Simile a un esercizio di investigazione, l'analisi del film è una pratica che combina una dimensione soggettiva e una dimensione oggettiva. Fare analisi vuol dire infatti mettere in gioco in primo luogo se stessi e la propria soggettività, in una sorta di corpo a corpo con il fim: in che modo il film interroga la mia sensibilà, la mia cultura, la mia cinefilia, la mia comprensione, il cuore e la mente, insomma? D'altra parte fare analisi vuol dire anche rispettare dei vincoli esterni: è a partire da dati oggettivi, verificabili che posso comporre il mio puzzle interpretativo. Il volume offre una serie di strumenti utili a capire e riconoscere le forme del linguaggio cinematografico e indica, anche attraverso molti esempi di analisi, metodi e problemi della lettura dei film.
Un manuale veramente ben fatto, semplice ed accessibile anche per chi vuole avvicinarsi alla materia solo per passione e da autodidatta (come me, appunto!). Unico neo, si tratta di un testo risalente al 2007 e mai aggiornato, quindi molti dei linguaggi narritivi ed evolutivi del cinema più contemporaneo non vengono trattati, o solo accennati. Comunque per quanto riguarda le basi è sicuramente molto completo.
Un manualetto molto utile non solo per creare vere e proprie analisi filmiche, ma anche per conoscere o approfondire i meccanismi espressivi del cinema.
Sono sicuro che mi tornerà utile quando avrò bisogno di fare maggiore chiarezza su aspetti tecnici o per guardare qualche film che rivoluziona determinati aspetti.
L'ultima parte con le varie analisi di Vertigo è la chiusura ideale, anche se credo che il concetto fosse esprimibile altrettanto efficacemente con molte meno pagine.
Interessante, consigliato soprattutto a chi, come me, non è un esperto in materia.