In recent years we have seen a number of dramatic discoveries within the biological and related sciences. Traditional arguments such as "nature versus nurture" are rapidly disappearing because of the realization that just as we are affecting our environments, so too do these altered environments restructure our cognitive abilities and outlooks. If the biological and technological breakthroughs are promising benefits such as extended life expectancies, these same discoveries also have the potential to improve in significant ways the quality of our built environments. This poses a compelling challenge to conventional architectural theory... This is the first book to consider these new scientific and humanistic models in architectural terms. Constructed as a series of five essays around the themes of beauty, culture, emotion, the experience of architecture, and artistic play, this book draws upon a broad range of discussions taking place in philosophy, psychology, biology, neuroscience, and anthropology, and in doing so questions what implications these discussions hold for architectural design. Drawing upon a wealth of research, Mallgrave argues that we should turn our focus away from the objectification of architecture (treating design as the creation of objects) and redirect it back to those for whom we the people inhabiting our built environments.
Saggio illuminante sull'architettura studiata dal punto di vista delle più recenti acquisizioni neuro-scientifiche. In particolare, riguardo i neuroni specchio, per cui l'architettura sarebbe una pratica incarnata: un edificio non si percepisce solo con la vista, ma con tutto il corpo. Il saggio affronta il problema della definizione di bellezza (in generale e in particolare per un edificio) fino all'architettura come arte: l'autore ci porta a riconoscere come il nostro corpo e i suoi movimenti siano essenziali nel riconoscere a un edificio una certa qualità di bellezza. E la bellezza non è un'opzione culturale, ma ha radici profonde nel nostro cervello. "Le opere d'arte belle rafforzano il sistema vitale o biologico dell'organismo, mentre quelle brutte hanno un effetto negativo". Le emozioni hanno un ruolo cruciale: per esempio, la sensazione di scarso gradimento che le persone sperimentano davanti all'uso di certi materiali (per esempio, il vetro riflettente) negli edifici moderni ha una precisa ragione neurologica, non è legata a preferenze personali. Interessante anche il capitolo sugli studenti di architettura e sul fatto (deleterio) che la progettazione architettonica oggi non abbia più nulla a che fare col disegno (manuale).
Sono sempre stata fermamente convinta del valore "sociale" dell'architettura. Sono sempre stata sicura che il ruolo dell'architetto debba essere, sopra ogni cosa, quello di favorire il benessere delle persone che abitano lo spazio progettato. Ed oggi sono ancora più certa che la percezione di piacevolezza, benessere ed equilibrio che proviamo entrando in certi luoghi scaturisca dall'esperienza multisensoriale che facciamo dell'architettura.
In questo bellissimo saggio Mallgrave prova a spiegarne i meccanismi, utilizzando un linguaggio chiaro e scorrevole, con accenni alle neuroscienze e qualche richiamo alla storia dell'architettura.
Una lettura affascinante e che mi ha lasciato il bisogno di volerne sapere di più.
Da sempre nutro sospetto verso l'approccio neuroscientifico interessato a capire quale area del cervello si "accende" quando facciamo una particolare cosa, e la lettura di questo libro non muta il mio pregiudizio. Alcune osservazioni molto interessanti sulla nostra relazione estetica con lo spazio, annegate in pagine tipiche dell'approccio di cui sopra.
cosa c'è di meglio dell'unione delle neuroscienze e l'architettura?
Mallgrave mi ha fatta scoprire un nuovo approccio di cui non sapevo granchè, utile per la stesura di alcuni capitoli della tesi ed argomenti che rimarranno impressi nella mia mente