Si chiama Ivan Mladovic, ma per tutti è Zico, come il mitico calciatore brasiliano, perché ha il dono di una precisione infallibile. Non con il pallone tra i piedi, però: dategli una cerbottana e saprà centrare un lampione da qualsiasi distanza. Non c'è vetro, finestra, barattolo che resti intero, quando passa lui. E poi ci sono gli orsi, quelli che gli zingari del quartiere si portano sempre appresso: bersaglio grosso e divertente. È l'estate del 1991, Zico ha tredici anni, due genitori annichiliti dal crollo della Jugoslavia e un fratello molto più grande di lui, Mirko, che è ufficiale nell'esercito. La guerra civile è alle porte e rimanere a Pancevo, sobborgo industriale di Belgrado, significherebbe consegnarsi alla violenza della strada. Così Mirko lo porta con sé, ma il fronte è troppo pericoloso, meglio affidarlo al gruppo di combattenti irregolari che si muove nelle retrovie e risponde al comando di Arkan, la Tigre. Ma che ne sa un bambino dell'odio? Cosa risponderà quando gli chiederanno di far saltare la testa a un altro uomo? L'amore tra fratelli può sopravvivere all'orrore? Tra le macerie di un Paese devastato e spettrale, Zico troverà la risposta a queste domande, una verità terribile da portare per sempre tatuata sulla pelle. In un romanzo duro ed emozionante, Paolo Alberti racconta un vertiginoso percorso di deformazione attraverso l'inferno di una guerra fratricida e senza onore. E lo fa con la delicatezza e la profondità di cui, si dice, soltanto i bambini sono capaci.
Ivan Mladic ha tredici anni, e vive nella cittadina jugoslava di Pancevo. E' noto come Zico, non per le sue capacità calcistiche, ma per la sua infallibile precisione nel tiro con la cerbottana. Nel 1991, allo scoppio del conflitto, il fratello maggiore, ufficiale dell'esercito serbo, compie una scelta drastica, per salvarlo dai rischi che corrono i civili. Lo affida alle Tigri Serbe, la famigerata milizia di volontari del comandante Arkan. In breve Zico diventa il più letale cecchino dei Balcani, e ogni sua incertezza viene fugata dall'eroina generosamente elargita da mamma Serbia. Un romanzo crudo, che parla di guerra, di droga e di infanzia rubata. Utile a capire fino in fondo la tragedia dell'ex jugoslavia. E' scritto in maniera "rapida" e coinvolgente! L'ho divorato!