Apparso nel 1949, è il sesto romanzo che Leo Malet dedicò alla sua creatura di carta preferita, il detective privato dall’affascinante nome di Nestor Burma. Ma la storia risale indietro nel tempo e si va a circoscrivere come il primo caso in assoluto a impegnare Burma, che qui, nel corso delle pagine, si definisce più volte “modesto esordiente”. E, sì, forse alcuni passaggi sono motivati proprio dal fatto di essere all’inizio della sua carriera, un debuttante. Ed è sancito dalla excipit: Ed è così che fu fondata l’Agenzia Fiat Lux, direttore Nestor Burma.
Guy Marchand è Nestor Burma nella teleserie francese del 1991.
Classico whodunnit, è tutto teso a scoprire il colpevole del crimine commesso: un omicidio. L’omicidio di una star del cinema, l’attore amato da folle di ammiratrici, uomo che nel corso della sua vita, a causa della sua irrefrenabile tendenza a soddisfare gli impeti e gli slanci delle sue fan, autentico tombeur-de-femmes (femmes fatales e non) aveva accumulato un consistente numero di nemici, e una robusta nomea di “bastardo” incallito. Il che spiega che siano davvero in pochi a piangere la sua morte, e la maggioranza di questa minoranza è in ambasce non certo per motivi affettivi, ma perché con la morte dell’attore protagonista salta un film a metà lavorazione, cospicuo danno economico, nonché artistico.
C’è anche una fortunata serie di graphic novel ispirata a Nestor Burma realizzata da Jacques Tardi.
Decisamente hard boiled, è pieno di frizzi e lazzi, battute e freddure, giochi di parole (molto più che nei parenti stretti americani Hammett, Chandler & Co). Al punto che il commissario impegnato nel caso deve più volte richiamare Burma e i testimoni all’ordine: tacete, andate al sodo, risparmiatemi le vostre chiacchiere, lingua lunga attieniti ai fatti, eccetera. Come il titolo del romanzo a suo modo preannuncia, l’azione ha luogo su un set cinematografico all’interno di uno studio dove sono in corso le riprese del film Fiore dei bassifondi. C’è tutto: il set vero e proprio con costruzioni e fondali, il reparto attrezzeria, quello costumi e quello trucco, i vari camerini, addirittura il laboratorio di sviluppo e stampa, passerelle, riflettori appesi, scale, passaggi precari. Il tutto si svolge nel corso di una manciata di ore, meno di una giornata di lavoro: perché, come dicevo, è tutto molto serrato, e incalzante (nonostante varie pause al bar per vino bianco e pastis e quant’altro).
Burma è impegnato come guardia del corpo della star maschile che ha ricevuto minacce di morte sotto forma di lettera anonima. Per poter essere sempre vicino al suo protetto e cliente, Burma viene ingaggiato anche come comparsa, e per questo motivo vistosamente truccato: il che genera una serie di momenti divertenti. Ogni capitolo prende a sua volta il titolo da una fase di lavorazione di un film: per esempio, dissolvenza, flashback, titoli di coda, e avanti così. I sospettati e presunti colpevoli si sommano fino al rivelamento del vero colpevole. C’è anche tempo per un paio di svenimenti della star femminile che sembrerebbe uscita da un romanzo ottocentesco.
Nestor Bourma è agli inizi della sua carriera di investigatore privato e viene assoldato da un famosissimo attore minacciato di morte. Peccato che, al primo giorno di lavoro, negli studi cinematografici, l’attore gli muoia davanti agli occhi. Nestor decide di proseguire l’indagine e scoprire chi sia l’assassino, un’ottima pubblicità per un detective alle prime armi…
Abbiamo imparato a conoscere Bourma leggendo delle sue intricatissime indagini, apprezzandone l’ironia, sorridendo alla sua, giusto un po’ canagliesca, filosofia. Ora, finalmente tradotto da Fazi, questo breve romanzo ci racconta il suo primo caso importante e la nascita della Fiat Lux, l’agenzia di Nestor. Leggiamo, anche, di come durante questa indagine, abbia conosciuto Marc Covet, il giornalista del “ Crépuscule” che ritroveremo in molti suoi romanzi. Un Nestor inesperto e giovane, ma che ha già suo quell’istinto infallibile che lo accompagnerà in tutte le avventure. Questo romanzo, finora inedito in Italia, apre uno spiraglio su un Bourma acerbo, ma che ha già le caratteristiche che lo distinguono dagli altri investigatori di carta: una buona dose di ironia, spesso rivolta a se stesso, e uno sguardo compassionevole ai peccatori. In un’atmosfera noir ben definita, la vicenda si svolge tutta all’interno di un teatro di posa e in un tempo piuttosto breve i nodi sono sciolti. Tra vanità, cupidigia, egoismi, dolori, tradimenti, i personaggi si muovono in un’atmosfera da pièce teatrale e il finale non è da meno. La Parigi dei vicoli e dei bistrot qui non compare, ma preme, dall’esterno, in echi e immagini. Molto velocemente si giunge alla risoluzione. Tutto quel che verrà dopo è pura magia letteraria. Per gli amanti del noir e non solo. Consigliato.
Bien que paru en 1949, «Gros plan du macchabée» raconte la toute première enquête de Nestor Burma. Mon édition était suivie du plus court mini-roman «Hélène en danger». Deux récits bien sympas, mais assez prévisibles.