Ci ho messo un anno e più per leggere questo libro. Così corposo, così complicato, così tremendo.
Libro durissimo. Durissimo prendere atto che non esiste il Male senza l'Uomo, per quanto sia comodo pensarlo come entità a se stante. Durissimo prendere coscienza che esso è un limite valicabile, in ogni tempo e da ognuno di noi. Durissimo pensare che ci siano persone, che fanno Popolo, che si spogliano della propria umanità per diventare piccole particelle del Male, al suo servizio, senza rientrare in se stessi un solo attimo per chiedersi 'che cazzo sto facendo'. (Mi scuso, ma non lo capirò mai).
Arrivata a Mengele, confesso, ho smesso. Per mesi. Tutte quelle immagini e quei pensieri dovevano smettere di agitarsi in me, che trasformo tutto in sogno notturno.
Poi ho ricominciato a leggere della 'divinità del male', di Mengele, accogliendo la teoria dell'autore che ne scandaglia motivazioni e comportamenti e ne rifiuta la leggenda che attorno a lui si creò e che persiste ancor oggi, riducendolo a uomo.
Le mie conclusioni, scritte di getto, sono misere in fondo: furono, tutti loro, esseri mediocri che fecero danni enormi e non solo ai loro tempi, ma anche ai nostri giorni e in futuro ancora.
Per evitare questi danni occorre leggere, studiare, partire a ritroso da oggi e vivisezionare ciò che fu, per ritrovare gli uomini che fecero, lasciando i dinosauri ai bambini dell'asilo.
Dobbiamo, con studio e spirito critico, evitare che Malvagità, opportunismo, Odio, Sadismo e Piacere connesso a tutto ciò, avvengano ancora.
Non dirò altro, sono troppo piccina.
Vorrei solo citare i capitoli della terza parte di questo libro, intitolata 'La psicologia del genocidio':
- Lo sdoppiamento: il baratto faustiano
- Il sè di Auschwitz: temi psicologici nello sdoppiamento.
- Genocidio.
E non si pensi che sia solo analisi psicologica ciò che fa l'autore, psichiatra lui stesso, ma il suo è uno sguardo che abbraccia individuo e Storia cercandone in fondo, al fondo, il significato più profondo oppure l'Anima.