I dieci racconti raccolti in questo libro sono inediti in Italia e tra i più belli dei centoquindici pubblicati da George Gissing. Scritti in un arco di tempo che va dall'inizio degli anni '90 dell'Ottocento alla sua morte, essi si legano, sia tematicamente che stilisticamente, ai suoi romanzi maggiori e rappresentano con nitidezza la struttura psicologica dei personaggi, calati nel milieu socio-economico del tardo periodo vittoriano. Tutte le storie sono ambientate a Londra e la città, per l'insistita presenza delle sue strade e delle sue piazze, finisce per esserne anch'essa protagonista. Nessun lettore rimarrà indifferente a quel che Gissing ironicamente chiama II destino di Humphrey Sneil, una storia ambientata nella graziosa città di Wells; o ai dilemmi di una giovane che alla fine emigra per sfuggire alla solitudine; o a quelli di un bibliomane costretto a scegliere tra i libri e la moglie. Né il lettore mancherà di sorridere dell'inquilino che il caso salva da un malinteso obbligo di chiedere la mano alla sua padrona di casa; o della strana situazione di un anziano scalcagnato, che gli amici si ostinano a considerare un incurabile filantropo.
People best know British writer George Robert Gissing for his novels, such as New Grub Street (1891), about poverty and hardship.
This English novelist who published twenty-three novels between 1880 and 1903. From his early naturalistic works, he developed into one of the most accomplished realists of the late-Victorian era.
Born to lower-middle-class parents, Gissing went to win a scholarship to Owens College, the present-day University of Manchester. A brilliant student, he excelled at university, winning many coveted prizes, including the Shakespeare prize in 1875. Between 1891 and 1897 (his so-called middle period) he produced his best works, which include New Grub Street, Born in Exile, The Odd Women, In the Year of Jubilee, and The Whirlpool. The middle years of the decade saw his reputation reach new heights: some critics count him alongside George Meredith and Thomas Hardy, the best novelists of his day. He also enjoyed new friendships with fellow writers such as Henry James, and H.G. Wells, and came into contact with many other up-and-coming writers such as Joseph Conrad and Stephen Crane.
Gissing is hard to find in the US with the exception of Penguin's editions of The Odd Women and The New Grub Street. Got this (Day of Silence) at a used bookstore. I'd recommend starting with his novels, though this volume of short stories gives you a good feel for his realist style and themes of poverty, relationships and, essentially, late victorian society in England, from the ground up. Some of the stories are less developed but I have such a thing for Gissing (and most anybody in europe 1890-1900) that I can easily let it slide.
Primo assaggio di uno scrittore sicuramente importante
George Gissing non è autore molto frequentato nel nostro paese. Dei ventitré romanzi che scrisse, solo alcuni sono stati tradotti nella nostra lingua. La sua opera che ha avuto maggior successo editoriale da noi è By the Ionian Sea, resoconto di un viaggio compiuto nel 1897 nell’Italia meridionale alla ricerca dei luoghi della Magna Grecia, pubblicato originariamente nel 1901. Una curiosità, ampiamente riportata in rete, rispetto a quest’opera è data dal fatto che il cognome del proprietario dell’albergo di Catanzaro nel quale Gissing soggiornò, Coriolano Paparazzo, fu attribuito da Flaiano e Fellini, che amavano lo scrittore, al fotografo de La dolce vita, dopodiché paparazzo è divenuto nome comune per indicare i fotografi delle riviste scandalistiche. Gissing comunque fu in vita un autore marginale anche nel suo Paese: i suoi romanzi ebbero in genere un successo scarso o molto contenuto, ed egli si arrabattò sempre con problemi finanziari. Nato nel 1857 nello Yorkshire da una famiglia della piccola borghesia, sembrava avviato ad una brillante carriera accademica, quando – innamoratosi di Nell Harrison, una prostituta – rubò del denaro del college al fine di procurarsi i mezzi per redimerla. Scoperto, fu espulso e incarcerato. Trascorse quindi un periodo di alcuni mesi negli USA, facendo vari lavori e scrivendo racconti per i quotidiani. Tornato in Gran Bretagna, nel 1879 sposò Nell, dedicandosi con scarso successo alla scrittura e all’insegnamento privato. Il matrimonio fallì presto anche a causa dell’alcolismo di lei e nel 1891, tre anni dopo la morte di Nell, Gissing si risposò. Nel frattempo la pubblicazione dei suoi romanzi e l’insegnamento gli diedero una sia pur precaria sicurezza economica. Gli anni ‘90 coincidono con la maggiore attività dello scrittore, che durante il decennio pubblica ben dodici romanzi, tra i quali le sue opere più significative. Fallito anche il secondo matrimonio, nel 1899 si lega alla traduttrice francese delle sue opere, trasferendosi nelle vicinanze di Bordeaux. La sua salute è però precaria, e nel dicembre 1903, a soli quarantasei anni, muore per un forte raffreddamento, lasciando un romanzo inedito ed un altro incompiuto. Gissing è essenzialmente scrittore di romanzi, ed è dalla loro lettura che probabilmente è possibile analizzare in profondità la sua poetica; scrisse però anche oltre cento racconti, pubblicandoli su riviste letterarie a larga tiratur, dei quali nel 1898 uscì l’unica raccolta pubblicata lui vivente, Human Odds and Ends, contenente 29 racconti. Dopo la sua morte la sua fama crebbe, alimentata anche dalla pubblicazione di opere inedite quali gli ultimi due romanzi e un paio di saggi centrati sulla figura di Dickens. Presto inizò un’importante opera di recupero dei suoi racconti, che portò alla pubblicazione di alcune raccolte quali The House of Cobwebs and Other Stories (contenente 15 racconti, 1906), The Sins of the Fathers and Other Tales (4 racconti, 1924), Victim of Circumstances and Other Stories (15 racconti, 1927); a partire dagli anni ‘30 furono anche recuperati i racconti giovanili scritti negli Stati Uniti per il Chicago Tribune, e pubblicati singoli racconti rinvenuti grazie all’accesso ai manoscritti o agli archivi di riviste. Dal 1965 al 2021 fu anche pubblicata una rivista trimestrale dedicata a Gissing,The Gissing Newsletter, poi The Gissing Journal, che su iniziativa di studiosi quali Jacob Korg e soprattutto Pierre Coustillas dell’Università di Lille - forse il maggiore studioso dello scrittore inglese, scomparso alcuni anni fa - accoglieva i risultati di ricerche sullo scrittore. Fu grazie al lavoro della rivista che nel 1990, con la pubblicazione ad Edimburgo di A Freak of Nature, si concluse ufficialmente la ricerca dei racconti perduti di Gissing. Il volume oggetto di queste note è un’antologia di dieci racconti, nove dei quali tratti dalle raccolte sopra menzionate, cui si aggiunge Un capriccio della natura, come detto l’ultimo racconto riapparso. Il volume si apre con una breve introduzione di Pierre Coustillas, dalla quale veniamo a sapere che i racconti sono presentati in ordine cronologico di pubblicazione originaria. Dato che il primo di essi fu pubblicato nel 1893, se ne può dedurre che tutti appartengono alla fase matura dell’opera di Gissing. Una curiosità - che testimonia di qualche problema di comunicazione tra l’editore e lo studioso - è il fatto che tra i racconti che Coustillas invita a leggere con attenzione vi è Il destino di Humphrey Snell, che però si cercherebbe invano nel volume, non facendone parte. A parte questa distrazione, il volume della Marlin, ancora oggi reperibile, mi è parso ben curato, e la traduzione di Vincenzo Pepe molto precisa nel restituire lo stile semplice ed asettico dell’autore. Il volume si apre con il racconto eponimo, a mio avviso anche il più bello della raccolta, uno dei pochi veramente tragici, di una drammaticità che definirei dolente. Ne è protagonista una famiglia proletaria londinese, i Burden, composta da padre, madre e un ragazzino, la cui esuberanza richiama, sia pure alla lontana, alcuni personaggi di Dickens. La famiglia vive in miseria, e per far quadrare i conti la donna è costretta a svolgere precari lavori pesanti, ma a loro modo i Burden sono felici: ”Padre, madre e figliolo, nonostante l’influenza disgregatrice delle circostanze [la povertà in cui vivevano, N.d.R.], si stringevano assieme attorno a quel povero focolare domestico, il centro del loro mondo. Nella forza dell’ignoranza trovavano la difesa contro l’invidia; le loro immaginazioni non avevano mai vagheggiato una condizione di superiorità sociale, di cui, peraltro, non avevano che una vaga nozione. A rendere felici Burden e sua moglie bastavano, ogni tanto, un po’ di soldi che arrotondasse[ro] le entrate settimanali; questa era sempre stata la loro massima aspirazione”. Su di loro si abbatterà la tremenda forza del fato. Emerge in questo passo del racconto la weltanschaaung della famiglia, che pur nell’asetticità della prosa rende conto di quella dell’autore, il suo radicato conservatorismo, per il quale le classi sociali devono stare al loro posto e lasciare che le élite governino per il meglio. Vedremo che, almeno in questi racconti, lo sguardo di Gissing è sempre concentrato sulle classi subalterne, siano esse il proletariato urbano o la piccola borghesia. Il suo è tuttavia uno sguardo gelidamente analitico, da buon esponente del naturalismo – scuola letteraria entro il quale lo si può sicuramente collocare - e Il giorno del silenzio è in questo senso paradigmatico; mai emergono sentimenti di compassione per i protagonisti o speranza di un loro possibile riscatto: anzi questa possibilità viene negata anche concettualmente e semanticamente, riconducendola ad invidia che non ha spazio nella loro vita per la forza dell’ignoranza. Eppure, nonostante questo indubbio limite politico il racconto è veramente bello, in quanto proprio questo basso profilo dei protagonisti toglie ogni possibile accento tragico a ciò che avviene, relegandolo nell’ambito di una drammatica ma usuale quotidianità. Anche il secondo racconto, Lou e Liz, è ambientato tra il proletariato urbano della grande metropoli vittoriana, pur essendo molto più leggero quanto a trama, che ricalca in parte, per espressa richiesta di un editore, un episodio del romanzo The Nether World. Le due protagoniste condividono da un anno un abbaino per suddividere i costi dell’affitto, avendo impieghi precari e malpagati. Entrambe hanno alle spalle relazioni con uomini che le hanno abbandonate: Liz tre anni prima dal marito, dopo la nascita del primo figlio, morto poco dopo; Lou invece è stata abbandonata dal fidanzato dopo essere rimasta incinta; suo figlio Jacky ora ha diciotto mesi e vive con loro. Tra le due vi è un rapporto simpaticamente conflittuale, fatto di improvvisi scoppi d’ira cui seguono rapide riconciliazioni. Il racconto segue le due ragazze mentre in un giorno festivo vanno ad una sagra popolare, dove Liz rivedrà per caso suo marito, con ciò che ne consegue. Racconto circolare, che si chiude come si era aperto a sottolineare l’immutabilità della prospettiva di vita delle due ragazze, anche in questo caso intrisa di una sia pur eccentrica felicità domestica data dalla loro accettazione dello status quo, Lou e Liz è nondimeno molto brioso nel descrivere l’atmosfera della festa e i comportamenti delle protagoniste e dei comprimari, che ne delineano bene i tratti caratteriali. Immaginando di trasferire l’azione a Parigi e, al lettore parrebbe a mio avviso di trovarsi di fronte ad un racconto di Maupassant, e neppure dei meno importanti. Hester “piè veloce”, con il quale si lascia il proletariato propriamente detto per approdare negli ambienti della piccolissima borghesia, è caratterizzato da una trama esile cui si aggiunge un lieto fine con tanto di alba rosseggiante, il che ne fa a mio avviso uno dei racconti più deboli della raccolta. Lo spunto è originale, perché nella bella protagonista che corre velocissima e lascia il fidanzato, geloso delle sue performances si potrebbe forse prefigurare una anticipazione della new woman che proprio allora cominciava a farsi largo nella società inglese; tuttavia l’evoluzione della vicenda e il finale, con la pecorella che torna all’ovile, si incaricano di togliere ogni possibilità di non ascrivere il racconto al novero delle vicende sentimentali un po’ fini a loro stesse, anche se vi è da notare che la corsa finale di Hester verso la stazione, con Londra che si sveglia che diviene protagonista, rappresenta sicuramente un pezzo di grande letteratura. Quasi una situazione da commedia degli equivoci, sia pur sui generis, caratterizza il successivo Debito di riconoscenza, nel quale il povero Mr. Filmer viene aiutato a sopravvivere mentre sta scrivendo una importante opera scientifica dalla sua ex governante, che egli si sentirà quindi in dovere di sposare. L’intreccio ben congegnato e il finale beffardo ne fanno un racconto molto godibile, anche se si ha l’impressione che qui, più che altrove, Gissing abbia tenuto bene a mente ciò che volevano i lettori delle riviste popolari che pubblicavano i suoi racconti. Un’ispirazione è una sorta di favola immersa in un contesto di quotidianità. È la storia di Laurence Nangle, un venditore porta a porta dall’aria dimessa, che una sera viene senza una ragione apparente invitato a cena dal ricco signore cui voleva vendere un attrezzo per pulire i camini. Durante la cena gli racconterà la sua vita fatta di sconfitte e delusioni, che lo hanno portato ad essere abbandonato dalla donna che amava ed a fare un lavoro che lo lascia in povertà. Grazie alla buona cena, alla fiducia ricevuta dallo sconosciuto e ai suoi consigli troverà le forze per imprimerle una svolta decisiva. È uno dei racconti in cui si sente maggiormente, a mio avviso, la divaricazione tra una prosa come sempre impersonale e una storia che ricorda come detto una fiaba di natale, nella quale il ricco, buono ed ispirato, cambia la vita del povero convincendolo ad investire in fiducia in sé stesso. Di ben altro spessore è a mio avviso Humplebee, storia di un piccolo antieroe la cui esistenza viene rovinata dalle conseguenze di un gesto di coraggio. Egli infatti, ignorato o preso in giro dai compagni di scuola per il suo carattere remissivo, un giorno salva dall’annegamento un compagno di classe, figlio di un uomo ricco e influente, Mr. Chadwick. Appassionato di scienze naturali, viene però costretto a intraprendere studi ragioneristici perché Chadwick ha promesso di assumerlo nella sua ditta, sentendosi obbligato a ricompensarlo per aver salvato il figlio. I Chadwick, padre e figlio, continueranno per anni a condizionare la vita di Humplebee, che a causa loro sarà costretto più volte a ripartire. Anche in questo caso, forse in ossequio ai suoi lettori, Gissing appiccica ad un racconto che avrebbe potuto essere perfetto un finale in cui si intravede l’happy end, che però il lettore può in qualche modo stralciare, restituendo a Humplebee il suo ruolo di vittima del sistema, dell’ipocrisia altrui e della propria ingenuità. Se in Lou e Liz avevo intravisto atmosfere maupassantiane, leggendo questo racconto mi è sembrato che il piccolo Humplebee possa avere parecchie affinità con Bartleby, lo scrivano che preferirebbe di no, protagonista di uno dei più bei racconti di sempre. Ne Il padre scrupoloso torna prepotentemente in scena la new woman gissingiana, nei panni di una giovane figlia che si ribella, sia pure utilizzando armi molto soft, ad un padre che intende tenerla lontana dal mondo. Se anche lei, come la veloce Hester, troverà la sua realizzazione nel matrimonio, è da sottolineare che in questo caso ciò è appunto l’esito consapevole e voluto di un esplicito processo di ribellione verso un’altra autorità maschile, il che comporta l’affermazione della propria femminilità. Un capriccio della natura è come detto un racconto riscoperto pochi decenni fa, ma è anche a mio giudizio uno dei meno significativi della raccolta. Narra di un uomo che conduce una vita regolata al secondo e al centesimo e cerca di fuggire all’assillante atmosfera che si è autocreato, in pratica circuendo un parroco di campagna, fingendo di essere un capitano d’industria e promettendo una brillanta carriera per suo (del parroco) nipote. Anche in questo caso Gissing cade nella trappola del lieto fine in cui il ricco buono sistema tutto. Il tema della maschera nei confronti degli altri, in questo caso della società, si ritrova anche in Un signore povero, altro racconto a mio avviso minore. Il volume termina proponendo Christopherson, bel racconto centrato su un uomo che ad un certo punto della vita deve scegliere tra la passione per i libri e la salute della moglie. In questo caso non esiste lieto fine, in quanto la scelta comporta comunque per il protagonista il sacrificio di una parte essenziale di sé. Certamente la lettura di questo piccolo volume, nel quale sono raccolti meno di un decimo dei racconti scritti da Gissing, non può che dare un’idea parziale del relativamente poco noto scrittore inglese. Spesso egli viene accostato ad altri grandi scrittori realisti tardo-vittoriani come Meredith e Hardy. Avendo letto alcune opere di quest’ultimo, mi sento ad oggi di dire che il naturalismo di Gissing differisce dal realismo di Hardy in quanto mancante di ogni traccia di epicità: Se Hardy costruisce un’epica della brughiera ed inventa una regione dove questa si materializza, traendone vere e proprie tragedie, Gissing è sempre calato nel quotidiano, nella città reale, ed anche quando scrive racconti drammatici questi non indossano mai una veste tragica. Se da un lato ciò avvicina le sue storie al vissuto, dall’altro difetta, come molti naturalisti, di profondità di sguardo, probabilmente anche a causa della necessità di vendere. Queste prime riflessioni dovranno essere corroborate da letture più approfondite, a cominciare da quella di uno dei suoi più importanti romanzi, New Grub Street, che per ora occhieggia solitario dalla libreria e che probabilmente leggerò tra una decina d’anni. Ad allora!
Questa raccolta di racconti di George Gissing è stata la lettura che ho scelto dopo aver completato e apprezzato il suo Will Warburton, dello stesso editore. Ed esattamente come nel romanzo, qui abbiamo una serie di ritratti carichi di dignità e mai di autocommiserazione, come fa notare la preziosa postfazione del traduttore. Il vero antagonista è sempre la società vittoriana con la sua ottusa ossessione per la rispettabilità e la sua rigida divisione in classi. Ho letto tante raccolte di racconti nell'ultimo anno, e nessuna mi ha colpita come questa: nonostante le 15-20 pagine a testa, i personaggi e il loro vissuto rimangono impressi nella memoria. Sono una serie di spaccati di vita quotidiana, tendenzialmente dalle premesse amare ma che hanno quasi sempre una svolta positiva. Ci tengo anche a sottolineare che il suo è uno stile semplice, privo di fronzoli e cornici che erano così tipiche dell'epoca, uno stile che cattura e incolla alle pagine sin da subito e che non è sinonimo di sintetico, visto che come ho già detto mi sono sentita immediatamente immersa e coinvolta nelle vite e nella psicologia dei personaggi. Dopo questa seconda esperienza con Gissing ho deciso di recuperare tutti i suoi lavori, e vi consiglio caldamente di fare altrettanto.