Marlow tells the story of a young man's coming of age on his first voyage east. The slide into corruption of an idealistic trader, described with terrifying depth and vividness...
Joseph Conrad was a Polish-British novelist and story writer. He is regarded as one of the greatest writers in the English language and, although he did not speak English fluently until his twenties, he became a master prose stylist who brought a non-English sensibility into English literature. He wrote novels and stories, many in nautical settings, that depict crises of human individuality in the midst of what he saw as an indifferent, inscrutable, and amoral world. Conrad is considered a literary impressionist by some and an early modernist by others, though his works also contain elements of 19th-century realism. His narrative style and anti-heroic characters, as in Lord Jim, for example, have influenced numerous authors. Many dramatic films have been adapted from and inspired by his works. Numerous writers and critics have commented that his fictional works, written largely in the first two decades of the 20th century, seem to have anticipated later world events. Writing near the peak of the British Empire, Conrad drew on the national experiences of his native Poland—during nearly all his life, parceled out among three occupying empires—and on his own experiences in the French and British merchant navies, to create short stories and novels that reflect aspects of a European-dominated world—including imperialism and colonialism—and that profoundly explore the human psyche.
“… No, è impossibile; è impossibile comunicare la vivida sensazione di qualsiasi epoca della propria esistenza – quello che ne costituisce la verità, il significato – la sua essenza sottile e penetrante. È impossibile. Si vive, come si sogna – da soli…”
“Cuore di tenebra” e “Gioventù” fanno parte assieme a “Al limite estremo” di una trilogia di racconti -pubblicati tra il 1898 e il 1902- che narrano le tre età dell’uomo nelle vesti del marinaio. Tre stadi differenti della vita, dunque, con le proprie diverse modalità di affrontare le avversità dei viaggi per mare e le scoperte di nuove terre. Per inciso va detto che in tutti e tre i racconti convivono parecchi riferimenti autobiografici dell’autore.
In Gioventù entra in scena per la prima volta Marlow che affronta il suo primo viaggio verso l’oriente dopo la recente promozione come secondo ufficiale di una nave di nome Judea (!!!). Dopo una prima esperienza, a bordo di un veliero australiano, la proposta, a soli vent’anni, di viaggiare come secondo verso Bangkok (seppure si tratti di una nave mercantile di terz’ordine) è, per il giovane, entusiasmante.
Qui, come in “Cuore di tenebra”, la voce narrante è quella di un anonimo testimone dei fatti che introduce una scena in cui assieme ad un direttore della compagnia di navigazione, un ragioniere, un avvocato ci si mette all’ascolto di un quinto personaggio: Marlow, per l’appunto; colui che “raccontò la storia, o meglio la cronaca di un viaggio”.
”“Già, ho visto un bel po’ di mari orientali, ma quel che ricordo meglio è il mio primo viaggio laggiù. Voi amici, lo sapete che ci son certi viaggi che sembrano fatti apposta a illustrazione della vita, che possono costituire un simbolo dell’esistenza. Si lotta, si sgobba, si suda, per poco non ci si ammazza, e a volte ci si ammazza davvero, cercando di portare a compimento qualcosa – e non ci si riesce.
Questo il succo di “Gioventù”: l’orgoglio dell’incarico, l’emozione dell’avventura e tutta la baldanza e impudenza tipica della giovane età che ancora deve confrontarsi coni fallimenti e le delusioni. Un viaggio, pertanto, iniziatico e metaforico che riflette lo stadio in cui la gioventù messa alla prova lascia al posto ad una maturità più scaltra.
E’ l’abbandono di ogni romanticismo: il disincanto che è il tono stesso che Marlow assume nel secondo e più celebre racconto, “Heart of Darkness” (la scelta editoriale di questo volume che inserisce prima il secondo racconto e poi “Gioventù” credo si possa spiegare unicamente al voluto richiamo di cassa che la celebrità di “Cuore di tenebra” sollecita. Dal punto di vista letterario non ha senso…).
L’Africa e la questione coloniale associata alla densità metaforica del testo ne hanno determinato la fama.
Questa volta la voce narrante racconta di trovarsi s’uno yacht assieme a Marlow e gli altri generici personaggi di “Gioventù”. Anche qui il legame tra persone essenzialmente diverse è il mare.
Questa volta il racconto inizia durante una tranquilla navigazione del Tamigi, fiume di cui Marlow ricorda i precedenti come tragitto di ogni traffico commerciale o di conquista territoriale. Le tenebre che accompagnano il tramonto durante questa placida navigazione del Tamigi vengono paragonate ad un altro tipo di tenebre: quelle che le acque conservano dai tempi dei romani, conquistatori di terre e di popoli forti per la debolezza di altri.
A questo punto Marlow dice:
” (…) La conquista della terra, che generalmente significa strapparla a chi ha la pelle diversa o un naso leggermente più schiacciato del nostro, non è un gran bello spettacolo quando la si guardi da vicino. Quel che la redime è soltanto l’idea. Un’idea che la riscatti, non una scusa sentimentale, ma un’idea, e una fede disinteressata in quest’idea, un feticcio da innalzare, davanti al quale ci si possa inchinare e offrir sacrifici…”
Con questa affermazione comincia un altro racconto: destinazione Africa, il Congo.
Quello che si individua nella struttura del testo é tutto un incastro di cornici.
Di tre tipi sono quelle che credo possano essere riconosciute come macro- contenitori:
1) La cornice storica che rievoca il passato coloniale per arrivare al presente; 2) Quella geografica che descrive il viaggio lungo il fiume Congo e che conduce dalla costa all’interno del paese (verso il trafficante d’avorio Kurtz e il richiamo della sua voce…); 3) Quella metaforica che partendo dal titolo si muove dai confini fino al cuore della giungla, dalla luce alle tenebre dell’esistenza umana.
Due domande accompagnano la lettura:
• Cosa succede nell’incontro tra due civiltà? • Cosa succede se uomo – cosiddetto civilizzato- vive in una condizione selvaggia e dunque libero di abbandonare “l’ordine civile”?
Credo che queste due domande abbiano un duplice carattere in quanto sollevano questioni legate sia al momento storico in cui Conrad scrive (e in cui si fa sempre più pressante una riflessione sulla colonizzazione) sia ad aspetti più universali palesati nella metafora dell’Uomo messo a confronto con le forze del Male.
Un racconto potente da molti punti di vista e affascinante per la ricchezza di analisi possibili in poco più che un centinaio di pagine.
Non è banale affermare che si tratti di un imperdibile classico.
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Un testo razzista?
Confesso che uno dei motivi per cui ci tenevo molto alla lettura di “Cuore di tenebra” è da attribuire all’accusa che Achebe Chinua fece nel 1975 durante la lettura pubblica intitolata, per l’appunto "An Image of Africa: Racism in Conrad's Heart of Darkness ",
Schematizzando, si può dire che durante quell’intervento Achebe riscontrava nel racconto due mondi ostili che si fronteggiavano senza nessuna sorta di risolversi in un dialogo costruttivo in quanto totalmente asimmetrici per una marcata immagine di superiorità dell’occidente europeo. E’ vero che l’uomo bianco conradiano è accusato di malvagità nei suoi movimenti conquistatori ma rimane comunque definito come uomo. Per contro l’africano ha una malvagità di tipo bestiale. Rendersi conto che si tratta comunque di altri umani è qualcosa che sorprende Marlow.
Achebe dice che Conrad si è fatto promotore del pensiero razzista in modo inequivocabile proprio in questo passaggio:
”La terra sembrava irreale. Siamo abituati a osservare la forma incatenata di un mostro domato, ma là – là si poteva osservare una cosa mostruosa e libera. Era sinistra, e gli uomini erano – No, non erano inumani. Beh, vedete, era questo il peggio. Questo sospetto che non fossero inumani. Ti veniva lentamente questo pensiero. Urlavano, saltavano, piroettavano, facevano smorfie orribili; ma quello che ti eccitava era proprio il pensiero della loro umanità – analoga alla vostra – il pensiero della vostra lontana affinità con quel tumulto selvaggio e appassionato. Brutto. Sì, era brutto assai, ma se eravate abbastanza uomo avreste dovuto ammettere che in voi c’era un’impercettibile traccia di una risposta alla terribile franchezza di quel frastuono, un vago sospetto che in tutto ciò esistesse un significato che voi – voi così remoti dalla notte delle età primeve – avreste potuto capire.”
IL carattere selvaggio e diabolico è poi reiterato nella figura dell’amante africana del colonialista Kurtz (”E da destra a sinistra, lungo la riva in piena luce, si mosse la selvaggia e sfarzosa apparizione di una donna.”) che si contrappone alla composta, moderata e virtuosa fidanzata bianca.
Anche i paesaggi sono caratterizzati da questo conflitto. Ad esempio sia il Tamigi, da un lato, sia il fiume Congo, dall’altro, sono qualificati come dark places ma con una differenza descrittiva per cui il corso d’acqua africano è sinuoso e letale come un serpente rimarcandone così la categorizzazione bestiale, diabolica e malvagia.
Achebe in sostanza punta il dito su queste distinzioni di umanità e sulla classificazione che elegge Marlow ad anima pura, i commercianti d’avorio a corrotti (e dunque rappresentati delle tenebre) e gli indigeni privi di anima e dotati sì di quell’umanità riconosciuta quasi all’ultimo e di sorpresa ma con una “caratura” differente poiché primitiva e selvatica dunque ammessa solo nel suo stadio di sotto-sviluppo nell’ottica biancocentrica di chi parla. Se il metro di misura del mondo è, infatti, la civilizzazione europea, l’Africa non può che risultarne l’antitesi.
Una chiave di lettura che i discorsi post- coloniali, come questo di Achebe, indicano come fondamentali nel mancato riconoscimento non solo di ogni umanità non bianca ma di ogni storia e scala valoriale di questi popoli. Molte analisi del testo riconoscono nella struttura di “Cuore di tenebra” (una voce che racconta di Marlow che racconta il quale parla di altri uomini ed altre storie…) una modalità da parte di Conrad di prendere le distanze da certe affermazioni.
Achebe a tale proposito dice:
” "...If Conrad's intention is to draw a cordon sanitaire between himself and the moral and psychological malaise of his narrator, his care seems to me to be totally wasted because he neglects to hint, clearly and adequately, at an alternative frame of reference by which we may judge the actions and opinions of his characters. It would not have been beyond Conrad's power to make that provision if he had thought it necessary. Conrad seems to me to approve of Marlow..."
Il pensiero di Marlow è per Achebe un giudizio definitivo poiché agli africani non è dato nessun diritto di replica, né con parole né con azioni che contraddicano chi li ha resi oggetti di narrazione.
Ciò che lo scrittore nigeriano concede a Conrad è di aver scritto un racconto che, almeno in parte, riesamina lo sfruttamento coloniale e la cui ambiguità è riflesso dell’epoca stessa in cui è stato scritto.
Ovviamente le accuse di Achebe hanno trovato solidi muri contro cui rimbalzare. A mio avviso vanno comunque inquadrate nell’utilizzo dello strumento portante del discorso post- coloniale, ossia quello della “decostruzione”.
L’affermazione di Angela Davis sul significato dell’essere radicali (”Radical simply means "grasping things at the root.” ) può essere utile a comprendere ciò che Achebe voleva dire al mondo bianco.
A volte si rende necessario un percorso a ritroso, un cambiamento delle lenti e delle posizioni da cui si guarda e si giudica il mondo e l’umanità, uno spostamento di soggetti e oggetti. In questo senso bisognerebbe accogliere le sue parole e non come accusa di razzismo chiusa nelle sue conclusioni ma come analisi che non deve sovrapporsi ma essere parallela nella sua essenza di verità.
Unverhofftes Wiederlesen, im Fall von Jugend ein durchaus erfreuliches, Herz der Finsternis hat zwar auch so seine Momente, hinterlässt aber ein riesengroßes Vakuum in Sachen der Motivationen von Kurtz, bzw. Marlows Respekt für den Irren. Aber ein ganz großes Kompliment an den Prosaiker Conrad, der seinem Erzähler Marlow einen unverwechselbaren und absolut schlüssigen Duktus verpasst hat. Jugend ist eine herrliche Groteske um ein Pannenschiff, bei dem der Leser zwischen den Zeilen lesen muss, um die Pointe zu verstehen. Marlow bekommt sein erstes Kommando auf der alten Bark Judea: Kohle für Bangkok der Auftrag. Doch erst wird das Schiff im Hafen gerammt, beim nächsten mal läuft das Schiff in den schlimmsten Sturm seit Jahren, zwei weitere Anläufe scheitern, nach einer Generalüberholung gehen sogar die Ratten von Bord, obwohl die Judea so gut in Schuss ist, wie ewig nicht mehr. Der weitere Verlauf ist so absolut grotesk, dass ich sogar im Stadion laut lachen musste, Strukturell das heitere Gegenstück zum Killerschiff The Brute aus A set of six, das bei jeder Ausfahrt ein Opfer unter den Mannschaft fordert, aber absolut rational erzählt. Herz der Finsternis hat als Vorlage zu Francis Ford Coppolas Apocalypse now ja einen besonderen Bonus unter den Erzählungen Joseph Conrads, aber auch ein gewisse Bürde, denn der Regisseur hat bei der Verlegung aus dem Congo ins Vietnam der 1960er allerlei Bedeutungsebenen drauf gepackt. So viele, dass mir beim Besuch einer Kinovorstellung keinerlei Parallele zur unlängst gelesenen Erzählung auffiel. Allerdings konnte ich mit 15 keinerlei akustischen Zusammenhang zwischen Kurtz und Körtz, da amerikanische Aussprache von deutschen Namen kein Thema von Waldorfschulunterricht war. Zudem haben die Brando-Show und der finale Ritualmord auch nichts mit Conrads Ende zu tun. Flussfahrt und Kurtz-Handlung haben mich auch dieses mal nicht so sehr beeindruckt wie der antikolonialistische Beginn, in der die Heuchelei hinter einem denkbar uneffektiven Ausbeutungssystem mit zahlreichen Alibi-Aktivitäten bloß gestellt wird. Auf dem Fluss findet sich dann eine Passage, in der sich Marlow mit herab lassender Anerkennung über die Fähigkeiten seines Heizers äußert, den er ebenso für seine Zwecke abgerichtet hat wie der Vorgänger den Steuermann. Eine zeitgenössische Einstellung, die mir schon Anno 1979 übel aufstieß, allerdings bin ich längst über das Alter hinaus, in dem der Erzähler in jeder Hinsicht ein Vorbild sein muss. Entsprechende Partien könnten literarisch ungebildete woke Zeitgen....*innen mit permamentem Oberlehrer-Anspruch durchaus in den falschen Hals kriegen und dem Autor ankreiden. Aber gemach, gemach, es handelt sich um Rollenprosa und glaubwürdiges zeitgenössisches Verhalten. Die Erzählrunde in Seemannskreisen gibt, trotz aller Einsichten in die dunklen Seiten des menschlichen Wesens, gerade auf Seiten der selbst ernannten Zivilisationsbringer, doch ein gewisses Renommiergehabe mit sich. Marlow hingegen lässt auch bei seiner Jugendgeschichte nie durchblicken, dass er je geschnallt hat, was auf der Judea eigentlich abgelaufen ist, sondern beschränkt sich auf den zauberhaften Klang des Reiseziels Bangkok. Der einzige subtile Hinweis darauf, dass er das Spiel mit der Ahnungslosigkeit des jungen Offiziers und der Mannschaft durchschaut hat. Oder auch nicht, dass Conrad jedes nur erdenkliche Indiz liefert, aber sämtliche Schlüsse dem Leser hinterlässt (Bei mir sind manche Groschen erst ziemlich spät gefallen) macht Jugend zum Fünf-Sterne-Text, Herz der Finsternis ist mir in der zweiten Hälfte zu sehr mit Reflexionen überladen, liefert aber, wie eingangs erwähnt, zu wenig Motivationen in Sachen Kurtz und würde eher dreieinhalb Sterne bekommen. Und, wie schon mehrfach erwähnt, das woke Bewusstsein ist Teil des aktuellen Kolonialismus, der die Weltbevölkerung mental uniform machen will, damit wir uns alle ganz viel lieb haben können, weil niemand mehr etwas wegen kultureller Unterschiede in den falschen Hals bekommt. Wer's glaubt wird selig. One world ist ebenso ein Deckmäntelchen für gar nicht so humane Geschäftemacherei wie die christliche Missionierung im Kolonialismus alter Schule gegen die sich heutzutage gefahrlos demonstrieren lässt.
Zagmatwane i umiarkowanie ciekawe Mało odkrywcza Mój problem z ta książka jest taki ze po prostu powiela stereotyp white saviour i przedmiotowego traktowania czarnoskórych ludzi bez żadnej refleksji autora nad tym co napisał
Je n'aurais sans doute jamais aborder cet auteur n'eut été d'une mise en contexte qu'on me demandait de faire avec l'auteur nigérien Chinua Achebe que je devais lire ensuite. Le premier texte de ce recueil, Jeunesse, est une nouvelle qui raconte avec beaucoup d'humour le périple d'un jeune lieutenant sur un vieux bateau qui s'achemine vers l'Asie en partance de l'Angleterre. J'ai été surprise par l'érudition de l'auteur qui utilise les termes de la navigation avec beaucoup de nuances. Sans doute, Conrad, dont je ne connais pas la biographie, aura navigué professionnellement pour en connaître autant sur ce sujet. C'est la deuxième partie de ce livre à laquelle je devais m'intéresser. Le Coeur de ténèbres se déroule près du grand fleuve Congo. Écrit en 1898 et publié en 1902, ce livre raconte l'arrivée de la civilisation blanche et sa prise de possession du territoire. Dans ce contexte, le traitement peut être jugé de nos jours scandaleux compte tenu de l'utilisation d'un vocabulaire maintenant interdit. Mais si on se place dans le contexte de l'époque, comment aurait pu être décrits les moeurs et coutumes des autochtones par un intellectuel n'ayant aucune référence pour en comprendre la dynamique? Achebe, en 1970, dénonce ce texte en traitant de raciste Joseph Conrad et en proposant pour illustrer son propos des amalgames assez boiteux. Il va même jusqu'à déclarer que Conrad n'est pas un artiste... Pour ma part, j'ai trouvé l'écriture de Conrad assez élégante.
Hard to believe I got so far in life without reading Conrad! Also hard to believe that this Pole, who didn't start speaking English until learning it from his fellow sailors in his late teens, ended up being far and away one of the ultimate masters of the language. The way he writes in "Heart of Darkness" is mind-blowing, and like no one else (though the past 100 years have seen countless people try). Others have said plenty about the story, so I will say nothing more than that I agree with them (except for those who don't like it, which is probably the same as merely not appreciating insanely good writing).
"Youth" is a shorter tale, and one of the most gripping stories I've ever read (up there with Saint-Exupery's "Cyclone" story). Based on Conrad's own sailing experiences, I lost count of how many times those sailors should have ended up at the bottom of the sea. Amazing tale, and told by someone who knows exactly how to tell a perfect story. And of course, being Conrad, there's much more than just a story here - there's a whole philosophy about youth, while he's at it.
ترجمه داستان دل تاریکی، از نظر من، از ترجمه صالح حسینی بهتر بود. (هرچند که آن ترجمه هم خوب است.) ضمنا، بودن داستان جوانی در این کتاب (که از نظر زمانی درست قبل از دل تاریکی است و همچنین شخصیت مارلو برای اولین بار در این کتاب ظاهر می شود می تواند کمی به درک داستان دل تاریکی هم کمک کند. به خصوص اوایل داستان دل تاریکی که به نظر می رسید داستان کمی گنگ و مبهم شروع شده، ولی با خواندن داستان جوانی متوجه می شویم که در واقع دل تاریکی ادامه روایت های مارلوست که از داستان جوانی شروع شده. (هرچند داستان اصلی جوانی و دل تاریکی از هم جداست.) به هر حال، خواندن این ترجمه هم برای علاقه مندان به آثار کنراد، می تواند مفید باشد
«... No, è impossibile. È impossibile comunicare la sensazione della vita di un qualsiasi momento della propria esistenza, ciò che rende la sua verità, il suo significato, la sua essenza sottile e penetrante. È impossibile. Viviamo come sognamo: soli.» Ecco, questo libro, così difficile, sembra un viaggio a ritroso di Marlow nella propria mente nel momento in cui decide di stabilire un contatto con un'alterità dell'Africa e di Kurtz, con un mistero che lo affascina, lo tramortisce, lo fa crescere e lo intristisce. Assistiamo al tentativo di Marlow di uscire dal suo solipsismo per raggiungere la dimensione di un altro, con tutte le ristrettezze di vedute e le preclusioni del caso(anche perché diciamocelo - un po' razzista e sessista Conrad era). Proprio in questo processo - il tentativo di uscire dalla propria visione ristretta per raggiungere l'altro - penso stia il senso profondo di questo libro che non a caso è considerato un precursore del modernismo.
"L'orrore! L'orrore!" Parto così, con questo urlo. Conrad non è semplice da leggere e non perché dica qualcosa di difficile, anzi forse proprio al contrario: dice cose semplici, ma con troppa forza, troppa franchezza. Si sente l'impeto del mare, leggendo di Marlow, si sente la forza degli uomini che vivono in mare, plasmati da quel vento e dalle energie vitali. Gioventù è un racconto da leggere quando si è grandi, non anagraficamente, ma quando si ha una storia da raccontare, come nel caso del protagonista: personalmente divoro le sue narrazioni. Cuore di tenebra mette i brividi, quando ho letto l'ultima pagina non potevo credere che era già arrivata la fine, in più di un senso. Nel corso di questa lettura ci si trova di fronte con brutalità ad una verità: nella nostra vita conosciamo tutti un "Kurtz" e pensiamo al "nostro Kurtz" man mano che la storia prosegue... Arrivati alla fine, ci interroghiamo se siamo Marlow o Kurtz, forse è questo che dà i brividi.
It's amazing to think that this was written 114 years ago, and it's still fresh today (apart from the occasional By Jove!). Comparing it with the movie Apocalypse Now is unfair and misguided. True, they have the same central theme - a journey to the black heart of the world and also into the black heart of a man, Kurtz. But there the similarity ends. The book is about Africa and the Ivory Trade, the film is about Vietnam and the War. The book ends with the Narrator handing Kurtz's letters to his Intended and then reporting his last words as her name spoken aloud, when in fact Kurtz said "The Horror. The Horror." The film ends with the sick man, Kurtz, being murdered by his assassin. But most of all, how can you compare an extremely polished work of written literature, full of description and masterful prose, with a powerful hard-hitting filmic masterpiece which arguably says more about the pointlessness of war than the blackness within man and the world.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Don't understand what all the fuss is about with this book. I struggled with the language and found the summary of the book on Wikipedia more useful. Probably me
Heart of Darkness is the big title in this set of three, but I personally find Youth - that is, an older man recollecting the misadventures of his own - the more affecting these days.