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Romanzo senza umani

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Un uomo solo cammina lungo le rive di un grande lago tedesco. È partito all’improvviso, chiudendo in valigia l’essenziale e un post-it stropicciato con una strana lista di nomi. Forse Mauro Barbi vuole mettersi al riparo dagli effetti di una serie di “incidenti emotivi” – così li chiama – che lui stesso ha provocato. È ripiombato nella vita di persone che non vedeva da tempo, pretendendo di riannodare fili interrotti, di avere risposte fuori tempo massimo. Si è messo in testa di far coincidere i ricordi altrui con i propri, di modificare e riparare la memoria di amici e compagni di strada, imponendo la sua versione dei fatti. Che razza di impresa è? Forse c’entra una piccola era glaciale privata, un processo di raffreddamento che ha spopolato la sua esistenza e di cui cerca le ragioni. Il grande lago a cui ha dedicato anni di studio può dargli le conferme che cerca? Vede, anzi immagina, l’immensa lastra di ghiaccio che lo copriva da sponda a sponda quattro secoli e mezzo prima. Il sole pallido su una catasta di uccelli morti, precipitati come pietre. Le anatre assiderate, i lupi affamati. Il cuore di un lunghissimo e spaventoso inverno che travolse l’Europa con i suoi venti polari, le grandinate furiose, le inondazioni. Non è una distopia, è l’esatto è il 1573. Una remota stagione estrema, che faceva battere i denti, perdere la speranza, impazzire. Come se ne uscì? Come se ne esce? Le immagini del passato ci ingannano sempre. Barbi prova a rientrare nel presente, con tutta l’ansia e la fatica che richiedono i gesti semplici. Uno in particolare può fare la differenza. È la fine di un viaggio fitto di rivelazioni. È l’inizio del disgelo.

192 pages, Kindle Edition

Published September 19, 2023

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About the author

Paolo Di Paolo

99 books47 followers
Paolo Di Paolo è nato nel 1983 a Roma; scrittore, giornalista, critico, si è imposto sulla scena letteraria italiana giovanissimo. Laureato in Lettere, ha ottenuto un dottorato di ricerca in Studi di storia letteraria e linguistica italiana all’Università degli Studi di Roma III. Per Feltrinelli ha pubblicato i romanzi: Raccontami la notte in cui sono nato (2014); Dove eravate tutti (2010, Premio Mondello e Super Premio Vittorini); Mandami tanta vita (2014, Premio Salerno Libro d’Europa, Premio Fiesole Narrativa e finalista Premio Strega), Una storia quasi solo d’amore (2016), Lontano dagli occhi (2019) Premio Viareggio-Rèpaci, tradotti in diverse lingue europee. Molti libri sono nati da dialoghi: con Indro Montanelli a cui ha dedicato Tutte le speranze (Rizzoli, 2014, Premio Benedetto Croce), con Antonio Debenedetti, Dacia Maraini, Raffaele La Capria, Antonio Tabucchi, Nanni Moretti. Ha pubblicato tra l’altro Ogni viaggio è un romanzo (Laterza, 2007), per i bambini La mucca volante (Bompiani, 2014, finalista Premio Strega Ragazze e Ragazzi), ha lavorato molto per il teatro e pubblicato Istruzioni per non morire in pace (Storia e letteratura, 2016). Scrive sulle pagine culturali di diversi quotidiani e settimanali (la Repubblica, Il Venerdì, L’Espresso).

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40 (6%)
Displaying 1 - 30 of 101 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,470 reviews2,447 followers
May 12, 2025
DOVE SIETE ANDATI TUTTI QUANTI? VI HO MANDATI VIA IO?


Nella sua interezza, “Cacciatori nella neve”, il bel dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, 1565, quasi coetaneo alla piccola glaciazione del lago di Costanza qui raccontata.

Un paesaggio senza umani – o meglio, con rari umani, che perlopiù finiscono per morire nelle insidie del lago di Costanza improvvisamente ghiacciato per i sei mesi che vanno a cavallo tra 1572 e la pasqua del 1573.
E una vita presente senza umani, quella del protagonista io-narrante Mauro Barbi storico accademico senza cattedra, che quando una cattedra ce l’ha è da supplente in un liceo e non nell’accademia universitaria: una vita presente senza umani a confronto con una vita passata densa di incontri e relazioni umane. Tanto è vero che Mauro Barbi, si mette a rispondere a mail vecchie di quindici anni, a fare telefonate improvvise non annunciate, perfino a suonare a un campanello, per riallacciare rapporti e amicizie che il tempo ha interrotto, allontanato.


Questo è il lago di Zurigo ghiacciato nel 1963.

A quella improvvisa “piccola glaciazione” Mauro Barbi dedica studi, ricerche appunti, e il viaggio, che dura per il tempo del romanzo: ogni capitolo inizia con qualche pagina dedicata alla descrizione di quello strano fenomeno e dei suoi effetti, e devo dire che se in principio ho apprezzato il cambio di tono e lingua di questi inserti, man mano mi sono sembrati un po’ ripetersi e sbrodolarsi, e diventare noiosini fino al punto di aver voglia di saltarli.
All’altro, a questo strano ricucire, rispondere a mail vecchie di quindici anni, Paolo Di Paolo dedica il resto del romanzo, il che ne fa il clou della sua narrazione.
Peccato che più scorrono le pagine più Mauro Barbi si presenta senile e rimuginante, due caratteristiche perniciose anche prese singolarmente, in abbinata diventano quasi letali.
Il problema non è ovviamente che il protagonista quarantenne risulti senile e la sua attività preferita risulti essere il rimuginio, cioè il ruminare interiore, il rimestare un calderone colloso di pensieri e ricordi: il problema è che il romanzo diventa questo, al di là del suo io-narrante protagonista.
Paolo di Paolo regala il suo meglio nei dialoghi, che vien voglia di leggere più abbondanti di quanto siano.


Pattinatori sul Lago di Costanza.

Certo, la “piccola glaciazione” che Mauro Barbi studia e ricerca echeggia quella della sua vita di oggi: dove sono finiti tutti i suoi amici, contatti, conoscenze, che è successo nella sua vita per ritrovarsi – o, se non altro, percepirsi – solo? Se li è portati via il “grande freddo”?
Ma in fondo se il clima contempla fenomeni estremi occasionali ma ricorrenti, non è forse anche da prevedere che la nostra vita si comporti in modo simile, e amici colleghi conoscenti incontri spariscano nel tempo, per poi eventualmente ritornare riemergere ripresentarsi?


Sessanta anni fa, quando I laghi gelavano ancora: questo è di nuovo quello di Zurigo nel 1963.

Due stelle e mezzo.
Profile Image for Tittirossa.
1,062 reviews339 followers
April 28, 2024
Disclaimer: prosegue la lettura random #CacciaalleStreghe, ovvero di titoli che ispirano presi dalla 82ina (sic) dei candidati alla longlist del Premio Strega, lodevole iniziativa di Krodì, senza la quale non avrei motivo, se non il ricatto, di leggere dei potenziali ombelical-italici. Ogni tanto va male (vedi Rossari e Giartosio), ogni tanto va bene (vedi Ricci, Bravi e Di Paolo).

Che dire? non avevo intenzione di leggerlo causa un lieve pregiudizio della cui radice ho perso il ricordo (probabilmente confondevo Di Paolo con qualcun altro). Un concorso di circostanze mi hanno portato a leggerlo, e ne sono contenta.

Di Paolo è molto italico, cioè, in effetti, aderisce abbondantemente a quelle caratteristiche che mi scattano in mente quando devo decidere di leggere un autore italiano, però in qualche modo se ne affranca:
- scrive di sè (è si, anche lui non si sottrae alla prima persona, facendo sempre pensare all'autofiction) ma graziealcielo non è ombelicale;
- scrive di amori finiti e rapporti umani un po' derelitti, ma non è lagnoso;
- scrive di cose di attualità (cambiamento climatico) ma non è superficiale nè saccente (anzi! in fondo ci sono le fonti! omg una roba che in un romanzo raramente vedo e che di solito mi fa scendere una lacrima per la commozione);
- il finale non è col botto (cioè non si piega nè al doppio triplo finale, nè alla disgrazia nè all'happy end).
E fin qui siamo a "non è", quindi cosa è? Un interessante viaggio nella memoria, scritto bene (e questa è stata la sorpresa più piacevole, sa proprio scrivere, ha qualcosa che si avvicina moltissimo alla grazia*), costruito in crescendo con pennellate profonde e lievi al tempo stesso. Forse la cosa che gli manca maggiormente è il coraggio, la forza di scrivere un romanzo un po' più originale e che non sia così "biografico". La voglia di costruire un universo nuovo, un qualcosa di narrativamente fuori dagli schemi.

*la "grazia" è quella capacità di scrivere levigando e rifinendo e tessendo, senza che sotto si senta la fatica o si percepiscano le celluline del cervello che si chiedono: sarà figo? sarà interessante? è un plot twist che fa fare ohhhh? questa frase può diventare un meme?


Mi sto ancora chiedendo "perchè senza umani", ma non è importante (la mia domanda, non il titolo)
Profile Image for Malacorda.
604 reviews289 followers
March 3, 2024


Ragionando su un'altra lettura, mi ero ritrovata a dire "che bello sarebbe un libro solo di case": e così, per una bislacca associazione di idee, son finita a scegliere questo romanzo dal titolo bislacco. Dell'autore non so nulla di nulla: avevo sentito distrattamente un pezzo di intervista su Rainews24 e mi era parso di capire che vi si parlasse della Piccola Glaciazione dalle parti del XVI o XVII sec.

A lettura ultimata si può dire che la Piccola Glaciazione compare poco o niente, è solo un pretesto per raccontare la storia del protagonista. Forse doveva soffermarsi di più sugli aspetti "storici" della cosa, perché quando parla di Storia ha delle ottime trovate: "da qui, quattro secoli fa e domattina sono parte dello stesso lunghissimo istante".
Quarantenne, accademico di una certa fama nel suo ambiente, in piena crisi esistenziale. E così si comincia con un tema classicone: lo spinoso confronto tra il sé stesso diciottenne e il sé stesso quarantenne. Per deformazione professionale, la crisi esistenziale lo porta a scavare il proprio passato, ricostruire la propria storia personale, una storia fatta di successo accademico ma di fallimenti sul piano dei rapporti personali, e da qui si scivola nel secondo tema: il senso di inadeguatezza nei rapporti con gli altri. Le pretese/l'attesa: quello che tu ti aspetti dagli altri e quello che gli altri si aspettano da te. E ancora: la discrepanza dei ricordi. Uno stesso episodio, uno stesso evento vissuto insieme da due amici o due innamorati, continua a vivere nei ricordi di entrambi ma sotto forme completamente diverse. Un fenomeno che viene qui ironicamente ma giustamente definito come un "concorso di colpa". Ecco il passo: "La memoria condivisa è una truffa con concorso di colpa, ovvero di mutue e pacifiche bugie". Dopo la Dal Lago che parlava di "amare male", ora ecco Di Paolo che parla di "ricordare male": a quanto pare i fraintendimenti abbondano. In verità non so se ho amato questo protagonista: non proprio paranoico ma certamente lamentone. Salvo poi accorgermi che sono una lamentona anche io, e allora ecco perché non mi piace: davanti allo specchio nessuno si piace.
C'è anche il tema del viaggio come fuga: mollare tutto e partire. Fuga ma anche formazione, resa dei conti, una specie di "ritorno sul luogo del delitto".
E la malinconia: la "nostalgia del niente". Il titolo può derivare dal libro che il protagonista sta tentando di scrivere: un romanzo in cui raccontare la Piccola Glaciazione e che pertanto si ritrova ad essere una descrizione di paesaggi in cui gli esseri umani sono i grandi assenti perché rintanati per difendersi dal grande freddo. Però il titolo potrebbe avere anche un'altra interpretazione: può essere la storia della vita di questo professore, "lo spopolamento del paesaggio della mia esistenza: devo essermi distratto, è passato il tempo, mi sono guardato intorno e un mucchio di gente non c'era più. Ancora in vita, per carità, ma non più nella mia".
Già che cita spesso la Piccola Glaciazione, finisce per ribadire quel concetto che Amor Towles esprime bene in Un Gentiluomo a Mosca, e cioè che una differenza di anche solo un grado della temperatura può originare una notevole differenza nelle vite di ognuno, quindi il "meteo" non come banale argomento da conversazione alla fermata del tram, ma vero e proprio attore delle nostre vite. "Il clima ci condiziona più di quanto crediamo. Emotivamente. Culturalmente. Non è, come molti pensano, una questione limitata alle previsioni del tempo..." (a tale proposito: scrivere i propri appunti con un autentico uragano fuori dalla finestra è a dir poco snervante).

Una piccola nota di merito nella costruzione del romanzo e nella costruzione narrativa: i capitoli sono incastrati tra loro come mattoncini del Lego. Il titoletto di un capitolo è la frase finale del capitolo precedente. Stessa frase, ma scena diversa e contesto diverso: una costruzione ben fatta.
Il modo in cui cambia continuamente e repentinamente discorso: lì per lì può disturbare, però a suo modo, con il suo mosaico, la sua storia arriva a (ri)costruirla.

E' un po' cerebrale ma non vuoto, non inutile, anzi a tratti necessario - nel senso che si percepisce un'urgenza, una necessità di scriverlo. Ha dei momenti amari e finanche acidi: un po' mi ha ricordato l'amarezza e la lucidità di Pecoraro in La vita in tempo di pace. In entrambi i romanzi c'è un protagonista che parla di sé e prova a tirare le somme. Questo romanzo forse non vincerà il torneo del miglior romanzo italiano degli ultimi vent'anni, ma è ben pensato e ben articolato. In verità è un libro che parla di tutto e niente, però riesce a farlo in modo garbato, discorsivo al punto giusto, senza fare il "piacione".
Da un lato ha ragione: i malintesi nascono perché non ci si parla abbastanza, si tende a dare tutto per scontato. Ma dall'altro lato mi viene da contraddirlo: non è che non ci si parla abbastanza, è che tutti parlano, parlano tanto e nessuno ascolta. Tutt'al più, se riesci a urlare più forte di altri, a volte qualcuno ti sente. E poi con ogni probabilità sente male.
Profile Image for Cristina.
64 reviews48 followers
April 26, 2024
Bla bla bla… ombelico… bla bla bla… lago… bla bla bla… non si ricordano le cose come me, buah bueh… bla bla bla… e poi ha rimosso la foto alla festa di compleanno di merda da lui organizzata per la figlia della ex-compagna.
Profile Image for Fede La Lettrice.
842 reviews87 followers
June 12, 2024
• Romanzo, con molti umani in verità, che parla di memoria e ricordi, di come ognuno di noi viene percepito dagli altri, di rimpianto e nostalgia, di cosa resta di sé nella memoria altrui e di quale solco il cambiamento, anche climatico, e la storia sia con la S maiuscola che la storia personale scavano in ognuno di noi.

• Un genere indefinito, fluido. Molto bello il finale che sa riscattare un protagonista fino a quel momento freddo e poco amabile, egoriferito e poco empatico. Certamente non un racconto perfetto, poco amalgamato nei salti temporali e nel passaggio tematico tra i capitoli, cosa che spezza il filo del discorso, prosa esageratamente aulica tanto che in certi punti la voce autocelebrativa autorale spicca, ma ottimi i dialoghi.

• Nel complesso una buona lettura, di gran lunga la migliore tra i candidati Strega che ho letto.
Profile Image for Georgiana Mitocaru.
25 reviews1 follower
April 21, 2024
2.5 ✨
Non ho capito questo libro…
Cosa voleva comunicarci Paolo di Paolo?
Profile Image for Three.
306 reviews74 followers
April 29, 2024
Ho trovato in questo libro alcune contraddizioni singolari (certamente volute dall’autore).
Intanto, il romanzo è tutt’altro che senza umani: anzi, di umani ce ne sono un bel po’, per la maggior parte riesumati da relazioni conclusesi da tempo (ammesso che si potessero considerare relazioni) e da contatti – mail, in particolare – risalenti anche a dieci anni prima e lasciati senza risposta.
So di essere volgarmente, banalmente, pedissequa e piatta nelle mie considerazioni, ma non riesco a trattenermi dal fare la domanda più ovvia: PERCHÉ? Cioè, che senso ha questo tentativo di recuperare persone lasciate indietro nel corso della vita: amici, colleghi, fidanzate, tutti gli autori di mail, messaggi e tentativi di contatto rimasti senza seguito PER ANNI?
Con quale speranza (e con quale diritto) uno prova a rientrare nelle vite degli altri dopo un così lungo silenzio?
L’autore la spiegazione la dà: è la “paura di essere ricordato male o per niente. Come uno scomparso da vivo, uno che non è mai esistito”. Ma è solo un modo per buttare la palla avanti, perché a questo punto gli chiederei: e che ti importa di essere ricordato male o per niente da gente che tu stesso hai dimenticato? Che senso ha trasformarsi – secondo la tua stessa, felice, definizione – in un esattore di ricordi? MA IN QUESTI DIECI ANNI NON HAI FREQUENTATO, AMATO, INCONTRATO ANCHE SOLO CASUALMENTE NESSUNO? Quando avrai finito il giro delle conoscenze del passato, ne comincerai uno nuovo, alla ricerca di coloro che stai lasciando indietro in questo momento?
Apro una parentesi personale: per me non c’è niente di strano, né di necessariamente doloroso, nel perdersi di vista. Le persone le incroci sulla tua strada per puro caso (i genitori vi hanno iscritti allo stesso asilo; avete comprato il biglietto per lo stesso concerto rock; eravate seduti accanto in treno o in aula; avevate amici in comune; e via con le infinite situazioni casuali che possono generare una conoscenza) e poi la strada può rimanere la stessa (sono figlia di un matrimonio felicissimo fra due ragazzi di settantacinque anni fa, capitati da città diverse ad incontrarsi su una spiaggia) oppure no. E quando si produce la seconda ipotesi non riesco a stupirmi, perché non mi sorprende che nella vita di una persona ci siano periodi che si chiudono, e i rapporti che hanno una conclusione non sono necessariamente meno importanti di quelli che proseguono per tutta la vita (anche se nel caso del nostro eroe sembrano proprio rapporti poco importanti già dalla nascita).
Ma evidentemente Mauro Barbi la pensa all’opposto, così si imbarca in un viaggio verso il lago di Costanza per incontrare il suo vecchio relatore di tesi, che adesso vive là (vedo che fra coloro che hanno letto il libro prima di me molti hanno sottolineato che uno dei temi del libro è quello della fuga. Non sono del tutto d’accordo: è vero che qualsiasi cambiamento di scenario può essere letto come una fuga dal presente, ma in questo caso Mauro va a cercare di rimediare – secondo me senza alcun senso, ma questo è un altro discorso – a fughe precedenti).
Ne nascono alcune delle pagine più belle del libro, in cui l’anziano professore dice, fra l’altro, che il ricordo degli ex allievi, il sentirsi dire da qualcuno di loro di essere stato una figura importante, gli dà una soddisfazione di pochi minuti, oltre i quali la sua vita prosegue come prima, scivolando verso la fine.
È a Costanza che emerge l’attività del nostro, di professione storico, impigliato da tempo in un saggio – che forse non arriverà mai ad essere compiuto – sul legame fra le stagioni e la mente, suggeritogli dal lago di Costanza coperto da uno strato di ghiaccio durante alcuni inverni medievali, e sulla follia che un gelo così assoluto aveva provocato sulle persone. L’eterna scrittura di questo saggio diventa una vicenda così invasiva ed inconcludente da indurre l’immaginario coro della sua personale tragedia ad esplodere: “E smettila, Mauro, ti prego smettila. Tu e quel lago ghiacciato del cazzo!”, e poi: “dov’eri mentre succedeva tutto, mentre stavamo nei casini? Dov’eri? A preoccuparti di un lago ghiacciato quattro secoli fa”.
Dunque, il mestiere di Mauro spiega la sua ossessione per il passato, ma proprio perché è uno studioso della materia mi pare strano che sia colto di sorpresa dalla constatazione che una memoria condivisa non è possibile, o che lo è al prezzo di “mutue e pacifiche bugie”. Il fatto che la storia sia un racconto di parte, e generalmente della parte dei vincitori, e che quanto è stato scritto in passato ci giunga ulteriormente filtrato da smarrimenti allagamenti incendi e terremoti, finendo per essere una narrazione parziale, incompleta e casuale, è pacifico già nei licei. Non vedo come potrebbe non esserlo ad un livello di conoscenze più avanzato.
L’ho fatta lunga, chiudo: su di me la memoria fa poca presa. Ognuno ha le proprie ed ha il diritto di coltivarle come meglio crede, ma farne materia di racconto è un po’ ardito. O sei uno scrittore in stato di grazia (la versione di Barney è uno dei miei libri preferiti di sempre), o hai un passato straordinario (le memorie di Liliana Segre – che peraltro non so se ne abbia scritte - avranno sempre un senso), o lascerei stare. Mi fa piacere che sia d’accordo anche l’autore, dato che conclude il suo viaggio con la dichiarazione che “esiste solo il presente”, che, sottoscritta da uno storico, è la grande contraddizione di questo libro.
Profile Image for Michele.
Author 1 book6 followers
January 17, 2024
Che ricordo lasciamo nelle persone che incontriamo nel percorso della nostra vita? Forse ce lo siamo chiesti tutti, almeno una volta nella vita... o forse no, ma sicuramente durante - e dopo - la lettura di questo romanzo la domanda sorgerà spontanea in chi legge. Il libro affronta questo tema attraverso la lente, a tratti deformante, a tratti lucidissima, di Mauro, storico nonché studioso delle glaciazioni, il quale incomincia a riflettere su sé stesso e soprattutto sui rapporti umani che hanno intessuto la sua esistenza, sull'impronta che la sua vita ha lasciato in quelle degli altri: durante un suo viaggio sul lago di Costanza (che nei suoi studi subì un'importante glaciazione alla fine del XVI secolo) tenta di riallacciare con email e messaggi, a distanza di anni, quei legami che aveva più o meno colpevolmente - e più o meno consapevolmente - lasciato in sospeso, così si rende conto che spesso il suo ricordo non coincide affatto con quello delle altre persone, oppure considera che il ricordo può addirittura svanire del tutto, perché «è lampante come non convenga, e sia impossibile, trattenere tutto, trattenere tutti».

Il libro ha una struttura originale, anche nella successone dei capitoli, ed alterna sapientemente la narrazione dei fatti, scarna ed essenziale, priva di grandi eventi e colpi di scena - come dopo tutto è la vita per la maggior parte di noi - con le profonde riflessioni in prima persona del protagonista: ci spinge e ci costringe a riflettere con lui, prima sui suoi rapporti nella finzione narrativa, poi sui nostri nella nostra vita. Ed è questo, a mio avviso, il miglior pregio di questo testo.

Inoltre, Romanzo senza umani si sofferma anche sulla crisi climatica, inserendo però questo tema non in maniera sfilacciata e sporadica - come ho letto in altri libri - ma adagiandolo come sfondo sotteso alla storia narrata e alla Storia... che tutto sommato, è sempre e comunque una nostra narrazione, una narrazione umana.
Parlando di un suo professore di storia, Mauro scrive: «Dove fosse il confine fra ciò che sapeva e ciò che immaginava era impossible stabilirlo, il passato remoto che evocava sembrava partorito più dalla fantasia che dagli anni di studio, o dalle due cose insieme, e comunque mi sembrava di dover concludere che in sostanza la Storia era una sua invenzione».
Profile Image for Debora Perra.
350 reviews1 follower
April 17, 2024
Probabilmente non ho capito questo romanzo in cui si accavallano e intersecano una vita qualsiasi con una crisi climatica del XVI secolo … ho faticato per arrivare alla fine
Profile Image for Nicoletta - Mrs Hats.
163 reviews15 followers
February 27, 2025
Non mi piace parlar male di un libro o dello scrittore che magari ci campa, ma, letto per la serata di febbraio di volTOpagina, siamo stati tutti d'accordo che non ci abbia lasciato assolutamente nulla.

Cos'ha che non va questo libro?.....Niente!

Cos'ha che va questo libro? .....Niente...

Utilizzato il tema della mini glaciazione cinquecentesca del Lago di Costanza come trojan per attirare la curiosità dei lettori, poi poco e mal sviluppato e, a detta del più esperto Marco, anche con grossolani errori scientifici, la storia verte su due argomenti - la memoria, nel senso di "cosa resta di noi nel ricordo altrui" e la questione delle variazioni climatiche - certamente importanti ed interessanti ma ampiamente sviluppati e soprattutto in alcuni felici casi decisamente molto meglio.

E' un libro piuttosto scialbo, dove comunque non c'è nulla di scorretto e sembra una lettura destinata al grande pubblico di quelli che leggono poco o niente: fa tristezza se è così che l'editoria gestisce le scelte e i premi, ma, se serve a mantenerla, dobbiamo accettare che sia così.

Tuttavia questa storia di un quarantenne, che sembra un ottantenne, in crisi esistenziale, che cerca di ricontattare vecchie conoscenze, un amore passato, cercando di dare una patina di intellettualismo ai suoi tristi pensieri è noiosa e deprimente e io, che pur non sono certo una grande lettrice, non ho voglia di perdere tempo, tanto più se in contemporanea leggo un piccolo miracolo letterario come Ferrovie del Messico... e il confronto è impietoso.
2 stelline e mezzo
Profile Image for Rachele Riccetto.
Author 22 books42 followers
December 28, 2024
Mauro Barbi è alla ricerca di qualcosa: che sia perdono o riconciliazione, giustificazione o un nuovo inizio, spera di trovarlo durante il breve viaggio sul lago di Costanza, che più di quattro secoli fa aveva attraversato una "piccola glaciazione", sulla quale lui, in quanto storico, può definirsi esperto.
Il passato è il suo mestiere, e anche la sua vita personale sembra concentrarsi in un periodo ormai remoto.
Ma Barbi ricorda, a modo suo, e vorrebbe cercare di capire perché le cose sono andate in una determinata maniera, come è possibile che due persone interpretino lo stesso fatto in modi tanto diversi, se è possibile cambiare il passato.

Romanzo dal titolo falso e tendenzioso: gli umani ci sono, e ce ne sono anche parecchi.
Pur vero che la maggior parte di loro si muove in un passato ormai lontano, perché il presente di Barbi si è svuotato quasi completamente.

Ma Barbi, anche e soprattutto in quanto storico, ma più che altro in quanto persona sola, sta cercando la risposta ad una domanda: che cosa ricordano, gli altri, di noi?

In questo Di Paolo è molto bravo: le elucubrazioni di Barbi sono voli pindarici che saltano nello spazio e nel tempo, ricollegando frammenti e ricordi sconnessi, parole che hanno lasciato il segno ed eventi da molto dimenticati.

L'immagine che abbiamo di noi stessi, è la stessa che percepiscono gli altri?
L'immagine che vediamo allo specchio, è la stessa che percepiamo all'interno?
È possibile osservare un fatto in maniera distaccata ed oggettiva, o la storia sarà sempre influenzata dall'osservatore?

Il passato non è un punto fermo, soprattutto quando è condiviso: ogni volta che affrontiamo un tuffo nella nostra memoria, vediamo le cose in maniera diversa, modifichiamo i nostri ricordi e ricostruiamo gli eventi per adattarli a ciò che vorremmo vedere.
Tutto scorre, non solo il presente, e ogni volta che ci immergiamo nel fiume dei ricordi, lo facciamo vestendo i panni di una persona diversa e, con i nostri pensieri e sentimenti mutati, contaminiamo le acque che custodiscono gli eventi passati.

Lo stile di Di Paolo è eccessivamente aulico, e non aiuta i continui salti temporali e gli sbalzi termici.
I dialoghi, per quanto poco realistici, funzionano alla perfezione; quando però i suoi ragionamenti cercano di ricollegare passato e presente, sembra quasi di ascoltare la voce narrante di un film con Vaporidis di quindici anni fa, con quegli elenchi di frasi fatte e liste della spesa di eventi comuni che tanto piacevano ai millennials (tutta colpa di Ligabue, comunque).
Di Paolo sa scrivere belle frasi che colpiscono al punto giusto, ma ogni tanto si perde in un lago di parole che, in un improvviso disgelo, dilagano sulla pagina e sommergono il senso originario del romanzo.

Recensione sul blog:
https://legolegimus.altervista.org/ro...
Profile Image for Davide Figlia.
3 reviews
June 9, 2024
«In assenza di occhi umani, la catasta di uccelli precipitati sul ghiaccio non suscita nessuno stupore». Con queste parole, Paolo Di Paolo introduce il lettore nel suo romanzo"Romanzo senza umani", pubblicato da Feltrinelli nel settembre 2023. Il libro alterna due voci narranti: il lago ghiacciato, con la sua storia di gelo e desolazione, e Mauro Barbi, il protagonista, in cerca di un disgelo interiore e della sua memoria.

L'autore descrive uno degli inverni più rigidi del XVI secolo, quando nel 1573 una lunga glaciazione colpì l'Europa centrale, trasformando il lago di Costanza in un paesaggio desolato. Questo evento diventa metafora della vita del protagonista, uno storico che ha dedicato la sua esistenza allo studio del lago, trascurando le relazioni umane.

Mauro è un uomo tormentato dal suo passato e dalla solitudine. Il suo viaggio fisico verso il lago di Costanza rispecchia il suo viaggio interiore alla ricerca di un senso e di un contatto umano. Il romanzo esplora i fallimenti nelle sue relazioni e la sua incapacità di coltivarle, portandolo a riprendere contatti con persone del suo passato e a riflettere sulla propria esistenza.

La narrazione, sebbene parli di disastri climatici, riflette profondamente sui "disastri climatici" delle nostre vite, alternando momenti di inquietudine e speranza. Il ghiaccio che si scioglie lentamente nel racconto simboleggia la possibilità di un futuro migliore, di un ricongiungimento con gli altri e di una riscoperta dell'umanità.

Paolo Di Paolo invita i lettori a riflettere sul passato per comprendere meglio il presente e guardare con speranza al futuro, dimostrando che anche dalle situazioni più gelide e difficili può emergere una nuova vita e nuove possibilità.
Profile Image for Piera Rivera.
675 reviews12 followers
October 9, 2024
Un grande mah! Ben scritto, non c’è niente da rimarcare… questo romanzo è un grande affresco della vita passata del professor Mauro Barbi. Eppure il professor Barbi (quarantenne) la vita dovrebbe viverla, mentre quando parla tra sé sembra la voce di un uomo molto più anziano, alla fine della sua esistenza. È ben strano Barbi quando tenta di riallacciare vecchi rapporti rispondendo a mail vecchie di diversi anni. Sembra che le glaciazioni non solo le studi, ma che facciano parte della sua vita in un certo senso ibernata.
Comunque questo scrittore mi ha incuriosita, potrei provare a leggere qualche altra sua opera.
Profile Image for Maria Beltrami.
Author 52 books73 followers
May 14, 2024
Quando apro un romanzo, mi aspetto che mi venga raccontata una storia. Probabilmente questo è un mio difetto, una specie di debolezza caratteriale, perché, a quanto pare, quando si ha a che fare con la letteratura in Italia, quella proposta ai premi "importanti", tutto ci si trova davanti tranne che una storia. Di solito sono grida solitarie di un autore in preda a un potente mal di pancia dovuto al non aver ancora partorito il proprio io adolescenziale, che ancora si aggira sotto forma di un fantasma che ammorba il lettore con inopportuni scuotimenti di catene. Che poi, di per sé, lo scuotimento di catene non sarebbe una cosa negativa, se solo trasmettesse al lettore qualcosa di più del personale disagio di persona irrisolta dello scrittore. Nel Romanzo senza umani gli umani non ci sono semplicemente perché l'autore è talmente concentrato su se stesso da ridurre tutti coloro che incontra a sfondo indifferenziato. Le frasi si susseguono alternando pochi momenti di interesse ad altri di noia mortale, tanto che ho faticato molto a mantenere la promessa fatta a me stessa di finire il libro a ogni costo. E la narrazione degli eventi legati alla piccola era glaciale sul lago di Costanza non riesce a diventare mai più di un misero pretesto per legare un capitolo all'altro.
Profile Image for Gauss74.
467 reviews94 followers
July 19, 2024
E' difficile riprendere in mano la penna per commentare dopo così tanto tempo: pure spesso è tutto quello che resta di un libro messo sullo scaffale a prender polvere, destinato a non lasciare alcun ricordo. E quindi, eccomi a fare la fatica di scrivere due righe su questo "Romanzo senza umani", una fatica superiore a quella di leggere questo finalista dello strega, che pure non è stata poca. Chiamatemi lettore occasionale, chiamatemi dilettante della letteratura: avreste perfettamente ragione. Per me un romanzo deve innanzi tutto fare due cose, ovvero racconrare una storia ed intrattenere. "Romanzo senza umani" non fa nè una cosa nè l'altra.

Lo storico Mauro passeggia sulle sponde del lago di Costanza mentre con la mente torna indietro ai tempi in cui aveva ancora rapporti umani e cerca di riscoprirli, a volte fantasticando tra sè e sè, a volte prendendo davvero in mano il telefono o la mail dopo quindici (!) anni, scontrandosi con la freddezza di chi si è sentito abbandonato, o con la scialba reazione che genera il tentativo di risuscitare un morto che è ormai fossile da tempo. Un flusso di pensieri che si alterna a monologhi e dialoghi, che davvero non riesco a capire come si leghi alla storia della glaciazione del lago di Costanza del sedicesimo secolo, della quale non mi è rimasto praticamente nulla.

Peccato perchè secondo me l'idea era buona. Un parallelismo tra il gelo del mondo interiore di questo storico arrabbiato perso nel suo pirandelliano mondo di carta, ed il gelo della piccola glaciazione europea di qualche secolo fa, che tra l'altro avrebbe potuto e non poco restituire un immaginario assai più vivido. Invece niente, tutto davvero molto grigio e monocorde. Ho avuto la sensazione che Paolo di Paolo fosse troppo innamorato del suo italiano, che gli riconosco essere di una ricchezza e di un complessità quasi barocche, ma anche di una altrettanto barocca inefficacia.

Un romanzo non dovrebbe essere la sede di uno sfoggio di retorica: a me piacciono le frasi fatte anche di una sola parola, ma che sia quella giusta. Un periodo nel quale quando ti aspetti di trovare una virgola, la trovi. Qui invece c'è troppo, troppo di tutto. Ad un certo punto uno si stufa di prestare attenzione a tanta grassa ridondanza, perde il filo e magari si perde un passaggio importante che spunta così, di punto in bianco. Ad ulteriore conferma, mi è capitato spessissimo di non capire più chi stesse parlando mentre ascoltavo un dialogo, a tal punto è tutto monocorde, tutto fatto solo di parole. Un così grande amore per la parola bisogna rispettarlo. Ma secondo me all'amore per le parole non si fa giustizia abbondando, ma riducendo. Scrivere è come scolpire: bisogna togliere, diceva qualcuno.

Al netto del fatto che di tutto sto autobiografismo dilagante non se ne può veramente più, e questo sono ormai un paio d' anni che lo andiamo dicendo, qui ed altrove.

Paolo di Paolo lo conosco per la sua fama di grande scrittore teatrale e per la sua grande conoscenza delle emozioni umane, entrambi talenti che si confermano in questo "romanzo senza umani". Ci sono passaggi che mi hanno fatto venire i brividi, che mi hanno pizzicato dentro come se lo scrittore fosse davanti a me in carne ed ossa e si divertisse a spiarmi dentro come dal buco di una serratura. Ma se tanto talento viene messo al servizio di un romanzo che non cattura l'attenzione, è come costruire un homunculus senza scheletro. Magari bello, ma flaccido.

Non ha aiutato la scelta di ascoltare "Romanzo senza umani" in versione audiolibro, in quanto questo ha reso ancor più difficile tenere alto il livello di attenzione; inoltre la lettura dello stesso autore è stata piatta e monocorde. Conoscendo l'immensa esperienza teatrale di Paolo di Paolo e la natura del libro, sono quasi certo che sia stata una scelta deliberata. Ma è una scelta che non ho amato.
70 reviews
January 7, 2024
In realtà è un libro sugli umani.
Mauro, storico di mezz'eta, ha dedicato anni di studio alla glaciazione del lago di Costanza più di quattro secoli fa. Oggi si ritrova solo e lì ritorna alla ricerca di risposte per fare pace con il passato. Costeggiando il lago ripercorre le relazioni interrotte da tempo, chiama le persone che non sentiva da anni, cerca il confronto, vuole sapere come lo ricordano, ma i ricordi sono diversi, le percezioni modificate nel corso del tempo. Il congelamento del lago diventa una metafora.
Nella vita di tutti si susseguono stagioni luttuose o scolarate e stagioni cariche di promesse e di colore. Allo stesso modo, così come alle grandi glaciazioni naturali segue il disgelo, si può rimanere prigionieri di una piccola era glaciale privata, alla quale segue comunque la luce del disgelo.
È un romanzo filosofico, con una scrittura colta, non sempre facile ma leggibile, con spunti di riflessione.
Profile Image for Evergreenmoon.
61 reviews
April 2, 2025
In questo libro PdP ci ha buttato di tutto ma non ne viene fuori niente di davvero sensato: un protagonista davvero insopportabile e questa cosa dei capitoli che finiscono con la frase a metà che si conclude nel titolo del capitolo successivo mi è stata veramente sulle palle.
Profile Image for Laura Sansone.
63 reviews2 followers
September 28, 2023
Non sono riuscita a terminarlo! Lo storico come personaggio non mi ha entusiasmato e la scrittura l’ho trovata lenta e un po’ troppo rifondante! Non lo consiglierei e mi spiace molto.
Profile Image for Simone Arciuolo.
19 reviews
February 21, 2025
Bello, mi è piaciuto molto.

Ritratto di una persona che ha visto la felicità e non se l'è meritata. Un inetto dei giorni nostri, simile a un antieroe. Un po' lə classicə personaggiə lasciatə indietro dalla vita. Uno di quellə che comunica con i non detti piuttosto che con le parole.

Mi sono sentito davvero chiamato in causa in diversi momenti della storia.
Quando il protagonista parla con il suo professore, Cardolini, ormai vecchio. "Ti chiederei piuttosto se pensi che abbia avuto senso passare una vita a studiare. [...] Dimmi che cosa resta. Dimmi se resta qualcosa". Mi capita spesso di pensarci, a tutto questo studiare. Alla paura di passare tutto sto tempo sui libri con la convinzione che è questa la conoscenza. Non sempre ne sono convinto. E se ci fosse di meglio? Quando abbiamo iniziato a pensare che la conoscenza sta sui libri e non nel mondo lì fuori?

"In qualche seduta feroce di autoanalisi ero preso dal dubbio di non avere granché da custodire, e che se avessi finalmente lasciato avvicinare qualcunə, avvicinare davvero, si sarebbe ritratto dicendo: be', tutto qui?". Frase bellissima e molto vera, per quanto mi riguarda. È davvero triste pensare di dover essere interessanti per meritarsi le attenzioni delle altre persone. Nel mio caso si riflette anche in quello che cerco nellə altrə: mi sono accorto di essere molto selettivo, ritengo banali coloro che non si mette in discussione e non sviluppano interessi "interessanti".

" - Come me?
- Come te, sì, che ti sei imposto la tua clausura , o meglio, ecco l'immagine che ho sempre avuto di te: di uno che si sequestra da solo e chiede il riscatto al mondo". Fa male ammettere anche questo. Credo sia una costante delle persone "tormentate", adolescenti eternə, condannatə a sentirsi incompresə per tutta la vita. O forse che solo così riescono a sentirsi speciali.

Insomma, tanti temi interessanti sui quali secondo me Di Paolo ha saputo riflettere con precisione. Certo, non è un libro perfetto, un po' prolisso, un po' autocommiserevole. Ma nel complesso mi ci sono ritrovato tanto e lo consiglio un sacco. Mi ha fatto sentire capito.
Profile Image for stampatominuscolo .
120 reviews3 followers
May 28, 2024
Romanzo senza umani di Paolo Di Paolo, che è entrato nella dozzina del Premio Strega 2024, è un gran bel libro. Per la prosa colta e raffinata, per la riflessione ininterrotta che pagina dopo pagina propone al lettore e per il carattere del protagonista, bizzarro, cerebrale, contorto, non sempre risulta facile. La bellezza e il suo godimento, del resto, valgono bene un po' di sacrificio.

Mauro Barbi è uno storico che ha dedicato gran parte della sua vita allo studio della Piccola era glaciale e al lungo congelamento del lago di Costanza, tra Svizzera Austria e Germania, nel 1572.
È un uomo solo, il cui cuore ha subito la stessa piccola glaciazione che è toccata al lago: sotto il ghiaccio, son spariti pian piano i sentimenti, si sono raffreddate le relazioni, allontanate le persone. Sotto la lastra livida del gelo che si è inspessita di anno in anno, il tempo è passato e Mauro non si è accorto di ciò che ha lasciato andare con esso e ha scritto la sua vita senza umani. L'umanità tuttavia ti scova sempre: è ovunque, nell'atto stesso di scrivere o studiare.

Così accade che Mauro sollevi gli occhi dai suoi libri, e non veda più nessuno: dove sono tutti?
Paura e rimpianto, rimorso e senso di colpa lo afferrano come avesse molto più dei suoi 40 anni, e Mauro parte per un viaggio improbabile e assurdo; come un assassino sul luogo del delitto, egli torna sulle rive di quel lago che è tutto il suo presente e si è preso tanto del suo passato.
Ricongiungere, ricucire, riconnettersi, rispondere a email ricevute 15 anni prima, chiedere e chiedersi: cosa ricordi di me? È il tentativo di Mauro di far partire il disgelo.

È un romanzo sulla memoria e sulle aspettative, sulla difficoltà così umana di riconoscere ed accettare il cambiamento, sulla necessità, anche questa umana, di vedersi e scrivere i propri ricordi attraverso quelli degli altri.

La natura in queste pagine è protagonista tanto quanto Mauro: splendida, spietata, padrona assoluta, ha concesso all'uomo di sopravvivere tra ghiacci e deserti, in una parentesi di stabilità climatica quasi casuale.

Il lago di Costanza è al centro dell'Europa ma potrebbe essere alla fine del mondo per la desolazione, il silenzio, il grigio dominante.

Eppure, quanta umanità.
Profile Image for Lupurk.
1,119 reviews35 followers
June 12, 2025
Non so dire se questo libro mi è piaciuto. Alcuni passaggi molto, così come alcune riflessioni. Nel complesso, però...la sensazione che mi è rimasta più addosso è di antipatia. Non so se per il protagonista, per la storia, per il fatto che l'ho ascoltato (letto dall'autore) e faticavo un po' a orientarmi fra pensieri, messaggi, storia del lago e quant'altro e a volte mi perdevo un po'.
Il protagonista era spesso e volentieri immaturo e irritante, con livelli di rancore che Shakira levati, e a distanza di anni e anni. Ce l'ha con tutti perché non si ricordano le cose come le ricorda lui, che in quanto storico ovviamente ha la verità in tasca...però poi a malapena si ricorda della figlia della ex. Ok... Non ho ben capito l'intento, forse, se un intento c'era.
Profile Image for Marina.
342 reviews5 followers
June 30, 2024
Un libro molto particolare e difficile da riassumere. Narra la storia di Mauro Barbi, storico, che ha a lungo studiato il periodo di glaciazione che investì l’Europa (e in particolare il lago di Costanza) nella seconda metà del Cinquecento. Arrivato a un punto morto della sua vita, Barbi cerca di riprendere i contatti con il suo passato, mentre intraprende un viaggio nei luoghi a lungo studiati. Ne emerge un romanzo che è una riflessione sull’esistenza, dai movimenti più alti dell’anima a quelli più terreni del corpo. Gli umani, che da titolo non dovrebbero popolare romanzo, lo arricchiscono, quali presenze della vita del protagonista. Una storia sui cambiamenti (non solo climatici), sulla nostalgia, sulle perdite e sull’essere umani, qualsiasi cosa questo possa comportare.

"I silenzi ostili: neve in cui sembra di affondare. La testa piegata per le sferzate del vento - la tramontana dell'umiliazione. Lo scirocco vischioso del desiderio. La grandinata senza riparo - quando una passione rivela i suoi inganni. Certe tristezze umide. Certe paure ghiac-ciate. La terra riarsa del disincanto. Il deserto della ma-
lattia. I sensi di colpa come pomeriggi di novembre in cui diventa buio a tradimento."

⭐️⭐️⭐️⭐️+
Profile Image for Jay .
546 reviews32 followers
December 2, 2024
Ormai non riconosco più Paolo Di Paolo. Me ne innamorai anni fa, quando lo sentii parlare su Pasolini. Colpita dalla sua dialettica, iniziai a leggere i suoi libri e rimasi un po' delusa: a volte erano belli, altre scialbi. Qui, invece, ho provato tanta amarezza. L'inizio era anche bello, mi stava coinvolgendo, ma superate le 40 pagine entra in campo un autore che parla da solo, per frasi fatte (soprattutto nei dialoghi) e che fa arroccare i suoi personaggi su stereotipi che nel 2024 fanno proprio male a leggerli...
Tra i finalisti dello Strega 2024 non ce ne è uno che mi è piaciuto, ma ancora mi manca "Invernale" di Voltolini.
Profile Image for Leggo Quando Voglio.
371 reviews102 followers
April 29, 2024
FINITO 6/10

Questo libro non mi ha dato niente. Né in positivo né in negativo. Non mi ha colpita in nessuno dei suoi aspetti, non ho amato o odiato niente. Alcune cose le ho trovate carine (capitoli che si legano con l’ultima/prima frase), altre bruttine. Mi capita di rado che ‘leggere’ mi dia così poco e anche se lo preferisco ai libri che mi danno solo qualcosa di sgradevole non posso comunque dire di aver impiegato bene il mio tempo ascoltandolo. Senza infamia e senza lode.
Profile Image for Salvatore Manzoni.
59 reviews1 follower
June 21, 2024
Visto l'inizio stentato non avrei mai creduto che potesse piacermi.Una raccolta nostalgica di ricordi, una visione introspettiva, un migrare insensato alla ricerca di un qualcosa che non si riesce ad identificare chiaramente.Bello perché esprime forse alcune sensazioni che ognuno di noi potrebbe sentire se ci si fermasse un attimo.
Profile Image for Annalisa  Ponti.
368 reviews20 followers
July 29, 2024
Forse merita di più, o forse no. L’inizio è quasi brutto, poi anche la prosa si scioglie, la lingua diventa credibile - insieme al protagonista. La struttura c’è: è un lavoro compiuto, solido, riconoscibile. Ma prevale il letterio sulla letteratura. Molto a tavolino, un po’ cervellotico. Inevitabile visto la natura di Mauro.
Profile Image for Federica.
408 reviews115 followers
June 9, 2024
Buon inizio che mi aveva convinto molto, fine deludente
Displaying 1 - 30 of 101 reviews

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