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180 pages, Paperback
First published March 1, 2011
Cinquanta capitoli brevi compongono Batti il muro. Cinquanta capitoli dove a trasparire è il disagio di una bambina, costretta dalla madre a passare i pomeriggi chiusi dentro l'armadio. La stessa madre che di tanto in tanto viene rinchiusa nello stesso manicomio che Caterina deve attraversare per andare a scuola. Non è una vita semplice quella di Caterina. Costretta nell'armadio, al contrario della sorella minore, si rifugia nei libri. Grandi e piccoli, impegnativi e spensierati.
Non ero una bambina in una stanza, no. Ero un oggetto, una cosa riposta per un po' perchè se ne può fare tranquillamente a meno.
E così la vita di Caterina va avanti, rinchiusa in un armadio e con una pila per leggere. E' questo il suo modo di affrontare la malattia della madre, in silenzio. Ma alla morte del padre, un padre a cui è molto legata, trova finalmente la forza di opporsi a questo rituale senza senso.
Desideravo la vita, allora, quella vera, non lo straccio sporco di polvere, le grucce per le camicie, no, la vita nella sua bellezza squisita, piena di gioia e di luce. La vita era poter alzare il braccio, metterlo dietro la nuca, stiracchiarsi per puro piacere, alzarsi e camminare senza meta.
Una lettura non semplice quella proposta da Antonio Ferrara con Batti il muro. Un inno alla libertà dei malati rinchiusi in manicomio e anche alla libertà di Caterina che deve affrontare la malattia indefinita della madre. Nonostante sia una lettura consigliata per i ragazzi dai 13 anni in su, è stata una lettura impegnativa e piena di significati. Il riscatto in età adulta di Caterina, l'apertura di una libreria per ragazzi, fa pensare che con l'aiuto di persone competenti e tanta buona volontà qualsiasi trauma del passato non condizioni la vita futura. Onestamente, non è un libro che consiglierei a tutti. E se non fosse stato per una challenge in cui dovevo leggere un libro che parlava di libri, probabilmente non l'avrei letto.