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Se tutta l'Africa

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In questi dieci reportage narrativi apparsi tra il 1962 e il 1966 sul settimanale “Polityka”, con l’occhio attento e la profondità di giudizio che gli sono propri Kapuściński descrive il periodo di rottura nella storia del continente: la nascita di nuovi Stati, i capi che li hanno guidati, la crisi dei primi sistemi politici e le storie della gente comune. Storico per formazione e per passione, Kapuściński ha osservato ogni cosa sul campo, rischiando talvolta la vita; e questo fa sì che, per quanto gli stessi eventi siano stati narrati da giornalisti di tutto il mondo, nessuno di loro abbia lasciato una testimonianza paragonabile. L’acutezza, la densità, la complessità delle analisi sono quelle che ritroviamo in Ebano e La prima guerra del football. Ma la cosa più straordinaria è che a distanza di quarant’anni questo libro continui a essere fondamentale per chiarire i problemi dell’Africa e, per varie ragioni, resti una delle più importanti testimonianze mondiali della decolonizzazione africana.

288 pages, Paperback

First published January 1, 1969

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About the author

Ryszard Kapuściński

112 books1,977 followers
Ryszard Kapuściński debuted as a poet in Dziś i jutro at the age of 17 and has been a journalist, writer, and publicist. In 1964 he was appointed to the Polish Press Agency and began traveling around the developing world and reporting on wars, coups and revolutions in Asia, the Americas, and Europe; he lived through twenty-seven revolutions and coups, was jailed forty times, and survived four death sentences. During some of this time he also worked for the Polish Secret Service, although little is known of his role.

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Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for dely.
493 reviews279 followers
October 15, 2023
Rispetto agli altri libri di Kapuściński, questo è quello che mi è piaciuto meno perché l'ho trovato più lento e pesante. Interessante lo è, ma ho fatto fatica a finirlo. Quello che mi manca nei reportage di Kapuściński, o almeno in questa raccolta, è sentire più spesso la sua voce. Mi spiego meglio: fa un'analisi impeccabile delle situazioni politiche ed economiche degli Stati africani, ma ci aggiunge poco del suo. Preferisco giornalisti come Tiziano Terzani o Marco Lupis perché sento che all'analisi ci inseriscono anche opinioni personali; riescono a coinvolgere maggiormente il lettore.

I reportage contenuti in Se tutta l'Africa sono stati scritti dal 1962 al 1966 e in essi Kapuściński analizza la storia africana che va dal 1955 al 1966. Ci troviamo nel periodo in cui gli Stati africani vogliono affrancarsi dal colonialismo tentando i primi moti di liberazione. Kapuściński ce ne dà un'analisi che a distanza di tutti questi anni ci aiuta ancora a capire la situazione africana.
Profile Image for Marozzi.
91 reviews22 followers
September 24, 2018
Il testo è interessante ma la capacità di comprenderlo risente della distanza nel tempo. Gli eventi descritti risalgono agli anni 50 e 60 del '900 e le vicende degli Stati coinvolti nel racconto risultano difficili da collocare nel tempo per chi non dispone di una conoscenza molto approfondita della storia africana. Ma è proprio qui che Kapuściński viene in aiuto del lettore: è talmente chiaro, essenziale ed universale il suo racconto della storia che si capisce comunque.
La capacità di Kapuściński di raccontare i fatti, la società e lo spirito che li anima è impagabile.
Il capitolo più attuale, talmente tanto che sembrerebbe scritto oggi se i nomi di alcuni stati non fossero cambiati, è l'ultimo sulla rivoluzione africana.
Kapuściński spiega l'Africa.
Non saprei come altro definire quelle 60 pagine limpide, pulite, esaustive sul perchè l'Africa versi in condizioni di generale arretratezza, perchè sia preda del capitale straniero, perchè sia preda di colpi di stato militari e scontri tribali, perchè non riesca a sviluppare l'indipendenza che ha conquistato negli anni in cui scrive l'autore. Perchè a quella indipendenza non sia seguita autonomia, perchè non sia seguito lo sviluppo di società pienamente democratiche. Dice anche chiaramente che in Africa non può esserci socialismo perchè non c'è sufficiente forza lavoro stipendiata da organizzare in sindacati e non può esserci capitalismo perchè non esiste una borghesia che accumuli capitale e voglia poi proteggerlo e reinvestirlo. E lo dice così con questa chiarezza, senza fronzoli, giri di paroloni. Così. In Africa è arrivato il capitale straniero ad organizzare veri e propri stati negli stati che tengono in scacco con il capitale e il debito, è arrivato lo sfruttamento delle risorse naturali senza che questo potesse essere appannaggio di chi quelle risorse le possiede perchè non dispone delle tecnologie, dei soldi e dei professionisti necessari ad estrarle, commerciarle e trasformarle. Se uno stato nazionalizza le proprie risorse il WTO si mette di traverso per la loro vendita. E in Africa non c'è sufficiente mercato interno per quelle merci. E' chiarissimo.
Dice Kapuściński che c'è una possibile soluzione per l'Africa che va al di là di capitalismo e socialismo, che è una terza via africana che può nascere come espressione della società multiforme che la abita, come espressione della loro cultura non dall'imposizione della cultura occidentale. Non lo so, non ne so abbastanza per dirlo, se stiamo assistendo alla realizzazione di questa terza via africana 50 anni dopo la pubblicazione di questo testo. Diciamo che le parole di Kapuściński inchiodano l'occidente alle proprie responsabilità nei confronti della crisi migratoria che investe il continente africano.
Non si studia praticamente niente del colonialismo a scuola. Ad oggi si racconta ai ragazzi che Colombo era un grande esploratore e la corona spagnola un gran mecenate, che la guerra del '15/'18 ebbe luogo dopo l'assassinio del granduca ecc, si riduce la spartizione dei territori coloniali dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale ad un mezzo capitoletto imboscato tra le altre cose. E si descrivono le guerre del secondo dopoguerra come battaglie per la democrazia. Basterebbe studiare il colonialismo e la decolonizzazione per bene e coi loro nomi per capire come gira il mondo. E dove si inceppa.
Ci vorrebbe Kapuściński .
Profile Image for Francesca.
106 reviews
July 26, 2018
Leggiamo Kapuscinski, male che vada capiamo qualcosina di più del mondo in cui viviamo, se proprio non riesce ad appassionarci (io in realtà ne vado matta) quanto meno ci può dare qualche spunto di riflessione.
Perché l'Africa è come è? quanto ha influito il colonialismo? quanto la morfologia del territorio? quanto la mentalità della popolazione?
ma più che altro, quali sono le vie d'uscita da questa situazione? ammesso che ci siano..
L'Africa raccontata in quella manciata d'anni che hanno visto raggiungere l'indipendenza da parte della maggior parte degli stati africani, il decennio dei '60 quando i colonizzatori sono stati "cacciati" (o se ne sono andati?) per lasciare il passo al "neocolonialismo"... siamo andati forse a migliorare? Ma può affrancarsi davvero un paese la cui unica ricchezza è una materia prima che sa sì estrarre, ma non sa lavorare, trasformare, non sa di che farsene se non mandarlo alla madre patria dove ci sono le industrie per estrarre ricchezza da una materia prima altrimenti inutile?
Leggiamo Kapuscinski, perché forse una vaga idea di che cosa sarebbe successo nel mondo oggi lui già l'aveva 60 anni fa..
Profile Image for Alberto Venturini.
24 reviews4 followers
December 31, 2019
Kapuscinski non delude: questo e' un libro ben scritto, lucido, che spiega in maniera semplice dei fenomeni storici complessi. Ho anche apprezzato la sottile vera ironica che ogni tanto l'autore inserisce nel descrivere certi personaggi particolarmente caratteristici. Il libro e' una raccolta di saggi scritti negli anni '60, ma parte del contenuto e' ancora di rilievo al giorno d'oggi (2019), specialmente quando scrive del capitalismo neocoloniale.
Profile Image for Vittoria.
46 reviews2 followers
January 30, 2020
Nonostante sia un libro datato è ancora oggi fondamentale per conoscere le dinamiche della decolonizzazione africana. Rispetto a Ebano l’ho trovato più “tecnico”, meno scorrevole e alle volte un po’ pesante. Nonostante tutto merita di essere letto ed è attuale.
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