Tralasciando le teorie scientifiche e i suoi relativi raggruppamenti, sono rari, o comunque sporadici in un lasso di tempo abbastanza ampio, i ragionamenti riflessivi sul nostro essere entità umane formate anche da altro oltre alla materia viva, pensante e biologica. Alla domanda, infatti, che richiede una o più spiegazioni circa la composizione dell'uomo come singolo individuo, ci si focalizza, nella gran parte dei casi, proprio sulla dimensione tecnica, oggettiva e sancita da precise leggi. Tuttavia, abbandonando le regole, di che cosa siamo fatti nello specifico? Qual è l'elemento che tra simili permettere di differenziarci? Cosa determina le nostre peculiarità?
Per riprendere un discorso effettuato e approfondito nel libro qui recensito, noi siamo costituiti dalle cose che semplicemente amiamo. Piccoli ma tanti elementi fondamentali che definiscono le medesime caratteristiche senza le quali non potremmo mai essere chi siamo, una definizione che prevede uno sconfinato spazio di libertà privo di etichette e norme prestabilite. Interessi, passioni, stranezze, qualsiasi cosa plasmi l'interiorità di ogni umano. La stessa che si identifica in due studenti in corsa per il diploma della propria scuola, due bombe a orologeria dalle personalità distinte ma in assenza delle quali non sarebbero tali.
Harry Thompson e Ren Yoshikawa sono agli antipodi, o quasi. In costante lotta l'uno con l'altro, sfruttano ogni occasione per dimostrare chi tra i due sia il migliore, e da quando Thompson ha deciso di reagire alle provocazioni da bullo del suo peggior nemico, niente gli impedisce di usare ogni mezzo possibile per controbattere.
Un unico percorso, una chance di successo per entrambi: la Columbia University aspetta solo una media eccellente e nessuna macchia su un curriculum impeccabile per dovere e necessità. Se non fosse per un piccolo imprevisto non calcolato lungo il percorso.
Costretti a viversi a stretto contatto durante l'ultimo anno prima del college, imparano a guardarsi a vicenda con occhi diversi da quelli abituali e ciò che ha sempre rappresentato un tratto invalidante nel loro rapporto, diventa, con il tempo, un elemento distintivo nel loro essere energia pura a collisione continua. Non sempre però il cambiamento è sinonimo di accettazione e mutamenti di rotta possono portare aria di rinnovo o vento di tempesta.
La semplicità di alcune storie è alle volte disarmante. Così avvolgenti, così profondamente belle, indimenticabili perfino. Così difficili da lasciare andare, perché farlo significa lasciare con loro anche una parte di sè consapevoli del fatto che fremmenti del proprio essere saranno per sempre sparsi tra le pagine scritte di tantissimi libri.
Love disaster dona ai suoi lettori una storia senza tante pretese per quanto riguarda l'articolazione della trama e questa è indubbiamente una dote innata dell'autrice, perché riesce, in modo incredibile e attraverso abilità tipiche di pochissimi scrittori, a sfruttare tutte le potenzialità che ha da offrire. Come Alexandra Rose riesca a trasformare la sua linearità in un qualcosa di avvolgente resta ancora un mistero irrisolto, ma del resto è proprio la magia prodotta dalla penna di chi scrive a rendere unica l'esperienza di lettura successiva al prodotto ultimato.
La completezza attribuita al quadro narrativo ideato è stata possibile grazie al minuzioso lavoro mirato a una caratterizzazione dei personaggi priva di sbavature, reale malgrado l'aspetto romanzato dell'opera e stravagante nelle inaspettate peculiarità del temperamento personale dei protagonisti. Benché Harry e Ren assumono una posizione centrale nel corso degli eventi, ogni ruolo presente ha una sua funzione nella macchina letteraria del racconto forgiato, e che sia piccolo o grande il contributo ceduto, esso è indispensabile per la prosecuzione di tutte le scene.
Intensa nel suo essere portatrice di verità, la Rose ha saputo assorbire i respiri rimasti senza parole e ha colpito là dove il petto muove lasciando un segno indelebile negli anni a venire.