3,5 stelle
Il romanzo si svolge tra gli anni 1903 e il 1904.
Thomas è un giovane naturalista che va in Brasile per catturare, raccogliere e catalogare farfalle, quando torna a casa, un anno dopo è incapace di proferire verbo.
In Amazzonia è successo qualcosa che l’ha sconvolto, da qui la mia decisione di prendere il libro, insomma finalmente un po’ di sana sfortuna dopo i due libri pieni di fronzoli e insulina per endovena che ho letto, invece la delusione più nera.
Il perché del suo mutismo è veramente sciocco e spiegato ancor peggio nelle ultime 100 pagine del libro.
La moglie, Sophie, mi è stata antipatica a pelle, e dalle reazioni isteriche che ha tenuto, l’avrei volentieri presa a schiaffi in più di due occasioni.
Ho trovato simpatica l’amica Agatha con il suo disinteressarsi di quello che pensano in paese di lei (ha una relazione clandestina), forse mi assomiglia in quanto a disinteresse per le voci che girano, poiché nei paesi e nelle piccole comunità è meglio fregarsene che farsi venire la bile.
I due protagonisti vivono in una sorta di limbo dell’ingenuità, totalmente contrapposto di personaggi con cui si relazionano.
L’ambientazione è ben descritta, anzi è veramente suggestiva, soprattutto l’amazzonia che tralasciando le zanzare sembrava di camminare in mezzo alla foresta e alle sue creature, ho trovato migliore queste descrizioni che la storia narrata.
Nonostante questo il passaggio tra l’Amazzonia e l’Inghilterra tra date e anni diversi, ha reso la lettura un po’ più affascinante, le lettere che Tom scriveva alla moglie e all’amico sono state un ottimo modo per spezzare o chiudere un capitolo un po’ ostico alla lettura.
Non sono una cima quando scrivo, ma ho trovato che forse l’autrice ha ecceduto nella punteggiatura, forse poteva usarne di meno e creare frasi un po’ più lunghe, che soggetto, predicato e complemento. Sicuramente usa molto i punti, in più capitoli se ne contano anche sette in una diecina di righe, forse troppi.
Il finale, sarebbe ottimo, se nel libro fosse presente più oscurità di quanta ne è stata messa, perché il vissero, felici e contenti (circa) ci sta bene, se ne hanno passate di cotte e crude e qui non mi sembra.