"Se il mercato fallisce, lo Stato deve subentrare, non solo per raccogliere i cocci (indebitandosi per ricapitalizzare le banche fallite e per rilanciare l’economia), ma anche e soprattutto per ristabilire regole e riprendere una parte attiva nel sistema economico (in particolare, nel circuito risparmioinvestimento). La lezione della crisi è quindi contraria a quanto i pretoriani delle istituzioni internazionali come la troika, mossi da evidenti interessi di parte, ci ripetono: “Ridurre l’impronta dello Stato, cedere sovranità!”" [p. 178]
"La vera vittima dell’euro è l’Europa. Come abbiamo detto, ripetuto, e, spero, contribuito a dimostrare, la gestione del processo di integrazione europea, ispirata (in teoria e nelle conferenze stampa) ad alti ideali condivisi, ma condotta (in pratica e nelle stanze di Bruxelles) in nome di interessi di classe e strategici particolaristici, ha condotto dove doveva condurre: a una lacerazione del tessuto sociale e identitario del continente di proporzioni mai sperimentate dalla seconda guerra mondiale in poi." [p. 376]