Good, first edition thus, black cloth hardcover w gilt font on spine, 401 numbered pps, ex=lib but without typical library markings, only embossed stamp and typed lib information on loose FEP. Interior pages without writing/marks, tight spine.Dust wrapper flaps creased, age toned, several closed tears, spine ends. Please see our photos to confirm condition notes. Even with these flaws it is a very acceptable book for personal reading, out of print collectible early work by Singer.
Israel Joshua Singer was a Yiddish novelist. He was born Yisruel Yehoyshye Zinger, the son of Pinchas Mendl Zinger, a rabbi and author of rabbinic commentaries, and Basheva Zylberman. He was the brother of Nobel Prize-winning author Isaac Bashevis Singer and novelist Esther Kreitman. His granddaughter is the novelist, Brett Singer.
Singer contributed to the European Yiddish press from 1916. In 1921, after Abraham Cahan noticed his story Pearls, Singer became a correspondent for the leading American Yiddish newspaper The Forward. His short story Liuk appeared in 1924, illuminating the ideological confusion of the Bolshevik Revolution. He wrote his first novel, Steel and Iron, in 1927. In 1934 he emigrated to the United States. He died of a heart attack at age 50 in New York City in 1944.
Quando Dio cacciò l’uomo dal Paradiso terrestre pose ad oriente dell’Eden una schiera di cherubini ognuno con una spada fiammeggiante, per custodire la via all’albero della vita, affinchè esso rimanesse una chimera irraggiungibile. I.J. Singer crea un altro bel romanzo che narra la disgregazione di una famiglia ebreo-polacca –e in essa di un popolo intero- all’inizio del novecento, una famiglia poverissima che si dissolve a seguito dell’amara sconfitta di una grande illusione che si rivelerà fallace. Per Mattes Richter, un ebreo polacco venditore ambulante che ogni giorno si carica sulle spalle il suo sacco e va in giro per i miseri paesi polacchi a vendere le sue mercanzie, la fede semplice e profonda nell’ortodossia ebraica si rivelerà un fallimento: il suo più grande desiderio, che il suo unico figlio maschio Nachman divenga studioso del Talmud, non si potrà realizzare perché la famiglia è troppo povera e Nachman andrà a lavorare come fornaio a Varsavia. Mattes si ritroverà soldato nella prima guerra mondiale, vedrà i commilitoni polacchi uccidere i suoi correligionari, i più poveri e miseri cittadini polacchi, perché colpevoli della sconfitta da parte della Germania. Il suo destino non sarà quello che desidererebbe con forza, essere sepolto con rito ebraico, ma finirà in una fossa comune. Nachman il fornaio andrà anche lui militare in una guerra contro la Russia e anche lui vedrà ebrei uccisi perché capri espiatori su cui ricade la colpa della sconfitta militare. Nachman nutrirà un’altra illusione destinata a cadere, la fede incrollabile nell’ortodossia comunista, che lo porta a diventare un agitatore sociale, a finire in carcere, ad essere torturato ed alla fine ad andare a vivere finalmente nel paese dei suoi sogni, l’URSS. Mentre la prima parte è ambientata in Polonia, prima in un piccolissimo villaggio e poi a Varsavia, ed è, come è uso nei romanzi di I. J. Singer, costellata di personaggi e di riti e tradizioni yiddish, la seconda parte del romanzo è la più interessante, una narrazione a sfondo sociale in cui emergono con chiarezza tutte le contraddizioni e le nefandezze del regime comunista, che faranno alla fine aprire gli occhi all’idealista Nachman. Per il popolo ebreo l’albero della vita, sia esso la devozione profonda alle tradizioni religiose, sia il sogno del socialismo come strada di giustizia universale, resta purtroppo una atroce e dolorosa chimera che crollerà definitivamente solo pochi anni dopo la pubblicazione del romanzo, il 1938.
Non male, per carità, ma mi aspettavo qualcosa di più. Bello, ma ho avuto l'impressione di personalità non piatte, ma con pochi chiaroscuri che le avrebbero rese più vive e incisive per il lettore. Mi è sembrato fatto un po' a tesi, anche se la descrizione dell'homo sovieticus e della Russia di Stalin è realistica e verace. Amaro e disincantato verso ogni ideologia e messianismo. Resta solo in tanto sfacelo l'unicità della persona umana, della sua dignità. Al di là di ogni teoria sociale ciò che conta e rimane sono gli uomini e le donne, l'amore, il rispetto, la generosità l'amicizia.
Romanzone in tre parti: la prima, incentrata su Mattes Ritter, poverissimo venditore ambulante ebreo polacco (siamo a inizio '900) e sulla sua famiglia, l'ho trovata noiosa e pesante; la seconda, incentrata su Nachman Ritter, figlio di Mattes, fornaio molto preso dall'idea socialista, l'ho apprezzata abbastanza; la terza, nella quale Nachman scopre a sue spese il divario esistente tra l'idea socialista e la sua realizzazione pratica nell'Unione Sovietica stalinista, l'ho trovata senz'altro interessante e importante. Insomma, un crescendo. Ma quella partenza difficile ha continuato a pesare fastidiosamente sulla lettura successiva, fino all'ultima pagina.
Puoi trovare questa recensione anche sul mio blog ---> La siepe di more
Se siete di quei tipi che, con la calura estiva e le ferie, non si avvicinano manco morti a romanzi cupi e richiedenti un minimo di stato di veglia, state alla larga da A oriente del giardino dell'Eden. Ma annotatevelo da qualche parte per poterlo riprendere quando gli strali del caldo saranno cessati.
Sono, infatti, molto sorpresa dal constatare che questo romanzo ha avuto pochissimi lettori finora, almeno su Goodreads. È vero che Israel è stato messo in ombra dal fratellino premio Nobel, ma ultimamente ho visto furoreggiare La famiglia Karnowski e I fratelli Ashkenazi, quindi lo facevo un autore più letto.
Anche perché merita, ragazzi. Merita davvero. Singer è uno di quegli autori capaci di descrivere la condizione degli ultimi, senza moralismi o pietismi a inquinarne la resa. A oriente del giardino dell'Eden è un romanzo di aspettative deluse e amara rassegnazione, di lotte per innalzare la propria misera condizione e straziante disillusione. Fino ad arrivare al finale, segnato da un'immagine così dolorosa, ma al tempo stesso così potente da essermi rimasta in testa, tatuata a fuoco.
Ma, in generale, A oriente del giardino dell'Eden è un romanzo che ti rimane addosso, che non può lasciarti libero: è come se vi fosse racchiuso il grido di dolore di tutti gli oppressi del mondo. Di tutti coloro che vengono sfruttati e tenuti comodamente nell'ignoranza per poter essere sfiancati a piacimento.
In particolare, sono rimasta colpita dalla seconda metà del romanzo, incentrata sul fascino malsano suscitato nelle menti “eccitabili” dall'URSS. Ho trovato terribilmente attuale l'idea che si possa creare uno stato perfetto e che qualcuno possa addirittura avere come massima aspirazione quella di andarci a stare.
Io sono, invece, convinta che essere umano e perfezione non possano andare d'accordo (almeno a questo punto della nostra storia). La perfezione implica staticità, impossibilità di cambiare se stessi e il proprio destino; impossibilità di peggiorare, certo, ma anche impossibilità di migliorare. Chi mai potrebbe volere una simile condizione per se stesso e i proprio simili?
Lasciamo la perfezione ai moscerini della frutta e teniamoci stretta la nostra terribile e gloriosa imperfezione.
Il romanzo della disillusione Un magnifico affresco di un'epoca, quella dei primi decenni del Novecento, attraverso personaggi che restano nel cuore e nella mente. Ambientato nella prima parte negli umili villaggi di campagna della Polonia, poi nei quartieri popolari di Varsavia e per finire nelle tristissime periferie di Mosca. Protagonisti sono gli umili ebrei polacchi e le loro illusioni e disillusioni. Mattes, il capofamiglia, povero venditore ambulante piegato dalla miseria e da un'ortodossia religiosa che segna la sua vita e le sue scelte, quando finalmente, dopo una sfilza di femmine, avrà un figlio maschio, Nacham ("il consolatore"), crederà di esser stato premiato dalla sua fede incrollabile. Sogna di farne un dotto e rispettabile rabbino che riscatterà l'onore di tutta la famiglia. Ma Nacham erediterà dal padre sì il sogno, l'illusione, ma non sarà la fede bensì l'ideologia, la fede politica a plasmare la sua vita. Padre e figlio pagheranno ad alto prezzo le loro illusioni, annientati da delusioni devastanti. Entrambi rispecchiano l'inadeguatezza del vivere, mentre saranno i personaggi femminili, le donne, figlie, sorelle, mogli a farsi carico di tutto il peso della quotidianità, della vita reale. Come dimenticare la coraggiosa e instancabile Scheindel o la laboriosa Hannah e tante altre figure che pullulano in questo mondo yiddish così meravigliosamente raffigurato? Il protagonista, Nachman, è il ritratto dello smarrimento, di chi non può più tornare indietro alla fede dei padri. È il ritratto del tentativo fallito di sostituire la ferrea fede di ieri con il sogno della rivoluzione socio-politica dell'oggi. Finirà con il vagare in una terra di nessuno, fuori dalla terra promessa, dall'Eden incarnando quella dimensione dell'esiliato così peculiare dell'uomo del Novecento e degli ebrei orientali in particolare. Una lettura straordinaria che da tempo cercavo. Sicuramente fonte preziosa di arricchimento e chiaro esempio di sano Slow Reading grazie anche alla magistrale traduzione di Marina Morpungo.
Libro terribile, che descrive con precisione chirurgica la perdita della speranza prima nella fede, poi nel socialismo sovietico; come sempre in SInger, non ci saranno salvati...
Nach man aveva il cuore stretto dalla paura; aveva omesso il ringraziamento dopo il pasto di mezzogiorno; adesso stava saltando le preghiere pomeridiane e serali. Ma insieme alla paura fremeva dell’altro, una sensazione di gioia e abbandono, un primo assaggio della dolce liberazione dal giogo dei comandamenti.
Pur senza essere all'altezza della Famiglia Karnowsky, che a mio parere è un capolavoro, descrive e racconta le miserie umane senza pietà. E fa pensare che non sempre c'è una via di uscita.
“È mattina presto, e le ombre degli alberi si allungano oltre le radici, eppure la monotona pianura polacca già boccheggia sotto un sole cocente. Gli alberi tozzi e storti ai bordi della strada sembrano trasformati in pietre. Non un fremito di ramoscello, non un fruscio di foglie.”
Nella campagna polacca, povera e secca, un venditore ambulante ebreo di nome Mattes Ritter cerca di guadagnarsi da vivere barattando tessuti, specchi, aghi e altre chincaglierie, ricevendone in cambio qualche genere alimentare per la sua famiglia e qualche spicciolo. Le descrizioni delle sue giornate lavorative, sono crude e lasciano intravedere il duro lavoro a cui è sottoposto l’uomo, in giro per la pianura dal lunedì al venerdì, per avere in cambio poco o niente.
La moglie – Sarah – è una donna alta, gracile, sfiorita, trasandata. Il suo vestito pieno di macchie è l’emblema delle sue estenuanti giornate da casalinga. La povertà della famiglia è desolante: un piatto ogni due bambine, descritte come lacere e arruffate, vestite di stracci; la camicia del Shabbat di Mattes rattoppata e logora; due letti per tutta la famiglia.
Sarah metteva al mondo figli uno dietro l’altro, ma il problema – per lei e il marito – era rappresentato dal fatto che erano tutte femmine. Questo è il punto: ad avere solo figlie femmine c’era da vergognarsi, significava non poter avere una discendenza e non avere un ruolo nella comunità. Un giorno accadde quello in cui nessuno sperava più: nacque un figlio maschio. Con l’arrivo del piccolo Nachman, rifioriscono in Mattes le speranze di una intera vita, ma il suo progetto di fare del figlio un rabbino stimato e dotto si infrange quando Nachman viene sedotto da Hannah e dal credo socialista. Con l’inizio della Prima guerra mondiale, gli eventi degenerano.
Non voglio svelare di più del romanzo. Quello che colpisce è lo stile, senza sconti, di Israel J. Singer, che denuncia l’ingiustizia sociale di una comunità perseguitata e poverissima. Lo sdegno dell’autore si posa anche sulle famiglie ebree ricche che, pur vivendo nello stesso villaggio, permettono che i più poveri restino in uno stato di continua indigenza. Nelle belle pagine del romanzo, però, traspare anche il fervore che anima le azioni di queste donne e uomini costretti a vivere ai livelli più bassi della comunità; un fuoco segreto che dona ad essi la dignità che i “padroni della società” avevano loro negato.
Se dovessi racchiudere in qualche parola l’intero libro, direi: Abisso e Fuoco Segreto.
Mattes è un venditore ambulante. È un uomo molto povero, ma dignitoso e quando, dopo tante figlie, nasce il desiderato maschio fa molti sacrifici affinché il bambino possa studiare il Talmud. Le vicissitudini della famiglia ebrea polacca sono numerose e nel racconto l’autore si soffermerà principalmente sulle figure delle figlie Sheindel e Reisele e del figlio Nachman. La vita del ragazzo permetterà anche di ricostruire in modo adeguato le vicende politiche e sociale dell’epoca, la sua passione per la causa comunista che lo porterà in Unione Sovietica e che non gli risparmierà grosse delusioni. Singer è davvero abile a delineare i personaggi che popolano i suoi romanzi all’interno del contesto storico e culturale. La sua scrittura è profonda, a tratti crudele, e in pochi passaggi riesce e descrivere con grande intensità protagonisti, luoghi, pensieri e azioni. Ho amato il personaggio di Sheindel, il suo coraggio anche nelle avversità, mentre alcuni atteggiamenti di Nachmal mi hanno indispettita, ma erano coerenti con la trama, il protagonista e la sua personalità. Un romanzo che difficilmente si può dimenticare.
This book takes place in three parts: 1) a poor struggling Jewish family in a rural town in Poland 2) life in Warsaw at the beginning of the communist revolution post ww1 3) communist life in the Soviet Union
If you were to combine this book with the Family Carnovsky, you would likely get the Brothers Ashkenazi. That being said, this book is only OK. decent characters, decent plot, decent history, but nothing spectacular.
Here's one quote I particularly liked from the book which I found to be very relevant.
“Constant, vicious and ingenious pressure was exerted against the Jewish bakeries. The Polish newspapers were mobilized against them; every instance of a Jewish baker fined for not maintaining the hygienic standards imposed by the city was exaggerated into a conspiracy against the health of the population. a piece of bread in which a fly was found was photographed and reproduced in every newspaper. The police were rigorous to the point of fanaticism; inspection were frequent and pedantically thorough, so that even when they revealed nothing, they were a perpetual interface with the work. Long reports were written, heavy fines exacted for real and imaginary transgressions of the law. The owners of the bakeries, facing two such formidable enemies were becoming frantic.”
dopo il misticismo di yoshe kalb, la fede comunista del compagno nachmann ritter- ex studente di talmud e fornaio, che crede ardentemente nella causa rivoluzionaria per salvare le masse dalla miseria e dall'oppressione. in nome di questo ideale, trascorrerà anni in prigione e poi emigrerà in quella che per lui è la terra promessa- l'unione sovietica- per rendersi ben presto conto della realtà durissima e del grande inganno a cui ha creduto ciecamente. un romanzo desolante, moderno, senza speranza- che fa indignare e vedere quanto siano state false e illusorie certe ideologie.