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Brevissima introduzione alla filosofia del linguaggio

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Una brevissima introduzione ai temi fondamentali della filosofia del linguaggio scritta con la chiarezza e la precisione che caratterizzavano il lavoro di Paolo Casalegno, prematuramente scomparso nel 2009. Un'introduzione che non intende sostituire il suo manuale di filosofia del linguaggio, ma che si propone come una guida più maneggevole a una materia che nel Novecento ha conosciuto sviluppi di cruciale importanza.

113 pages, Paperback

First published February 3, 2011

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Paolo Casalegno

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Leny ⋆˙⟡♡.
20 reviews1 follower
June 19, 2026
La tesi di Casalegno (che poi è l'atto di fede dell'intera filosofia analitica del linguaggio di stampo modellistico) è che il significato di un enunciato sia computabile attraverso le sue condizioni di verità. Capire una frase significa sapere come deve essere fatto il mondo affinché quella frase sia vera. È la riduzione del linguaggio a un'interfaccia speculare e algoritmica della realtà. Ma questa impostazione soffre di un vizio logico originario che Alfred Tarski - il padre della semantica formale che Casalegno idolatra - aveva già isolato con precisione matematica nel 1933: la nozione di verità per un linguaggio non può essere definita all'interno di quel linguaggio stesso senza cadere in paradossi insanabili. La semantica formale funziona solo se presupponiamo un metalinguaggio perfetto, eterno e privo di frizioni storiche. A mio avviso, Casalegno introduce gli studenti a una disciplina facendogli credere che il linguaggio sia un sistema logico chiuso e autosufficiente, omettendo il fatto che per fondare quel sistema c'è bisogno di un atto di violenza extralinguistica. La semantica modellistica non spiega come il linguaggio si ganci al mondo; presuppone che sia già agganciato. È un gigantesco petitio principii travestito da rigore scientifico. Il manuale costruisce un castello di carte formalista nascondendo che le fondamenta poggiano sul vuoto di un'assiomatica arbitraria. L’artificio intellettuale diventa intollerabile nel modo in cui viene sterilizzato il concetto di "contesto". Quando Casalegno è costretto ad affrontare la pragmatica e l'universo degli atti linguistici di Austin e Searle, lo fa trattando l'uso della parola come una fastidiosa eccezione o un'appendice correttiva della semantica. Questo è il vero ribaltamento ideologico del testo. Il linguaggio reale (l'unico che possediamo, quello performativo, ideologico, economico, l'enunciazione che produce effetti di potere sui corpi) viene declassato a "rumore di fondo" rispetto alla purezza dell'enunciato dichiarativo astratto. È l'equivalente di studiare l'anatomia umana partendo dal presupposto che l'uomo ideale sia un cadavere imbalsamato, per poi considerare la circolazione del sangue come una bizzarra complicazione della carne. Leggere questo libro provoca una frustrazione speculativa profonda perché de-storicizza l'oggetto di studio. Casalegno cancella la materialità del segno. Nel momento in carezza Frege e Russell, occulta il fatto che quella specifica ossessione per la formalizzazione logica nasceva in un preciso momento storico (la crisi dei fondamenti della matematica a inizio Novecento) come tentativo disperato della borghesia intellettuale europea di arginare il collasso dei vecchi sistemi di senso. Ridotta a tecnica didattica manualistica, quella reazione difensiva diventa una prigione accademica. È un testo che non interroga il limite del dicibile, ma lo recinta con il filo spinato della logica standard, illudendo lo studente di aver capito il mondo solo perché ha imparato a formalizzare una tautologia. Un grande no.
27 reviews4 followers
January 29, 2019
Il voto non vuole essere una critica ai contenuti dell'opera, quanto una conseguenza alla totale inutilità di essa, e al riso che si genera pensando al fatto che sia stata realizzata per far sentire un idiota il lettore
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