“Credo nel potere che ha lo sport sulla vita, volevo far uscire le ragazze di casa e portarle a correre per le strade” (Nawal El Moutawakel, ostacolista. Prima medaglia d’oro nella storia sportiva del Marocco alle Olimpiadi di Los Angeles ‘84)
Nicola Roggero è un giornalista sportivo e si occupa di calcio e di atletica leggera, la regina degli sport.
In questo suo lavoro racconta come gli eventi storici del Novecento hanno condizionato la vita degli atleti, ma anche il contrario, ossia come le imprese sportive hanno cambiato la storia del secolo scorso. Lo fa raccontando principalmente di atletica e di Olimpiadi, ma senza dimenticare di accennare ad altri sport.
Sono storie dimenticate, o non conosciute, che Roggero ci riporta alla memoria, ma anche atleti indimenticabili di cui qualcuno può non ricordare la provenienza o la storia. Incontriamo nomi noti come Emil Zátopec, Richard “Dick” Fosbury, Abebe Bikila, ma anche personaggi forse scordati come il nostro Luigi Facelli o Wilma Glodean Rudolph. Conosciamo le vittorie, ma anche le sconfitte, di atleti che spesso hanno dovuto lottare contro privazioni, razzismo, cortina di ferro per raggiungere gli obiettivi per i quali si erano duramente allenati. E scopriamo anche cosa ne è stato di loro dopo che si sono spenti i riflettori o i podi si sono allontanati.
Scopriamo storie di rara umanità, di solidarietà tra atleti, di lotta (indimenticabili i pugni guantati al cielo di Smith e Carlos alla premiazione olimpica a Città del Messico) e di resistenza, non solo fisica.
Roggero ci ricorda la forza e la potenza dello sport con le parole di Nelson Mandela: “Lo sport ha la forza di cambiare il mondo […] di unire le persone come poche altre cose riescono a fare. Ha più potere dei governi nel rompere le barriere razziali. Irride ogni tipo di discriminazione”, ma anche con fatti realmente accaduti. Perché lo sport ha - o almeno dovrebbe avere - il compito di unire e non di dividere. Sebbene nel corso della storia sia stato usato in modo opposto. Invece lo sport è egualitario: ignora razze, etnie, religioni; lo sport fa emergere il talento e l’abnegazione, fregandosene di tutto il resto. Facendo spesso emergere il lato profondamente umano di uomini e donne, anche in uno sport individuale come l’atletica lèggera; non esistono rivali, gli unici rivali sono gli ostacoli, l’asticella, il tempo.
Sono convinta che lo sport, in generale, renda migliori le persone, anche se da noi, qualche volta, sembra non essere compreso (concedetemi una leggera vena polemica da madre di atleta, che spesso ha dovuto scontrarsi con mentalità chiuse sedute in cattedra).