Solen skinner aldrig på en go-go-bar er en maksimalistisk samtidsroman om mænd i krise, medier i selvsving og en vestlig middelklasse på udebane i en globaliseret, postkolonial virkelighed, hvor dens egen moralske og politiske korrekthed udfordres.
Med undertoner af medie/kultur-satire og hårdkogt humoristisk noir-krimi følger romanen i tre separate dele, hvordan tre meget forskellige danske mænds liv bliver påvirket af den samme hysterisk oppiskede ’sexskandale’ med tråde fra Danmark til Thailand.
Hér møder de tre mænd hver deres skæbne i det notorisk berygtede Pattaya: En klondyke-agtig blanding af boomtown, bohème-eksil, slum-favela og turistbadeby, hvor den tropiske hede, de sociale kontraster og de seksuelle fristelser kan få selv den mest fornuftige falang-mand til at gå op i limningen ... i løbet af nogle få, men meget lange døgn.
Nei Paesi nordici, il romanzo biografico sta vivendo una stagione esaltante. Numerosi sono infatti gli autori che si dedicano a questo genere letterario spesso con esiti eccellenti. Occorre subito precisare che si tratta di opere documentatissime, in cui il 'romanzesco' è contenuto in limiti rigorosi. Eppure, o meglio appunto per questo, siamo di fronte a libri parecchio coinvolgenti. Tra questi autori c'è il danese Dalager, qui alle prese col filosofo Kierkegaard. E' però necessario dire che, per gustare pienamente il testo, sarebbe opportuna una conoscenza almeno sommaria della filosofia del celebre protagonista, altrimenti alcune pagine rischierebbero di essere percepite come scarsamente fruibili, nonostante una scrittura sempre di alto livello. Se talvolta essa può apparire un po' monotona, si tratta comunque di 'monotonia' bellissima : melodia di onde in un mare calmo.
Il protagonista è presentato in un letto d'ospedale in condizioni di estrema spossatezza nonostante abbia solo 42 anni. Il medico non trova causa di tanto malessere. "Sembra che sia la vostra volontà a non stare al passo" : questa la diagnosi. Amorevolmente assistito da un'ammiratrice delle sue opere, il celebre personaggio ripercorre innumerevoli episodi della propria vita, in particolare la controversa storia d'amore con la deliziosa Regine Olsen. "Per lui il ricordo è eternamente giovane, come acqua che scorre serpeggiando attraverso il deserto della vita, racconta sempre la stessa cosa e lenisce le sue pene". Preso in "un labirinto di stati d'animo in cui a volte lui stesso si perde", lascia emergere il filosofo ma soprattutto l'uomo che "ha cercato di tramutare sospiri e grida in musica soave".
Attorno alle vite dei filosofi si creano spesso narrazioni dal sapore romanzesco che in parte contribuiscono a crearne la leggenda. E a tutto ciò non sfugge neanche Kierkegaard. La storia ce lo ha infatti consegnato come padre (involontario) dell’esistenzialismo che avrebbe poi preso forma un secolo più tardi con Sartre, De Beauvoir e tutto il cucuzzaro esistenzialista della rive gauche. Un personaggio prostrato dall’angoscia della scelta esistenziale, la cui tormentata storia-non-storia con Regine Olsen, una delle più famose friendzonate della storia, è a pieno diritto entrata nella leggenda.
Un plauso a Dalager che è riuscito con questo libro a rendere a suo modo avvincente l’esistenza di un personaggio tormentato sì, bizzarro pure e perciò affascinante, ma la cui vita era di base di una noia sepolcrale e il cui spirito tendenzialmente bigotto e anche un po’ superstizioso (di chi dalla religione riesce a farsi rovinare la vita per benino) decisamente stride con l’idea dell’uomo che risponde solo a se stesso, incurante di un dio in cui non crede, come accadde per gli esistenzialisti del ‘900.
Il punto di forza del libro è romanzare sì la vita di Kierkegaard ma senza voli di fantasia, tutto è rigorosamente documentato, basato sulle testimonianze del tempo, sugli scritti e sugli scambi epistolari del filosofo e per raccontarci la storia di Kierkegaard il tutto viene unito alla sua filosofia, frutto tormentato di un’esistenza tormentata e perciò ad essa legata a doppio filo.
Disclaimer: se siete totalmente a digiuno di studi filosofici vi consiglio di recuperare il pensiero di Kierkegaard, altrimenti alcuni passaggi oltre che incomprensibili vi risulteranno soporiferi. E se dopo averne scoperto il lato “tragico” con questo libro vi rimanesse della curiosità sul personaggio di Kierkegaard, vi consiglio anche la lettura di “Al caffè degli esistenzialisti” dove la stessa storia ci viene narrata con un punto di vista diverso e decisamente più ridanciano.
Cito dal testo: "Infandum, Regina, jubes renovare dolorem". Laddove Regina è Regine Olsen, la donna prima conquistata e poi abbandonata da Søren Kierkegaard. Il motivo (i motivi)? Leggere il libro, please. Ma Søren non è Enea (e, soprattutto, il padre di Søren non è Anchise).