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Cerimonie

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C'è un funerale che si allinea compostamente, governato dalle donne attive,consapevoli, circondate dagli uomini spaesati e privi di ruolo. Ma quando alcimitero si scopre che la lapide sborda di qualche centimetro, ecco che imaschi trasformano l'occasione in un insperato cantiere, armati di flessibilee di smeriglio. C'è Mira col suo innamorato. Vanno ogni giorno a bere il caffédal signor Ludden, su un vecchio divano di broccato, davanti alla tv accesa.Ma perché ci sono venti gradi sotto zero a casa del signor Ludden? E poi cisono il graffitaro, il vecchio Saletti che vuol pregare e non crede in Dio, ladevastante happy hour dei signori Mauser e il grande pianto di un bambino perla prima volta di fronte alla morte.

136 pages, Paperback

First published January 1, 2002

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Michele Serra

79 books60 followers

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
87 reviews5 followers
February 10, 2011
Acquistato dietro consiglio di un amico e sull'onda di un attacco di nostalgia dei bei tempi di Cuore.

Carino, Serra scrive sempre bene, soprattutto nelle situazioni minime, ma in fondo non mi convince, come un'insalatona estiva senza proteine.

Profile Image for Svalbard.
1,143 reviews68 followers
August 14, 2025
Un piccolo libro di racconti di Michele Serra che non conoscevo, e che ho trovato , tanto per cambiare, su una bancarella - ormai i miei unici pusher di libri.

Libro che rimonta al lontano 2002, quindi più di vent’anni fa, quindi prima che Michele Serra avesse fatto il “salto dello squalo” - ovvero passare dalla parte dei moralisti politici, con cui spesso e volentieri mi trovavo anche d’accordo, a quella dei moralisti morali anche un po’ tromboni. Cosa che fece prima con “Gli sdraiati”, il libro sui “giovani d’oggi” - tutta la mia solidarietà all’ipotetico figlio che non si entusiasmava per la vendemmia che invece esaltava padre e amici del padre - e poi ancora, e ancora peggio, con “Le cose che bruciano”, il libro in cui manifestava una perniciosa intolleranza per tutto ciò che riguardava le memorie personali e la conservazione di oggetti alle memorie legate (per approfondimenti, anche con riferimento ai miei trascorsi personali fatti indebitamente riaffiorare da certe narrazioni, si vedano le mie recensioni).

I racconti, spesso brevi o brevissimi, contenuti in questo libro, sono un po’ a cavallo tra il primo e il secondo periodo, e non nascondono echi autobiografici. Ci sono alcune fissazioni serriane, come l’amore per la campagna e la vita agreste, alcuni “topoi” tipici di una certa sinistra, tipo le feste dell’Unità che adesso sono diventate meeting per la fratellanza internazionale, oppure ricordi della “vecchia” sinistra, riunioni in circoli operai periferici e fumosi; qualche accenno di fantascienza distopica, qualche altra memoria del passato, qualche riflessione sul senso della vita che, privata di trascendente e di prospettive per l’aldilà, costringe forsennatamente a barcamenarsi per darvi un senso; ma il meglio - suo malgrado - Serra lo dà quando dipinge certi personaggi che dovrebbero essere negativi, o almeno da guardare con occhio critico - tipo ad esempio la sorellastra sofisticata, ricca e che frequenta la vita con soave lievità di Le cose che bruciano, o ovviamente il figlio de Gli sdraiati; li carica talmente tanto, con strumenti dialettici che, bisogna dirlo, padroneggia ad arte, da renderli perfino simpatici. In questo caso accade per Manuel e Stefy, lui figlio dei vicini di casa di campagna, membri acritici della ricca (rectius, arricchita) borghesia bolognese, con SUV, tatuaggi, vestiti “casual” alla moda, lei la sua ragazza, ignoranti come capre, che il narratore vede pronti a buttare sassi dal cavalcavia come supremo spasso esistenziale ma che invece, inaspettatamente, si danno da fare per liberarlo da un vecchio albero infestato da parassiti.

Un libro, quindi, che ho letto con piacere in una giornata e mezza, somministrandomi il qualcosa di buono che dalla narrativa di Serra ancora mi arriva; in merito alla quale non riesco a togliermi, come detto altre volte, una certa impressione di “Stefano Benni ma non posso”.

Nota in margine: un racconto parla di un negoziante di scarpe che vede la saracinesca del suo negozio sistematicamente imbrattata da un graffitista, allora si apposta per sorprenderlo, e finisce per averci un dialogo molto metafisico in piena notte. Ovviamente la posizione del negoziante, con cui Serra si identifica, non è particolarmente propensa a considerare “arte” quella dei graffiti. Alcuni anni dopo, nel 2016, Serra criticò l’azione del graffitista Blu, che di fronte allo sfruttamento commerciale delle sue opere di strada preferì distruggerle. Dieci anni o poco più bastano a cambiare idea? O, più verosimilmente, c’è graffito e graffito?
83 reviews
December 25, 2024
Il tremendo boomerismo dei suoi corsivi ritorna spesso, ma se la batte a sufficienza con stile e intuizioni da non renderlo una lettura buttata
37 reviews
May 20, 2025
racconti importantissimi, divertenti e molto intelligenti. ti fa sentire letto dentro wow it’s THAT deep. assolutamente da leggere anche se un po’ boomer sicuramente
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