Pensando al Rinascimento è probabile che vi vengano in mente lo splendore delle città, le opere sublimi, la magnificenza di signori e papi. Aprendo questo libro, mettete da parte ciò che sapete: verrete travolti dallo stupore. State per cominciare un viaggio nei meandri di un tempo imprevedibile, fatto di voli pindarici e cadute fragorose. Popolato di artisti strepitosi oggi dimenticati, contesse guerriere e frati ribelli. Al vostro fianco in questa avventura, ci saranno due giganti della storia dell'arte destinati a odiarsi per tutta la vita, Leonardo e Michelangelo, la cui rivalità vi accompagnerà lungo il racconto.
Entrambi toscani, geniali e precoci, non potrebbero essere più distanti: Michelangelo è capriccioso, perfezionista, trasandato nei modi ma determinato a farsi strada a colpi di scalpello; Leonardo è un uomo dai contorni sfumati, elegantissimo, non rispetta mai una consegna e, tra le tante mansioni, finisce persino a fare il musicista di corte. Perché questa è una storia con tappe straordinarie e inaspettate, tra buie botteghe d'arte e cappelle che esplodono di colore. Un'epoca in cui, come nelle vite di Leonardo e Michelangelo, non ci sono confini tra le luci e le ombre: l'ingegno solare dei gesti perfetti di un artista convive sempre con le tenebre dell'ossessione.
Roberto Mercadini si conferma in queste pagine un narratore d'eccezione, che con una verve fuori dal comune sa far rivivere, scompigliati e umanissimi, i protagonisti del nostro passato e, attraverso scorci mai scontati, ci porta dritti al cuore di un tempo che non smetterà di sorprenderci.
Ho sentito parlare di Roberto Mercadini molti anni fa e, prima di acquistare "L'ingegno e le tenebre", avevo già letto due dei suoi libri (Storia perfetta dell'errore, il mio preferito tra i due, e La donna che rise di Dio: e altre storie della Bibbia). Nel 2022 sono stata a Milano per qualche giorno, esattamente quando è uscito "L'ingegno e le tenebre", e naturalmente l'ho dovuto comprare. Ora l'ho finalmente letto, metà prima e metà dopo il breve viaggio a Firenze, ed è stato il migliore libro sull'epoca e l'arte di Rinascimento che abbia mai letto. Come sempre, Roberto Mercadini è appassionato dell'argomento di cui parla e questa passione diventa contagiosa come la febbre, in questo caso la febbre del Rinascimento.
Guardate come comincia il suo racconto:
Non capita a tutti di avere un padre frate e una madre monaca. Ma, se è capitato a voi, dovreste sapere di essere in ottima compagnia. Proprio al figlio di una tale unione, infatti, è successo di diventare il creatore di opere immortali, un pittore fra i più ammirati della storia: è accaduto nell’Italia del XV secolo.
Come mai? Quale creatore di opere immortali? Non dovrebbe essere un libro su Leonardo e Michelangelo? Quindi, che cosa a da fare con un padre frate e una madre monaca? Dopo un paio di pagine affascinanti, capisco che padre frate è Fra Filippo Lippi e il figlio creatore di opere immortali è Filippino Lippi -- la volta scorsa a Uffizi ho visto i quadri di entrambi, mi sembra, senza rendermi conto che non erano dello stesso pittore. Capisco anche che questo libro offre non solo il racconto straordinario sulla vita e l'arte di Leonardo e Michelangelo ma tanto di più, presentato nel modo tipico Mercadiniano:
Ecco, io tutte queste cose ve le racconto con un misto di commozione e divertimento, come chi illustri un mondo tanto sorprendente da non sembrare vero. Una certa enfasi mi viene spontanea.
Ecco perché è sempre un piacere leggere "L'ingegno e le tenebre", ma ascoltarlo come un libro audio letto da Roberto Mercadini è una vera delizia.
Certo, non è stata la prima volta che ho letto su Michelangelo e Leonardo, ma forse la prima volta che lo scrittore li ha fatti prendere vita davanti ai miei occhi.
Per tutta la sua esistenza terrena, Michelangelo non perderà occasione per proclamare la sua diversità. Fra i colleghi, si sforza di dimostrare d’essere molto più di un semplice scultore o di un semplice pittore. Fra i nobili e i benestanti, viceversa, ribadisce di non essere un signorino smidollato come loro, bensì uno che si suda il pane lavorando con le braccia, imbrattandosi di polvere e sudore. Nelle centinaia di poesie che ha scritto si descrive alternativamente come una creatura sublime o come un essere abietto; è sovrumano o subumano, mai semplicemente un uomo fra gli altri. Si distingue, si distacca, si separa, perennemente. Ovunque sia, chiunque si trovi di fronte, Michelangelo pare voglia dire: “Questo non è il mio posto. E io non sono come voi”
Michelangelo Buonarroti, un sonetto sulla pittura della Capella Sistina, con un schizzo di se stesso(Public domain, via Wikimedia Commons)
L’angelo di Leonardo sembra uscito dal nulla, proprio come se fosse un’apparizione. L’altro, quello dipinto dal Verrocchio, più duro e reale, affetto da un leggero prognatismo, pare sorpreso quanto noi. Osserva il compagno con aria perplessa, come chiedendosi: “E questo da dove è venuto?”. Quando quella variopinta creatura di vapore si dissolverà nell’aria, come sembra destinata a fare, l’angelo del Verrocchio assumerà, immaginiamo, un’espressione ancora più goffa e stupefatta, chiedendosi: “E ora dov’è sparito?”. Ecco, sono le stesse due domande che viene da farsi continuamente studiando la biografia di quello stravagante essere che fu Leonardo. “E questo da dove è venuto?” “E ora dov’è sparito?”
Leonardo d Vinci, Alluvione (Public domain, via Wikimedia Commons)
Ho apprezzato questo saggio Mercadiniano non solo per tutte le storie meravigliose ma anche per la scrittura tanto appassionante quanto maestosa:
E molti sanno che a Padova splendono i magnifici affreschi di Giotto, ma pochissimi hanno visto, nella stessa città, gli ancora più splendidi affreschi di Altichiero (e qui a ridere non riesco, perché la cosa mi par davvero lacrimevole). Quanti, poi, hanno anche solo sentito nominare l’illustrissimo maestro di Altichiero: Turone? Come è feroce il tempo, come vorace e insaziabile la gola della dimenticanza!
Cosa serve per farsi un nome? Cosa serve perché il distacco si compia, la luce sfavilli, la vampa arda? Perché un artista si stagli sullo sfondo degli anonimi, diverso, inconfondibile? Serve una prospettiva nuova, serve uno sguardo diverso. Serve adottare un punto di vista sulle cose di cui nessuno prima si era curato.
Migliaia di storie in "L'ingegno e le tenebre" si intrecciano per creare la riflessione profondo sulla natura della genialità:
Leonardo e Michelangelo, colleghi, conterranei, coevi, rappresentano due vie totalmente opposte per raggiungere le più vertiginose vette dell’arte. Gli umani possono essere comparati e competere fra loro finché si imitano gli uni gli altri. Ma chi davvero trova la propria unica voce, chi diventa infine ciò che da sempre è, chi si fa “nell’animo un concetto sì eretico”, che non si accosta a nessun altro modello, è perfetto come un albero che dia il proprio frutto: l’unico che gli sia possibile dare. Non esegue un compito che abbia senso giudicare; piuttosto irradia, effonde, lascia sgorgare. Allora è un corpo estraneo nella superficie del mondo, una meravigliosa anomalia: centauro, uomo nuvola, mostro marino spaventoso e ridicolo, perfettamente incomparabile.
Adesso so che l'ultima cosa scritta da Leonardo nei suoi codici famosi dopo aver deliberato sui calcoli geometrici è stata: ecc. perché la minestra si fredda.
Dunque, concludo qui, perché anche la mia "minestra" mi chiama.
Roberto Mercadini è un affabulatore nato, chi lo segue su YouTube lo sa. Partendo da un dettaglio, anche sciocco, anche minimo, riesce a elaborare ardite e originali elucubrazioni filosofiche, e come scrittore non è da meno, anche quando -come in questo caso- decide di dedicarsi con gran studio all'arte rinascimentale.
Col suo stile spigliato e colloquiale, Mercadini imbastisce una narrazione bicipite, ondeggiante fra la vita del Buonarroti e quella di Leonardo (che nelle loro lunghe esistenze s'incontrarono poco e sempre lasciandosi dietro uno strascico di scintille e acrimonia) in un perpetuo confronto fatto di antitetici parallelismi; i due grandi artisti erano uno la nemesi dell'altro, non potevano che detestarsi a vicenda: Leonardo incessantemente perso dietro alle mille idee che aveva per la testa, Michelangelo col chiodo fisso della scultura, Leonardo caparbiamente ateo, Michelangelo ferventemente credente, Leonardo sempre inconcludente, Michelangelo operoso e perennemente schiavo del proprio lavoro, Leonardo omo sanza lettere, Michelangelo poeta, Leonardo gran signore sempre in bolletta, Michelangelo ricchissimo spilorcio, Leonardo avvenente e curatissimo nell'aspetto, un elegantone di rosa vestito, Michelangelo ingobbito e trasandato, con ai piedi sempre quegli osceni stivali in pelle di cane che non si toglieva nemmeno per andare a letto, e coi quali il raffinato Raffaello, per sbeffeggiarlo, lo immortalerà, nei panni di Eraclito, nella Scuola d'Atene.
Ma non è tutto, le loro vicende artistiche e umane sono profondamente intrecciate alla Storia d'Italia, e pertanto è il Rinascimento intero ad andare in scena in queste pagine. Non solo Leonardo e Michelangelo dunque; in questo agilissimo saggio Roberto Mercadini presenta ai suoi lettori (o ascoltatori, audiolibro consigliatissimo!) gli altri protagonisti dell'epoca, come il divino Raffaello, Perugino il suo maestro, o Sandro Botticelli, l'unico artista a memoria d'uomo ad aver visto il proprio immenso talento consumarsi fino all'estinzione non per gli stravizi di una vita dissoluta, ma per aver abbracciato la più pia delle beatitudini.
Particolarmente gustosi sono soprattutto i ritratti di artisti meno noti al vasto pubblico, come Filippino Lippi, nato dall'unione di un frate con una monaca, che portò a compimento gli affreschi della cappella Barbadori iniziati cinquant'anni prima da Masaccio e Masolino; o come Pietro Torrigiani, oggi ricordato principalmente per aver sfigurato per sempre Michelangelo col più colossale cazzotto della Storia dell'Arte, ma che fu pure maestro senza pari in Europa nel modellare la terracotta dipinta e che ebbe una vita travagliata e incredibile (quell'attimo di furia da boxeur lo segnò per sempre, non si fracassa il naso al pupillo del Magnifico sperando di farla franca).
Non sono unicamente gli artisti ad affastellarsi nella rigogliosa narrazione di Mercadini, trovano spazio anche le principali personalità del tempo, fra le quali spiccano l'indomita Caterina Sforza, che non cedette le sue fortezze nemmeno di fronte alla minaccia di veder impiccati i propri pargoli dai suoi nemici, la dottissima Isabella d'Este, alla quale non riuscì mai di veder mantenuta la promessa d'un ritratto fattale da Leonardo, l'astuto Niccolò Machiavelli, che infiocchettò Leonardo e lo consegnò a Cesare Borgia come "dono diplomatico" in cambio della salvezza di Firenze, e poi ancora il mefistofelico Valentino, l'oracolare Savonarola, il ruggibondo capitan Fracassa, la lista sarebbe assai lunga; tutti i loro ritratti concorrono alla vivida e palpitante rappresentazione che Mercadini fa del Rinascimento, l'epoca più gloriosa e di gran lunga più dissoluta della nostra Storia, dove coesistettero l'ingegno e le tenebre, per l'appunto.
In questa stupenda e appassionante disquisizione vi è, ahimè, un'unica pecca: Mercadini parla, e molto, di pittura, parla, e molto, di scultura, ma tace totalmente sull’architettura. Non si possono comprendere appieno questi artisti universali versati in ogni arte, non si può sperare di afferrare nella sua essenza cosa fu il Rinascimento per l'Italia e per l'Europa senza includere nell'equazione anche l’architettura, poiché in quel tempo le tre arti maggiori erano una cosa sola, in perpetuo dialogo fra loro si influenzavano vicendevolmente senza soluzione di continuità, e il potere politico si manifestava attraverso l'uso di tutte e tre le arti insieme, inscindibilmente unite; stiamo parlando di un'epoca in cui un papa decise di punto in bianco di demolire per sempre la millenaria e meravigliosa basilica di San Pietro innalzata da Costantino imperatore romano -sulla cui falsa donazione si fondava il potere temporale della Chiesa- per costruirne una nuova in forme moderne; una cosa inconcepibile al giorno d'oggi, c'era una fiducia -certuni direbbero una sfacciataggine- nella grandezza dell'Arte del proprio tempo che la nostra società ha perso da secoli, solo cent'anni più tardi Francesco Borromini non oserà più radere al suolo l'altrettanto veneranda basilica lateranense, limitandosi a racchiuderla in uno scrigno barocco, e dopo altri duecento anni, quando un incendio devasterà l'ultima superstite delle grandi basiliche costantiniane di Roma, quella di San Paolo fuori le mura, si opterà per una ricostruzione in stile com'era e dov'era, con timidi ritocchi neoclassici, non c'era già più spazio -o coraggio- per il nuovo.
Per questo è davvero un peccato che Mercadini abbia optato per il silenzio, anche perché mostrare i diversi approcci di Leonardo e Michelangelo all’architettura avrebbe confermato e avvalorato ancor di più la tesi di fondo dell'intero saggio (che non vi svelo, perché lo dovete leggere).
Roberto Mercadini riesce a fare di ogni cosa una bella storia da raccontare e per la terza volta in tre libri riesce a centrare il bersaglio, e c’è da dire che dopo aver scritto un capolavoro come ‘Bomba atomica’ (uno dei miei libri preferiti del 2020) il rischio si deludere era importante. Ma Mercadini sa come raccontare le storie, ha fatto di quest’arte il suo lavoro, e sa trovare l’elemento di novità anche tra quegli argomenti che credi di conoscere perché ne hai sentito parlare così tanto che ti ritieni un esperto. Il libro parla del rapporto tra due dei più grandi artisti del Rinascimento, Leonardo e Michelangelo, così importanti che non serve che vi dica che si tratta del Da Vinci e di Buonarroti, perché tanto lo avete capito lo stesso, tanto sono importanti. Leonardo e Michelangelo vissero nello stesso periodo e negli stessi luoghi, una ‘Italia’ ricca di opportunità per artisti del loro calibro. Ebbero modo di incontrarsi e no, non si piacquero per nulla, anzi trovarono anche modo di criticare a vicenda l’opera altrui, come se Messi dicesse a Ronaldo che la sua giocata non è fluida e Ronaldo rispondesse che Messi non conclude mai. Mercadini ci racconta questo rapporto narrandoci le loro opere e riusciamo a vederle trasparire dalla pagina anche prima di cercare la foto su google, inquadrando il contesto storico (sempre ricco di colpi di scena, congiure e sanguinose battaglie), il tutto senza mai appesantirci, sempre con quel guizzo Mercadiniano che, per chi arriva dai video su youtube, ci fa sentire costantemente sentire la sua voce nella testa. La lettura è agile, i capitoli sono brevi e incalzanti. E bravo Roberto, attendo già il prossimo.
Nayeli - per RFS . Leonardo è dunque “da Vinci” come lo sono, senza avere la minima parentela con lui, un po’ tutti i presenti alla cerimonia (compreso il prete: Piero di Bartolomeo da Vinci).
Nel giro di un anno sua madre e suo padre si sposeranno; ciascuno con un’altra persona, chiaramente. Per evitare scandali, si cerca qualcuno che possa fare da marito a Caterina e da patrigno al pargolo. E lo si trova: è un tizio tutt’altro che illustre, ma il cui nome ci è giunto con sontuosa completezza anagrafica: Antonio di Pietro Buti del Vacca da Poggio Zeppi, detto l’Attaccabriga. Piero, invece, si sposa con la figlia di un affermato fabbricante di scarpe fiorentino, tale Albiera di Giovanni Amadori.
In seguito, prima che Leonardo abbia compiuto sei anni, Piero lo prende a vivere nella sua casa, cioè lo adotta. Così Leonardo diventa “da Vinci” anche nel senso che è figlioccio del famoso notaio Piero da Vinci. Altra stranezza: come il cognome e la provenienza, anche il padre naturale e il padre adottivo qui non sono due persone ben distinte, ma si confondono. La situazione è sfumata.
Fate i conti di sedere ai tempi delle vostre nonne, dopo cena, nel fienile insieme alle mucche, a raccontarvi storie mentre pelate i salici alla luce delle lampade a olio. Storie di paese, come quella del “figlio storpio del cugino del fornaio che ha sposato la nipote del prete morto ubriaco”, o curiosità sulla natura di soprannomi divertenti, come il Din e il Don della parrocchia tal dei tali, la storia di compaesani noti per vicende, avventure, episodi divertenti o drammatici della comunità in cui vivete o in quelle vicine, come la saponificatrice che ricavava saponi dai corpi di persone che uccideva.
Storie che diventano quasi leggende, tramandate oralmente di generazione in generazione.
Questa è la modalità che usa Mercadini per raccontare le biografie di questo spezzato di Rinascimento che abbraccia non sono solo Leonardo e Michelangelo, che vivono grossomodo nello stesso periodo e che si bazzicano più o meno nelle stesse corti più importanti dell’epoca, ma anche tanti altri personaggi più o meno famosi che fanno parte del loro corollario.
Leonardo è un uomo di corte, ha appena passato diciassette anni dagli Sforza; è sempre affabile, amabile, piacevole. Michelangelo no. Michelangelo è uno che non perde occasione per scontrarsi con te, per insultarti, per dirti in faccia quanto ti disprezzi. Dopo avere esasperato il Torrigiano, che gli ha rotto il naso, definirà pubblicamente “artista goffo” il Perugino, che lo cita in giudizio.
Leonardo ha tempi di lavoro immensamente dispersivi: dieci anni sul cavallo degli Sforza (poi distrutto), cinque anni per il Cenacolo (che comincia a disgregarsi appena è stato completato). Michelangelo finora ha onorato tutte le commissioni ricevute in tempi rapidissimi, e quando non aveva commissioni scolpiva qualcosa per conto suo con l’intenzione di venderlo una volta finito. È un toro alla carica, che corre a tutta velocità, e non vede altro che ciò che ha davanti.
Mercadini traccia non solo le biografie, le opere fondamentali, gli stili artistici che contraddistinguono Michelangelo e Leonardo, ma si diverte ad arricchire le storie entrando nei dettagli delle vicissitudini e degli imprevisti, inserendo anche diverse curiosità e retroscena meno noti. Questo rende il libro divertente, ma la sua bravura sta soprattutto nella capacità di dare una chiave di lettura, delle interpretazioni, di proporre connessioni o contrapposizioni tra fatti storici e personaggi.
È forse proprio questo che definisce uno storico (non solo dell’arte): non solo il sapersi ben documentare, ma anche l’essere capace di elaborare correlazioni, ipotizzare concause; il raccontarci le tappe importanti nella biografia di una icona storica ma anche il farci percepire le pulsioni che l’hanno dilaniato, le passioni che l’hanno spinto, i drammi con cui ha convissuto in relazione con il contesto storico, etico, morale o, più semplicemente, dovendo far fronte a un pessimo carattere, cattive compagnie, antipatie personali, all’essere testardo, megalomane…
Savonarola vuole cambiare la Chiesa prima che diventi una nuova Babilonia, ed è entrato nell’ordine dei domenicani con il preciso intento di mettere un freno alla decadenza morale del mondo. Ha trent’anni quando viene inviato al convento di San Marco in Firenze. Predica con fervore, ma il suo pesante accento emiliano lo tradisce; certe zeta e certe esse inducono più facilmente alla risata che al pentimento. Vorrebbe essere il flagello dei viziosi, ed è solo un buffo ometto venuto da lontano. Si dice profeta e preannuncia sciagure, ma risulta troppo simpatico per essere spaventoso.
È lo stile pungente e ironico che riesce a portare avanti in modo accattivante un romanzo storico biografico senza l’appeal di una fiction avventurosa e romanzata. In tutta onestà, avevo messo in conto di annoiarmi presto, di scoprire che la rendicontazione di fatti passati mi avrebbe ricordato troppo i libri di scuola. E invece mi sono ritrovata a fantasticare, a sorridere, a immaginarmi nel Rinascimento tra papi, duchi, corti e donne virago che alzano la gonna per spaventare i nemici, a chiedermi se Leonardo avrebbe mai consegnato quella particolare (ennesima) opera che si è impegnato infruttuosamente a realizzare, o a formulare nella mia testa le frasi di Savonarola con un delizioso accento romagnolo. Se a scuola sostituissimo i noiosi libri di arte con questo tipo di biografie, se utilizzassimo per dibattere sugli stili artistici la modalità delle comari sul marciapiede che osservano tutto e sparlano di tutti, probabilmente otterremmo più appassionati!
La sua attenzione è totalmente assorbita. I lavori, appena cominciati, si fermano. E Francesco Sforza passa in secondo piano in favore del suo cavallo, che diventa, a questo punto, il vero protagonista dell’opera. Lo stesso Leonardo si riferisce alla statua semplicemente come “il cavallo”. Non è finita qui. A forza di stare nelle stalle, da Vinci non può fare a meno di notare che sono ambienti sporchi e che sarebbe bello tenerle più pulite. Così lascia perdere l’anatomia equina e si mette a progettare macchine e sistemi idraulici per igienizzare le scuderie.
È stata un’interessante coincidenza aver visto qualche mese fa la serie TV “I Medici”, che mi ha permesso di abbinare dei volti ai nomi e di memorizzare e riorganizzare mentalmente gli eventi in base alla veridicità storica documentata da Mercadini.
Se la semplificazione televisiva è accattivante e immediata, è anche vero che una riflessione guidata, documentata e approfondita, arricchita dalla competenza di chi sembra conoscere dettagli perfino irrilevanti, non solo dei protagonisti su cui verte il libro ma anche dei discendenti e ascendenti, di artisti correlati o semplicemente contemporanei, permette di aprire un vero e proprio spaccato nel mondo artistico, storico, politico, cortigiano e militare dell’epoca cinquecentesca. Ci permette di confrontare non solo e non tanto le opere dei più grandi geni rinascimentali, ma di mettere a confronto le loro vite, le personalità, le vicissitudini; di apprezzare i loro pregi e difetti nella loro interezza, in correlazione con la complessità della gestione del loro talento artistico e della loro (in)capacità di gestire le relazioni con i committenti.
La bottega di un artista rinascimentale è per noi un luogo difficile da immaginare. Dalle descrizioni degli storici, parrebbe simile in parte a un atelier, in parte all’officina di un artigiano, dove si fatica e ci si sporcano le mani; in parte a un collegio, in parte a un museo, in parte a qualcos’altro ancora: una sorta di caverna delle meraviglie, come quelle delle favole orientali, capace di contenere ogni sorta di prodigio dell’arte e della tecnica: dipinti, sculture, scenografie, costumi teatrali, armature da cavaliere, stoffe preziose, specchi curvi per far convergere i raggi del sole e addirittura saldare lastre di metallo. In mezzo a tutto questo sta lui, il maestro, quello col nome; genio della caverna in carne e sangue. Ogni tanto entra un cliente, si rivolge al genio ed esprime un desiderio promettendo un lauto pagamento (si tratta di “aladini” piuttosto facoltosi, una versione della fiaba leggermente più realistica). Il genio esaudisce il desiderio creando un prodigio dell’arte. Ma capita anche che nella caverna entri un aladino giovane e per nulla ricco (proprio come quello della favola) e che costui osi esprimere un desiderio particolarmente audace e avventuroso: diventare un genio a sua volta, allo scopo di aprire, a tempo debito, una caverna per conto suo.
Per quanto le vicende vengano organizzate in modo logico per tracciare parallelismi tra Michelangelo e Leonardo, la lettura segue gli sviluppi cronologici; si indugia in un raffronto non solo caratteriale ma anche generazionale, di maturità creativa artistica. Nel raccontare di loro non si manca di dare pennellate efficaci di ambientazione, si respira sempre più l’atmosfera di quell’epoca, si viene catapultati nei colori, tra gli odori, a calpestare i luoghi; ma entriamo anche negli intrighi di potere, apprendiamo le modalità da sfruttare per ottenere fama e fortuna, per procacciarsi i lavori, o grazie ai quali si verrà ricordati… il tutto condito con un pizzico di ironia.
Al tempo degli antichi, si usava un attrezzo di metallo incandescente chiamato cauterio. Ma ora, nei primi anni del Cinquecento, ovviamente nessuno sa più come sia fatto esattamente un cauterio da pittura e come si usi. Eppure Leonardo non è un maestro, non fa quello che sa fare. Fa solo ed esclusivamente quello che non è ancora in grado di fare; perché vuole imparare facendo e fare imparando.
سأعطي رأيي في موضوعين يتعلقان بالكتاب هنا: اولا الحكاية التي رواها روبرتو ميركاديني، و ثانيا الترجمة التي قدمها مالك عز الدين. اما بالنسبة لما رواه روبرتو ميركاديني، فهو ممتع و مرهق في نفس الوقت. هو رحلة في فترة مثيرة للاهتمام و في جوهرها اثنان من اعظم فناني البشرية ليوناردو دافنشي و مايكل انجلو. طريقة السرد ممتعة، تشعر ان الكاتب ليس بصدد رواية شيء ما، بل بصدد الحديث معك و انتما جالسان على ناصية مقهى صغير تحتسيان الاسبريسو (شكرا جورج كلوني). انت تستمع بالتعرف الى هذين الشخصين، و اشخاص آخرين، و اكتشاف اهم الاحداث التي حدثت اثناء تلك الفترة في بلاد البيتزا و الكالتشيو. ماهو مرهق هو تعدد الشخصيات و تقارب أسماءها (اعترف انني لم احفظ اي إسم رسام او نحات او امير جديد باستثناء الذين اعرفهم من قبل). حتى ولو قرأت الكتاب دفعة واحدة فلن تنجح في تذكر أحد. لذلك ركزت على قصة دافنشي و مايكل انجلو، و اعتبرت الآخرين شخصيات ثانوية كما يحصل في اي شريط او مسلسل اتابعه 😇 بالنسبة للترجمة، فانا لا استطيع تخيل المجهود الذي بذله مالك عز الدين للقيام بذلك، و الذي انتهى بتقديم نسخة عربية سلسلة، انيقة، محترمة، محترفة. لم اكن اعرف ان العاملين بالبنوك يمكن ان يكونوا بارعين في شيء آخر باستثناء كونهم لصوصا يرتدون البذلات و ربطات العنق 🤓🤓. قام مالك ايضا بعمل اضافي ايضا في محاولة ترجمة ابيات شعرية لجعلها ذات قافية و اقرب للشعر العربي وان شعرت في بعض الاحيان ان ذلك يفقدها روحها الاصلية. الكتاب يستحق المطالعة بالتاكيد، وقد دفعني لاستعمال الانترنت في البحث عن اسماء الشخصيات و معرفتهم اكثر، و اللوحات المذكورة و التعمق فيها اكثر، وهو بالتاكيد ما سيجعل جامعي المعلومات الشخصية الخاصة بي سيحتارون حول سبب هذا الاختلاف مع مواضيع بحثي الاخرى 😇😇
fantastico viaggio alla scoperta di leonardo e di michelangelo in un modo con cui non ci si può approcciare semplicemente studiando o ammirando le loro opere. come sempre maestro della parola, mercadini offre non solo una vastità di conoscenza riguardo l’argomento, ma anche la sua tipica, unica abilità di rendere tutto una storia appassionante, piena e ricca di vita, che riflette perfettamente ciò che fu e ciò che sarà: perché ogni singola storia del passato dell’umanità ci parla anche del suo futuro. concetti approfonditi a fondo, che rendono immediato e così semplice l’apprezzare ancor di più due personaggi comunque conosciutissimi, ma qui esplorati in un modo che definirei quasi personale, intimo. il libro permette al lettore di capire molto non solo dei due grandi artisti, ma dell’umanità in generale e del proprio io, dello scopo personale di ognuno di noi, della curiosità, del voler apprendere, voler sapere, e dell’essere imperfetti, proprio come due dei maggiori maestri dell’arte mondiale.
Ho “conosciuto” Mercadini con il saggio sulla bomba atomica, che mi ha incantato per la sua brillante divulgazione (e mi è tornato molto utile in questa estate dominata da Barbenheimer, permettendomi di flexare un discreto numero di aneddoti). Tuttavia, questa sua altra opera mi preoccupava: temevo mi avrebbe infastidito la sua abitudine a romanzare gli avvenimenti, conoscendo io abbastanza, ed amando, la finestra nella Storia dell’Arte trattata (l’unico a cui concedo questo lusso è Stone, “Il tormento e l’estasi” capolavoro assoluto), mentre con la narrazione delle vicende che hanno portato alla tragedia di Hiroshima-Nagasaki mi era andato più che bene un livello 101. In effetti, l’autore non dice nulla di nuovo o rivoluzionario, per carità, non aggiunge dati, né arricchisce di sfumature inedite il contesto storico-culturale e la poetica artistica dei due pittori (geni forse sarebbe più appropriato), ma è estremamente piacevole, almeno per me, ascoltare (faccio riferimento all’audiolibro, ndr) anche episodi già noti, se raccontati in questo modo. Godibile è riduttivo: si fa gustare dalla prima parola all’ultima, ma bisogna essere consapevol* del suo tipo di approccio, senza cercare un saggio più tecnico o un'impostazione più formale - questo tono brillante deve piacere, ovviamente, anche nei suoi salti spazio-temporali e nei fatterelli riportati che rasentano il cherry-picking. Alcune connessioni che evidenzia sono un po’ forzate, cerca spesso dei significati in semplici coincidenze; non è che modifichi la realtà storica, assolutamente, ma seleziona accuratamente le informazioni più adatte alla narrazione che crea e le combina con il taglio più accattivante possibile. Romanticizza, diciamo. È molto abile nel trovare correlazioni sempre calzanti ed aneddoti in ambiti paralleli, senza perdere mai il centro focale: una versione riveduta e corretta dei fun fact, che arricchisce la sostanza dell'argomento principale e dà al testo una marcia in più. Il ritmo è sempre incalzante, nel senso migliore del termine; si crea un girotondo di rimandi, un valzer circolare lungo tutto il testo. Mercadini fa immergere completamente il lettore e si fa seguire ciecamente come un pifferaio magico; ogni volta che mi interrompevo era un salto dimensionale. Al netto di tutto, cosa si può chiedere di più ad un libro se non di lasciare il lettore rapito?
Un libro che a fine lettura lascia solo un enorme senso di gratitudine.
L'autore ha svolto un lavoro di ricerca mastodonticamente minuzioso e ha saputo divulgare montagne di informazioni con una leggerezza, un'efficacia ed un coinvolgimento unici.
Una piacevole panoramica sulle principali figure artistiche e, più in generale, sugli attori più rilevanti del Rinascimento italiano. Sicuramente una lettura interessante per chi voglia farsi un'idea del contesto storico, culturale e artistico del Rinascimento, che di per sè è stato la culla di alcune delle figure più bizzarre della storia del nostro Paese. Ho trovato la narrazione un po' confusionaria (complice, lo ammetto, la confusione del periodo storico). Tuttavia alcune volte mi è parso che l'autore abbia quasi la necessità fisica di snocciolare curiosità e particolari eruditi delle vite dei vari personaggi abbia adombrato le vite dei due attori principali, Leonardo e Michelangelo, costringendo il lettore a balzi temporali o digressioni che rendono più confusa la lettura. Peccato, perché la scrittura è scorrevole e molto piacevole e gli episodi, sia artistici che di cronaca dell'epoca, senza dubbio interessanti. In definitiva, se volete fare un sorvolo su quell'epoca, con una strizzata d'occhio ai due titani che l'anno dominata artisticamente, è sicuramente una lettura valida. Se volete invece approfondire le biografie di Michelangelo e Leonardo, mi orienterei su altri volumi (Leonardo da Vinci di Walter Isaacson e Il tormento e l'estasi di Irving Stone: i miei consigli).
Ça spoile l'histoire de Michel Ange et Léonard de Vinci m'enfin bon normalement vous situez à peu près.
On me l'a vendu comme l'histoire parallèle de Léonard de Vinci et Michel Ange - c'est un mensonge éhonté puisqu'on trouve aussi celle de l'intégralité des Tortues Ninja et bien plus encore. Sans rigoler il y a une biographie express de tous les gugus qui ont approché de prêt ou de loin un pinceaux ou un burin à la même époque. Et ça c'est sans compter les princes, aristocrates, papes et leur enfant qui finançait (ou pas) les artistes, ce qui dans tous les cas ajoute plot twist sur plot twist.
On est vite perdu entre les aller-retour entre Jules IV et Laurent le Magnifique, entre Florence et Rome, et Milan et c'est sans compter la cour d'Espagne. Impossible de savoir si c'est l'auteur veut nous faire comprendre le foisonnement de talent de l'époque où simplement les artistes qui passait tellement leur temps a faire des aller-retour qu'il serait de toute façon impossible de raconter l'histoire de manière un tant soit peu claire.
Comme les artistes sont un peu mythifié (un génie, un centaure éloigné des hommes patatipatataa) On passe tout le livre sur wikipédia pour savoir qui sont ces gens et a quoi ressemblait les oeuvres en question, mais en bien. Clairement je recommande - avec la suggestion de prendre des notes pour bien suivre.
Suprise géniale de ce roman : je découvre que Léonard de Vinci était incapable de finir quoi que ce soit et passait d'un projet à l'autre sans le terminer. Et qu'il passe son temps à écrire dans son journal que cette fois c'est la bonne il va se fixer sur un sujet. Mon guess c'est que s'il y a avait eu de la Ritaline a l'époque on aurait eu des machines volantes en 1515.
Caspita, che bello! Libro spettacolare. Consigliato a chi ama la storia dell'arte, la storia e le curiosità. L'autore ci conduce, senza mai annoiarci, nelle intricate vicende del Rinascimento italiano avendo per fari due giganti della nostra arte e cultura: Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti. Intorno a questi due indiscussi geni ruota una miriade di personaggi politici, artistici, spirituali e altro. Il libro non è un saggio ma è un mezzo di divulgazione, molto ben documentato e mai noioso, ricco di curiosità scritto con stile diretto, ironia e anche divertente. Viaggiamo per gran parte dell'Italia, visitando le più importanti e anche meno conosciute opere d'arte prodotte durante il Rinascimento italiano. Facciamo così la conoscenza con artisti considerati minori ma solo perché confrontati con Leonardo, Michelangelo o Raffaello. Si sfatano alcuni miti e si approfondiscono tanti temi.
Bello, niente da dire. Però avrei preferito un maggiore approfondimento sull opere più importanti (come la Gioconda, a cui sono dedicate forse due pagine) e meno storie che, seppur interessanti, secondo me escono un po' fuori dal tema del libro. Rimane comunque un libro scritto veramente bene e che crea la voglia di leggere
Leonardo e Michelangelo sono due facce della genialità rinascimentale, uno la luce razionale, l'altro il caos oscuro. Studiati e ristudiati in tutto il mondo hanno ancora qualcosa da dirci? Mercadini, con un trasporto ineguagliabile, ci racconta una vicenda ai limiti del thriller, piena di sangue, tradimenti e intrighi.
كعاشق للتاريخ ومتابع متواضع لفن الرسم والنحت، كنت أترقب أن يُشبع هذا الكتاب فضولي ويضيف الكثير إلى معرفتي حول عبقريين مثل ليوناردو دافنشي ومايكل أنجلو. لكن أُقرّ أن التجربة كانت مرهقة أكثر مما توقعت. رغم جهود الكاتب الواضحة في تبسيط المعلومات، فإن كثرة الأسماء والأماكن وتعدد السياقات التاريخية كان مربكًا أحيانًا، مما اضطرني لتجاوز بعض التفاصيل للتركيز على خط السرد الأساسي المتعلق بالرجلين.
تمنيت تعمقًا أكبر في تحليل الأعمال الأشهر لكل من دافنشي ومايكل أنجلو، ومع أن ما ذُكر يُعد مهمًا، إلا أن الشغف بالفن يجعل القارئ يتطلع إلى أكثر من ذلك. كما أن غياب الصور أو قلة عددها أثقل تجربة القراءة؛ لو أُرفقت صور الأعمال أو ذُكرت أسماؤها باللاتينية في الهوامش، لساعدني ذلك على تتبّعها بصريًا والتمتع بمقارنتها بما ورد في النص.
أحيي بشدة المترجم مالك بن عز الدين الذي قدّم نصًا سلسًا بلغة عربية واضحة وسلسة لعمل لا يبدو سهلاً على الإطلاق. كما أحيي المؤلف ميركادانتي على جهده في إعادة إحياء زمن لم نعشه، وجعلنا نقترب – ولو قليلاً – من عالم هذين العملاقين.
Mercadini sa raccontare bene le storie ed è un piacere ascoltarlo. Riesce ad approfondire, ad incuriosire e a coinvolgere: si sente la passione con cui svolge le sue ricerche e coinvolge con la sua ironia, più o meno sottile.
Anche qui, grandissima abilità nel raccontare in maniera intelligente la storia di due mostri sacri della storia dell'arte italiana, sottolineando similitudini e contrasti, tracciando pure perfettamente il contesto storico e i personaggi "secondari".
Un essai passionnant et d’une incroyable finesse, sur le génie, les raisons d’être de l’art, le beau et la complexité des hommes, génies et quelques autres. Armez vous de vos meilleurs livres d’art ou d’une tablette avec un bon accès internet afin de voir les œuvres dialoguer entre elles. A lire, offrir et consommer sans modération 👏👏👏
Nie jest łatwo napisać dobrą, wciągającą biografię a trzeba wiedzieć, że "LEONARDO DA VINCI i MICHAŁ ANIOŁ światło geniuszu, mrok rywalizacji", to nie jest zwykła biografia. mamy tu do czynienia z biografią łączoną, przeplatającą dwa życia, dwa światy, dwa wielkie, absolutnie niepodważalne talenty. Lecz, aby tego było mało, autor Roberto Mercadini snuje tę spektakularną opowieść nie pozwalając sobie na klapki na oczy - wkłada wiele nazwisk, wiele biografii w tę jedną książkę, która - udała się! I to udała się bardzo... Przede wszystkim muszę pochwalić sposób prezentacji informacji. Autor postawił na krótkie rozdziały i to jest niemal zawsze, o ile nie zawsze - w przypadku tego typu dzieł - dobry pomysł. Tytuł każdego z rozdziałów jest już sam w sobie opowieścią, którą chce się poznać, bo np. kto by nie chciał "Odpowiedzieć zmarłym", lub kogo nie zainteresuje "Sztuka palenia obrazów"? Zdaje się, że są to pytania retoryczne... mnie bardzo zainteresowało wszystko. Dla potwierdzenia zuchwałej narracji i stylu Roberto Mercadini'ego przytoczę pierwsze zdanie ów książki (a jak wiemy, pierwsze zdanie, to nie byle co) "Nie wszystkim zdarza się mieć ojca zakonnika i matkę zakonnicę." i ja spokojnie mogę zagwarantować każdemu, że temperatura każdej następnej myśli - rośnie. Roberto postawił na szokowanie. Szokuje jednak elegancko, zgrabnie. Wyciąga perły, które lśnią i sypie nimi czytelnikowi pod nogi. To nie są zwykłe życiorysy, bo i to nie byli zwykli ludzie. Mamy tu od czynienia z wizjonerami, artystami ponadczasowymi, umysłami dziwacznie cudownymi. Tak jak ich dzieła, tak i oni zachwycają, budzą podziw, ale i zdziwienie, czasem nawet zgorszenie. Opowieść o tej dwójce jest burzliwa, pełna pikantnych szczegółów, nietypowa. Roberto Mercadini, jak mało który biograf, postawił na ten wspomniany szok i nie odpuszcza do końca. Książka iskrzy i rzeczy trudnych do pojęcia - a one się wydarzyły. Sposób, w jaki te dwa światy się stykały, jaką drogę pokonały i jakich wspólnych "znajomych" do siebie wpuściły - tak, to są światy pełne przypadków, od których może się zakręcić w głowie. Podoba mi się ta sensacyjność, choć ogólnie nie mam w zwyczaju gonienia za nią, ale tutaj - myślę, że jest wskazana. Lepiej się czyta, lepiej przyswaja fakty i myślę, że nawet lepiej rozumie bohaterów tej prawdziwej historii. Warto też zwrócić uwagę na fotografie. Mamy tu sporo reprodukcji (szkoda, że czarno-białych) i dobrze, bo czytelnik zaraz może porównać to co przeczytał, z tym, co na obrazie. Myślę, że to jedna z ciekawiej napisanych książek biograficznych i ma szansę spodobać się wielu. Świetnie napisana, pełna ciekawostek, sprytnie łącząca wielką historię z małymi historiami jednostek. Mocna pozycja.
było takich dwóch PORTRETY/OBLICZA bo.wiem Wydawnictwo Uniwersytetu Jagiellońskiego egzemplarz recenzencki
Leonardo da Vinci czy Michał Anioł, kto jest Ci bliższy? A może twórczość żadnego z nich nigdy szczególnie Cię nie poruszała? Jeśli tak, to ta książka ma wielką szansę to zmienić. 😉
Renesans był ich epoką, XV i XVI wiek czasem, w którym kreślili swoje wizje na ziemskim padole, a my dziś, dzięki nim, możemy zachwycać się Ostatnią Wieczerzą, Moną Lisą, Damą z gronostajem, Pietą, Dawidem czy freskami w Kaplicy Sykstyńskiej. Ten sam czas, ten sam świat… a jednak tak wiele różnic. I właśnie o tym jest ta książka, o świetle geniuszu i mroku rywalizacji, o dwóch artystach, których dzieliło prawie wiele…
Przyznam szczerze, że dotąd nigdy nie porównywałam tych dwóch twórców tak bezpośrednio. Ta książka pomogła mi przyjrzeć się obu artystom zupełnie z innej strony, ale nie ocenia ich. Po prostu zestawia, pokazuje kontrasty, uwypukla to, co ich od siebie odróżniało, nie tylko w tym, co tworzyli, lecz także w tym, kim byli. I nagle zaczynasz rozumieć, dlaczego ich sztuka tak różnie oddziałuje na odbiorców.
Rozdziały poświęcone obu artystom przeplatają się ze sobą, dzięki czemu czytelnik ma wrażenie, jakby zaglądał raz za kurtynę świata Leonarda, tego uporządkowanego obserwatora, który notował każdą myśl i badał każdy detal, by chwilę później przysiąść obok Michała Anioła, z jego gwałtowną pasją i niepokojem twórczym, który popychał go do pracy ponad siły. Autor prowadzi nas przez ich losy z wyczuciem i lekkością, a jednocześnie skrupulatnie zarysowuje historyczny kontekst epoki, co okazuje się nie tylko cenne, ale wręcz niezbędne, by w pełni zrozumieć ich działania i decyzje.
Do którego z nich jest mi bliżej? Zdecydowanie do Leonarda, głównie ze względów cech charakteru, bo nie jestem w stanie wybrać w kontekście sztuki.
To nie jest sucha, historyczno-sztuczna opowieść pełna dat i nazwisk. To powieść akcji, tyle że jej bohaterami są artyści. Tu wreszcie dostajesz ich z krwi i kości, z geniuszem, słabościami, obsesjami i olśnieniami. I dlatego tak trudno odłożyć tę książkę, gdy już się zacznie.
“L’ingegno e le tenebre” è una lettura che conquista subito. Lo fa senza sforzi apparenti, come quei racconti che sembrano nascere direttamente dalla voce dell’autore, che ti prende per mano e ti accompagna in un’epoca tanto lontana quanto viva. E qui la mano è quella di Mercadini, narratore per vocazione e per mestiere, la cui cifra è proprio questa: la capacità di parlare come scrive e scrivere come parla, in modo diretto, accessibile, appassionante. È come ascoltarlo, anche mentre leggi. Il Rinascimento in queste pagine non è un capitolo di storia, è un corpo pulsante, pieno di contraddizioni, di slanci, di ombre. Mercadini ci guida tra i percorsi paralleli e speculari dei giganti dell’arte che hanno vissuto in questo periodo (Leonardo e Michelangelo) e anche tra figure più o meno conosciute, mostrandoci tanto l’ingegno quanto le tenebre, tanto il genio, l’inarrivabile talento quanto le inimicizie, i difetti. La narrazione ha un ritmo incalzante e al tempo stesso riflessivo, che sa alternare l’aneddoto illuminante alla domanda esistenziale, la pennellata ironica alla riflessione profonda. Quello che più colpisce è la capacità dell’autore di coinvolgerti totalmente, come se ti trovassi lì, in quel tempo, come se la storia ti fosse raccontata nel tempo presente e si stesse quasi parlando di un conoscente. L’arte non è solo bellezza, ci dice Mercadini, ma anche conflitto, lotta, resistenza. E il Rinascimento non è un’età dell’oro, ma un tempo lacerato, in cui l’ingegno ha dovuto continuamente farsi strada tra le ombre. Il risultato è un saggio che si legge come un romanzo, in cui le idee si mescolano alle emozioni, la conoscenza alla curiosità. È un libro che, come pochi, nutre: ti dà nozioni, ma soprattutto ti fa venire voglia di sapere di più. E quando chiudi l’ultima pagina, ti accorgi che non solo hai imparato qualcosa, ma hai viaggiato.
Questo libro non solo mi è piaciuto tantissimo ma consiglio vivamente a tutti di leggerlo. A mio avviso potrebbe (ed oserei anche dire dovrebbe) essere utilizzato per insegnare "storia dell'arte" ai ragazzi perché é impossibile rimanere indifferenti alle vite di Leonardo e Michelangelo narrate in questa maniera. La dialettica utilizzata è a dir poco impressionante; una fluidità di linguaggio che rende la lettura leggera nonostante i temi trattati, è una caratteristica che solo Mercadini possiede. Le curiosità e gli episodi comici poi rendono faticoso al lettore staccarsi dal libro e tornare a vivere nell'epoca contemporanea. Una cosa che mi è piaciuta molto è stata la descrizione a tutto tondo dell'Italia del 1500. Mai banale né pesante, fornisce al lettore un'istantanea della suddivisione dei vari regni, dei monarchi e dei papi che si succedettero in quegli anni. Ma non è tutto, oltre ad analizzare i due artisti per le opere compiute ed incompiute (soprattutto se si tratta di Leonardo), viene trattato anche un tema caldo: ovvero la presunta omosessualità degli stessi. Per fare ciò l'autore si avvale degli scritti di entrambi gli artisti, vale a dire il taccuino di Leonardo e le poesie di Michelangelo (ne ha scritte circa 300). Durante la lettura traspare chiaramente lo studio antecedente da parte dell'autore di testi dell'epoca; spesso viene citato il testo "Vite" del Vasari che descrive, secondo il suo punto di vista, i comportamenti di Leonardo e di Michelangelo. Concludo rinnovando il mio consiglio a leggere questo libro perché sicuramente è un testo che arricchisce chi lo legge.
Są takie książki, które nie tylko opowiadają historię, ale stają się doświadczeniem - odkrywanym powoli, warstwa po warstwie, niczym fresk odsłaniany spod starego tynku. Książka Roberto Mercadiniego zaskoczyła mnie właśnie tym. To nie jest sucha biografia pełna dat i nazwisk, lecz literacki spektakl, w którym autor z pasją i humorem opowiada o dwóch gigantach renesansu jak o ludziach z krwi i kości.
Czytając, miałam wrażenie, że autor siedzi obok mnie i snuje opowieść o genialnych umysłach, ale też o słabościach, lękach i niespełnieniach. Leonardo jawi się jako wizjoner o umyśle szerokim jak ocean - zachwycający, ciekawy świata, lecz skłonny do porzucania projektów, jakby sama idea była dla niego ważniejsza niż jej ukończenie. Wzruszyło mnie to, że w wieku trzydziestu lat wciąż szukał swojego miejsca, trafiając na dwór Sforzów bardziej jako muzyk i dusza towarzystwa niż uznany artysta.
Michał Anioł to jego przeciwieństwo - mroczny tytan pracy, asceta o gwałtownym charakterze, owładnięty manią doskonałości. Choć jego rzeźby emanują harmonią, on sam był pełen niepokoju, gotów zaglądać w najciemniejsze zakamarki ludzkiego ciała i duszy. Zderzenie tych dwóch osobowości - światła i cienia - tworzy napięcie, od którego trudno się oderwać.
Najbardziej poruszył mnie jednak „mrok rywalizacji”. To nie tylko walka o zlecenia, ale starcie dwóch sposobów widzenia świata. Autor nie ocenia - maluje słowami emocje, zazdrość, presję i strach przed porażką. Dzięki temu renesans ożywa, a sztuka przestaje być pomnikiem, stając się opowieścią o człowieku.
To książka, po której „Mona Lisa” i „Dawid” patrzą na nas inaczej - z bijącym sercem ich twórców.
Devo ammettere che questo libro mi ha un po’ delusa, soprattutto se confrontato con Bomba atomica, che avevo trovato estremamente chiaro, coinvolgente e piacevole da leggere. L’ingegno e le tenebre è, al contrario, un’opera più complessa e meno immediata, che fatica a mantenere la stessa limpidezza narrativa.
Nonostante conoscessi bene le opere dei due artisti protagonisti, in diversi punti ho avuto difficoltà a immaginare ciò che veniva descritto. Uno degli aspetti che mi ha maggiormente infastidita è la mancanza di immagini: l’arte, per essere davvero compresa, ha bisogno di essere guardata, non solo letta. Credo che in un libro che parla di pittura e genialità visiva, l’assenza del supporto iconografico limiti molto l’esperienza del lettore.
Ho apprezzato l’intento di mettere a confronto le vite dei due artisti, la loro tensione verso la perfezione e la loro incompiutezza, ma la continua introduzione di nuove trame e personaggi l’ho trovata forzata, tanto da distogliere l’attenzione dal cuore del racconto. Anche il linguaggio, rispetto a quello più diretto e accessibile di Bomba atomica, mi è sembrato più ostentato, quasi a voler dimostrare una conoscenza enciclopedica dell’arte.
Nel complesso, L’ingegno e le tenebre rimane un esperimento interessante, ma a mio avviso non pienamente riuscito: un’opera che, proprio come quelle di Leonardo, lascia un senso di incompiutezza.
Leonardo da Vinci i Michał Anioł. Światło geniuszu, mrok rywalizacji autorstwa Roberto Mercadini to intrygująca i dynamiczna biografia, która pozwala spojrzeć na renesansowe ikony — Leonardo da Vinci i Michał Anioł — nie tylko przez pryzmat ich dzieł, ale także ludzkich pasji, obsesji i rywalizacji. Autor prowadzi czytelnika w świat warsztatów pachnących farbą, pracowni skrywających szkice i marmurowych odłamków, gdzie geniusz zderza się z niedoskonałością, a twórcy z determinacją przekraczają własne granice. Mercadini ukazuje, jak mecenasi, dwory i polityczne gry epoki kształtowały nie tylko sztukę, ale i tożsamość artystów — i jak bardzo renesansowe arcydzieła zawierają w sobie mrok rywalizacji. Książka jest napisana z pasją i erudycją — fragmenty życia obu mistrzów mieszają się tu w opowieść pełną napięcia, jak literacki thriller w kostiumie XV-XVI wieku. Czytelnik może poczuć atmosferę czasów, w których obraz był bronią, rzeźba manifestem, a talent — zarówno błogosławieństwem, jak i przekleństwem. To lektura, która zachwyca i edukuje — bo Mercadini nie tylko przedstawia fakty, ale nadaje im puls, emocję i dramatyzm. „Światło geniuszu, mrok rywalizacji” to prawdziwa uczta dla miłośników sztuki, historii i dobrego opowiadania — i przypomnienie, że za blaskiem wielkich nazwisk często kryją się trudne drogi, samotność i bitwa o miejsce w historii. Zdecydowanie warto sięgnąć — by zobaczyć, że każdy geniusz miał swoją cenę.
uelle lecture ! Comme tout le monde, je connaissais Léonard de Vinci pour la Joconde et Michel-Ange pour sa statue de David avec, il faut l’avouer, quelques connaissances superficielles sur leur vie. Et voilà que ce livre, L’ingegno e le tenebre, tombe entre mes mains.
Au début, j’étais un peu sceptique : trop de noms, trop de lieux, un foisonnement un peu déroutant. Mais peu à peu, je me suis laissé emporter. On entre dans un monde fascinant, presque magique. On apprend à connaître Léonard et Michel-Ange, à comprendre d’où ils viennent, ce qui les a façonnés, et comment ils sont devenus, en quelque sorte, des divinités de leur temps.
L’auteur s’efforce de les présenter avant tout comme des êtres humains, avec leurs forces, leurs failles, leurs contradictions. Il tente d’être aussi objectif que possible, évitant les facilités/
Je ressors de cette lecture avec une envie presque mystique : celle d’aller à Florence et à Rome, de visiter les musées, de contempler leurs œuvres avec un regard neuf. On ne termine pas ce livre sans avoir développé une nouvelle sensibilité un mélange d’admiration, de curiosité et de gratitude envers ces génies
Questo libro è uno splendido viaggio nel Rinascimento. L'autore (una scoperta!) in maniera leggera ci accompagna a scoprire questo periodo storico. Il filo portante è il racconto della vita dei grandi(ssimi) del tempo Leonardo e Michelangelo vissuti nella stessa epoca, ma ci racconta anche la vita e le opere di altri artisti coevi famosi e meno ed approfitta anche per parlarci degli avvenimenti dell'epoca. In parallelo con la storia e le opere dei due grandi artisti toscani, passano sotto i nostri occhi Ludovico Il Moro, Cesare Borgia, Caterina Sforza, il Macchiavelli e tanti altri. Questo a sottolineare la ricchezza del Rinascimento. Il racconto scorre veloce, chiaro ed intrigante per chi ha attenzione alle storie ed alle arti dell'epoca. Molto intrigante ho trovato il parallelo fra le vite dei due grandi artisti, con non potevano essere più diversi fra loro. Davvero un libro TOP che raccomando a tutti per la facilità e la piacevolezza della lettura e per la quantità di informazioni, preziose per capire la storia d'Italia.
Leonardo e Michelangelo come non li avevate mai letti, se non siete degli addetti ai lavori.
Ma anche se lo siete, posso garantirvelo, la scrittura di quest’uomo vi sorprenderà.
Mercadini conduce un dialogo con il lettore, prendendolo per mano lo conduce nel cuore dell’Italia rinascimentale, tra lotte per il potere, parentele nobiliari che si snodano come coralli, assurde pretese di dominio, nepotismo e vita mondana dei soggetti di quell’epoca. E in tutto ciò, si stagliano due artisti, i più grandi della loro epoca (forse di ogni epoca?), antitetici ma inestricabilmente collegati, almeno grazie alla costruzione dell’autore, che tesse una trama logica e narrativa che fa sapiente uso della cronologia, adattandola alla propria narrazione ma senza mai stravolgerla.
Inutile dire che consiglio caldamente la lettura di quello che giudico uno dei migliori scrittori italiani di quest’ultimo biennio.
Pur non avendo la stessa potenza narrativa di Bomba atomica, questo saggio di Mercadini ha il pregio di accendere una luce-visione alternativa sulle figure mitiche di Leonardo e Michelangelo, descritti prima ancora che nella loro genialità, nella propria umanità.
Inoltre, attraverso il suo excursus sui personaggi artistici e storici del Rinascimento, l’intellettuale-scrittore ci permette di entrare in contatto con protagonisti minori del periodo, altrettanto interessanti ed altrimenti dimenticati, offuscati dalla maggiore celebrità dei due soggetti su cui si struttura l’opera.
Più frammentario del precedente saggio divulgativo che gli è valso il meritato Premio Robinson, questo volume incorona Mercadini dell’alloro di umanista curioso e poliedrico, interessato ai più disparati temi culturali e capace di stimolare una genuina curiosità nel lettore che lo approccia, nonché un suo deciso, attento coinvolgimento (che di questi tempi è di per sè un grande successo).