In A Second Skin, top contemporary writers explore the significance of clothes which have marked a particular point in their lives, touching on themes such as identity, memory, family, sexulaity, rebellion, and tradition. From Joan Smith's rumination on underewar and sexual politics to Helen Dunmore's sumptuous description of her mother's red velvet dress, this varied and resonant collection examines the place clothes hold in our lives.
Oggi voglio parlarvi di un libricino scovato nella libreria dei proprietari di casa, un libricino di quelli che ha ancora il prezzo in lire e il bordo delle pagine un po' ingiallite, giusto per intenderci.
Devo dire che il voto è un voto di media, ci sono 33 penne che si alternano, qualcuna si meritava anche 5 stelle, ma il medione che farei è questo.
Qui si parla non dei vestiti, in quanto strumento per pudore e riscaldamento, ma si parla di abiti e accessori come carte copiative di eventi, come amuleti porta fortuna, come ricordi di persone care che ci sono state e che non ci sono più.
E' cosi che si legge dell'acquisto agognato di quel tipo specifico di scarpe, come strumento di accettazione del Gruppo durante la faticosa fase di ribellione adolescenziale.
Si parla di intimo, di reggiseni come strumenti per esplorare la propria sensualità, ma anche come elemento che imprigiona la donna in una gabbia dalla quale qualcuna ha il coraggio di evadere.
Si parla degli abiti rosa in crinolina che si è obbligati ad indossare quando al nostro guardaroba ci pensa ancora la mamma.
E' un libro delicato ed a tratti emozionante: impossibile non riconoscersi in almeno uno di questi racconti.
Valore aggiunto è che si alternano, come dicevo, diverse voci, di età, estrazione, esperienza e culture differenti.
Ve lo consiglio e se dovessi pensare ad un occasione, vi direi che è il perfetto compagno in un viaggio in treno di un paio di ore, dato che questo è il tempo che vi servirà per leggere questo libricino scorrevole e delicato.