Relativismo conoscitivo.
E così interessante anche capire il riuso del racconto fantastico e della fiaba che fa Bontempelli nella scacchiera! !ua il riferimento intertestuale è evidente. I due riferimenti cardini sono a Carroll, ad Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio. Tant’è vero che La scacchiera davanti allo specchio è dedicata al figlio e, molto probabilmente, in quel periodo gli stava leggendo quelle favole e da lì venne anche l’idea di una rivisitazione dei due racconti di Carroll. Questo elemento fantastico non è mai disgiunto dalla realtà, invece in Carroll abbiamo un paese di pura fantasia. Si tratta di un testo che ha costituito uno scoglio insormontabile per i traduttori, perché si basa quasi interamente su una serie di giochi linguistici di non-senso che si risolve quasi interamente all’interno del linguaggio. Nell’opera di Bontempelli abbiamo la prima persona, è il narratore stesso che racconta un fatto della sua infanzia, quando aveva otto anni. Questo aspetto è già chiarito nel primo capitolo che s’intitola “Epoca di questo racconto”, già dal titolo si capisce come vi sia un elemento in più rispetto a Carroll, che è quello dell’ironia. I titoli sono di tipo ironico e parodico rispetto all’argomento della narrazione, come “Spiegazione del titolo”, ci fanno capire come vi sia un rapporto quasi meta-testuale e parodico rispetto al testo. Solitamente, l’autore non riflette sul romanzo che sta scrivendo, racconta semplicemente la storia e i titoli dei capitoli hanno semplicemente lo scopo di raggruppare gli argomenti. Qua invece c’è un gradino superiore, l’autore racconta la storia, mettendo in evidenza il meccanismo della finzione letteraria perché solitamente il romanzo tradizionale ed ottocentesco si basa su una immedesimazione del lettore con la storia che sta leggendo, per cui il romanzo crea un mondo finzionale cui il lettore partecipa. La vicenda raccontata è quella di un bambino che è stato banalmente messo in punizione in una stanza vuota, in cui è presente solo un grande specchio messo su una mensola un po’ inclinato e una scacchiera, in “inventario della stanza” difatti con la tecnica ancora ironica dell’elenco fa appunto l’inventario di quello che si trova all’interno della stanza: lo specchio, la scacchiera, io. Nella stanza azzurra, la scacchiera si riflette nello specchio, ma il bambino non riesce a vedersi perché lo specchio è un po’ inclinato, allora cerca in tutti i modi, alzandosi sulla punta dei piedi di vedere la sua immagine, ci prova girandoci intorno ed è convinto che così come nello specchio appaiono tutti gli oggetti della stanza in qualche modo deve apparire anche lui, anche se non riesce a vedersi. Appena finisce di pensarci, sente una voce che gli risponde. “Certo che ci sei. Sei qui sotto. Vieni anche tu di qua, e ti vedrai.” Si tratta della voce del re Bianco, che si trova dall’altra parte dello specchio, che lo invita ad avvicinarsi ed entrare. “Tutto le volte che ho ripensato a quel momento, e anche ora, il fatto mi è parso, e mi pare, strambissimo e quasi incredibile. Invece allora non ci trovai nulla di strano. Risposi tranquillamente: “Verrei volentieri, ma prima di tutto non sono come fare;”
Anche qui non c’è un passaggio esplicito tra la veglia e il sonno, tra sogno e realtà. Questo passaggio tra la realtà della stanza e la realtà fantastica dello specchio avviene in maniera conseguente, come se fosse naturale, come in Carroll. Il re Bianco invita il bambino ad entrare in questa dimensione dello specchio semplicemente attraverso il desiderio e la volontà. Il bambino risponde anche in maniera molto ironica dicendo che, questo fatto della volontà, glielo hanno ricordato molte volte. Anche i suoi stessi genitori gli hanno sempre detto che con la volontà si arriva a tutto, ma lui non si spiega come, nonostante abbia la volontà di studiare, non riesca ad imparare la lezione solo perché lo voglia. Tant’è vero che pure questo sogno avventuroso all’interno della scacchiera parte proprio da un meccanismo tipico che riguarda l’infanzia: l’interdizione, il divieto, che bloccano il principio di piacere. Quando il bambino viene rinchiuso nella stanza la mamma si raccomanda col bambino di non toccare né lo specchio né la scacchiera, ma il divieto si tramuta subito in desiderio del bambino, desiderio che ha a che fare con il principio di piacere che per Freud è alla base della vita infantile, il sogno si pone a compensazione di questo piacere inattuabile nella realtà, ma attuabile solo all’interno di una dimensione onirica. Il sogno per Freud risponde sempre al principio di piacere. Grazie alla volontà il bambino riesce a oltrepassare la soglia della scacchiera e si trova al di là. il bambino accenna ad una prima dimensione dello specchio che riproduce esattamente la stanza ma, oltre a questa prima dimensione che è riflesso della stanza, ve ne è un’altra nella quale lui si sveglia ed è uno spazio sterminato ed infinito. La sua guida è il Re bianco e a lui si rivolge per capire come funziona questo nuovo mondo. Il re Bianco dice al bambino che, in realtà, loro hanno già fatto del cammino, anche se non se ne è reso conto, Re bianco infatti dice “In questo mondo di qua, si cammina in un modo speciale.” Dunque non valgono le regole della realtà, ma le coordinate spazio-temporali sono completamente diverse. Il re Bianco inoltre comincia a cercare di chiarire al bambino qual è il rapporto tra le immagini dentro lo specchio e le cose che, invece, stanno di là. E dice “Ora ti spiego. Quando di là c’è qualcuno che guarda verso lo specchio, tutti gli oggetti che vede nella stanza li vede anche riflessi nello specchio, altrimenti questo non servirebbe a nulla, e sarebbe un vetro qualunque. Ma quando non c’è nessuno che guarda, le immagini specchiate se ne possono andare, e intanto lo specchio riposa.” “Allora, dissi io, durante questi tempi di riposo c’è un oggetto davanti allo specchio, senza che ci sia l’immagine nello specchio?” “Sicuro.” “Ma allora io ora qui non sono io? Sono soltanto la mia immagine?” “Il Re Bianco con aria sdegnosa (che non capisce bene la domanda) mi disse: Fa perfettamente lo stesso.” Il centro della questione non riguarda tanto il regno della fantasia al di là dello specchio, quanto più il rapporto tra le immagini riflesse nello specchio e le immagini della realtà, tra la cosa e il riflesso della cosa, quale delle due è reale. È su questo che si basa l’intero romanzo breve: proprio a partire da queste specie di indagine che il bambino comincia a fare con il Re Bianco per capire come stanno le cose e vedremo che questo non dà sempre la stessa risposta. Intanto questo strano spazio, comincia a popolarsi, arrivano un Re nero e tanti altri personaggi, e che Bontempelli introduce nel paragrafo “In famiglia” e di nuovo Il re Bianco approfondisce la spiegazione su questo strano mondo dello specchio, e dice “A ogni specchio corrisponde uno spazio infinito, come questo; e vi si vengono a rifugiare e conservare tutte le immagini di tutti, uomini, donne, bambini, che ci si sono guardati dentro. Quando uno si guarda in uno specchio, e poi se ne va, crede che la cosa sia finita. Niente affatto. Lui se ne va per i fatti suoi e non ci pensa più; ma nello spazio invisibile corrispondente a quello specchio rimane la sua immagine. E mentre lui, nel mondo, un giorno o l’altro muore e il suo corpo, fino al giorno del Giudizio Universale, scompare, invece nello spazio dietro lo specchio la sua immagine dura, credo, eternamente” Cominciamo a definire meglio questo specchio rispetto allo spazio infinito e rispetto al tempo che è un tempo eterno. Il primo discrimine tra la dimensione oltre lo specchio e quella della realtà è dato dalle coordinate spazio-temporali. Mentre nella realtà ogni cosa è soggetta ad un limite spaziale e temporale e al principio di metamorfosi e variazione, dietro lo specchio siamo all’interno di uno spazio monotono ed infinito, sempre uguale a se stesso ed eterno. Tant’è vero che, proprio nel capitolo “In famiglia”, il bambino incontra delle persone conosciute: la sua nonna giovane, incontra un ladro che si era specchiato e la sua immagine è rimasta lì. "È tempo di dire le cose come stanno: devi sapere che i pezzi degli scacchi sono molto, molto più antichi degli uomini, che sono all’ingrosso una specie di pedoni, con i loro alfieri, Re e Regine; e anche i cavalli, a imitazione dei nostri. Allora gli uomini hanno fabbricato delle torri per fare come noi. Hanno poi fatto anche molte atre cose, ma quelle sono tutte superflue. E tutto quello che accade tra gli uomini, specialmente le cose più importanti che si studiano poi nella storia, non sono altro che imitazioni confuse e variazioni impasticciate di grandi partite a scacchi, giocate da noi. Noi siamo gli esemplari e i governatori dell’umanità. Quelle cose che ti ho detto prima, riguardavano le altre immagini, e per loro, in effetti dirigiamo il mondo, e siamo i soli che abbiamo una ragione d’essere, e un ideale.” Piano piano si vede ribaltata la logica tradizionale. Le cose reali, la realtà è quella degli scacchi che sono più antichi degli uomini e a cui essi si conformano. Gli uomini non lo sanno ma la vera realtà non è la loro ma quella degli scacchi che sono di là delle specchio e che dirigono il gioco. Il bambino decide di proseguire la sua esplorazione, addentrandosi in questa vasta pianura sterminata di cui non si vede la fine, e che è vacua, senza colori, monotona e sempre uguale a se stessa e, ad un certo punto, allontanandosi sempre di più, comincia a sentire dei rumori. Si avvicina alla fonte dello strano suono e vede una montagna di oggetti, tutti ammassati in una landa solitaria, così stanno anche questi oggetti, che emettono un suono diverso a seconda del materiale di cui sono fatti, ad esempio il tavolo che è fatto di legno manderà un suono che è come lo stormire delle foglie. Il re di questo strano mondo di oggetti è l’oggetto per eccellenza: il manichino, uno di quelli in vimini che si usavano all’epoca nei negozi per esporre gli abiti. Lui si proclama il re di tutti quegli oggetti. Anche lui dà una spiegazione di quello che per lui è il mondo nello specchio “Tutte queste cose, dice il manichino, sono gli oggetti che furono riflessi, un giorno o l’altro, anche per un momento solo entro l’antichissimo specchio di cui sono il sovrano.” Il manichino comincia a dare una sua interpretazione di questo regno, contraddicendo il re Bianco. Il manichino si proclama re e dice di essere addirittura superiore agli scacchi, che sono mezze persone e mezzi oggetti, e il manichino dice di essere elemento ed emblema della perfezione a cui gli uomini vogliono assomigliare. Ancora un altro punto di vista sui rapporti tra le immagini dietro lo specchio e quelle del mondo reale. Ancora una volta abbiamo una moltiplicazione dei punti di vista e della prospettiva su questo mondo ulteriore. Bontempelli mette in scena un relativismo conoscitivo.
Dunque vi chiedo: cos’è la realtà? Come si può definire tale? Tutto quello che abbiamo sempre definito realtà, in realtà, non può essere solo un riflesso di qualcos’altro? Qual è il mondo vero, quello dietro lo specchio o il nostro?