Daniel Barenboim torna a riflettere sulla musica. Sulla musica che si fa, che si legge, sulla musica che si interpreta, sulla musica che si ascolta. Sulla musica che interconnette, che stringe relazioni e le riempie di senso. Fondamentalmente Barenboim ha a cuore una visione in cui, nella musica, etica ed estetica dialoghino continuamente e a livelli diversi. Se l'essenza della musica è il contrappunto (il continuo dialogo di un tema con il suo opposto) ecco che l'idea di un tutto non scomponibile nei suoi elementi domina l'opera e il lavoro del grande maestro. Eseguire bene un pezzo implica una scelta, è di per sé una sequenza di scelte. Non è diverso - dice Barenboim - da ciò che deve fare un politico. La scelta giusta. E il giusto qui produce bellezza. Ma produce bellezza se si impone quel formidabile equilibrio che da una parte guarda alla partitura e all'autore, dall'altra al nesso profondo fra gli esecutori, e dall'altra ancora al pubblico, ai luoghi dell'ascolto, a chi governa le sale, a chi governa tout court. Dice Barenboim: "Capire la musica in termini filosofici non è meno essenziale della comprensione filosofica dell'umana natura". Capire la musica significa anche porre le condizioni perché essa diventi familiare, e trovi uno spazio non effimero nelle scuole. Il "tutto" comincia anche dall'ampiezza di un progetto educativo.
Argentine-Israeli pianist and conductor Daniel Barenboim performed widely with Jacqueline du Pré, his wife and the cellist.
He previously served as music director of the symphony orchestra of Chicago and the Orchestre de Paris. He served as general music director of la Scala in Milan, the state opera of Berlin, and the Staatskapelle. People also know work of Barenboim with the Seville-based west–eastern Divan orchestra of young Arab musicians, and he a resolutely criticizes the occupation of Palestinian territories.
Barenboim received many awards and prizes, including an honorary knight commander of the order of the British Empire, Légion d'honneur of France as a commander and grand officier, the German Großes Bundesverdienstkreuz and Willy Brandt award, and, together with the Palestinian-American scholar Edward Said, prince of Asturias concord award of Spain. He won seven Grammy awards for his work and discography. Barenboim, a polyglot, fluent in Spanish, Hebrew, English, French, Italian, and German.
Libro breve. Agile. Inatteso. Validissimo. Il primo capitolo ("Etica ed estetica") da solo, vale l'acquisto. Per chi fa della musica una professione, o un esercizio dilettante; per chi l'ascolta, l'apprezza e ne gode; o per chi - "tout simplement" - persona sensibile, cerchi orientamento nel marasma. Un aiuto a definire confini. Nei capitoli seguenti, conversazione universale, illuminante e serena; sintesi applicata; visione di metodo; "sofia" strutturale. Affrontando questioni musicali e non, anche spinose, vi si ribadisce la funzione centrale, e fondante, dell'Arte. Con argomenti. Con garbo. Con semplicità, equilibrio, educazione, rispetto. Ingredienti perduti. Unico antidoto alla demagogia.
Barenboim, si sa, è un gigante della musica. Il suo modo di scrivere è scorrevole, esprime i suoi concetti in maniera semplice (almeno a mio avviso). L'unica pecca è che, se le prime quaranta pagine parlano di musica, le altre parlano degli Ebrei e del conflitto Israelo-Palestinese. Ora, non ho niente contro gli Ebrei e qualunque altra religione o ideologia, ma ho comprato un libro aspettandomi una cosa e sono rimasto soddisfatto a metà. Comunque lo consiglio a ogni professionista, ad ogni amante di questo fantastico artista e della musica in generale.
Lo studio della musica richiede dedizione e spirito di sacrificio. Vorrei sapere quali rinunce ha dovuto fare per arrivare dov'è arrivato. B: Nessuna, E aggiungo che se qualcuno rinuncia a vivere la propria vita per la musica, difficilmente diventerà un buon musicista, perché è noto che l'esperienza della vita dà un apporto fondamentale alla musica.
Mio padre, intelligentemente, mi insegnò che era bene che io sapessi diventare critico di me stesso, per non dipendere dal giudizio degli altri. Dunque non sono particolarmente felice quando la critica è buona, però non sono neanche troppo depresso quando non lo è.
La grandezza di Mozart è unica. Mozart è così geniale, così unico perché non tollera l'esagerazione. Le esagerazioni non sono mai giuste, ma la musica di Mahler, di Čajkovskij, persino di Beethoven le può tollerare. In Mozart, se vuoi sottilineare qualcosa sei rovinato, perché finisci col forzare la naturalezza, la semplicità e l'immediatezza del discorso. In altre parole, Mozart dice le parole più complesse e profonde nella maniera più semplice.