Dedicata "Al popolo italiano futuro", l'ultima tragedia scritta dall'autore; la sua fonte da rintracciare nelle Vite di Plutarco. Bruto, dopo aver invano cercato di convincere Cesare a restaurare le libertˆ repubblicane rinunciando al proprio potere assoluto, si unisce ai congiurati e partecipa alla sua uccisione. Il conflitto interiore di Bruto reso ancor pi drammatico dal fatto di esser venuto a sapere che Cesare suo padre.
La caduta di Cesare a opera di Bruto e dei congiurati è il tema portante di questa tragedia. Livello altissimo, sia a livello di stile che di sviluppo tematico. Ancora una volta i personaggi sono ben caratterizzati, straordinariamente umani. Nucleo centrale della vicenda, oltre alla consueta lotta contro il tiranno, il lacerante dissidio, in Bruto, tra dovere e amore filiale, reso davvero benissimo in ogni sua sfumatura.
ITALIANO: Biografia teatrale di Marco Junio Bruto, a cui di solito viene attribuita la responsabilità ultima per l'assassinio di Giulio Cesare.
Alfieri si schiera chiaramente dalla parte degli assassini, in particolare di Bruto. I suoi personaggi offrono quattro possibili opzioni per affrontare il destino di Roma, che sembra dirigersi indiscutibilmente verso la tirannia. Cicerone sostiene il dialogo, cercando di convincere la gente che non dovrebbe sostenere la tirannia; Cimbro propone di tornare alla guerra civile; Cassio è un sostenitore dell'omicidio; Bruto preferisce provare a convincere Cesare, e se non è possibile, perché non si lascia convincere, ricorre alla procedura di Cassio. Sappiamo che quest'ultimo è quello che è successo.
Bruto è ovviamente il personaggio preferito di Alfieri in questa storia. Dante, d'altra parte, lo pone nell'inferno profondo, nella bocca di Lucifero. È così che il nostro modo di vedere la storia cambia nel tempo.
Alfieri si prende anche la libertà di presumere che Bruto fosse il figlio di Cesare. Il testamento di Cesare fornisce un potente argomento contro questa teoria. Ma Alfieri ha bisogno di lei per allestire un suggestivo "esempio" con quest'opera e con "Bruto Primo": se il primo Bruto fece uccidere i suoi figli per salvare Roma dalla tirannia, il secondo Bruto uccise il padre per lo stesso motivo. Una splendida struttura, ma senza molto rispetto per la verità storica.
ENGLISH: Biographic drama about Marcus Iunius Brutus, usually attributed the maximum responsibility for the murder of Iulius Caesar.
Alfieri clearly takes sides with the murderers, especially with Brutus. His characters offer four possible options to confront the fate of Rome, which seems to be heading unquestionably towards tyranny. Cicero advocates dialogue, trying to convince the people that they should not support tyranny; Cimbrus proposes a return to civil war; Cassius supports murder; Brutus prefers to try and convince Caesar, and if this is not possible, for he won't be convinced, resort to the Cassius procedure. We know that the latter happened.
Brutus is obviously Alfieri's favorite character in this story. Dante, on the other hand, places him deepest in hell, in Lucifer's mouth. This is an example of how our way of looking at history changes over time.
Alfieri also takes the liberty of assuming that Brutus was Caesar's son. Caesar's will provides a powerful argument against this theory. But Alfieri needs it, to set up a suggestive "example" with this work and with "Brutus Primus": if the first Brutus had his sons killed to save Rome from tyranny, the second Brutus killed his own father for the same reason. A nice frame, but with little respect for historical truth.
ESPAÑOL: Obra dramática sobre Marco Junio Bruto, a quien usualmente se atribuye la máxima responsabilidad del asesinato de Julio César.
Alfieri toma claramente partido por los asesinos, especialmente por Bruto. Sus personajes ofrecen cuatro opciones posibles para enfrentarse al destino de Roma, que parece se dirige incuestionablemente hacia la tiranía. Cicerón propugna el diálogo, tratar de convencer al pueblo de que no debe apoyar la tiranía; Cimbro propone volver a la guerra civil; Casio es partidario del asesinato; Bruto prefiere tratar de convencer a César, y si no es posible, porque no se deja convencer, recurrir al procedimiento de Casio. Sabemos que fue esto último lo que ocurrió.
Es obvio que Bruto es el personaje favorito de Alfieri en esta historia. Dante, en cambio, lo coloca en lo más profundo del infierno, en la boca de Lucifer. Así cambia a lo largo del tiempo nuestro modo de ver la historia.
Alfieri se toma además la libertad de dar por hecho que Bruto era hijo de César. El testamento del propio César proporciona un argumento poderoso en contra de esta teoría. Pero Alfieri la necesita para montar un "ejemplo" sugerente con esta obra y con "Bruto Primero": si el primer Bruto hizo matar a sus hijos para salvar a Roma de la tiranía, el segundo Bruto mató a su padre por el mismo motivo. Un marco bonito, pero sin mucho respeto por la verdad histórica.
CICERONE Il popol nostro, benché non piú romano, è popol sempre: e sia ogni uomo per sé, quanto piú il puote, corrotto e vile, i piú si cangian, tosto che si adunano i molti: io direi quasi, che in comun puossi a lor prestar nel foro alma tutt'altra, appien diversa in tutto, da quella c'ha fra i lari suoi ciascuno. Il vero, il falso, ira, pietá, dolore, ragion, giustizia, onor, gloria per anco; affetti son, che in cor si ponno destar d'uomini molti (quai ch'ei sieno) dall'uom che in cor, come fra' labri, gli abbia tutti davvero. Ove pur vaglian detti forti, liberi, ardenti, io non indarno oggi salir spero in ringhiera; e voglio ivi morir, s'è d'uopo. - Al poter rio di quel Cesare stesso, onde or si trema, quale origine base ei stesso dava? La opinion dei piú. Col brando ei doma, le Gallie, è ver; ma con la lingua ei doma, coi lusinghieri artificiosi accenti, le sue legion da prima, e in parte poscia il popol anco: ei sol, né spegner tutti, né comprar tutti allor potea: far servi ben tutti or può quei che ingannati ha pria. E noi del par con lingua non potremmo disingannare, illuminar, far sani, e gl'intelletti e i cuori? Infra il mio dire, e il favellar del dittator tiranno, sta la forza per lui, per me sta il vero: se mi si presta orecchio, ancor pur tanto mi affido io, sí, nel mio sublime tema, ch'armi non curo. A orecchi e cor, giá stati romani un dí, giunger può voce ancora, che romani per breve almen li torni. Svelato appien, Cesare vinto è appieno. (a. II, sc. 2)
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BRUTO E che? credi or tu forse d'amar tuo figlio? Ami te stesso; e tutto serve in tuo core al sol desio di regno. Mostrati, e padre, e cittadin; che padre non è tiranno mai: deh! tal ti mostra; e un figlio in me ritroverai. La vita dammi due volte: io schiavo, esser nol posso; tiranno, esser nol voglio. O Bruto è figlio di liber'uom, libero anch'egli, in Roma libera: o Bruto, esser non vuole. Io sono presto a versar tutto per Roma il sangue; e in un per te, dove un Roman tu sii, vero di Bruto padre... Oh gioja! io veggo sul tuo ciglio spuntare un nobil pianto? Rotto è del cor l'ambizioso smalto; padre or tu sei. Deh! di natura ascolta per bocca mia le voci; e Bruto, e Roma, per te sien uno. (a. III, sc. 2)