“E’ stato detto che nelle Parrocchie di Regalpetra sono contenuti tutti i temi che ho poi, in altri libri, variamente svolto. E l’ho detto anch’io…. Tutti i miei libri in effetti ne fanno uno. Un libro sulla Sicilia che tocca i punti dolenti del passato e del presente e che viene ad articolarsi come la storia di una continua sconfitta della ragione e di coloro che nella sconfitta furono personalmente travolti e annientati.”
Le parole di Sciascia riassumono il significato del libro, che non è un romanzo, ma una raccolta di brevi saggi che toccano argomenti specifici ed aspetti particolari della vita siciliana e non solo: usando come paradigma il paese di Regalpetra (nome inventato che richiama quello di Racalmuto, paese di nascita dello scrittore), vengono esaminati usi e costumi della classe dirigente, i cosiddetti galantuomini, ne Il circolo della concordia,l’amministrazione politica succedutasi nel tempo a partire dalla fine della seconda guerra mondiale in Sindaci e commissari, da leggere in correlazione con il Diario elettorale, la situazione scolastica in Cronache scolastiche raccontate da uno Sciascia che a Racalmuto fece anche il maestro. In questo modo viene tratteggiato, con un fondo di amara ironia, un quadro ampio e articolato della situazione della vita nell’isola e di quanto essa fosse lontana dalla ragione, cioè dalla libertà e dalla giustizia, e sprofondata nel buio della povertà , della fame e del freddo degli abitanti del paese: salinari, zolfatari, braccianti agricoli, mezzadri “tutti sfruttati fino all’estremo, fino all’annientamento e allo sfascio”, ed i ragazzi delle scuole, figli di zolfatari, di salinari e di contadini. “Io parlo loro di quel che produce l’America, e loro hanno freddo, hanno fame; e io dico del Risorgimento e loro hanno fame, aspettano l’ora della refezione, giocano per ingannare il tempo, e magari pizzicando le lamette dimenticano la fatica del servizio, le scale da salire con le brocche dell’acqua, i piatti da lavare”.
Il quadro non è aggiornato, certo, risalendo il libro a 60 anni fa, ma quelli che Sciascia definisce i punti dolenti del passato e del presente , sotto nuovi aspetti, sopravvivono ancora oggi e di certo non solo nella realtà siciliana.