In hora mortis è una collezione di poesie che richiama gli Sterbrbuchlein, un trattato dedicato al giusto modo di affrontare l'ora estrema - l'ars moriendi, dove morire è inteso come l'incontro dell'uomo con Dio. Lo scopo di tali opere era di preparare l'uomo alla morte attraverso un processo religioso suddiviso in quattro parti: exortationes,interrogationes,orationes e observationes. In in hora mortis, Bernhard riprende la suddivisione in quattro sezioni numerate, contenenti ciascuna brevi segmenti lirici. Nella prima parte prevale il tema della rabbia, dell'agonia dell'esistenza; nella seconda parte coglie un senso di liberazione nella morte; nella terza la invoca e, infine, accetta come un dono nella quarta.
Nelle ripetizioni (la parola [Signore] compare cinquantasei volte) e nelle ripetute metafore riecheggia il linguaggio biblico, sfruttato in più occasioni come elemento ritmico. Sorvolando la costante autoesibizione, In hora mortis offre immagini appartenenti sostanzialmente al mondo contadino, scagliate in una dimensione notturna tutt'altro che rassicurante e affiorano accenni di denuncia sociale e alla violenza della storia.
Anche in questa composizione si afferma il primato del materiale fonetico, la poesia interpretata come fraseggio musicale. L'arte del morire è un'arte musicale.
Una collezione a mio avviso più complessa di Sotto il ferro della luna ma che, grazie a L'ARTE DELL'«ARS MORIENDI» a cura di Luigi Reitani (da cui ho più volte preso spunto durante la stesura della recensione), diventa molto più comprensibile e godibile a una seconda o terza lettura.