"Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo." Come tanti sopravvissuti all'Olocausto, per molti anni Sami Modiano è rimasto in silenzio. In che modo dare voce al dolore di un'adolescenza bruciata, di una famiglia dissolta, di un'intera comunità spazzata via? Nato nella Rodi degli anni Trenta, un'isola nella quale ebrei, cristiani e musulmani convivono pacificamente da secoli, Sami non conosce la lingua dell'odio e della discriminazione. Ma quando le leggi razziali colpiscono la sua terra, all'improvviso si ritrova bollato come "diverso". E a tredici anni, nell'inferno di Auschwitz-Birkenau, vedrà morire familiari e amici fino a rimanere solo al mondo a lottare per la sopravvivenza. Al miracolo che lo porta fuori dal campo non seguono tempi facili: Sami si ritrova in prima linea con l'esercito sovietico ed è poi costretto a fuggire a piedi attraverso mezza Europa per poi giungere in un'Italia messa in ginocchio dalla guerra. Dopo due anni di lavoretti malsicuri e pessimi alloggi, ma rallegrati dagli amici e dalla scoperta dell'amore, appena diciassettenne Sami sceglie di nuovo di andarsene, questa volta in Congo belga. Qui gli arriderà il successo professionale ma lo attendono nuovi pericoli, allo scoppio della guerra civile. La storia di Sami Modiano è una trama intessuta di addii e partenze alle quali lui ha sempre opposto la determinazione a riappropriarsi delle sue radici.
Samuel Modiano, detto Sami (Rodi, 18 luglio 1930) è un deportato ebreo italiano, superstite dell'Olocausto, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e attivo testimone della Shoah.
Una testimonianza che ha dell'incredibile, una testimonianza che in pochi conoscono. La storia di Sami Modiano va assolutamente letta e conosciuta così come tutte le altre, da TUTTI. È un libro che ferisce, ti strappa l'anima. Quello che Sami ha dovuto affrontare durante tutto il corso della sua vita è così grande e doloroso che noi non possiamo neanche immaginare, ma possiamo comprendere leggendo questo saggio, che nonostante il linguaggio semplice è scritto talmente bene da sentire quelle sensazioni sulla nostra stessa pelle. Sami scrive una storia dolorosa e triste, ma senza scadere nel pietismo, lascia a noi il compito di capire. È incredibile il fatto che per quanto si legga sull'argomento, una nuova voce, una nuova testimonianza, racconta sempre qualcosa di diverso, qualcosa che non conosciamo. Mi è piaciuto il fatto che Sami parli anche della sua infanzia nel primo capitolo, prima della guerra e dell'orrore del campo di concentramento, un capitolo quasi allegro e felice, in confronto a ciò che viene dopo. I capitoli della deportazione e della prigionia sono i più forti, ma l'autore smorza l'atmosfera raccontando anche in maniera più "allegra" di sé stesso dopo la liberazione, parlando dei traumi che ha dovuto affrontare, di quello per cui ha dovuto combattere per avere una vita migliore. Nonostante possa sembrare un libro pesante si legge davvero molto velocemente, grazie ad una prosa scorrevole, adatta anche ad un pubblico giovane. La narrazione è così travolgente da volerne sapere e leggere ancora e ancora, fino a non voler più lasciare andare Sami e le sue importantissimi parole. Grazie Sami per aver deciso di raccontare la tua storia, non la dimenticherò mai.
Samuel Modiano nasce a Rodi nel 1930. Aveva solo otto anni e mezzo quando il suo insegnante gli annunciò di essere stato espulso da scuola. Perché? Per la sola ragione di essere un ebreo.
In questo libro-testimonianza Sami ci racconta le sue esperienze, dalla sua infanzia nell’isola di Rodi – l’isola delle rose, a quel tempo provincia italiana – , alle Leggi Razziali fasciste, fino ad arrivare alla deportazione degli ebrei ad Auschwitz-Birkenau. Ma non si ferma qui. Sami ci coinvolge anche con quel che gli accadde in seguito alla liberazione: dal non facile ritorno , alle prime difficoltà nell’integrarsi in un Paese amato ma che non conosceva, l’Italia. Ci racconta in modo semplice ed emotivo delle sue amicizie romane, ma anche del suo arrivo nel Congo Belga, del suo matrimonio con la giovane Selma, fino all’ennesimo esilio a causa dello scoppio della guerra civile. Una vita di alti e bassi, di perdite ma anche nuovi affetti, di distruzione e ricostruzione. Sami ci spiega anche della sua difficoltà di parlare della sua terribile esperienza ad Auschwitz dove perse per sempre due delle persone più importanti della sua vita: suo padre e sua sorella Lucia. Infatti, vi tornò soltanto nel 2005 grazie al sostegno di sua moglie e del suo caro amico Piero Terracina che aveva conosciuto proprio il quel campo di sterminio.
Quella che troviamo tra queste pagine è una testimonianza semplice, Sami infatti ha dovuto interrompere i suoi studi quando era ancora molto piccolo, ma anche molto emotiva. Mentre leggi, vedi l’uomo parlare, e forse ti accorgi che dentro di lui c’è ancora quel bambino smarrito, privato di ogni affetto, della sua casa, della sua infanzia, dei suoi sogni, e gettato all’inferno. Un bambino che fa quasi fatica a narrare i fatti, e che si domanda continuamente quel “perché io?”, quella domanda che forse ha tormentato le menti di molti dei sopravvissuti.
Quando penso al Genocidio ebraico – ma più in generale a ogni forma di violenza – provo già un gran sconcerto nel leggere dei trattamenti subiti dagli adulti, ma l’orrore, la rabbia, e l’incredulità si fanno più forti quando penso ai bambini. Con quale coraggio hanno potuto far del male a creature tanto indifese? Come hanno potuto guardare negli occhi quegli infanti, senza provare un briciolo di pietà?
Comprendere è davvero impossibile, o comunque difficile, ma conoscere è necessario.
Anche nella testimonianza di Sami emergono due elementi che ho ritrovato in altri libri dei sopravvissuti: il senso di colpa per avercela fatta al contrario di molti altri, e la comprensione – anche se tardiva per alcuni – che se sono vivi hanno uno scopo ben preciso, quello di raccontare, non smettere mai di diffondere quello che è stato, non seppellire la memoria di quello che potrebbe tornare. Conoscere, assimilare, diffondere. Continuare a farlo.
Quando anche l’ultimo salvato – come li definisce Levi – sarà ormai svanito, chi continuerà a ricordare? Noi. Noi dobbiamo continuare a farlo, leggendo, ascoltando interviste o altri documentari, guardando film. Sarò solo una piccola voce, caro Sami, ma ti prometto che non smetterò mai di continuare a leggere e diffondere la Memoria di ciò che purtroppo è stato e che rischia di essere ancora (in alcune parti del mondo, purtroppo è già così…).
Vi consiglio di prendere questo libro, e di leggerlo con calma, ascoltando la voce di questo bambino a cui hanno tolto tutto: la possibilità di studiare, la sua terra, la sua famiglia. Non mi stanco mai di scoprire certe testimonianze, anche perché sebbene ci siano molte cose in comune – come è ovvio che sia – c’è sempre quel particolare in più che non sapevi. In questo caso, ad esempio, prima di arrivare nel campo di sterminio, gli ebrei di Rodi dovettero affrontare prima un lungo viaggio in mare, in battelli che i greci usavano per trasportare il bestiame da un’isola all’altra, poi salire sui treni della morte. Un mese di sofferenze, trattati peggio delle bestie, con poca acqua, tutti ammassati l’uno sopra l’altro, nell’odore nauseabondo dei loro bisogni naturali, per poi finire all’inferno vero e proprio.
Quello che traspare poi è il grande legame che unisce la piccola comunità ebraica di Rodi, ma anche l’amore immenso della famiglia di Sami. Sua madre morì qualche anno prima, e da quel giorno furono suo padre e sua sorella Lucia a occuparsi di lui. Figure molto importanti che il piccolo Sami vede pian piano deperire, che quasi non riconosce più, e poi svanire… E poi il senso di colpa, perché grazie all’amore del padre prima, e di alcune figure – viste come degli angeli – riesce a salvarsi dalla morte in più di un’occasione. Circostanze favorevoli, forse piccoli colpi di fortuna, che lo aiutano a vivere, a superare almeno fisicamente quell’orrore, anche se non potrà mai veramente finire.
Questa edizione è arricchita anche da alcune foto della famiglia Modiano, di Sami stesso, dei suoi amici, di sua moglie, e anche dei suoi incontri con gli studenti.
Una lettura importante e significativa, che vi invito a fare, anche se siete molto sensibili sull’argomento. Provate ad ascoltare la sua voce, e poi ditemi se non avrete anche voi voglia di abbracciare quel bambino che è ancora chiuso in lui.
“Selma, ho capito perché sono sopravvissuto. Per raccontare la storia di quell’orrore, per trasmettere agli altri una testimonianza, in nome di tutti quelli che non ce l’hanno fatta”. Sami Modiano.
La testimonianza di Samuel Modiano è tanto preziosa così come lo sono tutte quelle dei sopravvissuti.
Toccante, straziante e commovente, la testimonianza di Sami non solo tratta dell’orrore che ha vissuto ad Auschwitz, un inferno di cui è quasi impossibile parlare, di quante volte è scampato a morte certa in quel luogo di morte e disperazione, del viaggio disumano verso esso, della sofferenza fisica e psicologica che lo ha accompagnato per tutto quel tempo, delle perdite subite, no… Il racconto di Sami è intriso anche di bellezza e umanità.
I primi capitoli sono un vero e proprio elogio alla sua amata Rodi, a quell’infanzia meravigliosa trascorsa insieme alla sua meravigliosa comunità ed è proprio ad essa, a quei cari che purtroppo non hanno fatto ritorno dai campi di sterminio che lui dedica la sua Memoria. “Per quelli che non ce l’hanno fatta”. Attraverso il suo straziante racconto possiamo oggi conoscere quella meravigliosa comunità, quelle persone piene di sogni e speranze che la cattiveria e la follia umana hanno strappato alla vita.
Non vi nascondo che i capitoli dedicati ad Auschwitz sono davvero un pugno allo stomaco, di una sofferenza e un’atrocità inaudita ma… RICORDARE è FONDAMENTALE. Non solo perché un orrore simile non si ripeta mai, ma anche per rendere giustizia a tutti quei milioni di innocenti trucidati da un’insensata e folle ideologia umana. Vorrei ricordare che sono stati uomini e donne a commettere quei crimini abominevoli. Uomini e donne, che consapevolmente o nella più completa indifferenza, hanno fornito l’enorme potere a quegli uomini insani e completamente folli per realizzare quel terrificante sistema della morte.
Milioni di vite spezzate, senza alcuna ragione, che possiamo far rivivere solo attraverso la nostra memoria.
Per questo è fondamentale rispettare e onorare la MEMORIA.
Leggete e informatevi per non dimenticare mai. Insegnate, se potete, ai bambini e ai ragazzi la realtà di ciò che è stato l’Olocausto non lasciate questo compito alle stupide e banalissime rappresentazioni cinematografiche come “La vita è bella” che non rendono neanche la metà di quello che realmente stato quell’orrore.
Questa testimonianza mi ha messo i brividi, conoscevo già la storia di Sami ma volevo approfondirla ed è stata la cosa migliore che ho fatto. Ricordare le sofferenze di quel periodo attraverso la scrittura di Sami è stato devastante ma bellissimo. Un libro da leggere almeno una volta nella vita.
Ogni volta che leggo libri che parlano di deportazione il cuore mi si stringe e le lacrime scendono come torrenti. L’unico sopravvissuto della sua famiglia quando ancora bambino era arrivato nei campi dì concentramento. Racconto doloroso ma necessario per non dimenticare
La mia insegnante di italiano mi aveva assegnato questo libro da leggere per la giornata della Memoria (vado in quarta ginnasio). Non serve essere una persona sensibile, come lo sono io, per essere commossi dalla straordinaria e toccante storia di Sami: la storia della vita della sua famiglia, come quella di tantissime altre, fa riflettere su tutte le atrocità accadute durante la 2a Guerra Mondiale, ma allo stesso tempo sul legame affettivo che unisce figli,genitori e fratelli. Il libro di per sè è scritto in modo molto scorrevole e semplice da comprendere (linguisticamente). Ho particolarmente apprezzato la narrazione dell'infanzia del protagonista sull'isola di Rodi perchè mi ha fatto comprendere il grande contrasto tra l'affetto e la condivisione della sua comunità e la terribile (a dir poco) vita nel campo di Auschwitz, e la scena finale con sua sorella mi ha spezzato il cuore. Pregherò per sempre per tutte quei poveri esseri umani che hanno trovato la morte nel peggior modo possibile sotto al grigio cielo dei campi di sterminio: grazie Sami, per questa preziosa testimonianza, non la dimenticherò mai.
Una testimonianza profonda e toccante di un uomo che è stato deportato con la sua famiglia ad Auschwitz perdendo la sua serenità e fanciullezza. In quel campo di concentramento ha perso sua sorella Lucia e suo padre, come tanti altri suoi conoscenti rodioti. Leggere la sua storia mi ha commosso. È stato un pugno nello stomaco. Sami Modiano racconta non solo delle sofferenze vissute durante il suo soggiorno nei lager (come ad esempio tutte le volte che è stato vicino alla morte ed è sopravvissuto) ma anche cosa fece dopo la sua liberazione. Da quando è libero non fa altro che ripetersi; "Perché sono tornato vivo? Perché l'ho scampata? Perché proprio io?". È stato solo dopo il ritrovarsi con il suo ami Piero Terracina che lo ha convinto a ripercorrere il suolo di Auschwitz e raccontare la sua esperienza che comprende finalmente il perché è sopravvissuto : ovvero far conoscere la sua storia alle nuove generazioni. Da leggere!
Il racconto è tra i più potenti che, su questo periodo storico, io abbia mai letto. La forza con cui Sami Modiano racconta la propria vita è travolgente. Non è solo la rievocazione delle atrocità vissute ad Auschwitz-Birkenau. È la vita persa, ritrovata, conquistata, capitata e di nuovo ripersa di un prima bambino e, alla fine, uomo di grande coraggio. È un racconto immediato e coinvolgente, in grado di far creare, nella mente di chi legge, nitide immagini di ciò di cui si sta parlando. Ti avvolge e ti trasporta in quegli anni, in quegli ambienti. Vedi con gli occhi di Sami. Vivi quello che lui vive. E soffri. Ti lasci andare alle lacrime, ti chiedi perché. E ringrazi che abbia scelto di condividere la sua vita. Perché probabilmente ha ragione, il motivo per cui è sopravvissuto è proprio quello di poter mantener vivo, per sempre, il ricordo di ciò che è stato. Di chi è stato.
Bellissimo! La scrittura è molto elementare ma riesce a toccare il cuore nel profondo. Non conoscevo la storia di Sami Modiano e sono rimasta veramente sorpresa di quanto abbia dovuto sopportare e superare nella sua vita, non solo nei campi di concentramento, le difficoltà di tornare ad una vita normale, non solo dal punto di vista psicologico ma anche dal punto di vista economico. A differenza di altri sopravvissuti Sami si è trovato completamente solo, in una città che non era la sua e nonostante ciò si è risollevato, più di una volta. Il significato del titolo lo capirete alla fine del libro e le parole che Sami una per spiegarlo sono meravigliose e commoventi.
«Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo.»
Questa frase riassume perfettamente l’inizio di quello che diventerà un calvario per tutta la comunità ebraica durante la Seconda Guerra Mondiale. La testimonianza di Sami riguarda l’esperienza nei campi di concentramento della comunità Rodiota, all’epoca sotto la dominazione italiana. Ho trovato molto interessanti gli avvenimenti post liberazione perché a me sconosciuti. La storia di Sami Modiano va assolutamente letta, così come tutte le testimonianze dei sopravvissuti all’orrore dei campi di sterminio, per non dimenticare.
Che dire: un libro eccezionale. Io ho avuto la grande fortuna di sentire il suo racconto dal vivo, per ben tre volte; nelle quali sono scoppiata a piangere, e ricordo di aver sentito una forte tensione allo stomaco e al cuore. Leggere quanto è accaduto ha scatenato le stesse sensazioni. Un libro sensazionale, adatto a tutti e che dovrebbe essere letto da tutti: perchè questa è una grande parte della nostra eredità culturale, che dovrebbe aiutarci ad essere migliori. E soprattutto a lottare per ciò che è giusto, affinché ciò non ricapiti più. ( anche se sappiamo che sta continuando in alcuni paesi, con altre etnie )
Il fatto che sono stata obbligata a leggerlo per la scuola non aiuta il mio giudizio di sto libro ma comunque... Non penso si possa dare una recensione negativa a una testimonianza sulla shoa 😭 (per questo ho dato almeno 3 ⭐️) perché ognuno esprime ciò che ha vissuto in maniera diversa e valida e poi appunto solo per il fatto che racconta della shoa. pero mi è sembrato tutto alquanto oggettivo e apatico ? non sembrava neanche lui a raccontare le vicende perche praticamente descritto poco niente di emozioni, tranne nel finale quando va a rivedere casa sua. Però comunque abbastanza carino
L'ho letto per la scuola e infatti le stelle che ho dato a questo libro lo dimostrano. Secondo me l'autore poteva approfondire il dolore e descrivere meglio le emozioni che ha provato durante la sua esperienza ad Auschwitz -Birkenau. Si sofferma invece troppo a descrivere cose banali e inutili (per esempio i piatti tipici di Rodi). Non mi è piaciuto per niente, è lento,e per leggere questo libro anche abbastanza piccolo di 200 pagine mi ci è voluta una settimana.
Un libro straziante, che ti dilania. Si percepisce tutta la sua sofferenza, non solo per le atrocità subite nei campi di sterminio, ma tutto il periodo delle leggi razziali, viste dal punto di vista di un bambino. Il dolore per essere sopravvissuto e non riuscire a spiegarsi il motivo. Conoscere è necessario affinché questo non si ripeta.
Leggere le parole dei sopravvissuti alla Shoah è un dovere morale. Sami Modiano racconta la sua infanzia a Rodi: una vita in cui la comunità ebraica è protagonista. Di fronte alla solidarietà, al profumo di cibi che anticipavano l'arrivo delle festività, raccontate nei primi paragrafi, i capitoli successivi risultano ancora più dolorosi.
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Ho letto questo libro in un giorno. Difficile spiegare le emozioni che mi ha suscitato, rabbia, paura, dolore, tristezza… Rispetto a Samuel Modiano per aver portato la sua testimonianza e per essere riuscito a raccontare la terribile esperienza che ha vissuto, lui come tantissimi altri. 🙏🏼 Scrivo questa recensione con gli occhi pieni di lacrime , consiglio assolutamente la lettura!
Un libro bellissimo, unico e toccante!!! Lo volevo leggere da molto tempo! Un sopravvissuto più volte in bilico tra la vita e la morte! Un uomo che ancora oggi ha scelto di NON DIMENTICARE raccontando i suoi ricordi e la sua esperienza ai ragazzi e a chiunque ne sia interessato affinché una dei periodi più truci della storia dell'umanità non si ripeta MAI PIù!!!
Da un punto di vista emozionale è il libro più forte che abbia letto sull'argomento. Fondamentale che tutti lo leggano perché non possiamo dimenticare. Dimenticare significa far si che possa accadere di nuovo.
Una testimonianza che arriva il cuore. Ho dato cinque, ma in realtà non ci sarebbe nemmeno da dare un voto. Una lettura che dovrebbero fare tanti ragazzi e ragazze, per capire cosa successe in quei anni.
Questo è uno di quei libri che vanno letti, anche se fa male. Anche se non si può concepire tutto questo male. Va letto. Va compreso. Va letto e compreso. E poi si deve capire che noi siamo fortunati.
Letto per scuola, però si merita 4 stelle. È un libro tema Shoah molto carino ma che al tempo stesso riesce a ferirti il cuore ricordando momenti tragici come il nazismo. Scrittura piacevole e libro abbastanza scorrevole. 4 stelle meritate. Adesso però fatemi leggere quel che mi pare🙃
toccante, una parte di storia che si fa fatica a capire come sia potuta succedere, e invece è tutto vero. sami racconta la sua storia con una dolcezza disarmante, ma questo non la rende meno dolorosa
Ho ascoltato molte interviste di Sami Modiano, mi mancava questa lettura. Sami racconta la Shoah con una rabbia intensa, da far percepire benissimo ciò che ha ripetuto più volte: lui è ancora là, in mezzo a quell’inferno. “Non si esce mai da Birkenau”.
Scritto bene, senza mai cadere nella retorica o nel pietismo. Incredibile quanto si possa scrivere sull’argomento senza che ancora se ne sappia abbastanza..
This book must be read in every school. Everyone needs to know what nazis and fascists an never forget. Sami Modiano is a wrestler and showed these beats that he won.