Je regrette beaucoup de choses
Sono tornato a leggere un Maigret dopo un po' di tempo e ho pescato (è il caso di dirlo, trattandosi di racconto "marinaresco") una gemma.
Un delitto maturato in una cittadina portuale del nord porta il Commissario a fare l'ennesima vacanza di lavoro fuori porta, con Signora Maigret al seguito, su richiesta di un amico d'infanzia.
Il quadro è squallido, uomini distrutti da un lavoro durissimo e malpagato, che affogano nel bere i malumori di una pesca andata male e finita peggio, con un mozzo morto durante la navigazione e il capitano, nientemeno, finito in acqua nel porto con il collo spezzato.
Il sospettato è insolito, un giovane telegrafista al primo imbarco, finito in un gorgo torbido assai che vede ovviamente di mezzo un'avvenente signora, attorno alla quale girano troppi pretendenti.
Simenon in queste atmosfere gavazzava, forse perchè le città di mare belghe e quelle del nord della Francia si somigliano e le conosceva bene, forse perchè le passioni torbide, lo squallore illuminato qui e là da inaspettati lampi di dignità e umanità sono il suo materiale preferito.
Qui, come nei suoi lavori migliori, non c'è un personaggio di troppo, non uno che non sia al suo posto, insostituibile anche solo in quella riga, in quello scambio di battute.
Uno di quei Maigret che avrei voluto fosse un romanzone di 400 pagine, invece delle solite 200 d'ordinanza.
[NdA: il titolo è stato tradotto con Google, io non parlo il francese, scusa pardon]