Ho avuto il piacere di lavorare come editor con questo autore, a questo libro in particolare. I territori del cyberpunk sono difficili, bisogna essere opportunamente equipaggiati sia come autori che come lettori. In Root Legacy il senso di perduto e di incontenibile – rispetto soprattutto al flusso di dati che nessun uomo più controllare senza l’apporto delle macchine, le quali in realtà, dice Morgan, lo iper-generano – non stabilisce l’unico confine possibile. La marginalità dell’essere umano, rispetto al transumano, ritrova spazio di azione nelle terre di confine, zone a settori che preservano in qualche modo l’identità perduta. Morgan non fornisce risposte, ma accenna a una strada, mostra la soglia, come è caro a tutti cultori del più classico Matrix, e sussurra un monito che aleggia in ogni pagina del libro: senza memoria del passato non può esistere futuro.
Mi è piaciuto, non è per tutti, è per coloro che vogliono arrivare fino in fondo e cercare strade nuove. Consigliato.