El 8 de noviembre de 1913 (1912+1, como escribió en cierta ocasión D́Annunzio para exorcisar el número fatídico), en San Remo, la condesa Tiepolo, esposa de un capitán de los Bersaglieri, mata de un disparo al asistente de su marido, Quintilio Polimanti, quien, según la condesa, había intentado forzarla sexualmente. El proceso no tendrá lugar hasta cinco meses después. A pesar de la debilidad de los argumentos de la defensa, las incongruencias y las comprobaciones contradictorias, se salvaguardará finalmente el sacrosanto concepto de la familia.
Leonardo Sciascia, con la penetración que le caracteriza, ha utilizado este caso judicial para reflexionar acerca de uno de los temas que más la han obsesionado siempre : la Justicia. En un estilo conciso y al mismo tiempo disgresivo, revisará y profundizará en un período apasionante de la historia italiana : aquel de la abierta oposición al divorcio, la guerra de Libia, los futuristas y Pirandello.
Italy, 1913. Countess Maria Tiepolo, wife of Captain Carlo Ferruccio Oggioni, kills his assistant, Bersagliere Quintilio Polimanti. But why? Was she defending her honor, or was it premeditated?
I don't think anyone is going to read this book, and no one should. So here it goes. Blah blah blah. Many names, places and events I never heard of and don’t care about. Blah blah blah. Westerns are terrified of 13 so they used 1912+1 that year. Wow! Interesting! Blah blah blah. Tiepolo kills Polimanti. Blah blah blah. More unimportant names and locations and flimsily related events. Blah blah blah. Inconsequential ramblings and suppositions x10. ZzZzZzZzZz. Blah blah blah x100. ZzZzZzZzZz x1000. Non-top Blah blah blah. Dubious conclusion. The end.
Yes, I had the time of my life.
The storytelling actually gets better once Tiepolo kills Polimanti and the trial begins, sadly that came too late for me and by then I was already skimming like crazy, and I don’t regret it. Sciascia tends to be barely acceptable sometimes when he focuses entirely on the case; unfortunately most of the time he rambles like a madman. In a way he reminded me of Borges, which may sound like a compliment but it’s not. I HATED him too, and much more. Curiously he was even mentioned twice.
On the plus side I’m extremely thankful there are no more books of this author in my parent’s bookcase. Thank God for small mercies!
----------------------------------------------- PERSONAL NOTE: [1986] [127p] [Non Fiction] [HIGHLY Not Recommendable] -----------------------------------------------
Rey del Blah blah blah.
Italia, 1913. Condesa María Tiepolo, esposa del Capitán Carlo Ferruccio Oggioni, mata a su asistente, Bersagliere Quintilio Polimanti. ¿Pero por qué? ¿Fue en defensa de su honor, o fue premeditado?
Creo que nadie va a leer este libro, y nadie debería. Así que ahí va. Blah blah blah. Muchos nombres, lugares y eventos de los que nunca escuché ni me interesan. Blah blah blah. Los occidentales están aterrados del 13 y por eso usaron 1912+1 ese año. ¡Wow! ¡Interesante! Blah blah blah. Tiepolo mata a Polimanti. Blah blah blah. Más nombres y lugares sin importancia y eventos flojamente relacionados. Blah blah blah. Divagues inconsecuentes y suposiciones x10. ZzZzZzZzZz. Blah blah blah x100. ZzZzZzZzZz x1000. Eterno Blah blah blah. Dudosa conclusión. Fin.
Sí, pasé el mejor tiempo de mi vida.
La trama de hecho se pone mejor después de que Tiepolo mata Polimanti y empieza el juicio, desafortunadamente eso llegó demasiado tarde para mí y para ese entonces ya estaba salteando como loco, y no me arrepiento. Sciascia tiende a ser apenas aceptable a veces cuando se centra enteramente en el caso; lamentablemente la mayor parte del tiempo divaga y se va por las ramas a lo loco. En cierta forma me recordó a Borges, lo que podría sonar como un cumplido pero no lo es. Lo ODIE a él también, y mucho más. Curiosamente incluso fue mencionado dos veces.
Por el lado positivo estoy extremadamente agradecido de que no hay más libros de este autor en la biblioteca de mis viejos. ¡Gracias a Dios por los pequeños favores!
----------------------------------------------- NOTA PERSONAL: [1986] [127p] [No Ficción] [ALTAMENTE No Recomendable] -----------------------------------------------
Gustoso, a dir poco. Un'escursione nel costume italiano dei primi Novecento, trattato con con ironicissima pruderie, che deliziosamente sconfina poi nell'attività letteraria e artistica del tempo (quanti Carneade per me, con necessità di riguardare la storia della letteratura italina), accenna al nazionalismo straccione dell'impresa di Libia, tratta con accenni brevissimi e con deliziosa ma profonda leggerezza il patto Gentiloni, quasi matrice di tutti i grandi patti e accordi dell'Italia contemporanea... Fu scritto nell'86 e accenna alla tragedia Moro, nonostante che l'argomento sia il 1913; ma centra anche questo: trovatevelo. Una citazione solo, a pag.22: "Questa della immaturità degli italiani a fruire di certe libertà, e in definitiva della libertà, è amena e al tempo stesso penosa opinione, se dai vertici che la pronunciano scende a trovar largo consenso alla base. In treno, in autobus, nei circoli, nelle sale d'attesa, ogni conversazione sulle libertà, sulla libertà, trova suggello nella malinconica constatazione che "non siamo ancora maturi". Ma c'è almeno la maturità di aver coscienza di essere immaturi: e se ne può anche imputridire".
La contessa Tiepolo finisce sul banco degli imputati e l’Italia assiste al processo col fiato sospeso. È il 1913: l’anno della svolta politica per l’Italia prebellica; l’anno del Patto Gentiloni, del suffragio quasi universale che porta alle urne più di otto milioni di italiani; è l’anno del socialismo che c’è, ma non vince e rimane ai margini.
Cosa c’entra con tutto questo la contessa Tiepolo? Apparentemente nulla, ma forse tutto. L’8 novembre 1913 la contessa (agli italiani piacciono tanto i titoli nobiliari) – per difendere il proprio onore in pericolo – spara all’attendente Polimanti Quintilio uccidendolo sul colpo. L’uomo era al servizio del marito della donna, il capitano Oggioni, assegnato al reggimento dei bersaglieri distaccato a Sanremo.
L’accaduto scuote l’opinione pubblica, che vede nell’istituzione della famiglia l’ultimo baluardo di sicurezza e stabilità, un luogo da difendere ad ogni costo dalle istanze della società moderna. La donna viene arrestata e finisce sotto processo.
Belle Époque - delitto passionale - cronaca giudiziaria. Questa pressoché sconosciuta e insolita opera di Sciascia aveva tutti i requisiti per conquistarmi, e l'ha fatto. Il fulcro della narrazione è un caso di cronaca nera che scosse l'Italia di inizio Novecento. Siamo agli sgoccioli della Belle Époque, la Prima Guerra Mondiale è alle porte, in Italia si discute delle nefaste imprese coloniali in Libia e delle elezioni del 1913, il Patto Gentiloni pone un argine all'affermarsi dell'ideologia progressista sancendo l' indissolubilità della famiglia e la predominanza dei valori cattolici. In questo contesto storico, una contessa uccide il suo giovane amante, subordinato del marito militare, giustificando l'omicidio quale reazione di legittima difesa a un presunto tentativo di violenza carnale. Da qui, lo sviluppo della cronaca processuale. Ho trovato questo brevissimo testo molto interessante, non solo per l'ambientazione storica ma anche per l'attualità dei temi connessi alla vicenda, come, ad es., la morbosa spettacolarizzazione delle tragedie, il pregiudizio che spesso si accompagna a una figura di donna disinibita e seduttiva, il peso delle convenzioni sociali e della morale cattolica, il tema della discordanza tra la verità processuale e la verità fattuale. Sciascia non delude mai.
Un salto in un passato in cui si incrociano destini, storie apparentemente irrilevanti, cambiamenti imminenti. Divertente e ironico, soprattutto magnificamente scritto.
Meditación sobre la justicia bajo la forma de crónica, pero con mezcla de ensayo y discusión filosófica. Sciascia encuentra fisuras en el robusto domo del conservadurismo italiano de principios del siglo XX. Una señora mata al asistente de su esposo militar. Un tiro en la cara, de cerca. Intento de violación es la versión periodística. Discusión de amantes, la versión murmurada. Fiscal, defensor, juez, la política, la inercia. Sentencia, inocente. Quizás sea inevitable una lectura foucaultiana, que es la que hace a su manera Sciascia. Puros efectos de sentido. Sciascia no da respiro, las frases lúcidas, a tiempo, bien escritas aparecen en cada página.
My first Sciascia, this is an unusual short book, which I gather is not typical of his most famous work. It's an apparently non-fiction account of a trial centring on the murder of an army orderly by an officer's wife who may or may not have been having an affair with him. Sciascia goes over all the trial details and locates it within the Italian politics of the time and the rise of fascism. The book includes a fascinating interview with Sciascia in Palermo and really got me wanting to read his other work.
Un delitto, un processo, una radiografia della società nell'anno di grazia (come dicevano gli superstiziosi) 1912+1. Libro divertente e ironico e nelle ultime pagine anche morale; insomma sciasciano. 4.5/5
Una Cronachetta, un fatto di cronaca che nelle mani di Sciascia diventa un mezzo per parlare della società italiana dell'epoca, del patto Gentiloni, della guerra di Libia, di D'Annunzio, dell'ipocrisia della società. Ed è un modo per parlare dell'Italia contemporanea (sua e nostra), con l'ipocrisia di certi comportamenti e di un atteggiamento improntato al mantenimento delle forme. Sono continue annotazioni, riflessioni e spunti. Questa forma un po' farraginosa e meno strutturata del solito ha un po' diminuito il piacere della mia lettura.
La perspicacia e l'acutezza di Sciascia riescono a tirare fuori un'opera anche da un'inchiesta misteriosa come quella del processo Tiepolo (1913). Ci sono tutte le coordinate tipiche dell'autore: i suoi maestri (Pirandello, Borges), gli innumerevoli riferimenti letterari (D'Annunzio, Lawrence, Savinio, De Amicis) e artistici (la Gioconda), il Meridione, la giustizia e Dio.
Indicazioni editoriali 8 novembre 1913: la contessa Maria Tiepolo, moglie del capitano Carlo Ferruccio Oggioni, uccide l’attendente del marito, il bersagliere Quintilio Polimanti. Per qualche giorno l’Italia si distoglie da altri pensieri per concentrarsi sulla contessa, che i giornali definiscono subito «bellissima», mentre descrivono il Polimanti come «bel giovane, alto, capelli biondi e ricciuti». Poi la vicenda scompare, perché incalzano altre novità: il tango che arriva da Parigi, il furto della Gioconda. Ma, quando si apre il processo, la curiosità generale è di nuovo fortissima. Ora si tratta di decidere: che cosa motivò quel colpo di pistola? La difesa dell’onore? O si può insinuare il sospetto di una passione? «Nell’aula della Corte d’Assise d’Oneglia vapora e aleggia "L’amante di Lady Chatterley" di Lawrence». Ma l’assurdità del processo vuole che alla passione si alluda solo come a qualcosa di improbabile e funesto, così come – in coerenza con lo stile di una certa Italia tronfia e trita di quegli anni – il magistrato per nominare le donne parla di «sesso gentile». Più di mille lettere anonime giunsero in tribunale durante i giorni del processo. Evidentemente quella storia toccava un groppo di pathos, terrore e sogno. Sciascia avvia questo libro come una «divagante passeggiata nel tempo», nell’Italia del «1912 + 1» (come scrisse una volta D’Annunzio per esorcizzare il fatidico tredici), ma poi si abbandona a scavare con affilato scalpello nelle testimonianze spesso vacue ed esilaranti del processo. Perseguendo due poetiche apparentemente inconciliabili, quella della digressione e quella della concisione, egli riesce a gettare la massima luce su un oggetto proprio quando sembra parlare d’altro: evoca un clima storico sprofondando nei dettagli del processo Tiepolo e illumina il processo Tiepolo vagando fra D’Annunzio e i futuristi, il patto Gentiloni e la guerriglia in Libia, Pirandello e Huxley. Profondo conoscitore di quell’Italia dove ogni pasticcio tende a presentarsi come un limpido accordo, così come nel caso Tiepolo un omicidio passionale tendeva a presentarsi come difesa della decenza, Sciascia ha voluto scrivere la cronaca di un processo pieno di pompose incongruenze: non giudicando, ma lasciando lievitare i fatti per leggerne la filigrana, che si rivela alla fine nettissima e oscura. ----------- Non so come spiegarlo, ma periodicamente sento il bisogno -starei per dire quasi fisiologico- di tornare a Sciascia. Mi riconcilia col fatto di essere italiana.
Libro breve dove - a mio avviso - Sciascia non dà il meglio di sé. E' presente la sottile ironia e il ficcante piacere dell'inchiesta culturale e sociale che l'autore ha più volte affrontato (con risultati ben diversi), ma vuoi la scrittura farraginosa ed eccessivamente citazionista, vuoi l'approfondimento sbiadito del contesto della vicenda, le pagine scorrono con più di uno sbadiglio sino alla conclusione un po' frettolosa.
Sufficienza guadagnata solo perché anche lo Sciascia meno ispirato vale comunque la lettura.
Gelezen naar aanleiding van een verwijzing in W.G Sebald’s boek Vertigo. De opmerking in het voorwoord van vertaalster Jenny Tuin over de Browning als algemene term voor een pistool is niet correct. In Sarajevo werd door Gavrilo Princip wel degelijk met een Browning (FN Model 1910) geschoten.
El juicio de la condesa Tiepolo por el asesinato (¿en legítima defensa?) del asistente Polimanti, da pié a Sciascia para analizar la sociedad italiana allá por 1913 y, de paso, realizar un conciso análisis de la Justicia.
1912+1=1913, από την αφιέρωση του προληπτικού D'Annuncio. Το 1913 η κοντέσσα Tiepolo σκοτώνει τον (πιθανώς) εραστή της και τελικά αθωώνεται. Λίγο μετά την δίκη ξεσπάει ο πόλεμος οπότε ο φόνος και η αθώωση ξεχνιούνται... Πολύ ωραία νουβέλα, στο φόντο της ταραγμένης για την Ιταλία εποχής (επικράτηση των φιλοπαπικών παρά την άνοδο των σοσιαλιστών, άνοδος του εθνικισμού, ιμπεριαλιστικός πόλεμος στη Λιβύη). "..εκφράζω την άποψη ότι η κυρία φέρθηκε ανόητα και επιπόλαια, τουλάχιστον ως προς την ομορφιά της. Έπρεπε να ξέρει δα ότι η ομορφιά της γυναίκας προκαλεί κι αναστατώνει, και δίνει στους άντρες πνοή και δύναμη κι ορμή." "Η δυστυχία του να ζουν και να πεθαίνουν οι άνθρωποι είναι ότι υπάρχει Θεός, όμως το ξέρουν πολύ λιγότερο σα νεκροί απ' όσο το ήξεραν σα ζωντανοί, αφού σα ζωντανοί, όπως έλεγε ο Μπόρχες, το βλέπουν, τουλάχιστο, στις καλύτερες σελίδες της φανταστικής φιλολογίας....Όντας ζωντανοί πιστεύουμε ότι λέξεις όπως 'αλήθεια', 'δικαιοσύνη', 'ποίηση', που τις αναζητούμε μέσα μας, στις καθημερινές μας πράξεις και στις πράξεις των διπλανών μας, προσεγγίζουν το Θεό. Καθώς, όμως, πλησιάζουμε στο θάνατο, ανακαλύπτουμε, αντίθετα, με ξαφνικά και φευγαλέα μηνύματα ότι παρόμοιες λέξεις και έννοιες τον απομακρύνουν, ότι υπήρχαν και λειτουργούσαν σχεδόν σαν μια συνωμοσία εναντίον Του, σα συνθήματα μιάς ατέλειωτης και ανώφελης προσπάθειας για προσέγγιση. Το είναι υπάρχει, το μη είναι δεν υπάρχει. Μα αν οι δυο έννοιες είναι το ίδιο πράγμα;"