La data di edizione della mia copia è 1966: quando il libro entrò in casa. Troppo giovane. Lo lessi come uno dei romanzetti rosa con cui le nonne e le mamme della mia generazione predisponevano la (disastrosa) educazione sentimentale delle ragazze.
Per circostanze del tutto fortuite mi sono trovata a rileggerlo in questi giorni, proprio dopo avere terminato Guerra e pace.
La finezza della Austen nel tratteggio dei caratteri non ha nulla da invidiare a quella di Lev , l’incastro delle vicende (minuscole dove in Tolstoj sono grandiose) ricorda il classico orologio svizzero; l’ironia è usata con una discrezione e con una precisione in grado di restituire un mondo sociale (per fortuna) scomparso e nello stesso tempo di farne una critica lieve.
E’ anche uno straordinario romanzo femminista (come si poteva essere femministe vivendo tutta la vita appartate in una parrocchia di campagna inglese alla fine del ‘700): anche la più antipatica delle protagoniste, Mrs. Elton, è davvero magnifica nel sostenere la sua parte di “rovescio della medaglia”. E la scrittura…la scrittura…ah!: miele per le mie orecchie (occhi? cervello?).
Insomma: nonostante i grandiosi e commoventi affreschi di G&P, ai miei occhi la Austen batte Tolstoj 1 a 0 (si capisce che Lev mi sta un po’ antipatico?)
Mi piacerebbe potere dire: Emma sono io, con i suoi slanci, la sua rettitudine e anche con i suoi difettacci, ma sono ormai troppo vecchia.
Ragazze, procuratevi assolutamente una copia e ascoltate Emma parlare: ...ella allora, così pregata, parlò. Che cosa disse? Naturalmente ciò che doveva. Una signora fa sempre così...