Devo essere sincero, mi aspettavo di più. Iervolino scrive bene, non c'è che dire, ma di fatto questo, piu che un libro su Petrovic, è il racconto del viaggio, fisico e psicologico, compiuto dall'autore per avvicinarsi alla memoria di un personaggio da lui idolatrato. L'opera sembra quasi scritta più per sé stesso che per condividerla col pubblico. Peccato, perché ci sono vari spunti appena accennati che avrebbero meritato un approfondimento (ad esempio i dissidi tra Drazen e Djordjevic: perché non provare a parlarne direttamente con quest'ultimo?) e alla fine della fiera, al netto di particolari interessanti e poco noti anche agli appassionati, resta poco più di quanto gia si sapeva e l'impressione che, vista anche la mole di fonti che l'autore avrebbe consultato, si sarebbe potuto fare di più.