Eduard Limonov non è mai stato un bravo ragazzo: scrittore di culto, guerrafondaio ribelle, dissidente sdegnato, fondatore del Partito nazionalbolscevico, più volte arrestato. Visceralmente avverso a ogni pregiudizio, radica le sue azioni e i suoi pensieri in una personalissima visione del mondo e del destino dell'umanità. In questo libro, l'autore racconta i mesi trascorsi all'interno della colonia penale n° 13 nelle steppe della regione di Saratov. Al lager Limonov era arrivato all'inizio del maggio 2003 dopo due anni di prigione. Il libro pullula dei personaggi più disparati: i duri passati per le carceri e i campi di rieducazione per giudizi spesso iniqui e affrettati, i criminali incalliti, ma anche gli innocenti ingiustamente condannati. Tutti riforgiati in qualche modo dall'esperienza dolorosa della prigionia, non necessariamente abbrutiti, ma quasi sempre colti dallo sguardo pungente e imperturbabile dello scrittore nella loro insopprimibile ma castrata umanità. Limonov si inserisce nella grande tradizione letteraria russa: quella che, scontrandosi tragicamente con la realtà del carcere e del gulag, ha trasformato la prigionia in una metafora della società e della condizione umana. Introduzione di Maria Candida Ghidini.
Limonov is the leader of the unregistered National Bolshevik Party (NBP). Limonov served two years in prison for illegaly purchasing weapons.
Limonov's works are noted for their cynicism. His novels are also memoirs, describing his experiences as a youth in Russia and as émigré in the United States
Memorie della detenzione in una colonia penale di Eduard Savenko, scrittore e avventuriero più noto come Limonov, su cui Carrère ha scritto una bio regalandogli ancora più fama di quel che già aveva di suo
Eduard è un prigione per aver comprato armi e lo accusano di voler sovvertire lo stato, in realtà pare che Putin e suoi scagnozzi non gradiscano il partito fondato da Limonov e i Nazbol che lo accompagnano
il racconto è asciutto, di quelli minimali, il giorno prima che uscisse gli hanno fatto sparire il quaderno e lui ha dovuto riscrivere, stando alle sue parole ci ha guadagnato in poesia, in effetti potrebbe esser stato assai meno poetico lo scritto originale, partorito sotto gli occhi amorevoli delle guardie
Limonov fa il defilato, è gentile con gli altri, ma sa bene che a lui nessuno torcerà un capello per via della fama internazionale e degli scrittori che ne chiedono la scarcerazione, si sente anche un po' in colpa per questo, anche se non ne appare consapevole, e cerca di dare una mano ai disgraziati con cui si trova al momento un po' delira per via del ritratto di una fanciulla e un po' fa il vecchio quando lo invitano a fare lavori pesanti, nell'insieme è grato al mondo per aver preso solo 4 anni contro i 14 che aveva chiesto l'accusa... nel complesso una bella lezione di umiltà da parte di un egomaniaco, bella anche la capacità di farsi piacere tutto, di non sperare mai e con questo sforzarsi di stare al meglio nelle peggiori condizioni
interessante, ma Il Libro dell'Acqua era assai più poetico...