Un mistero impossibile, macchiato dall’ombra di presenze oscure. Un meccanismo narrativo perfetto. Un nuovo grande protagonista del giallo italiano. Da dodici anni alcuni anziani scompaiono di notte, senza lasciare traccia, tutti nello stesso escono da Villa Imperiale, la sfarzosa casa di riposo sul Passo della Mendola dove sono ospiti, abbandonano i propri indumenti ai margini del bosco e si inoltrano nel buio richiamati da una voce… o almeno così riferiscono alle autorità gli amici e i parenti dei dispersi. Ogni due anni puntualmente la storia si ripete, senza che gli inquirenti riescano a venirne a capo. Mentre in paese si mormora che lassù c’è qualcosa di sovrannaturale per il susseguirsi di eventi inspiegabili, a far luce sul caso viene chiamato il professor Piero Montecchi. Fascinoso, ironico, innamorato della scienza e di una moglie perduta, Montecchi è docente di Neuroscienze forensi all’Università di Verona e membro del CICAP, l’ente che controlla le affermazioni sul paranormale. Tra foreste silenziose, presenze inquietanti e un antico fatto di sangue che ha sconvolto per sempre il villaggio, lo scettico professore dovrà sciogliere i nodi di una vicenda che sembra trascendere i limiti della razionalità. Perché nessuno meglio di lui sa che l’enigma più contorto non è l’occulto, bensì la mente umana.
Gigi Paoli - (Firenze, 1971), giornalista, è stato dal 2001 e per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze del quotidiano La Nazione. Dal marzo 2016 è caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Prato assieme alla figlia teenager, una gatta nera e tanti libri. Il rumore della pioggia è il suo primo romanzo.
Sei anziani spariti in dodici anni, uno ogni due anni, a cadenza regolare: escono, di notte, dalla loro camera, attraversano la villa, arrivano ai margini del bosco che la circonda, abbandonano indumenti e scarpe e spariscono nel nulla. Di loro non si sa più niente, come fossero stati risucchiati dal buio; dal buio e da quella voce ipnotica, come Montecchi scoprirà, che pare chiamarli a sé.
Un grande studio per trattare argomenti sicuramente non semplici. Un nuovo protagonista, Piero Montecchi, per dare il là a una serie che promette grandi emozioni.
Tra luoghi meravigliosamente descritti, cibi che fanno venire l'acquolina in bocca e fatti che sconvolgono, Gigi Paoli farà traballare le certezze del suo nuovo protagonista!
#lamiafascetta Laura non c'è, sta in viaggio per Verona!
Scrittura dinamica e scorrevole per questo nuovo autore che mi sono apprestata a leggere e che ricorda molto lo stile di Donato Carrisi. La trama ha tutto quello che serve, tragedia del protagonista, personaggi macabri, storia al limite del paranormale, colpo di scena finale… anche se avrei preferito più risposte. Lo trovo un po’ troppo frettoloso sopratutto nel finale che rimane quasi “aperto” e per questo non mi ha soddisfatto appieno. Vale comunque la lettura.
Gigi Paoli ha un'ottima scrittura. Il libro a cavallo tra soprannaturalr e scienza è molto affascinante e lascia un finale un po' chiuso e un po' aperto. Indecisa tra tre e quattro stelle, ne do quattro per via della piacevole scrittura e della trama coerente e ben costruita.
La trama inizia in modo piuttosto intrigante, ma lentissimo: si arriva praticamente a metà libro senza che sia successo nulla, fra flashback interminabili per introdurre i personaggi e raffazzonati spiegoni di “psicologia” e “neuroscienze”, roba che uno specialista del settore farebbe harakiri. Lo stile è prolisso e pedante, infarcito di spiegoni didascalici che paiono copincollati da Wikipedia e dettagli ridondanti. Memorabile un passaggio tratto direttamente da Google Maps, con tanto di chilometri, minuti di percorrenza, caselli e numeri delle strade. E la pausa pipì in autogrill non ce la metti?
I personaggi sono stereotipati e bidimensionali. Il protagonista è un giovane Harrison Ford in salsa neuroscienze, irresistibile per ogni donna, venerato dagli studenti, invidiato dai colleghi, sempre impeccabile con abiti firmati e orologi costosi. Per non rischiare di dimenticarci che è un fico, almeno tre volte per pagina ci viene ribadito che è un “professore” e un “neuroscienziato”, magari mentre qualche donna di passaggio flirta languida con lui. Naturalmente, come in ogni cliché che si rispetti, ha alle spalle una storia tormentata e una moglie bellissima, perfetta e prematuramente defunta. Lo svenevole ricordo di Santa Cinzia Martire ci perseguita ogni tre righe.
In effetti, come Harrison Ford ne "I predatori dell'arca perduta" (che, a scanso di equivoci, è comunque un gran film), il protagonista è completamente inutile nello sviluppo della trama. Ci viene presentato come un geniale investigatore del mistero, ma non sa cosa siano gli abeti, non vuole raccogliere informazioni sul caso “per non avere preconcetti”, dimentica i nomi delle vittime e per l'intero libro non si accorge di cose che il lettore dà per scontate. Figuriamoci scoprire qualcosa: le poche informazioni che penosamente mette assieme gli vengono raccontate da altri per caso.
Nella seconda metà, il mistero non decolla mai e finisce per affogare in una serie di avvenimenti e morti inutili che non aggiungono nulla di concreto. Tra frasi frammentate da punteggiatura a casaccio, concordanza dei tempi verbali a sentimento, dialoghi innaturali e trascinati, loop ricorsivi di subordinate, cliché e metafore imbarazzanti, arrivare alla fine è una fatica. Che non viene nemmeno ripagata dallo svelamento del mistero, dato che il finale non risolve nulla e lascia aperti gli stessi interrogativi con cui abbiamo iniziato, e pure di più. Roba da impazzire e farsi brillare in via della Mendola 41.
Una lettura che mi ha davvero colpito positivamente e adattissima al periodo (autunnale/Halloween).
Anziani che scompaiono misteriosamente, un professore universitario dal passato traumatico chiamato a investigare, una vecchia storia di sangue in un piccolo paesino montano: sono questi gli elementi che caratterizzano questo romanzo, con uno stile che ricorda a tratti quello di Carrisi, che ti cattura dalle prime pagine e ti invoglia a girare pagina dopo pagina. Mi è piaciuto moltissimo il protagonista, Piero Montecchi, un personaggio molto ben riuscito, e ho adorato le vibes autunnali che si respiravano nell'ambientazione tra i boschi trentini, con la misteriosa e inquietante Villa Imperiale come punto focale della vicenda. Forse il finale è stato un po' troppo conciso, l'intera situazione meritava qualche pagina in più, e anche un po' troppo aperto per i miei gusti, ma questo fa parte del fascino della storia, ognuno alla fine può darle l'interpretazione che più preferisce, e quindi sono 4 stelle piene, nella speranza che Piero Montecchi ritorni con un'altra avventura.
il primo e ultimo libro che leggo di Gigi Paoli! L'inizio di questo libro prometteva bene, anche se, lo trovavo un pò troppo pomposo e autoriferito. Mi ha dato molto fastidio la continua pubblicità che faceva ogni volta che fumava una gauloise, praticamente per tutto il libro. Mi sono sorbita 320 pagine sperando di vedere una luce in fondo al tunnell. Niente da fare, il caro Paoli ha fatto come il suo collega Carrisi. Ha lasciato tutto il finale senza uno straccio di spiegazione, si è divertito scrivendo di paranormale e dopo non ha saputo più come uscirne. Per cui, punto, chiude il libro e lascia i lettori con un palmo di naso. non ho capito bene i commenti di chi lo ha trovato bellissimo, come può un libro incompleto essere bellissimo. Misteri della lettura, ognuno da una sua interpretazione, Carrisi Docet.
❤ Fine lettura ❤️ ⭐⭐⭐⭐⭐/5 Caro Gigi Paoli hai visto che mi è piaciuto?, detto questo dirò la mia. È stata una piacevolissima lettura, piena di mistero come piace a me. Ruota tutto a questa villa, la villa Imperiale che è una casa di riposo sul Passo della Mendola. Ma questi anziani spariscono, e nessuno sa il perché (in questo c'è tanto mistero). A questo punto chiamano un professore Piero Montecchi, che è il nuovo personaggio di questa serie. Lo dovete assolutamente leggere, vi terrà incollati fino all'ultima pagina. Super consigliato. 😍 ❤ . . . #lavocedelbuio #gigipaoli #GiuntiEditore Pubblicato il 7 giugno 2023 Pagine 304
Quando ti prende non riesci a staccarti alcune scene posso essere molto forti se sei sensibile si parla di omicidio e di cadaveri in modo molto dettagliato il finale è particolare Nel libro sono presenti dei capitoli ambientati nel passato che all'inizio possono confondere se non te ne accorgi Nel complesso bel libro mi è piaciuto
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Primo libro che leggo di Gigi Paoli e primo con protagonista il professor Montecchi. Mi è piaciuto tutto:ottima caratterizzazione, giusta dose di inquietudine e mistero, colpi di scena! Super consigliato!!
Lettura gradevole e scorrevolissima. Lo stile di Gigi Paoli ricorda un po' quello di Donato Carrisi, cosa che indubbiamente ho apprezzato. Peccato per il finale troppo rapido e le tante domande rimaste senza risposta. A parer mio, alcuni nodi andavano sciolti.
Un romanzo thriller con una storia avvincente e un mistero ben costruito che fino alla fine ti tiene con il fiato sospeso. Scrittura scorrevole. Il finale, seppure imprevedibile e "piacevolmente inquietante", meritava piu' spazio rispetto alle ultime Misere 10 pagine.
Non è scritto male, lo stile e' scorrevole e la storia avvincente. Però sembra che lo scrittore sia poco esperto di ciò che scrive. E si sia documentato poco. Ci sono troppe inesattezze riguardo al mondo delle RSA e dei farmaci. Il finale è sciocco.
Ambientazione molto interessante, trama ben congegnata, ma nel finale l'autore non riesce a riannodare tutti i fili. Il nuovo personaggio di Paoli però mi piace! Diamogli fiducia 🙂
Non è Gotham, non è Marchi, ma per fortuna è Gigi: è la sua scrittura che salva il libro. Il protagonista mi piace, è affascinante, svela un mondo di cui so così poco che qualsiasi cosa dica è interessante; ma la storia in sè, le sparizioni e sopratutto il finale troppo “paranormale” non mi sono piaciuti. Finisce, ma sembra più una sconfitta che una vittoria: si aspetta il prossimo, per capire se visto il tema sarà sempre così, una fine “non fine” con molti ????, o se invece si può anche dare una vera conclusione.
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Non è un commissario che indaga. Un ex carabiniere del Tuscania, diventato professore universitario. Per lavoro, prende informazioni sul luogo dove sono scomparsi degli anziani.
«Entrò dentro il bosco. E nessuno la vide mai più. Né viva, né morta. Perché nessun corpo venne mai ritrovato.»
Gigi Paoli è noto al grande pubblico per la sua attività giornalistica ma anche per le sue opere letterarie e in particolare per la figura di Carlo Alberto Marchi, personaggio che divide le giornate tra il lavoro di cronista al Nuovo Giornale di Firenze e la non meno sfiancante attività di padre single di Donata, la figlia adolescente che non perde occasione per rimetterlo in riga quando tenta di assumere un’aria di severità. Tuttavia, non è semplice gestire tutto, ancor meno le giornate trascorse in quel di “Gotham City”, il Palazzo di Giustizia.
Dopo una serie di titoli dedicati al suo personaggio più celebre, Paoli ha però per un attimo messo in pausa Marchi per dedicarsi a un nuovo personaggio, Piero Montecchi, ordinario di Neuroscienze forensi e neuropsicologia forense presso l’Università di Verona. Montecchi collabora anche con il CICAP, fondato nel 1989 per promuovere indagini scientifiche e critiche nei confronti delle pseudoscienze, del paranormale, i misteri e l’insolito; è un cervellone che all’età di ventisei anni, dopo un trascorso nell’arma in missione a Mogadiscio e dopo essere vivo per miracolo, volge il proprio impegno nello studio della mente umana. Dalla missione si è portato un trascorso non indifferente che lo obbliga a dosi consistenti di Efferalgan ma è anche grazie a questo che ha conosciuto Cinzia, la moglie che ha tanto amato e che una malattia ha portato via con sé.
È anche per questo che vive tra Verona e Saint Paul de Vince (tre e quattro giorni), paesino dietro Nizza, di cui Cinzia si era innamorata tanto da lasciargli in eredità una casa.
«Sarà lui a occuparsi di te, non tu di lui. Vedrai
[…] E le parla, le parla per ore.
Poi, un sera, esce dal cancello e se lo trova davanti.
“Torniamo a casa”, gli dice suo padre.
E lo abbraccia come non aveva mai fatto.»
Montecchi è famoso nel suo ambiente e per questo viene contattato per dare una risposta quanto più razionale possibile a dei misteriosi eventi che si sono manifestati in una zona di ricovero per anziani. Ed è proprio loro che riguarda il mistero. Questi ultimi, residenti nella Villa imperiale sul Passo della Mendola, scompaiono di notte con cadenza ciclica da più di un decennio, per la precisione ogni due anni. Il modus operandi è sempre lo stesso e ha coinvolto anche persone affette da glaucoma all’ultimo stadio, incapaci di vedere ma che, dopo aver abbandonato i propri abiti all’ingresso del bosco, e dopo aver eluso ogni sorveglianza, si sarebbero addentrati in questo. Avrà inizio per Montecchi un’indagine affatto semplice, fatta di tanti misteri che si incastonano tra loro, superstizione e chi più ne ha, più ne metta.
«E dunque sono loro due, come sono sempre stati, felici. Non sono asociali, come qualche amico li definisce prendendoli in giro, sono semplicemente sufficienti a se stessi.»
“La voce del buio” è un testo intriso di grande capacità descrittiva e tanti colpi di scena. La narrazione è rapida, coinvolgente e sensoriale. Il lettore è incuriosito dal mistero e cerca una soluzione insieme a Montecchi. Si chiede, insieme al neuroscienziato, se davvero può esistere qualcosa di razionalmente inspiegabile come i fatti a cui si trova davanti.
Montecchi è un personaggio diametralmente opposto a Marchi, tanto dal punto di vista fisico che caratteriale. Se con il primo personaggio ci troviamo davanti a una figura ironica e dissacrante, con Piero scopriamo la serietà di un docente universitario, dall’impostazione militare per l’ex appartenenza all’arma e un dolore atavico ma pulsante per la perdita dell’amore della vita, Cinzia. Entra piano piano nella mente e nel cuore del lettore ma sa conquistarlo proprio per questa sua eleganza, ponderatezza e meticolosità anche un po’ francese in eredità dalla madre.
Ed ecco allora che Gauloises tra le labbra e Zippo in mano, il racconto inizia e coinvolge senza mai perdere di intensità.
“La voce del buio” è un thriller mai banale, dalla struttura ben articolata, logico e ben delineato che sa distinguersi dalla massa e che chiede di essere semplicemente letto e gustato.