive che mi sia capitato di leggere nel panorama fantastico italiano (e non solo italiano). Trattandosi di un autoconclusivo, non è affatto facile riuscire a condensare un word building così ben strutturato, personaggi caratterizzati alla perfezione e una trama densa di eventi, eppure l'ha fatto in modo egregio. Il mio augurio è che riesca a raggiungere più lettori possibile, perché ha talento e lo merita. Consiglio Detriti a tutti gli amanti delle distopie, ovviamente, ma anche - e soprattutto - a chi non lo è, poiché è una storia in grado di tenere incollati alle pagine come solo poche riescono a fare. Unico avvertimento: preparate dei fazzoletti, vi serviranno!
Parto col dire che il libro è molto scorrevole. C’è forse qualche parola fuori posto, qualche refuso, ma è scritto molto bene. Lo stile è davvero piacevole.
L’autrice ci racconta una società in cui tutto, perfino le emozioni, viene tenuto sotto controllo. Dopo la Grande Guerra a Opima è stato istituito l’Ordine, una serie di regole che i cittadini devono seguire: notificare i propri spostamenti, non guardare gli altri negli occhi, non parlare più del necessario, e soprattutto prendere i Regolatori che assicurano di inibire le loro pulsioni. I cittadini di Opima vivono in Nuclei (“famiglie” composte da due Allevatori dello stesso sesso che si occupano di un bambino) e fin da piccoli imparano a reprimere le proprie emozioni.
La protagonista Evie è sempre stata più sensibile degli altri, si è sempre sentita diversa. Dopo che un messaggio clandestino si intrufola nella televisione di casa, la curiosità ha la meglio: Evie scopre che fuori dal confine di Opima si nasconde un gruppo di ribelli.
L’idea di un regime che reprime le emozioni dei propri cittadini è molto interessante e offre tantissimi spunti di riflessione. Il problema è che non c’è una vera e propria ideologia dietro all’Ordine. Mi è difficile immaginare perché un regime di questo genere possa essere stato istituito. Perché le persone avrebbero dovuto accettare di essere oppresse in questo modo? Ecco perché la mia recensione inizia dicendo che scrivere una distopia non è semplice: giustificare certe oppressioni è molto difficile, e anche fare una critica sociale significativa, quando si scrivono distopie.
La protagonista ha una bellissima evoluzione: inizialmente è apatica, inibita, e l’unica cosa che le interessa è essere una buona cittadina e ottenere un buon punteggio – i cittadini di Opima accumulano punti comportandosi da bravi cittadini, ad esempio mangiando sano, facendo sport o facendo volontariato. Andando avanti con la lettura, Evie inizia a cambiare, a esplorare le sue emozioni, e a distaccarsi dal regime, fino a sperimentare speranza, amore, lutto. Mi è piaciuta molto la sua evoluzione.
Purtroppo i personaggi secondari non mi hanno fatto né caldo né freddo. Sam è sicuramente quello più approfondito di tutti, e come personaggio l’ho apprezzato, ma gli altri ragazzi della ribellione li ho trovati abbastanza dimenticabili. Non mi è piaciuto che Evie non avesse un buon rapporto con gli altri due personaggi femminili, Yara e Grete: la prima inizialmente è acida e scontrosa, la seconda invece la evita e non c’è mai un vero e proprio chiarimento. Mi sarebbe piaciuta invece un’amicizia femminile.
Ci sono alcuni plot point, soprattutto all’inizio, che ho trovato un po’ tirati. Mi è sembrato che a portare Evie dai ribelli fosse una serie di coincidenze, più che la sua volontà. Il finale invece mi ha proprio lasciata perplessa. Senza fare grandi spoiler, dopo una lunga ed estenuante battaglia, non cambia poi molto. Si ritorna quasi alle condizioni iniziali.
“Detriti” è un romanzo di fantascienza distopica di Giuliana Leone, pubblicato di recente dalla casa editrice Lumien.
Prima di iniziare con la recensione ci tengo a spendere qualche parola proprio sulla casa editrice che, seppur nata da poco, sta facendo un lavoro strepitoso con libri meravigliosi e curati in ogni minimo dettaglio. La community dei lettori di Lumien cresce giorno dopo giorno e anche se non conosco la casa editrice dal giorno zero, la seguo da un po’ e penso sul serio che stiano facendo un ottimo lavoro. Anche se il catalogo non è ancora ampissimo (ma sono super curiosa di sapere quali novità ci aspettano) i titoli presenti sono di altissima qualità e in più, in un panorama editoriale prevalentemente esterofilo, i ragazzi della casa editrice stanno riuscendo sia a fare giustizia che a mettere in luce autori italiani che si meritano tutto il nostro supporto.
E adesso passiamo a parlare di “Detriti”!
Quando mi é stato proposto di recensire questa lettura mi sono da subito sentita attratta dalla trama e dunque non ho saputo dire di no. A causa degli esami la lettura ne ha risentito e infatti nelle ultime settimane ho letto davvero pochissimo, anche se il desiderio di lanciarmi in una bella lettura era molto.
Già dall’inizio questo romanzo mi ha riportato alle stesse sensazioni provate durante la trilogia di “Divergent”, ovviamente si tratta di storie del tutto differenti ma me lo ha ricordato per alcuni tratti.
Genevieve, ma per tutti Evie, è una giovane di Opima. La città è un sistema chiuso organizzato in base alle regole dell’Ordine, create apposta per mantenere le persone in riga e lontane dai conflitti, però per quanto Evie si sforzi di essere una brava cittadina in lei c’è qualcosa che la fa sentire sbagliata.
La consegna dei punteggi dei cittadini in base a cui si saprà quale vita in quale distretto e cona quale compagna sarà assegnata è imminente, ed è proprio qui che tutto per Evie inizia a cambiare.
O meglio, tutto inizia a cambiare quando gli occhi di Evie incontrano quelli di un militare misterioso, Sam.
Dopo un gesto sconsiderato alla ricerca del militare misterioso, Evie si imbatterà in delle trame della città che non conosceva e capirà che potrebbe perdere tutto o anche, da un punto di vista che solo in seguito capirà, che potrebbe guadagnare tutto.
“Detriti” è come mi sono sentita io dopo aver concluso questa lettura. Dopo aver letto alcune recensioni sapevo già di dovermi aspettare una lettura di qualità e così è stato, questo romanzo ha del tutto soddisfatele mie aspettative!
Però anche se non so esattamente come spiegarlo c’è stato qualcosa in più.
La parola chiave di questo romanzo penso sia proprio “libertà”.
Libertà di vivere senza reprimere le proprie emozioni.
Libertà di sentirsi felici.
Libertà di guardare una persona negli occhi.
Libertà di accettare se stessi esattamente come si è.
Libertà di fare le proprie scelte.
Ma allo stesso tempo anche tanto dolore. L’autrice tramite i personaggi apre uno spiraglio per mostrarci anche quanto possa essere difficile e doloroso lasciare tutto ciò che per noi è sempre stato comfort zone, quanto possa sembrare pazzo allontanarci dalla comodità quotidiana per inseguire un ideale che forse è irrealizzabile.
È stata una lettura bella, ma allo stesso tempo complessa. Dietro la sola storia c’è qualcosa di più, che scommetto potrebbe far riflettere moltissime persone.
Libertà è anche saper accettare le scelte di qualcun altro, per quanto sbagliate o lontane da noi possano sembrare.
Mi sono da subito affezionata ai personaggi e lasciarli andare, o vederli andare via, è stato bruttissimo. Pagina dopo pagina ho provato una moltitudine di emozioni che mi mancavano da tempo, che sono riuscite a dare un po’ di colore a delle giornate tutte uguali.
Ovviamente le lacrime non sono mancate, soprattutto in alcuni punti, ma a me piace pensare che “se fa piangere allora è un libro scritto bene”, o almeno per me è così nella maggior parte dei casi.
Questa lettura per me è davvero un capolavoro e penso proprio che illustrare come la scrittura sia scorrevole e la narrazione incalzante non possa bastare per far capire quanto ho amato questo libro.
Mi sono ritrovata a cambiare pagina mantenendo il fiato sospeso, in attesa di qualcosa di bello o di una brutta notizia. Leggere i capitoli dedicati alla guerra dei ribelli è un po’ stato come essere al fianco dei personaggi, aspettando un miracolo che potesse salvarli.
Ho vissuto insieme a loro i momenti difficili dell’accettazione di se stessi e delle proprie debolezze, della lotta contro un sistema che non li rappresenta ma che non sembra offrire altre strade. E alla fine poi, sporchi e ricoperti di polvere ci siamo ritrovati a dover ricostruire dalle macerie, anche se un po’ più sollevati di prima.
Delle volte è necessario che, per quanto doloroso, il vecchio sia distrutto per dare vita a qualcosa di nuovo e meraviglioso.