Un libro difficile da leggere, almeno per un appassionato di Sciascia, questa trascrizione di conversazioni dello scrittore con l'amico Domenico Porzio. Libro di frammenti, dove spesso la domanda di Porzio prende venti righe e la risposta di Sciascia due parole, com'era nel suo stile asciutto e secco, esatto e tagliente. Libro faticoso e spesso amaro, visto che Sciascia era all'epoca già gravemente malato e morì prima di completare l'ideale "programma" che i due si erano dati.
Si parla molto di Sicilia, di Francia e di Spagna, le patrie di nascita e ideali di Sciascia (mi colpisce la nota della sua passione di bambino per il gioco degli aquiloni, che in dialetto si chiamano comete, evidente lascito lessicale della dominazione spagnola dell'isola, ma Sciascia non lo dice). Si parla, ovviamente, molto di letteratura, e non mi sorprende che Sciascia consideri Pirandello, Kafka e Borges i tre autori più importanti di tutto il '900. E sulla sua, di letteratura, fulminante la risposta che sintetizza il suo lavoro nella suggestione, nata dalla sua esperienza di siciliano, di realizzare un genere poliziesco pirandelliano.
In questo tono sombrìo (non mi viene una parola italiana, faccio lo Sciascia in 32millesimi e uso quella spagnola), si nota il lampo sullo scrivere come atto che nega il pessimismo (Sciascia lo dice dei tre autori citati, ribattendo a Porzio che chiede come mai non ci sia nemmeno uno "scrittore della speranza" ma solo tre scettici e pessimisti).
Trascurabili, francamente, pre e postfazione, dell'autore e del curatore suo figlio.
In conclusione, forse un libro per appassionati, non so se lo consiglierei a chi non è veramente interessato al mondo di Leonardo Sciascia. A loro, lo consiglio, ma come me l'avranno già letto.
Di questa intervista frammentata, ondivaga, incompiuta sebbene evocativa di un mondo passato che purtroppo non esiste più, preziosissime sono le ultime pagine in appendice che ci consentono, attraverso una conversazione tra uomini di cultura, di riflettere su Cicerone e il De senectute, ovvero la vecchiaia, argomento del tutto attuale e fondamentale.
La nuova edizione arricchita da un breve e pregiato saggio di Michele Porzio, figlio di Domenico diventa così un gioiello della Piccola biblioteca adelphiana da collezionare.
Un dialogo, scambio di domande e risposte riguardanti, prettamente, il territorio siciliano. Ardite constatazioni e scambi di ciò di cui, culturalmente e personalmente non ero a conoscenza. Un diverso sguardo sulla Sicilia, cala sull'isola al terminare del saggio.