Perdida en los pasillos de un antiguo edificio de la Administración Pública se encuentra la Oficina 84. Sus empleados son los encargados de que cualquier escrito que se genere en la nación no perturbe la serenidad de la Fiesta. Desde las letras de las canciones hasta los borradores de las novelas, desde las revistas parroquiales hasta los textos técnicos y escolares, todo pasa por sus manos, para que cumpla con las reglas de un vademécum legendario, que nadie tiene tiempo de leer antes. Veintidós años pasan entre el día en que comienza esta historia y el día en que termina. En los ojos de Teo Salsola, el director de Office 84, verás todos esos años y todos los que vinieron antes
Daniel Cuello è argentino di nascita, italiano di adozione ma più che altro fumettista. Nel suo sangue ci sono circa sette nazionalità diverse. Autodidatta, da anni pubblica graphic novel, racconti brevi, illustrazioni e tante, tantissime vignette.
Lo so che a volte vorresti essere altrove. Scappare. Essere qualcun altro. Distruggere le pareti di quella gabbia che ti sei costruito per isolarti... e proteggerti. A volte vorresti arrabbiarti. E sai che c'è? Hai ragione. Urla! Infuriati! Non avere paura dei tuoi sentimenti o dei tuoi bisogni, anche tu hai il diritto di arrabbiarti. E ridi! Anche quando ti diranno che non c'è niente da ridere.
Cuello fa un lavoro eccezionale nella sua terza graphic novel, storia autoconclusiva, ma ambientata nello stesso mondo delle due precedenti, mondo che, quindi, si va ad arricchire con nuovi indizi ed informazioni, soprattutto perché questa vicenda si colloca più vicina al centro del sistema e del "partito", già conosciuto in Mercedes .
Tuttavia, questa è una storia di persone (scrivo consapevolmente "persone", invece di "personaggi") reali, delineate nella loro complessità, mai banali o modellate secondo stereotipi. La scelta di rendere protagonisti Teo e i suoi colleghi è perfetta per questa complessità: vengono seguiti uomini e donne che, per i criteri sociali standard, sarebbero considerati, ad andar bene, dei falliti; non sono più giovani (i vecchi dei fumetti di Cuello sono sempre splendidi), fanno delle scelte sbagliate (o, forse, proprio non fanno scelte), non si distinguono in niente. Eppure, raramente mi è capitato di affezionarmi così tanto a dei personaggi di carta: per tutti loro, alla fine, è difficile non provare empatia, compresi le figure più marginali e quelle che, durante la narrazione, si arriva a disprezzare.
Profondo, senza retorica, sentimentale nel senso più puro del termine, tangibile fino ad una dolorosa commozione, curato fin nel minimo dettaglio. Le tavole che più ho amato sono quelle mute: molti disegni sono dedicati solo ad espressioni del viso, giochi di sguardi, zoom su dettagli, contribuendo ad immergere il lettore nella scena e ad avvicinare ulteriormente l'umanità che rappresenta.
Il finale è toccante, senza scadere nello stucchevole, tutto viene chiuso con grazia, niente viene lasciato in sospeso, personalmente mi sono emozionata.
Quanta verità e quanta cruda realtà c'è in questo graphic novel. E quanto dolore nel non essere mai la persona giusta, ma sempre sbagliata e piena di difetti, mai all'altezza delle aspettative, chiusa in una vita che ci è stata imposta. Ma poi la bellezza di ribellarsi e sentirsi, anche se solo per un attimo, liberi. Sono piacevolmente colpita e commossa da questo romanzo. Non conoscevo Cuello (o meglio, giusto qualche striscia su Instagram), ma non vedo l'ora di recuperarlo!
Storia dai mille livelli di lettura: Daniel Cuello è abilissimo nel disseminare metafore e allegorie della nostra società nei suoi personaggi. Questo mi piace molto ma allo stesso tempo mi mette in difficoltà nel decifrare alcuni passaggi. Al netto di tutto ciò, Le buone maniere mi è piaciuto per il suo voler raccontare una rivoluzione (di cui abbiamo chiaramente bisogno) e per il ritmo thriller che ti inchioda fino alla fine. Curioso di leggere altre sue storie!
Super burocrazie, super controlli, super gerarchie: è un ufficio ma è anche la vita. Quella che ci si sceglie e quella di cui ci si libera. Cuello sa tratteggiare certe amarezze e solitudini immaginando mondi variopinti, dove il grigiore umano che sembra ineluttabile lascia un po’ alla volta il posto alla speranza.
Daniel me l'ha fatta dinuovo. Mi sono innamorata per l'ennesima volta di un suo fumetto ❤️ Una storia meravigliosa e coinvolgente, che ci porta dinuovo in un paese controllato dal Partito. Tutto viene passato al vaglio degli uffici del Partito, la libertà è un'utopia. Poi arriva Teo Salsola, personaggio con una backstory che ti spezza il cuore, con i suoi colleghi e qualcosa cambia. Ho adorato che ci fossero dei cameo di "Residenza Arcadia" e "Mercedes", le altre opere di Daniel che ho amato tantissimo. La lettera finale è preziosissima, ti tocca il cuore ❤️ La frase che più ho trovato significativa, che possiamo rapportarla anche ai nostri tempi, è "Abbiamo barattato la nostra umanità per una placida esistenza". Uno dei fumetti più belli che ho letto quest'anno!
Mi era piaciuta Residenza Arcadia, però ho preferito molto Le buone maniere che risulta attuale e spaventoso, ma con un umorismo sottile e divertente in alcuni punti (#freeisacco !). Bella la caratterizzazione e le paure del protagonista così umano, e i numerosi spunti di riflessione che sono offerti in questa storia
Divertente e irriverente in alcune sue sfumature, con un tratto piacevole. Mi sono trovato bene con linee perlopiù morbide e colori tenui a fare da contraltare a temi forti e incisivi. Anche l'atmosfera leggera degli stereotipi da ufficio credo che si abbini bene all'idea generale della narrazione, come ad intendere che il male ha le sue radici anche nella banalità più letterale.
Daniel Cuello ha sfornato un altro capolavoro, un altro pugno nello stomaco. Adoro che inizi sempre con situazioni banali che poi celano delle distopie veramente inquietanti.
Come sempre Daniel Cuello non si smentisce: ogni sua storia ti colpisce l'anima e alla fine ti lascia lì con un nodo alla bocca dello stomaco, un po' difficile da sbrogliare e da digerire. Così come nei suoi lavori precedenti, anche Le Buone Maniere è permeato dalla sua abilità di affrontare tematiche sociali difficili e cupe, fin troppo attuali e che magari preferiremmo ignorare, ma sempre con un incredibile livello di umanità che lascia intravedere un barlume di speranza in fondo al tunnel, un tunnel che sembra infinito solo perché decidiamo, per facilità, pigrizia, paura, di guardare da un'altra parte.
Trovo difficile riassumere adeguatamente tutto ciò che questa graphic novel m'ha trasmesso, ma tra tutte le opere di Cuello, questa è decisamente quella che m'è piaciuta di più: mi sono rivista molto in Teo, nella sua paura e soprattutto nella sua incapacità di lasciarsi alle spalle un passato che sembra attanagliarlo, nel suo stato di perenne stasi e autocensura, nel suo sentirsi sempre diverso e sbagliato; ma ciò non significa che il cambiamento non sia possibile, e per quanto difficile è una cosa che deve per forza partire da noi stessi. É una cosa che amo delle storie di Cuello, come i suoi personaggi siano sempre un po' dei “nessuno”, persone comuni che incroci tutti i giorni per strada con vite banali disseminate di piccole gioie e dolori; ma sono proprio queste persone che, alla fine, hanno la possibilità di fare la differenza.
Lo stile di disegno è sempre spettacolare, dalle forme fluide e linee decise nella loro imperfezione. Ho adorato i piccoli rimandi a Residenza Arcadia e Mercedes, che rendono questo suo mondo narrativo coeso e vivo.
Un'opera che sa coniugare leggerezza e una profondità che ti dilania l'anima, come solo la vita sa fare. Questo fumetto rimarrà con me per molto tempo, come i rimpianti, uno dei temi dell'opera, grandi e piccoli, che tutti ci portiamo dietro.
Le gabbie dell'animo sono le più difficili da distruggere specie se abbellite da "buone maniere". Personaggi caratterizzati benissimo e storia profonda e avvincente
5 stelle, ma proprio di tacco. Daniel Cuello riesce a farti pensare a tutta una serie di cose a cui vorresti non pensare e scatena sempre tante riflessioni. E anche se sono cose a cui non vorresti pensare, appunti, lui riesce a fartele affrontare in un modo che (per me) risulta decisamente costruttivo. Terzo romanzo che leggo, e credo che qui si sia decisamente superato: ritmo ottimo, trama interessante, bellissimi personaggi e una costruzione delle tavole non scontata ma neanche troppo complessa per esssere apprezzata. Ora non resta che rileggersi Residenza Arcadia e Mercedes!
Una storia sul coraggio di affrontare e di riconciliarsi con il proprio destino senza lasciarsi frenare dal passato e dalle sue contraddizioni. Sul diritto di dire addio anche solo per un po’ alle buone maniere, di essere incazzati col il mondo e il suo costante e presuntuoso desiderio di farci sentire diversi, sbagliati, incapaci di assumere una posizione, di assecondare lo scorrere del tempo senza rimanere fermi, bloccati. Sulla forza di aggrapparsi alla propria umanità e di lottare contro chi ci vorrebbe schiavi di una censura che distrugge ogni speranza, ogni idea, ogni pensiero non conforme. Che ci punta il dito contro e alimenta sensi di colpa di cui si nutre avidamente. Una storia sul desiderio di far piombare il caos su coloro che ci hanno costretto a vivere imprigionati in una gabbia di cristallo comoda e confortevole a cui alla fine ci siamo abituati, di cui poi alla fine ci siamo dimenticati. Una gabbia dalla quale ci è permesso vedere il mondo andare a rotoli, crollare sotto il peso di una sconfitta illusoria, che può essere ribaltata solo dalla forza di resistere contro quelle ombre che ci perseguitano da tutta la vita.
‘La normalità, l’omologazione sono dogmi tossici che abbiamo ereditato e che con troppa indulgenza accettiamo. Non avere paura dei sentimenti. O dei tuoi bisogni. Anche tu hai il diritto di arrabbiarti. In fondo siamo tutti un paradosso. Quel meraviglioso paradosso di cui è fatta l’esistenza umana.’
Illustrazioni stupende, capaci di rendere vivido e quasi tangibile ciascun sentimento, ciascuna espressione, ciascun movimento. Narrazione stupenda, semplice e lineare, ma carica del peso opprimente e al tempo stesso liberatorio di riflessioni che in un modo e nell’altro riguardano l’umanità intera. Personaggi stupendi, tremendamente reali nei loro dubbi, nelle loro interazioni, nelle loro sofferenze, nelle loro gioie, nel loro desiderio di rimediare agli errori compiuti e di sacrificare loro stessi per far sì che il proprio destino non si ripeta. Stupendo. Impossibile aggiungere altro.
Recensione a cura della pagina Instagram pagine_e_inchiostro: Persi in un vetusto Ufficio della Pubblica Amministrazione, ci sono gli impiegati dell’Ufficio 84. Dai testi delle canzoni, ai libri scolastici, il compito dei lavoratori é quello di valutare e censurare gli scritti, qualora andassero a turbare la quiete del Partito.
I personaggi di Cuello sono gli stereotipi dei falliti di una società: persone di mezza età, banali, persi nei loro errori, senza margine di cambiamento. Persone che si sentono sbagliate, mai all’altezza, automi incastrati in un sistema che non hanno scelto, spesso dovendosi scontrare con il loro passato e con il dovere di rimanere fedeli a loro stessi. Persone con cui é facile empatizzare, perché sono noi.
Tra il giorno in cui inizia questa storia e il giorno in cui finisce, trascorrono ventidue anni. Teo Salsola, direttore dell’Ufficio 84, sembra ormai incarnare il concetto stesso di burocrazia. Senza mai un atto di ribellione, il Direttore anestetizza i propri giorni, nella speranza di non svelare mai se stesso.
Le buone maniere diventa una storia di piccole grandi rivoluzioni, un assaggio di libertà presa a boccate d’aria. Le vignette di Cuello si dividono perfettamente tra ironia e dramma, creando una catarsi semplice e attuale. L’ironia e il riso diventano in realtà espedienti per raccontare le falle di un sistema sociale e lavorativo. Le vignette mute risultano le più belle in assoluto, poiché pongono il focus sull’espressività e sulle emozioni umane. Cuello é decisamente un novellista rappresentativo dei nostri tempi.
Apparentemente dispotico ma dopo poco si capisce che non è il libro ad essere dispotico ma la realtà in cui viviamo. Mettiamoci pure di mezzo la società in cui siamo, se vogliamo, che ci influenza ogni giorno della nostra vita costringendoci, addossandoci paure e ansie, a fare ciò che la società ci dice di fare ed essere per poi accorgerci, una volta arrivati oltre alla soglia della logorazione, quando è troppo tardi che abbiamo sprecato una vita e noi stessi dietro a congetture castrative imposte da chi considera l'umanità solo una scacchiera e noi le sue pedine da muovere per vincere una partita che dovrebbe appartenere ad ogni singolo individuo e invece è in mano a poteri subdoli che manco conosciamo. Non abbiamo vissuto, pensato, parlato... Niente. E allora cosa, come e perché tutto questo? "La libertà fa paura, per questo nessuno sarà mai veramente libero. È come mettersi per strada senza indicazioni. Balliamo anche noi per disperazione." Non è una semplice graphic novel, è molto di più. Ti sbatte in faccia la vera, pura e cruda verità che fino adesso abbiamo voluto tenere gli occhi chiusi pur di non vederla e Daniel Cuello, con il suo eccellente estro, ti obbliga ad aprire gli occhi e riflettere: è davvero quello che vuoi vivere in questo modo? Fai qualcosa finché sei in tempo. Liberati dai dogmi inflitti e dai libero sfogo al tuo vero essere. Fatti rispettare e vivi, non esistere e basta, lascia un segno. Rendi vera questa realtà. Invito tutti a leggere questa graphic novel, non è solo una piacevole lettura ma apre la mente.
Di Cuello avevo già letto Residenzia Arcadia, che avevo comunque molto apprezzato, ma secondo me con Le buone maniere è riuscito di gran lunga a superarsi.
Una storia sulla stasi, sulla paralisi di vita, dettata dalla paura ma soprattutto dalla convinzione di aver già perso in partenza, che nulla importi e che quindi nemmeno valga la pena agire e provare a cambiare qualcosa. Almeno finché non arriva finalmente quella scintilla che spinge alla ribellione, anche se avrà sempre un costo e non sarà facile sceglierla. E anche una storia sulla censura, sul potere dei libri e delle parole. Per certi versi, forse una delle migliori rappresentazioni che abbia letto della banalità del male. Eppure sento che persino che questa descrizione non basta a elencare tutto ciò che è racchiuso in questo libro, che dimostra come una realtà cosí piccola e quotidiana da apparirci insignificante abbia in realtà un importanza enorme, tale da poter persino cambiare il mondo.
Anche sul piano più strettamente tecnico non ho nulla da ridire: i personaggi sono abbastanza sfaccettati, il ritmo della storia è ottimo, senza tempi morti ma nemmeno troppo veloce, e lo stile di Cuello mi piace molto, stilizzato ma al tempo stesso davvero espressivo. Probabilmente uno dei migliori fumetti (forse il migliore) che ho letto quest'anno.
Una obra a destacar, más aún si tenemos en cuenta que ha sido realizada por una sola persona. La historia tiene reminiscencias a Kafka y Orwell junto con una fuerte crítica al conformismo y a las inercias como hilo conductor de la vida. Debo reconocer que me ha costado empatizar con los personajes (aunque todos ellos merecen un análisis en profundidad, y varios permitirían explayarse en sus motivaciones o pensamientos), pero el mensaje de fondo de la narración es muy potente. También destacaría la forma de estructurarla, pues pese a que no es muy cómoda en un principio, termina alcanzando un final in crescendo en el que todo encaja. Por otra parte, el aspecto visual no me ha gustado demasiado. El dibujo tiene trazos poco regulares, pero define con exactitud la expresividad de los personajes y tiene una ambientación bastante cuidada. El uso del color es algo plano pero correcto. En definitiva, una obra que merece la lectura y un autor al que investigar.
Non ero pronta. Un libro bellissimo, che mi ha fatta piangere. Ironico come mi aspettavo, più amaro e travolgente di come credevo. Una "regia" molto moderna, cinematografica direi, con personaggi profondi, veri e "adorabili". Ho apprezzato la scelta di un protagonista mediocre, turbato, ma non drammatico, e gli altri personaggi così come sono lo sostengono e lo fanno emergere nella sua solitudine. A me ha fatto male questa storia, senza però lasciarmi totalmente depressa e senza speranza, anzi, insegnandomi a non lasciarmelo fare. L'ambientazione, in una Argentina mai dichiarata, è centrale per la storia, ma mostrata con gli occhi degli ultimi, che hanno subito senza reagire, facendo parte del processo senza chiedersi "se...?", dalla parte di chi 《ha barattato la propria umanità per una placida esistenza 》. Un libro che consiglierei a tutti anche se so non sarebbe per chiunque.
Questa graphic novel è un piccolo taglio di consapevolezza che man mano si fa squarcio. Ci fa toccare la normalità della vita di un ufficio qualunque, per poi aprirci gli occhi sulla natura dell’ufficio (l’ufficio 84, per l’appunto) e del ruolo del Partito in ogni vita privata. Insomma, in questo ufficio qualunque si fa una cosa grossa: si alimenta il potere del Partito tarpando le ali alla libertà espressiva; in buona sostanza i suoi dipendenti si occupano di revisionare scritti di ogni tipo, romanzi, canzoni, testi per bambini affinché non turbino l’egemonia culturale del partito (ovvero la piattezza assoluta). Ma se dapprima sembra la quotidianità di un atto scontato, andando avanti si risveglia la coscienza di tutti, lettore compreso, che inizialmente viene trascinato in questo mondo distopico.
"Le buone maniere" è una di quelle opere che, in modo molto sottile ma allo stesso tempo diretto, ti sbatte in faccia molte verità da cui, da una vita intera, cerchiamo di scappare. Non è un'opera "comoda" anzi, ti espone a temi come la solotudine, il non sentirsi mai abbastanza, il peso dei rimpianti, tutto quel dolore che teniamo in un cassetto per paura che ci sovrasti e l'amarezza di dover sottostare ad istituzioni ingiuste che non rappresentano i nostri valori. Scritta magistralmente, un giusto equilibrio tra momenti di risate e momenti che fanno riflettere. Non ho abbastanza parole per esprimere quanto questa graphic novel mi abbia arricchita, soprattutto in un periodo storico come il nostro.
Cuello si conferma, dopo questa lettura, uno degli autori di graphic novel che più apprezzo. In una realtà distopica (ma nemmeno troppo), i personaggi lottano con loro stessi e con quello che la società si aspetta da loro. Una lotta continua tra il seguire i propri intenti, gli ideali e la paura del sistema: Daniel Cuello sa bene come interpretare le ansie che tutti viviamo un po’ attraverso tavole disegnate in maniera incantevole e testi toccanti. E poi è difficile non innamorarsi dei suoi vecchini che hanno sempre una parte importante nelle sue storie. Posso dire che questo è stato il fumetto più amato di questo 2022.
Ho scoperto Cuello per caso, grazie ad una collega di lavoro. Con le sue storie ambientate in questo mondo governato dal partito, si è fatto strada nelle mie emozioni, quasi uno specchio che riflette i nostri pensieri che, gira e rigira, sono sempre gli stessi. La paura, l'omologazione, la solitudine e, infine, le buone maniere con cui cerchiamo di sopprimere ogni cosa, anche quando sarebbe una liberazione dire le cose come stanno. "Le buone maniere" è la sua terza (mi pare) graphic novel e penso che recupererò anche gli altri volumi per averli in qualsiasi momento nella mia biblioteca. Grazie per aver capito cosa provo: grazie per non avermi lasciata da sola.