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Il palazzo e la piazza

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Il 2012 sarà ricordato come l'anno più triste del dopoguerra. L'anno in cui la crisi economica ha spazzato via certezze consolidate e ha avvolto il futuro in una nebbia fittissima. La frustrazione degli italiani, costretti a un'austerità in parte necessaria, ma poco sopportabile in una tremenda recessione, è diventata ribellione - ora silenziosa, ora gridata nelle piazze - dinanzi alla cecità di un mondo politico restio a sintonizzarsi con gli umori della gente nei tagli ai propri privilegi.
Accanto a forme sempre più spregiudicate di finanziamento illecito, come quelle addebitate all'ex presidente della provincia di Milano Penati, sono prosperati nuovi e incredibili episodi di appropriazione del denaro pubblico, come dimostrano i casi di Lusi (Margherita), Belsito (Lega Nord) e Fiorito (PdL Lazio). Due grandi regioni (Lazio e Lombardia) sono costrette al voto anticipato, e intanto la bufera dell'antipolitica segna il trionfo del Movimento 5 Stelle di Grillo, nelle elezioni amministrative di primavera e poi in quelle siciliane del 28 ottobre. Annunciando altri bottini nelle prossime elezioni politiche, con il rischio concreto di rendere ingovernabile il paese.
Il Pd arriverà al voto sulla scia delle polemiche innescate dalla sfida Bersani-Renzi alle "primarie ", a cui si deve la rinuncia alla candidatura di D'Alema e Veltroni. La decisione di Bersani di allearsi con Vendola ha acuito la crisi di identità dell'area centrale dello schieramento politico, dove lo smottamento del PdL non ha recato vantaggi all'Udc di Casini e al Fli di Fini, e dove faticano a coordinarsi movimenti cattolici (da quello di Andrea Riccardi al gruppo di Todi) e liberali (da Luca di Montezemolo a Oscar Giannino).
L'irrigidimento politico di Berlusconi dopo la pesantissima condanna inflittagli a fine ottobre dal tribunale di Milano, ferma restando la scelta di non ricandidarsi a palazzo Chigi, rischia di frenare l'apertura moderata di Alfano e rilancia la politica antigovernativa della Lega, dove Maroni ha interrotto drammaticamente la leadership trentennale di Bossi.
In un mare così agitato, solo un nocchiero esperto come Bruno Vespa poteva avventurarsi per interrogare protagonisti di ieri e di oggi, allo scopo di spiegare cause ed effetti del cataclisma in corso. Per trovarne le origini, Vespa parte dal crollo di Wall Street del 1929, spiega come Mussolini ebbe il maggiore consenso durante la peggiore congiuntura economica, racconta i miracoli del dopoguerra, la follia dei decenni in cui ci siamo indebitati a piene mani, il tormentato ingresso nell'euro, le ragioni della bancarotta di alcuni paesi europei (e il forte rischio, per noi, di fare la stessa fine), la durissima e a volte incomprensibile politica di Angela Merkel, la fine traumatica del governo Berlusconi e la nascita del governo Monti. In una lunga conversazione, il premier svela i retroscena della sua difficile navigazione, spiega il perché di tanto rigore e apre al futuro, interrogandosi anche sul suo ruolo dopo le prossime elezioni.

Il Palazzo e la piazza, che indaga a fondo sui più clamorosi casi di malcostume politico, è un libro fondamentale per capire come gli errori del passato stanno influenzando il presente e il futuro.

421 pages, Hardcover

First published November 8, 2012

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Bruno Vespa

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Profile Image for Kyo.
24 reviews8 followers
February 28, 2013
Nell'introduzione Vespa afferma che lo scopo del libro è quello di spiegare come l'Italia sia arrivata alla instabile situazione politica attuale. Al di là degli scontati giudizi di merito che vengono espressi sin dalle prima pagine tacciando senza possibilità di scampo il Movimento 5 Stelle come "antipolitica", quello che Vespa ottiene è una matassa senza nè capo nè coda. Si inizia a parlare di crisi economiche, partendo dalla crisi del 29, infilandoci a forza Mussolini che si sa, per Vespa è stato cattivello ma ha fatto anche tante belle cose, per poi perdersi rapidamente decenni di storia politica e finire con una serie di capitoletti frammentati sugli argomenti più disparati. Sono presenti stralci di interviste raccattate qua e là su argomenti di cui non si analizzano nè le cause nè le conseguenze, e una serie interminabile di retroscena e episodi fini a se stessi presenti più che altro per accrescere la smisurata autostima di Vespa, con temi politici di attualità che risultano già vecchi. In definitiva un saggio che si salva per la scelta delle tematiche, interessanti di per sè, fallendo totalmente nella loro analisi e trattazione.
Profile Image for Nonethousand Oberrhein.
733 reviews32 followers
March 21, 2016
Crisi (plurale)
Partendo dalla Grande Depressione del 1929, Vespa propone in stile divulgativo una storia dell'Economia mondiale degli ultimi cent'anni mettendo l'Italia al centro della "narrazione"... purtroppo sugli ultimi capitoli (dedicati ai governi degli ultimi 20 anni), la divulgazione cede il passo al pettegolezzo.
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